Due parole sulla riforma della pubblica amministrazione

25 02 2017

Se c’è una cosa che la recente riforma della pubblica amministrazione insegna è che non esiste una riforma che non vada a premiare i più furbi. E lo fa con quei modi di parvenza di “giustezza” che lasciano imbarazzati. Questo non vuol dire che la riforma sia sbagliata, ma che, contro il significato del termine stesso, prima di guardare avanti, si dà un’occhiata a sistemare il passato. Non ho ancora il testo ufficiale, ma proviamo con qualche esempio.

 

Norma: Si prevede che i contratti nazionali potranno decidere di consolidare a determinate condizioni la componente variabile dei fondi del salario accessorio.

Effetto: Chi ha inserito nei propri fondi importi elevati di risorse variabili (anche al limite del rispetto delle norme, magari), ora si potrebbe ritrovare tali somme consolidate, cioè stabili.

 

Norma: Si prevede che l’ammontare complessivo del trattamento accessorio del 2017 non potrà essere superiore rispetto a quello del 2016 (e non del 2015 come era finora).

Effetto: Il legislatore, di fatto, consolida la decurtazione fatta nel 2016 e premia coloro che hanno ridotto il fondo giusto giusto per rispettare il limite. Quelli virtuosi, che sono stati ben al di sotto del tetto del 2015, saranno invece penalizzati.

 

Norma: Si prevede, ancora una volta, la stabilizzazione del personale a tempo determinato o con altre forme di lavoro flessibile.

Effetto: Di fatto si ammette che le amministrazioni pubbliche hanno violato la regola delle assunzioni con tali tipologie solo per esigenze temporanee o eccezionali e quindi, chi lo ha fatto violando la norma, ora è più fortunato (anche il destinatario della norma, per il quale, spero davvero si sistemi una volta per tutte la situazione di precarietà).

Senza poi contare che, come detto dalla Corte dei conti Sezione Autonomie con la Deliberazione n. 1/2017:

  • Se nel 2009 hai avuto una spesa alta: bene, ci stai e vai avanti;
  • Se nel 2009 hai avuto spesa per lavoro flessibile pari a zero: ti puoi determinare il limite che ti sembra più corretto;
  • Se nel 2009 hai avuto poca spesa per lavoro flessibile: niente, porta pazienza.

 

Insegnamento finale: Se ci sono norme che mettono limiti, va bene rispettarli, ma non troppo. Mai essere troppo virtuosi, meglio rispettare le norme “appena appena”. Guai a metterci troppo impegno nel contribuire a sanare il debito pubblico; guai se ci salta per la testa di risparmiare di più rispetto al dovuto, ci troveremo una mazzata più avanti.

Beati, invece, quelli che osano al limite dell’elusione, quelli che adorano stanziamenti allegri, quelli che non ascoltano i profeti (Aran, Rgs, Mef e Corte dei Conti): troveranno una bella sanatoria nella prossima Riforma.

Amen. 🙂

 

 


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Una risposta a “Due parole sulla riforma della pubblica amministrazione”

28 02 2017
DONATO BENEDETTI (19:57:07) :

Il sonno della ragione genera mostri…………

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