La validità delle graduatorie

13 01 2019

I commi 362 e seguenti dell’art. 1 della legge di bilancio prevedono una proroga delle graduatorie approvate dal 2010 in poi (quelle originate nel periodo 2003-2009 perdono quindi per sempre la loro efficacia), ma con un inedito meccanismo a scalare, corredato, per le graduatorie più datate, da condizioni e procedure aggiuntive. Lorenzo Marinoni, collaboratore di Publika, ha predisposto uno schema riassuntivo molto interessante che trovate in allegato di seguito.

SCHEMA RIASSUNTIVO DI VALIDITÀ DELLE GRADUATORIE DOPO LA LEGGE DI BILANCIO 2019



Le selezioni per art. 110 NON vanno in Gazzetta Ufficiale

14 10 2018

Non è vero che esiste una sentenza che afferma che le selezioni per le assunzioni ai sensi dell’art. 110 del TUEL vanno in Gazzetta Ufficiale. Piuttosto è vero che quella sentenza dice esattamente il contrario.

Riporto di seguito un estratto di un articolo di Mario Ferrari che spiega tutto. La sentenza è quella del Consiglio di Stato, 10 settembre 2018, n. 5289.

Nel caso peculiare, sottoposto prima al TAR Campania – Napoli e poi al Consiglio di Stato, i magistrati di entrambi i gradi di giudizio hanno ritenuto che sussistesse la giurisdizione amministrativa non per la procedura selettiva in quanto tale (quindi sostenendo indirettamente che tutte tali procedure lo sono), ma in ragione delle peculiari modalità con la quale quella singola procedura è stata svolta.

Nella sentenza il Consiglio di Stato osserva che: “alla luce del complesso dei dati riassunti, deve ritenersi, in conformità all’orientamento ricevuto (cfr., ex permultis¸ Cass, sez. un., n. 8799/2017 e Cons. Stato, sez. III, n. 1631/2016) propriamente ‘concorsuale’ (di là dal nomen utilizzato in concreto dall’Amministrazione, notoriamente non rilevante ai fini qualificatori) una procedura preordinata alla selezione concorrenziale nell’ambito di una platea indeterminata di potenziali canditati, mediante il programmatico svolgimento di prove rimesse all’apprezzamento comparativo di apposita commissione giudicatrice, destinato alla trasfusione in apposita graduatoria, inclusiva dei soggetti ritenuti idonei e di quelli dichiarati vincitori”.

Successivamente conferma che “Procedura meramente idoneativa deve, ai fini della controversia in esame, ritenersi quella prevista all’art. 110 del T.U.E.L. per la copertura, autorizzata dallo statuto dell’ente locale, di ‘posti di responsabili dei servizi e degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione’: la natura di mero ‘incarico a contratto’; la natura necessariamente temporanea dello stesso; lo scolpito ancoraggio temporale ne ultra quem al ‘mandato elettivo del sindaco o del presidente della provincia’; la prefigurata modalità di automatismo risolutorio in caso di dissesto o di sopravvenienza di situazioni strutturalmente deficitarie; la possibilità di formalizzazione, sia pure eccezionalmente e motivatamente, di contratto propriamente ‘di diritto privato’; la mancata previsione della nomina di una commissione giudicatrice, del (necessario) svolgimento di prove e della (correlata) formazione di formali graduatorie concorrono ad evidenziare il triplice carattere di temporaneità, specialità e fiduciarietà che caratterizza la procedura in questione, che – per tal via – deve ritenersi, in conformità al comune intendimento, bensì selettiva ma non concorsuale”.

Chiarita la dicotomia, decisiva anche ai fini del riparto di giurisdizione, il Consiglio di Stato rileva che, per le modalità con le quali è stata condotta quella specifica procedura, sussistevano tutte le caratteristiche del concorso in quanto erano state rinvenute: “a) l’espressa (auto)qualificazione in termini di concorso conferita alla selezione dal bando; b) il puntuale richiamo, ivi contenuto, alle previsioni del d.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, ossia al Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni; c) la sussistenza di tutti gli indici rivelatori della natura concorsuale della procedura assunzionale, avuto segnatamente riguardo alla emanazione del bando, alla nomina della commissione esaminatrice, alla attribuzione del punteggio per i titoli posseduti e per la prova scritta ed orale, sulla base della previa fissazione dei criteri di valutazione, alla compilazione di una graduatoria finale di merito, alla stregua dei punteggi complessivi conseguiti dai candidati, e, infine, alla nomina del primo classificato come vincitore”.

Di fronte a queste caratteristiche, a nulla poteva valere che l’assunzione fosse riferita all’articolo 110 del TUEL.

Pertanto, per quella specifica procedura e non per tutti gli incarichi a contratto, era corretto ritenere la giurisdizione del giudice amministrativo e rilevarne l’illegittimità per la violazione dell’articolo 4 del d.p.r. 487/1994, che prescrive la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.



La soppressione dei “D3”, le graduatorie e la mobilità

5 05 2018

Una delle situazioni più complicate del CCNL 21.05.2018 è certamente la soppressione della categoria D3 come forma di accesso per gli enti delle Funzioni locali così come previsto dall’articolo 12. Al di là degli aspetti correlati al merito, dal punto di vista tecnico-operativo ci si è chiesti cosa succederà alla mobilità e all’utilizzo delle graduatorie esistenti in D3.

PRIMA QUESTIONE: la mobilità.

Se da una parte è chiaro che l’ente non potrà più mantenere posti vacanti della dotazione organica in D3 e svolgere le relative procedure di assunzione, cosa succede alla mobilità? Personalmente, divederei l’analisi in due sotto-domande. Da una parte, è “se” gli attuali dipendenti in D3 potranno ancora spostarsi tramite mobilità. E, per me, non ci sono dubbi: certo che sì! Ci mancherebbe altro: si può fare la mobilità intercompartimentale, immaginiamoci se non si può fare la mobilità all’interno dello stesso comparto…

Dall’altra parte, c’è invece il più serio problema dell’inquadramento. Mettiamo che un ente svolga una procedura di mobilità nella generica categoria D. Partecipa anche un D3 e viene scelto. Come verrà inquadrato? Io penso che per risolvere ogni dubbio si potrebbe fare un semplice ragionamento: gli attuali D3 sono ad esaurimento non nel singolo ente, ma nel comparto. Non solo: gli attuali D3 nell’ente di appartenenza sono stati destinatari dalla salvaguardia della loro posizione come previsto dall’art. 12 del CCNL e quindi si trascinano questa situazione nell’ente nuovo. Insomma. Sarà tutto come prima, ma in un altro ente.

SECONDA QUESTIONE: le graduatorie.

Se un ente intende scorrere una graduatoria (propria o di altri) per poter assumere nella generica categoria D, potrà utilizzare le graduatorie esistenti di profili in D3? Secondo me sì. Ovviamente, però, l’inquadramento avverrà nella categoria D, posizione economica D1 nei rispettivi profili che ciascun ente si è dato.



Le novità sulle stabilizzazioni dalla legge di bilancio

22 01 2018

Le stabilizzazioni come proposte dal d.lgs. 75/2017 hanno tenuto banco per lo scorso anno ed ora è davvero arrivato il momento di metterle in atto, visto che è da poco iniziato il triennio 2018/2020. Con la legge di bilancio, però, sono state rivisti alcuni aspetti, interessanti, in modo particolare per le amministrazioni locali.

Con questo approfondimento vogliamo, quindi, offrire i più recenti spunti per operare il meglio possibile.

ALLEGATO: APPROFONDIMENTO SU “LE STABILIZZAZIONI DAL 2018



La proroga delle graduatorie

1 01 2018

All’ovvietà non c’è mai fine, si dice. E immaginiamoci se per le graduatorie ormai prorogate di anno in anno dal 2003 in poi, non si applichi la massima. Ecco, infatti, al comma 1148 della legge di stabilità il solito rinvio del legislatore. Spieghiamo.

Al 31.12. 2017 avrebbero potuto esserci due tipologie di graduatorie a tempo indeterminato valide:

  • Quelle approvate dal 30 settembre 2003 e successivamente prorogate. Tutto queste si trovano automaticamente rinviate al 31 dicembre 2018;
  • Quelle adottate in anni più recenti che mantengono una naturale scadenza dei tre anni e quindi anche oltre al 31 dicembre 2018. Ad esempio, una graduatoria pubblicata il 1 ottobre 2017, manterrà efficacia fino al 30 settembre 2020.

C’è però un elemento di novità nella proroga di quest’anno: la validità è al 31 dicembre 2018, “ferma restando la vigenza delle stesse fino alla completa assunzione dei vincitori e, per gli idonei, l’eventuale termine di maggior durata della graduatoria”.

Quello che c’è scritto sembra dire:

  • per i vincitori, le graduatorie rimangono sempre valide;
  • per gli idonei, fino al 31.12.2018 (o tre anni per quelle più recenti).

Altrettanto ovviamente, si intendono prorogati gli auguri di buon anno.

 



Le assunzioni della polizia locale

17 09 2017

Negli scorsi giorni è stata diffusa la deliberazione n. 164/2017/PAR del 7 settembre 2017, della Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Toscana che affronta la questione della capacità assunzionale per le funzioni di polizia locale. Come sapete, l’art. 7, comma 2-bis, del d.l. 14/2017, convertito con la legge 48/2017, ha previsto percentuali di turn over più favorevoli al fine di concedere, anche agli enti locali, di intervenire con più efficacia in materia di sicurezza. La questione posta ai giudici è di per sé semplice: come si combina la capacità assunzionale ordinaria con quella speciale della polizia locale?

C’è un passaggio in cui, a mio parere, i magistrati non sono chiarissimi. Viene di fatto affermato che l’interpretazione più corretta sembra essere quella che consente agli enti di calcolare la capacità assunzionale sull’intera spesa relativa alle cessazioni dell’anno precedente, però applicando la percentuale più ridotta per essa prevista dall’art. 1, comma 228, della legge 208/2015 (e non la percentuale superiore introdotta tramite il richiamo all’art. 3, comma 5, del d.l. 90/2014). La percentuale superiore, infatti, può essere applicata solo sulla spesa relativa alle cessazioni del personale di polizia locale e, fra l’altro, in tal caso viene precisato che tali cessazioni non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale.

Io ne deduco che si può applicare la percentuale di maggior favore solo alle cessazioni della polizia locale, mentre le percentuali ordinarie su tutte le cessazioni. La frase contrdditoria è però questa: “Dunque, in sintesi, non sembra che vengano determinati due budget assunzionali”. Poco sopra, infatti, si fa invece riferimento a due tipologie di calcolo. Quindi?

Provo a riassumere il mio pensiero, partendo, però, da una considerazione indiscutibile: se un decreto denominato “sicurezza” prevede percentuali di maggior favore per la polizia locale, non possiamo pensare che ci sia un obiettivo diverso da questo, cioè di penalizzare maggiormente gli enti locali sulle assunzioni. Quindi, secondo me, si pongono tre casi, che provo a sintetizzare il più brevemente possibile:

  • cessa un dipendente della polizia locale, ma non ho bisogno di nuove assunzioni in questo settore: la cessazione si calcola insieme a tutte le altre applicando le percentuali ordinarie di turn over;
  • cessa un dipendente della polizia locale ed ho bisogno di nuove assunzioni nella polizia locale: la cessazione si calcola a parte dalle altre cessazioni e si applica la pecentuale di maggior favore; se la somma non basta per una assunzione a tempo pieno si potrà “aggiungere” una quota di assunzione ordinaria;
  • non cessa alcun dipendente della polizia locale, ma l’ente ha necessità di procedere a nuove assunzioni nella polizia locale: la capacità assunzionale che si è generata a livello complessivo di ente, si calcola con le percentuali ordinarie e si potrà destinare a tutti i settori dell’ente sulla base del proprio fabbisogno, ovviamente anche alla polizia locale.

Mi pare che in questo modo, sia salvaguardato tutto l’impianto normativo e allo stesso tempo la finalità del legislatore di favorire le assunzioni in un contesto specifico come la polizia locale.



Nuova sentenza su utilizzo delle graduatorie

31 07 2017

Segnalo la seguente News contenente indicazioni in merito ad una sentenza del Consiglio di Stato inerente il rapporto tra lo scorrimento delle graduatorie e lo svolgimento di un nuovo concorso.

Sottolineo, però, che si tratta di eventi nati prima dell’entrata in vigore dell’art. 4 del d.l. 101/2013 (http://www.gianlucabertagna.it/2017/03/25/quali-graduatorie/) che ha fortemente modificato l’istituto dello scorrimento delle graduatorie.

Accesso – Deroga principio preferenza scorrimento graduatoria vigente – Criteri
“Benché lo scorrimento delle graduatorie concorsuali ancora efficaci costituisca la regola generale per la copertura dei posti vacanti nella dotazione organica, mentre l’indizione del nuovo concorso rappresenta l’eccezione e richiede un’apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico, purtuttavia, questo principio, come tiene a precisare l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza n. 14 del 28 luglio 2011, non è assoluto, poiché in alcuni casi la determinazione di ricorrere a nuove procedure concorsuali per reclutare personale risulta pienamente giustificabile, con conseguente attenuazione dell’obbligo della motivazione”.
Questo quanto ricordato dal Consiglio di Stato – sezione IV – con sentenza n. 3329 del 6 luglio 2017, relativamente al ricorso di un candidato ad una selezione pubblica (bandita nel 1993 e conclusa nel 1999) avverso il diniego dell’amministrazione procedente rispetto l’istanza di scorrimento della graduatoria inoltrata dallo stesso (nell’anno 2005).
Nel dettaglio, riconoscendo la legittimità dell’operato della PA, il Collegio illustra che la preferenza espressa in termini generali dall’ordinamento per lo scorrimento della graduatoria non è assoluta, ma, al contrario, incontra dei limiti: in particolare, l’amministrazione legittimamente indice un nuovo concorso, anziché attingere al bacino degli idonei in precedenti selezioni, ove nelle more sia funditus mutato il contenuto professionale delle mansioni proprie del profilo lavorativo alla cui provvista si mira.
Fattispecie, peraltro, realizzatasi nel caso in esame ove, in disparte l’oggettiva risalenza del bando, nel frattempo erano intervenute sostanziose modifiche legislative, le quali avevano evidentemente comportato una decisa soluzione di continuità rispetto al passato che rendeva assolutamente logica la scelta dell’amministrazione di non procedere allo scorrimento della graduatoria e di indire un nuovo concorso; scelta che, peraltro, non necessitava di esplicita e specifica motivazione proprio alla luce dell’evidenza normativa circa il radicale cambiamento del complessivo assetto del settore.


Quali graduatorie?

25 03 2017

In qualche quesito che mi è stato posto, alcuni ritengono che le graduatorie valide e prorogate fino al 31.12.2017 siano solo quelle approvate dopo il 1 gennaio 2007. Non è così.

Con la lettera b) del comma 3 dell’articolo 4 del d.l. 101/2013 è stato di fatto creato un duplice binario sulle graduatorie, senza peraltro intaccare la validità di quelle esistenti. In altre parole:

  • tutte le graduatorie approvate dopo il 30 settembre 2003 sono valide
  • su quelle approvate dopo il 1 gennaio 2007 il legislatore riserva un’attenzione particolare.

E quale sarebbe questo diverso atteggiamento che le amministrazioni debbono avere rispetto alle due tipologie di graduatorie?

La risposta è contenuta nella Circolare n. 5/2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica:

“Sullo scorrimento delle graduatorie degli idonei, vigenti e approvate dal 1° gennaio 2007, c’è un vincolo, previsto dal legislatore, allo scorrimento delle stesse rispetto all’avvio di nuove procedure concorsuali. Sulle graduatorie vigenti ma anteriori alla predetta data il vincolo non è previsto e, quindi, la scelta dello scorrimento o dell’avvio di una nuova procedura concorsuale è rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione”.

Discrezionalità che, come da principi codificati dal Consiglio di Stato negli anni, necessariamente dovrà essere motivata e giustificata.



I 36 mesi nel contratto a tempo determinato

15 10 2016

Mi è stato chiesto un approfondimento sulla possibilità di assumere dipendenti con contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi previsti come limite massimo.

Riassumo la questione:

La nuova disciplina del lavoro a tempo determinato, dettata dagli artt. 19-29 del d.lgs. n. 81 del 2015, ricalca per molti versi quella del d.lgs. n. 368 del 2001, in particolare l’art. 19, nei commi 1) e 2) prevede che:

1)  Al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a trentasei mesi.

2) Fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi, e con l’eccezione delle attività stagionali di cui all’articolo 21, comma 2, la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non può superare i trentasei mesi. Ai fini del computo di tale periodo si tiene altresì conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni di pari livello e categoria legale, svolti tra i medesimi soggetti, nell’ambito di somministrazioni di lavoro a tempo determinato. Qualora il limite dei trentasei mesi sia superato, per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di tale superamento.

La questione è se, il soggetto, collocato in una diversa e successiva graduatoria, possa comunque essere assunto a termine. Addirittura, ho notato, che vi sono dei bandi di concorso a tempo determinato, nei quali viene escluso chi ha già maturato 36 mesi di servizio presso l’amministrazione.

A tal proposito, mi piace riportare la Nota n. 37.562/2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica che ha evidenziato che il superamento di un nuovo concorso pubblico a tempo determinato consente di azzerare la durata del contratto precedente ai fini del computo del limite massimo dei 36 mesi previsto dal d.lgs. 368/2001 (si veda il primo paragrafo di pagina 4).

Ora, non mi sembra che questa indicazione possa essere considerata non applicabile al medesimo contesto anche dopo il d.lgs. 81/2015, il quale non ha di fatto innovato o sostanzialmente modificato le regole già vigenti.

FUNZIONE PUBBLICA – NOTA 37562/2012 – CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO



Portale mobilità: la parola ripassa a Regioni ed Enti di Area Vasta

14 02 2016

Dopo la chiusura del portale al 12 febbraio scorso per l’inserimento dell’offerta da parte degli enti locali, il portale rimarrà aperto fino al 19 febbraio, per l’inserimento, da parte delle Regioni e degli Enti di Area Vasta dei dati della domanda, al fine di completare le fasi di assorbimento degli eventuali esuberi.

Ecco il comunicato: http://www.mobilita.gov.it/comunicato-12-02-2016.php

Sottolineo che sono chiamati a questa fase solo Regioni ed Enti di Area Vasta.