Quali graduatorie?

25 03 2017

In qualche quesito che mi è stato posto, alcuni ritengono che le graduatorie valide e prorogate fino al 31.12.2017 siano solo quelle approvate dopo il 1 gennaio 2007. Non è così.

Con la lettera b) del comma 3 dell’articolo 4 del d.l. 101/2013 è stato di fatto creato un duplice binario sulle graduatorie, senza peraltro intaccare la validità di quelle esistenti. In altre parole:

  • tutte le graduatorie approvate dopo il 30 settembre 2003 sono valide
  • su quelle approvate dopo il 1 gennaio 2007 il legislatore riserva un’attenzione particolare.

E quale sarebbe questo diverso atteggiamento che le amministrazioni debbono avere rispetto alle due tipologie di graduatorie?

La risposta è contenuta nella Circolare n. 5/2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica:

“Sullo scorrimento delle graduatorie degli idonei, vigenti e approvate dal 1° gennaio 2007, c’è un vincolo, previsto dal legislatore, allo scorrimento delle stesse rispetto all’avvio di nuove procedure concorsuali. Sulle graduatorie vigenti ma anteriori alla predetta data il vincolo non è previsto e, quindi, la scelta dello scorrimento o dell’avvio di una nuova procedura concorsuale è rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione”.

Discrezionalità che, come da principi codificati dal Consiglio di Stato negli anni, necessariamente dovrà essere motivata e giustificata.



I 36 mesi nel contratto a tempo determinato

15 10 2016

Mi è stato chiesto un approfondimento sulla possibilità di assumere dipendenti con contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi previsti come limite massimo.

Riassumo la questione:

La nuova disciplina del lavoro a tempo determinato, dettata dagli artt. 19-29 del d.lgs. n. 81 del 2015, ricalca per molti versi quella del d.lgs. n. 368 del 2001, in particolare l’art. 19, nei commi 1) e 2) prevede che:

1)  Al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a trentasei mesi.

2) Fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi, e con l’eccezione delle attività stagionali di cui all’articolo 21, comma 2, la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non può superare i trentasei mesi. Ai fini del computo di tale periodo si tiene altresì conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni di pari livello e categoria legale, svolti tra i medesimi soggetti, nell’ambito di somministrazioni di lavoro a tempo determinato. Qualora il limite dei trentasei mesi sia superato, per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di tale superamento.

La questione è se, il soggetto, collocato in una diversa e successiva graduatoria, possa comunque essere assunto a termine. Addirittura, ho notato, che vi sono dei bandi di concorso a tempo determinato, nei quali viene escluso chi ha già maturato 36 mesi di servizio presso l’amministrazione.

A tal proposito, mi piace riportare la Nota n. 37.562/2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica che ha evidenziato che il superamento di un nuovo concorso pubblico a tempo determinato consente di azzerare la durata del contratto precedente ai fini del computo del limite massimo dei 36 mesi previsto dal d.lgs. 368/2001 (si veda il primo paragrafo di pagina 4).

Ora, non mi sembra che questa indicazione possa essere considerata non applicabile al medesimo contesto anche dopo il d.lgs. 81/2015, il quale non ha di fatto innovato o sostanzialmente modificato le regole già vigenti.

FUNZIONE PUBBLICA – NOTA 37562/2012 – CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO



Portale mobilità: la parola ripassa a Regioni ed Enti di Area Vasta

14 02 2016

Dopo la chiusura del portale al 12 febbraio scorso per l’inserimento dell’offerta da parte degli enti locali, il portale rimarrà aperto fino al 19 febbraio, per l’inserimento, da parte delle Regioni e degli Enti di Area Vasta dei dati della domanda, al fine di completare le fasi di assorbimento degli eventuali esuberi.

Ecco il comunicato: http://www.mobilita.gov.it/comunicato-12-02-2016.php

Sottolineo che sono chiamati a questa fase solo Regioni ed Enti di Area Vasta.

 



La chiusura del portale della mobilità

6 02 2016

Il 2 febbraio, sul portale della mobilità (www.mobilità.gov.it) è apparsa la comunicazione che il sistema verrà chiuso dal 12 di febbraio. A parte il fatto che mi sto chiedendo se è mai stato aperto con le funzionalità al 100%, è davvero difficile reperire informazioni per capire quali dati vanno definitivamente inseriti.

Qualche collega ha avuto, dobbiamo dirlo: stranamente, alcune risposte dall’Help Desk (mi fa impazzire l’idea di non sapere quale sia il nome e quale il cognome del mittente).

Siccome penso che possano essere di interesse per tutti, le inserisco nel file allegato.

ALLEGATO: RISPOSTE DAL PORTALE MOBILITA’

Ah, stavo dimenticando… occhio alla Croce Rossa Italiana!

Il portale mobilità è stato aggiornato secondo le disposizioni previste dalla legge di stabilità del 2016 per il personale della Croce Rossa Italiana. Per effetto dell’articolo 1, comma 397, della legge 208/2015, la ricollocazione del personale della CRI è possibile anche nelle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto ministeriale 14 settembre 2015. Per la predisposizione dell’offerta di mobilità nei confronti del predetto personale della CRI, è resa visibile la relativa domanda di mobilità. Ne consegue che anche per le Regioni che hanno provveduto al collocamento diretto di tutto il personale individuato come soprannumerario dalle città metropolitane e dagli altri enti di area vasta, le amministrazioni di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto ministeriale 14 settembre 2015 sono tenute a compilare le schede di rilevazione dei fabbisogni.

 



Graduatorie, articolo 34-bis e mobilità volontaria

15 11 2015

So che non è il momento per parlarne. Di concorsi e di scorrimenti di graduatorie, di questi tempi, se ne fanno pochi. Ma il Consiglio di Stato, con la Sentenza n. 507/2015 della V Sezione, mi pare che abbia fatto molta chiarezza sull’ordine di svolgimento delle procedure di cui all’art. 34-bis e art. 30 del d.lgs. 165/2001, anche nel rapporto con le graduatorie vigenti.

Ecco di seguito la sintesi e la sentenza integrale.

“Le previsioni di cui all’art. 34 bis (del d.lgs. 165/2001), nello strutturare il procedimento di mobilità, non permettono la formazione di sorta di graduatorie sul modello di quelle concorsuali, per cui esse non possono essere considerate efficaci negli anni seguenti al pari di queste ultime, ma si esauriscono al momento delle specifiche assunzioni cui sono finalizzate: infatti, come si è visto, la regola generale delle assunzioni rimane sempre quella di tipo concorsuale dello scorrimento delle graduatorie che viene derogata solo nella fase preliminare mediante le procedure di mobilità”.

Così il Consiglio di Stato (sezione V – sentenza del 6.11.2015 n. 5078) relativamente al caso di una candidata idonea di una graduatoria di un concorso bandito da una regione, la quale, pur collocata in posizione utile per l’assunzione (a seguito di plurimi atti di scorrimento operati dall’Amministrazione nel corso del tempo), impugnava il provvedimento con il quale l’Ente regionale assumeva un soggetto collocatosi al secondo posto di una graduatoria risultante dall’esperimento di una selezione tramite avviso di mobilità volontaria, ex artt. 30 e 34 bis del d.lgs. 165/2001.

In particolare, infatti, per la copertura di posizioni dirigenziali vacanti, la Regione (nel corso dell’anno 2011) aveva avviato (per vari profili) l’esperimento di procedure di mobilità ex artt. 30 e 34 bis del d.lgs. 165/2001, all’esito delle quali provvedeva ad assumere n. 7 unità di personale.

Constata la mancata completa copertura dei posti, successivamente, l’Ente aveva proceduto, per ulteriori n. 11 posizioni, a plurimi atti di scorrimento di una graduatoria vigente (risalente all’anno 2007), cui aveva espressamente rinviato nell’atto di programmazione, nell’eventuale assenza di personale in mobilità, secondo i limiti di spesa prefissati.

Tuttavia, nel corso dell’anno 2012, l’Ente procedeva ad un’ulteriore assunzione, in particolare individuando un soggetto collocatosi al secondo posto in una delle graduatorie risultanti dalle procedura di mobilità, nonostante la presenza di personale collocato in posizione utile nella graduatoria risalente all’anno 2007.

Ciò posto, i Giudici (ribaltando la decisione di primo grado e accogliendo il ricorso del soggetto non assunto), sottolineano come, nella fattispecie controversa, l’amministrazione regionale si trovava davanti ad una procedura di mobilità già esperita e con le relative assunzioni già deliberate, non potendosi, dunque, ravvisare in capo alla stessa la potestà di continuare i procedimenti di assunzione per i posti che le possibilità di bilancio offrivano di ricoprire, utilizzando nuovamente la procedura di mobilità al tempo attivata ed esaurita, dovendo all’opposto attingere tramite lo scorrimento della graduatoria vigente.

Del resto, sulla base della lettura degli artt. 30 e 34 bis del d.lgs. 165/2001, il Collegio illustra come, nel caso in questione, non poteva ammettersi un’improvvisa e contraddittoria obliterazione dello scorrimento delle graduatorie, in luogo di una reviviscenza dei risultati delle procedure di mobilità, in quanto fattispecie non prevista dal Legislatore.

ALLEGATO: SENTENZA CONSIGLIO DI STATO N. 5078/2015



Le assunzioni a tempo determinato nelle scuole comunali

6 09 2015

Allego la Circolare n. 3/2015 della Funzione Pubblica, nella quale il Ministro spiega come gestire le esigenze temporanee ed eccezionali nelle scuole dei comuni.

ALLEGATO: FUNZIONE PUBBLICA – CIRCOLARE N. 3/2015 – SCUOLE COMUNALI



Le “graduatorie” a tempo determinato

22 02 2015

Per l’assunzione di personale a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni, l’utilizzo delle graduatorie vigenti riferite a bandi per assunzioni a tempo indeterminato costituisce un obbligo e non una mera facoltà.

Il comma 2, dell’art. 36, del d.lgs. 165/2001 prevede, infatti, che “le amministrazioni pubbliche, nel rispetto delle disposizioni del presente articolo, sottoscrivono contratti a tempo determinato con i vincitori e gli idonei delle proprie graduatorie vigenti per concorsi pubblici a tempo indeterminato”.

La circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 5/2013 del 21 novembre 2013[1] stabilisce che “pur mancando una disposizione di natura transitoria nel decreto-legge, per ovvie ragioni di tutela delle posizioni dei vincitori di concorso a tempo determinato, le relative graduatorie vigenti possono essere utilizzate solo a favore di tali vincitori, rimanendo precluso lo scorrimento per gli idonei”. Tale impostazione è confermata anche da un parere del Ministero dell’Interno in data 28 marzo 2014.

In sintesi, può, quindi, essere richiesta la disponibilità all’assunzione solo al vincitore della graduatoria a tempo determinato vigente, dopo di che deve essere utilizzata la graduatoria a tempo indeterminato, riguardante la medesima categoria e profilo professionale, già vigente presso l’ente. Se non si dispone di graduatorie proprie è possibile (non obbligatorio) utilizzare una graduatoria a tempo indeterminato formata da altra amministrazione o bandire un nuovo concorso a tempo determinato. Lo scorrimento di una graduatoria a tempo determinato è, quindi, precluso.

Sinceramente, ci si aspettava un’apertura da parte della Funzione Pubblica a quelle assunzioni correlate a situazioni urgenti, quali quelle che si possono rinvenire nel contesto dei servizi scolastici e della polizia locale, ma ad oggi non vi sono novità.

Si segnalano, infine, le nuove disposizioni introdotte dal d.l. 90/2014 (convertito in legge 114/2014) che hanno modificato il comma 6, dell’art. 34, del d.lgs. 165/2001: “Nell’ambito della programmazione triennale del personale di cui all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, l’avvio di procedure concorsuali e le nuove assunzioni a tempo indeterminato o determinato per un periodo superiore a dodici mesi, sono subordinate alla verificata impossibilità di ricollocare il personale in disponibilità iscritto nell’apposito elenco. I dipendenti iscritti negli elenchi di cui al presente articolo possono essere assegnati, nell’ambito dei posti vacanti in organico, in posizione di comando presso amministrazioni che ne facciano richiesta o presso quelle individuate ai sensi dell’articolo 34-bis, comma 5-bis. Gli stessi dipendenti possono, altresì, avvalersi della disposizione di cui all’articolo 23-bis. Durante il periodo in cui i dipendenti sono utilizzati con rapporto di lavoro a tempo determinato o in posizione di comando presso altre amministrazioni pubbliche o si avvalgono dell’articolo 23-bis il termine di cui all’articolo 33 comma 8 resta sospeso e l’onere retributivo è a carico dall’amministrazione o dell’ente che utilizza il dipendente”.

 

[1] http://www.funzionepubblica.gov.it/TestoPDF.aspx?d=32617



Le graduatorie

5 10 2014

Non c’è alcun dubbio che una della novità principali del d.l. 90/2014 è l’invito del legislatore ad utilizzare le proprie graduatorie per le assunzioni a tempo indeterminato. Non mi occuperò in questo breve commento del rapporto in cui le stesse stanno con le procedure dell’art. 34-bis (che per me viene sempre prima, pena la nullità dell’assunzione) e quelle di mobilità di cui all’art. 30 del d.lgs. 165/2001.

Mi chiedo, invece, quale rapporto avranno le novità del legislatore con l’art. 91 comma 4 del d.lgs. 267/2000.

La novità

L’art. 4, comma 3, del d.l. 101/2013 (che ora si applica anche agli enti locali) ha stabilito che, prima di indire nuove procedure concorsuali, le pubbliche amministrazioni devono procedere:

– all’immissione in servizio di tutti i vincitori di concorso collocati nelle proprie graduatorie vigenti per assunzioni a tempo indeterminato, di qualsivoglia qualifica, salve comprovate non temporanee necessità organizzative adeguatamente motivate;

– alla verifica dell’assenza, nella stessa amministrazione, di idonei collocati nelle proprie graduatorie vigenti ed approvate a partire dal 1° gennaio 2007, relative alle professionalità necessarie, anche secondo un criterio di equivalenza.

Il Testo unico degli enti locali

L’art. 91 comma 4 del d.lgs. 267/2000: Per gli enti locali le graduatorie concorsuali rimangono efficaci per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione per l’eventuale copertura dei posti che si venissero a rendere successivamente vacanti e disponibili, fatta eccezione per i posti istituiti o trasformati successivamente all’indizione del concorso medesimo.

Domanda

Quello che mi chiedo è se la novità del d.l. 90/2014 sia talmente “forte” da poter superare la norma del TUEL che, come noto,  potrebbe essere modificata solo “mediante espressa modificazione” come previsto dall’art. 1 comma 4 del d.lgs. 267/2000.

La risposta potrebbe essere negativa, visto che il Consiglio di Stato ha persino ritenuto che quanto previsto per gli enti locali sia “principio generale” applicabile a tutte le amministrazioni pubbliche. Ma non escludo che la volontà del legislatore di provvedere all’immissione in ruolo dei vicitori ed idonei di graduatoria possa, in futuro, prevalere. Staremo a vedere.

Riporto la sintesi, della sentenza del Consiglio di Stato, sezione III, 1° agosto 2014, n. 4119:

“Anche in questa sentenza, come in quella del 4/7/2014 n. 3407 e in quella del 27/8/2014 n. 4361, i magistrati si occupano dello scorrimento delle graduatorie concorsuali, ribadendo che la regola generale per la copertura dei posti vacanti in organico è quella dello scorrimento delle graduatorie preesistenti ed efficaci. Tale regola tuttavia non è applicabile laddove si tratta di coprire posti di nuova istituzione o trasformazione e infatti, dicono testualmente i giudici: l’esclusione dello scorrimento della graduatoria concorsuale per la copertura di posti di nuova istituzione o trasformati, sebbene prevista dall’art. 91, comma 4, del d.lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali ), costituisce regola espressiva di un principio generale applicabile anche alle altre amministrazioni pubbliche e, quindi, anche alle Aziende sanitarie locali”.

 



I vincoli sul lavoro flessibile per gli enti locali

21 12 2013

E’ confermato che l’art. 9 comma 28 del d.l. n. 78/2010 si applica agli enti locali in forma cumulativa e non per singola tipologia lavorativa. Lo aveva già precisato la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 173/2012. Ora, a domanda specifica, risponde anche la Corte dei conti della Toscana.

Forme di lavoro flessibile e art. 9, comma 28, d.l. 78/2010
La Corte dei Conti, sezione regionale Toscana, con la deliberazione n. 280/2013/PAR del 20 dicembre 2013, risponde al seguente quesito del Comune di Collesalvetti, inerente “… la possibilità, per il Comune, di ricorrere indifferentemente – alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 173 del 2013 – alle  varie tipologie di lavoro flessibile di cui all’art. 9, comma 28, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla l. 30 luglio 2010, n. 122, garantendo comunque il rispetto del limite complessivo del 50 per cento della spesa sostenuta nell’anno 2009 per il personale a tempo determinato in servizio nell’ente”.
La sezione, dapprima, riprende l’arresto della Consulta (sentenza citata) che ha espresso il seguente principio di diritto:
“… nel dichiarare infondata – con sentenza 6 luglio 2012, n. 173 – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 28, del citato d.l. n. 78, ha ritenuto che la norma in discorso – legittimamente emanata dallo Stato nell’esercizio della sua competenza concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica – da un lato ha posto un obiettivo di ‘contenimento della spesa relativa ad un vasto settore del personale e, precisamente, a quello costituito da quanti collaborano con le pubbliche amministrazioni in virtù di contratti diversi dal rapporto di impiego a tempo indeterminato’; dall’altro lato, ha ‘lascia[to] alle singole amministrazioni la scelta circa le misure da adottare con riferimento ad ognuna delle categorie di rapporti di lavoro da esso previste’. Con la conseguenza – conclude la sentenza – che ciascun ente pubblico può determinare se e quanto ridurre la spesa relativa a ogni singola tipologia contrattuale, ferma restando la necessità di osservare il limite della riduzione del 50 per cento della spesa complessiva rispetto a quella sostenuta nel 2009”.
Quindi, in applicazione di detto principio nonché degli indirizzi espressi dalle sezioni riunite, afferma e conclude:
In precedenza, nello stesso senso si erano espresse le Sezioni riunite della Corte dei conti con deliberazione 17 aprile 2012, n. 11, resa su questione di massima in funzione nomofilattica, affermando che ‘i limiti alla spesa per i contratti del personale temporaneo o con rapporto di lavoro flessibile, introdotti dall’art. 9, comma 28, del d.l. n. 78/2010, convertito dalla l. n. 122/2010, così come modificato dall’art. 4, comma 102, della l. 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità per il 2012), costituiscono principi di coordinamento della finanza pubblica nei confronti degli enti di autonomia territoriale’ e che, a determinate condizioni, gli enti locali ben possano conseguire l’obiettivo di contenimento della spesa, stabilito dalla citata norma, ‘ag[endo] indifferentemente su ciascuno dei livelli di spesa previsti in bilancio per le varie tipologie di personale non riconducibili al rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato’. Con il che, la norma si presenta rispettosa delle prerogative di autonomia degli enti, consentendo loro ‘la libera allocazione di risorse all’interno di prestabiliti limiti complessivi’ e, dunque, riconoscendo l’adattabilità del vincolo alle loro esigenze operative, ferma restando l’esigenza che vengano raggiunti gli obiettivi di fondo della disciplina e che venga assicurata la riduzione di spesa nell’esercizio finanziario per le forme di assunzione temporanea elencate’. Conclusivamente, l’ente, nell’ambito della propria autonomia, è senz’altro legittimato ad individuare le tipologie di lavoro flessibile che ad esso necessitano per l’esercizio delle sue funzioni, ferma restando l’inderogabilità dei limiti di spesa imposti dall’art. 9, comma 28, del d.l. n. 78/2010, convertito dalla l. n. 122/2010”.


Utilizzo graduatorie di altri enti

14 10 2013

Riporto di seguito un estratto della Deliberazione n. 124/2013 della Corte dei conti Sezione regionale dell’Umbria. Si tratta di un parere particolarmente completo relativo all’utilizzo delle graduatorie.

Utilizzo di graduatorie concorsuali di altri enti
Di quanto in oggetto si occupa la sezione regionale Umbria della Corte dei Conti che, con la deliberazione n. 124/2013/PAR del 3 ottobre 2013, esami i seguenti quesiti:
– possibilità di assunzione a tempo indeterminato e parziale (85%) attingendo a graduatoria di altro ente, previo accordo da sottoscrivere in un momento successivo alla sua approvazione;
– graduatoria valida e riferita a posizioni di pari categoria professionale ed identico profilo, però, banditi a tempo pieno ed indeterminato.
La sezione passa in rassegna l’evoluzione interpretativa del tema, partendo dalla previsione dell’art. 3, comma 61, della legge n. 350/2003 che ha previsto la facoltà in commento, ma non ha stabilito il momento al quale rapportare il previo accordo tra le amministrazioni interessate.
Le posizioni si sono così, in sintesi, evolute:
– primi riferimenti generici alla stipula dell’accordo, in applicazione della normativa vigente in materia di accesso al pubblico impiego e nel rispetto dei principi di cui all’art. 97 della Costituzione (circolare n. 1541/4 UPPA, paragrafo 3, e risposta-parere UPPA al Comune di Gallipoli con nota n. 6351 del 13.03.2004);
– necessità dell’accordo prima dell’indizione della procedura concorsuale (parere n. 25/2009 della Regione Piemonte – Settore Autonomie Locali);
– accordo prima della formale approvazione della graduatoria (pareri del Ministero dell’Interno espressi con nota n. 15700 5A3 0014127 e con nota n. 15700 5A3 0004435), come indicazione “preferibile”;
– giurisprudenza limitata e che mette in rilievo l’autonomia degli enti circa le forme ed i tempi di conclusione dell’accordo, a condizione che sia preliminare all’utilizzo della graduatoria (TAR Veneto, sentenza n. 864/2011).
Preso atto di quanto sopra, la sezione esplicita come segue il proprio avviso:
“… ritiene che, effettivamente, la lettera e lo scopo della norma non consentono interpretazioni tanto restrittive da ancorare il ‘previo accordo’, di cui all’art, 3, comma 61, della l. n° 350/2003, ad una data anteriore alla approvazione della graduatoria o, addirittura, alla indizione della procedura concorsuale”;
– “… ciò che davvero rileva, ai fini della corretta applicazione delle disposizioni in rassegna, non è tanto (e non è solo) la data in cui le ‘amministrazioni interessate’ devono raggiungere il ‘previo accordo’, quanto piuttosto che l’accordo stesso (che comunque deve intervenire prima dell’utilizzazione della graduatoria) si inserisca in un chiaro e trasparente procedimento di corretto esercizio del potere di utilizzare graduatorie concorsuali di altri Enti, così da escludere ogni arbitrio e/o irragionevolezza e, segnatamente, la violazione delle cennate regole di ‘concorsualità’ per l’accesso ai pubblici uffici”;
profilo e categoria professionale del post che si intende ricoprire devono essere del tutto corrispondenti a quelli dei posti per i quali è stato bandito il concorso la cui graduatoria di intende utilizzare;
– deve sussistere la medesima omogeneità anche per il regime giuridico delle possibili assunzioni;
– rispetto a quanto sopra, “… è innegabile che il regime a tempo pieno dei posti messi a concorso, e per i quali è stata approvata la graduatoria che si intende utilizzare, è alquanto diverso dal regime part-time del posto che si intende coprire … Trattandosi di differenza che ha sua sicura incidenza anche sulla potenziale partecipazione al concorso (della cui graduatoria ci si intende avvalere), non potendosi aprioristicamente escludere un maggior numero di candidati in presenza di una copertura anche part-time dei posti banditi, e rappresenta perciò un ostacolo alla corretta applicazione dell’art. 9, comma 1, della l. n° 3/2003, come integrato dall’art, 3, comma 61, della l. n° 350/2003, in relazione alle disposizioni dell’art. 97, comma 3, della Carta Costituzionale”.
 
La sintesi è stata elaborata da Monica Catellani nel contesto del servizio “News” di Personale News.