Incrementi da CCNL e limiti al trattamento accessorio

8 07 2018

L’idea che per una volta le cose potessero andare via lisce era solo un ardito desiderio. Sto parlando degli incrementi del nuovo CCNL sul fondo delle risorse decentrate di Euro 83,20 a dipendente presente al 31.12.2015 con effetto sull’esercizio 2019. Ne ho parlato diverse volte anche sul mio sito, da ultimo a questo LINK 

Non sono ancora passati due mesi che ci ritroviamo già tra le mani una Deliberazione della Corte dei conti che dice che tali incrementi stanno nel tetto dell’anno 2016 come previsto dall’art. 23 comma 2.

Lo ha detto la Sezione regionale della Puglia nella Deliberazione n. 99/2018:

l’art.23, comma 2, del D.Lgs. n.75/2017 è tuttora vigente e si applica anche in rapporto agli aumenti previsti dall’art. 67, comma 2, del C.C.N.L. del personale non dirigente degli enti locali del 21 maggio 2018. Nessuna rilevanza, in senso contrario, può essere attribuita alla dichiarazione congiunta n.5, allegata al C.C.N.L. in parola, non avendo la stessa alcun valore normativo e non risultando, quindi, né vincolante, né, tantomeno, idonea a derogare a norme di contenimento della spesa pubblica. 

E così, siamo arrivati al surreale. Le parti hanno inserito nel CCNL delle somme che però non si possono utilizzare. Non fosse che sono argomenti seri, mi metterei a ridere.

Spero, davvero, che arrivi del buono senso dalle altre sezioni regionali, che si arrivi alla Sezione Autonomie e che non si faccia altro che richiamare la certificazione positiva delle Sezioni Riunite che aveva affermato:

In merito agli incrementi al Fondo risorse decentrate previsti dalla lettera a) dell’art. 67, comma 2 (aumenti determinati dal Ipotesi contrattuale), si dà atto della dichiarazione congiunta, oggetto di specifico errata corrige all’ipotesi in esame, tendente a precisare che tali nuovi oneri “in quanto derivanti da risorse definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza pubblica, non siano assoggettabili ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti”.

Ora, molto banalmente, se la Corte dei conti prende atto e poi certifica POSITIVAMENTE, perchè si deve sempre arrivare al peggio?



Non chiamiamolo “fondo”…

1 07 2018

Vorrei fare una riflessione sulla questione della retribuzione di posizione e di risultato dei dipendenti incaricati di posizione organizzativa che, per tutti gli enti, con il CCNL 21 maggio 2018 vengono imputate a bilancio e non prelevate dal fondo delle risorse decentrate. Io penso che uno degli errori più rilevanti nell’affrontare la situazione risieda nell’usare la terminologia “fondo” quando si ragiona di tali compensi. Non esiste nessun fondo per la retribuzione di posizione e di risultato. Il fondo è un aggregato quantificato attraverso un insieme di voci che lo costituiscono. Invece, le posizioni organizzative, sono “semplicemente” finanziate su capitoli di bilancio.

L’errore di utilizzare questo termine nasce, probabilmente, dal fatto che al momento attuale sia il fondo delle risorse decentrate che l’ammontare della retribuzione di posizione e di risultato delle posizioni organizzative sono rilevanti ai fini dell’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017, che prevede di non superare il tetto dell’anno 2016 con il trattamento accessorio. Ma i due aggregati sono ben diversi: il fondo è un’entità a se stante che si costituisce sulla base di ferree regole indicate all’art. 67 del CCNL 21 maggio 2018, le posizioni organizzative sono invece un istituto a cui corrisponde una specifica retribuzione (di posizione e di risultato) imputata a bilancio.

Già questa precisazione permette, quindi, di affermare che un eventuale risparmio a consuntivo sui capitoli in cui sono finanziate le posizioni organizzative non potranno mai confluire nel fondo delle risorse decentrate.

Eventualmente, se a monte del processo organizzativo, l’ente prevede minori stanziamenti per un nuovo assetto delle posizioni organizzative, allora si possono creare i presupposti per integrare il fondo delle risorse decentrate, ma sempre facendo riferimento ad una delle voci di cui all’art. 67 del CCNL. Diciamo che non vi è alcun automatismo e che, comunque, le possibilità di incremento del fondo in questo caso di riorganizzazione e minor costo delle posizioni organizzative, va portato al tavolo del confronto delle relazioni sindacali.

Se, invece, l’ente volesse aumentare il valore delle posizioni organizzative (nuovo assetto, nuova pesatura, ecc.), dovrà invece trovare l’accordo con i sindacati in sede di contrattazione se tali incrementi comportano la necessità di ridurre il fondo per rimanere nel tetto dell’anno 2016.

Manovre complicate, certo, ma non chiamiamolo “fondo delle posizioni organizzative”.



La delicata vicenda dello 0,20% per incrementare il fondo 2018

23 06 2018

Vorrei direi due parole sull’incremento dello 0,20% del “monte salari” dell’anno 2001. Come sapete, l’art. 67, comma 1, del CCNL 21 maggio 2018 impone di inserire la quota annuale di tale somma all’interno del cosiddetto “Importo unico consolidato 2017”. Rispetto a questo importo, l’ARAN si era così pronunciata: “La integrazione dello 0,20% deve essere considerata come obbligatoria, in quanto direttamente ed espressamente disposta dal CCNL[1]; nel caso l’ente non intenda istituire posizioni di responsabilità di alta professionalità (…) suggeriamo di calcolare e accantonare le risorse in questione, dall’anno 2003 compreso, convinti che il prossimo rinnovo contrattuale per il biennio 2004/05, fornirà utili chiarimenti sullo specifico problema”.[2]

Quindi, TUTTI gli enti avrebbero dovuto stanziare e accantonare tali somme e questo fin dall’anno 2003. La controprova è la Tabella 15 del conto annuale di quest’anno[3] che nella parte di uscita (le destinazioni) ha inserito la casellina “Accantonamento Art. 32 Comma 7 CCNL 02-05” (voce U262).

Gli effetti sul fondo risorse decentrate 2018, sono quindi questi:

  • i comuni con dirigenza che avevano nel 2017 le alte professionalità, dovendo estrapolare i valori di tutte le posizioni organizzative (anche di alta professionalità) dal fondo per stanziarli a bilancio, non si troveranno più lo 0,20% nel fondo;
  • i comuni con dirigenza che NON avevano le alte professionalità, dovranno inserire nell’unico importo consolidato la quota annuale dello 0,20%;
  • i comuni senza la dirigenza, dovranno inserire nell’unico importo consolidato la quota annuale dello 0,20%.

Se gli enti hanno sempre agito come suggerito dall’ARAN (stanziamento e accantonamento) si ritrovano già nelle risorse stabili 2017 la quota annuale dello 0,20%, quindi, queste amministrazioni, non dovranno fare nulla in quanto l’importo è già nel punto di partenza.

Se, invece, gli enti non hanno mai stanziato le 0,20% come si comportano? Per me la quota va inserita, lo prevede il CCNL e lo prevede tra le risorse consolidate. Rimane un ultimo dubbio, giusto? Il limite del 2016, di cui all’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017: come faccio ad aggiungere tali somme visto che nel 2016 non erano state inserite?

Io avrei due soluzioni alternative:

  • siccome alla luce dei pareri ARAN, capisco di aver sbagliato negli anni precedenti, rifaccio la costituzione dei fondi, inserendo tale somma sia in entrata nel fondo che in uscita (non verrà spesa, ma accantonata!); in questo caso, quindi, la quota starà all’interno del limite che ho appena “corretto” in quanto precedentemente sbagliato;
  • la quota la inserisco, comunque, nell’ unico importo consolidato 2017 perché il contratto me lo impone. La verifica del limite la farò solo al termine del processo di costituzione del fondo e non “voce per voce”. In questo modo, peraltro, mi ritroverò la voce comunque inclusa qualora un giorno ci togliessero il limite.

Da ultimo: lo 0,20% come inserito, non è più vincolato alle alte professionalità, ovviamente. Ecco, mi pare tutto.

[1] http://www.aranagenzia.it/araninforma/marzo-2013/160-attualita/561-attualita-1.html

[2] https://www.aranagenzia.it/orientamenti-applicativi/comparti/regioni-ed-autonomie-locali/sistema-di-classificazione/6869-procedura-per-lattivazione-e-il-finanziamento/1172-ral297–orientamenti-applicativi.html

[3] Circolare n. 18/2018



I differenziali delle progressioni orizzontali

9 06 2018

E’ un po’ l’argomento cult del momento. Vediamo perchè.

La Ragioneria generale dello Stato in sede di conto annuale (Circolare 18/2018) ha ritenuto, di chiedere agli enti la rettifica anche delle voci riferite al 2016 e al 2017 in quanto gli incrementi contrattuali decorrono anche dal 1° gennaio 2016 e dal 1° gennaio 2017.

La logica di fondo a tale conclusione delle istruzioni al Conto annuale, risiede nel fatto che con gli incrementi previsti dal nuovo CCNL dovremmo andare a indicare il valore reale di quanto speso per le progressioni orizzontali tenendo conto delle distinte decorrenze degli aumenti. Di conseguenza, per pareggiare i conti, è necessario aggiornare anche la voce di costituzione in entrata.

Ma questo punto vi è una importante criticità che deve essere analizzata: questi differenziali si calcolano tenendo conto dell’effettiva presenza dei dipendenti oppure sul valore teorico anno?

Dal testo letterale si dovrebbe ipotizzare il calcolo alla data di decorrenza del nuovo importo contrattuale, a prescindere dal fatto che poi un dipendente cessi dal servizio. È, peraltro, la soluzione più coerente con il disposto contrattuale dell’art. 68, comma 2, lettera b), del CCNL 21 maggio 2018 che afferma: “tali differenze sono calcolate con riferimento al personale in servizio alla data in cui decorrono gli incrementi e confluiscono nel fondo a decorrere dalla medesima data”. Di fatto (e con un esempio) sarebbe come mettersi con il pensiero al 1° gennaio 2016 e calcolare il differenziale per le progressioni orizzontali dei dipendenti presenti a quella data. Tale valore costituirebbe l’importo da inserire in costituzione del fondo, mentre in uscita andrebbe prelevato il costo storico intero (valore originario+differenziale) della progressione. Se poi un dipendente cessa, libera risorse in uscita senza “toccare” il valore della costituzione del fondo.

Potete trovare di seguito una tabella per il calcolo di tali differenziali.

TABELLA CALCOLO DIFFERENZIALI PROGRESSIONI ORIZZONTALI

Ecco, invece, di seguito due esempi:

ESEMPIO NUMERO 1

Dipendente inquadrato in C1-C3.

Calcolo del differenziale per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019.

Anno 2016: si prende il valore di 0,40 e si moltiplica per 13 mensilità = 5,20

Anno 2017: si prende il valore di 1,20 e si moltiplica per 13 mensilità = 15,60

Anno 2018: 45,10 così calcolato:

– Gennaio – Febbraio: 1,20 per due mensilità = 2,40

– Marzo = 3,30

– Aprile – Dicembre = (3,30 + 0,64) x 10 (9 mesi + tredicesima) = 39,40

Anno 2019: totale tra (3,30 + 0,64) x 13 mensilità = 51,22.

Controprova di verifica rispetto al 2019:

Costo della progressione come da ccnl 31.07.2009

C1 – C3 = (20.472,62 – 19.454,15)/12*13 = 1.103,34

Costo della progressione come da ccnl 21.05.2018

C1 – C3 = (21.409,89 – 20.344,07) / 12 X 13 = 1.154,56

DIFFERENZIALE: 1.154,56 – 1.103,34 = 51,22

 

ESEMPI NUMERO 2

Dipendente inquadrato in D1-D4

Calcolo del differenziale per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019.

Anno 2016: si prende il valore di 1,60 e si moltiplica per 13 mensilità = 20,80

Anno 2017: si prende il valore di 4,70 e si moltiplica per 13 mensilità = 61,10

Anno 2018: 183,10 così calcolato:

– Gennaio – Febbraio: 4,70 per due mensilità = 9,40

– Marzo = 13,40

– Aprile – Dicembre = (13,40 + 2,63) x 10 (9 mesi + tredicesima) = 160,30

Anno 2019: totale tra (13,40 + 2,63) x 13 mensilità = 208,39

Controprova di verifica rispetto al 2019:

Costo della progressione come da ccnl 31.07.2009

D1 – D4 = (25.377,76 – 21.166,71)/12*13 = 4.561,97

Costo della progressione come da ccnl 21.05.2018

D1 – D4 = (26.538,88 – 22.135,47) / 12 X 13 = 4.770,36

DIFFERENZIALE: 4.561,97-4.770,36 = 208,39

 

Nel conto annuale c’è scritto che i valori così calcolati vanno certificati dall’organo di revisione. Per cercare di ottimizzare i tempi e con un tentativo di trovare soluzioni di “buon senso”, secondo me si potrebbe ragionare in questo modo:

  • ritenere che la certificazione dell’organo di revisione sul conto annuale che evidenzierà i differenziali costituisca già di per sé certificazione;
  • in sede di costituzione o contrattazione del fondo dell’anno 2018, riportare tutti i calcoli così come effettuati per una certificazione complessiva delle rettifiche apportate.

Buoni calcoli a tutti!



Il contratto decentrato del 2018

3 06 2018

Premesso che sposo con entusiasmo l’idea di giungere a stipulare il contratto collettivo decentrato entro la fine dell’anno per applicare le disposizioni contenute nel CCNL 21.05.2018, vi siete chiesti cosa succede se non ce la faremo?

Siamo realisti: giugno è proibitivo per “colpa” degli arretrati e del conto annuale, poi siamo a luglio e agosto che si sa è il tempo del pensiero piuttosto che dell’operatività e poi arriva settembre con la ripresa delle attività. Sicuri sicuri che tutti gli enti riusciranno a stipulare il CCDI entro l’anno? C’è l’ipotesi da contrattare (e con i limiti, spartire le risorse non sarà così immediato), la relazione illustrativa, quella tecnico finanziaria, il parere dell’organo di revisione e la stipula definitiva…. Ammettiamolo: bisognerà correre e non è detto che comunque sia arriverà la firma definitiva entro l’anno.

Quindi? Cosa accadrà?

Ripeto: l’invito è iniziare il percorso da subito, nominare la delegazione trattante, costituire il fondo delle risorse decentrate, iniziare gli incontri e contrattare (anche perchè le nuove indennità potranno decorrere solo dalla stipula del CCDI)… ma… e se non ce la facciamo?

Più ci penso e più mi viene in mente un’unica soluzione: stipulare un accordo sul 2018 di mera distribuzione delle risorse sulla base delle clausole già esigibili dei CCDI precedenti. Io non vedo alternative. Di fatto, sulla base degli accordi precedenti, ci sono somme già esigibili e alcune sono addirittura in pagamento con la busta paga mensile (turno, reperibilità, rischio, disagio, ecc. ecc.).

Mi pare quindi, che la strada sia questa: una paginetta di “accordo” (che comunque è un contratto) che riassume la distribuzione delle risorse sulle varie indennità già in vigore, senza toccare una virgola. Non vi è, infatti, alcun dubbio che ogni elemento di modifica del passato vada adottato con il nuovo CCNL.

Se vi viene in mente altro…



Gli incrementi del nuovo CCNL e i limiti al trattamento accessorio

26 05 2018

Adesso che il CCNL delle Funzioni Locali è stato siglato torniamo alla domanda: gli incrementi contrattuali (soprattutto quelli che decorreranno dal 2019 ad incremento della parte stabile del fondo per un importo di 83,20 euro a dipendente presente al 31 dicembre 2015), rientreranno nel limite dell’art. 23, comma 2 del d.lgs. 165/01?

Ho già dato la mia risposta personale a questo link: QUA

Non voglio sembrare quello che semplifica sempre le cose, però, prima o poi, bisogna essere anche pragmatici e risolutivi, almeno nelle nostre consapevolezze. E allora, mi viene da ragionare così.

Intanto c’è la dichiarazione congiunta n. 5 che dice:

In relazione agli incrementi del Fondo risorse decentrate previsti dall’art.67, comma 2  lett a) e b), le parti ritengono concordemente che gli stessi, in quanto derivanti da  risorse finanziarie definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza  pubblica, non siano assoggettati ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti.

Ma si sa che le dichiarazioni congiunte non valgono molto dal punto di vista giuridico. Ci vorrebbe qualcosa di più. E allora, ecco quello che ha scritto LA CORTE DEI CONTI a Sezioni riunite in sede di controllo nella Deliberazione N. 6/SSRRCO/CCN/18 con la quale ha CERTIFICATO POSITIVAMENTE il CCNL delle Funzioni locali:

In merito agli incrementi al Fondo risorse decentrate previsti dalla lettera a) dell’art. 67, comma 2 (aumenti determinati dal Ipotesi contrattuale), si dà atto della dichiarazione congiunta, oggetto di specifico errata corrige all’Ipotesi in esame, tendente a precisare che tali nuovi oneri “in quanto derivanti da risorse definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza pubblica, non siano assoggettabili ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti”.

Ora, molto banalmente, se la Corte dei conti prende atto e poi certifica POSITIVAMENTE, perchè dovremmo avere ancora dei dubbi?

 



Il CCNL, il Conto Annuale e il Piano dei Fabbisogni

19 05 2018

Ci siamo. Mentre scrivo (sabato), conto che mancano solo due giorni (lunedì) alla stipula definitiva del CCNL delle Funzioni locali. Aran e Sindacati si incontreranno il 21 maggio, per la firma finale.

Nel frattempo, sempre oggi (sabato) ho controllato il sito della Ragioneria Generale dello Stato per vedere se è stata pubblicata la Circolare sul conto annuale. Niente, non c’è. Ma hanno confermato che ci sarà un rinvio della scadenza (e vorrei vedere…). Questo è il breve testo della mail di risposta che hanno ricevuto alcuni enti che molto agitati si sono rivolti alla RGS: “Abbiamo atteso a lungo il visto del Dipartimento della Funzione Pubblica, con cui abbiamo ancora un punto in attesa di chiarimento. Contiamo di arrivare alla pubblicazione della circolare per la fine della settimana. Subito dopo la pubblicazione faremo un comunicato con cui prorogheremo la scadenza al 25 giugno”.

Un fine primavera di fuoco insomma: mettere a regime gli stipendi, erogare gli arretrati e compilare le tabelle del conto annuale.

Come se non bastasse, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fatto uscire anche le Linee di indirizzo sia per le procedure concorsuali, sia per la programmazione triennale dei fabbisogni.

Riporto una affermazione di Mario Ferrari contenuta nel prossimo numero di Personale News, che rappresenta il succo del discorso: la dotazione organica non è più un elenco di unità di personale suddiviso per categorie di inquadramento e profili, ma “un valore finanziario di spesa potenziale massima sostenibile” e per gli enti locali “l’indicatore di spesa potenziale massima resta quello previsto dalla normativa vigente”.

Da quanto affermato nelle Linee di indirizzo, io capisco che la sintesi può essere:

  • I profili professionali si decidono nel Piano triennale dei fabbisogni di personale
  • La dotazione organica è un numero, un valore, un importo che per gli enti locali è pari al massimo sostenibile di spesa di personale (media anno 2011-2013 per gli enti sopra i mille abitanti e anno 2008 per gli enti sotto i mille abitanti).

Se fosse così – ma perché dubitarne visto che il Dipartimento della Funzione Pubblica lo ribadisce per ben due volte – non mi pare che ci siano queste grandissime novità per gli enti locali. Anzi, dire che la dotazione organica si può spingere fino al tetto di spesa massimo potenziale è anche meglio che dire che non può superare un determinato valore storico (che ne so: l’anno 2017) come si paventava con toni drammatici dopo le modifiche all’art. 6 del d.lgs. 165/2001 ad opera del d.lgs. 75/2017.

Poi vedremo se, anche questa volta, pareri, interpretazioni e deliberazioni, stravolgeranno ancora tutto.

Le Linee Guida si possono scaricare a questo link: http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/08-05-2018/linee-di-indirizzo-la-predisposizione-dei-piani-dei-fabbisogni-di



Che fine ha fatto il CCNL Funzioni Locali?

12 05 2018

AGGIORNAMENTO: Aran e Sindacati si incontreranno lunedì 21 maggio per la stipula definitiva del CCNL. 

 

Qualche giorno fa mi hanno chiesto tramite mail se ero a conoscenza che il CCNL lo avrebbero stipulato definitivamente ad ottobre. Mi è parso un po’ eccessivo come termine, quindi ho approfondito la questione con qualche contatto.

L’ipotesi è alla Corte dei conti. Secondo le versioni è all’ordine del giorno il 15 o il 17 maggio. Ci siamo, insomma.

Nel frattempo, ricordo, che è già stata diffusa una “errata-corrige” che ha sistemato alcune cose rispetto all’ipotesi del 21 febbraio scorso. Siccome mi sono reso conto che non tutti ce l’hanno, la riporto di seguito: Errata corrige 12 aprile 2018 Tra tutte, è importantissime la dichiarazione congiunta sui limiti al trattamento accessorio.

E il conto annuale? Sembra che sia da tempo alla Funzione Pubblica per un’occhiata finale, ma intanto la scadenza del 31 maggio si avvicina.

Non vi sentite anche voi un po’ in balìa di una certa improvvisazione complessiva?



Incentivi per funzioni tecniche: fuori dal limite!

27 04 2018

Finalmente è arrivata la parola “fine” alla questione se gli incentivi per funzioni tecniche di cui all’art. 113 del d.lgs. 50/2016 stiano dentro o fuori dal limite di cui all’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017 che prevede di non superare ogni anno il trattamento accessorio dell’anno 2016.

Ecco il principio di diritto:

“Gli incentivi disciplinati dall’art. 113 del d.lgs. n. 50 del 2016 nel testo modificato dall’art. 1, comma 526, della legge n. 205 del 2017, erogati su risorse finanziarie individuate ex lege facenti capo agli stessi capitoli sui quali gravano gli oneri per i singoli lavori, servizi e forniture, non sono soggetti al vincolo posto al complessivo trattamento economico accessorio dei dipendenti degli enti pubblici dall’art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017”.

ALLEGATO: SEZIONE AUTONOMIE – INCENTIVI TECNICI – DELIBERAZIONE 6/2018



Maggiorazione del segretario e limiti al trattamento accessorio

21 04 2018

Arriva la risposta della Corte dei conti della Lombardia alla domanda: anche la maggiorazione della retribuzione di posizione corrisposta al segretario rientra nei limiti del trattamento accessorio dell’anno 2016 come previsto dall’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017? Ne abbiamo parlato molto durante le giornate di formazione degli scorsi mesi. Adesso arriva un orientamento ufficiale.

Le conclusioni sono le seguenti:

La Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per la Regione Lombardia – ritiene che il compenso per la maggiorazione di posizione da attribuirsi al segretario comunale, nei termini espressi nel quesito in epigrafe, sia ricompresa nell’ammontare complessivo delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale e che sia soggetta ai limiti di spesa parametrati al 2016 di cui all’art. 23 D.Lgs. 75/2017.

ALLEGATO: CORTE CONTI LOMBARDIA – DELIBERAZIONE N. 116/2018