La gestione delle assenze nei compensi accessori

22 09 2018

Alcuni enti stanno procedendo a rivedere in sede di contrattazione integrativa i criteri per l’erogazione di alcune indennità, come ad esempio quelle di specifiche responsabilità. Mi viene spesso chiesto come gestire tali compensi in caso di assenza.

Nel CCNL 21.05.2018, per alcune indennità (come ad esempio quella di condizioni lavoro), è stato previsto che spettano solo per l’effettiva presenza in servizio. Tale impostazione, a mio parere, può essere utilizzata anche per gli altri compensi del trattamento accessorio. Si può anche fare riferimento ad alcune considerazioni che in passato sono state proposte dall’ARAN e che condivido. L’Agenzia, per casi analoghi, ha sostenuto, che: “In quella stessa sede, le parti procedono, autonomamente, all’individuazione anche delle condizioni e delle modalità di erogazione del suddetto compenso, anche sotto il profilo della eventuale decurtazione in caso di assenza dal servizio, qualunque sia la tipologia della stessa, tenendo conto delle caratteristiche specifiche e delle finalità della stessa, dato che il CCNL non fornisce alcuna indicazione o prescrizione delle modalità di corresponsione”. (RAL_1569)

In un altro parere vi è scritto: “Sotto un profilo di carattere generale, non ostano alla decurtazione di tale compenso la natura e le caratteristiche dello stesso; infatti, è indubbio, che per effetto delle assenze, il lavoratore rende comunque una prestazione ridotta e, conseguentemente, diminuisce anche la quantità delle attività che giustificano l’erogazione del compenso. In sostanza, si ritiene che sussiste sempre uno stretto legame tra tempo di lavoro, attività lavorativa e quantificazione dell’emolumento ad essa connesso. (RAL_1321).

Il tutto va definito, quindi, nel contratto integrativo.



Quando riusciremo a stipulare il contratto decentrato?

9 09 2018

Torno sulla vicenda della stipula del contratto integrativo decentrato nell’anno 2018 (che sarà triennale) e vorrei fare alcune precisazioni sui tempi e contenuti dello stesso.

Come sappiamo, il 21 maggio 2018 è stato stipulato il CCNL delle Funzioni Locali, nel quale si prevede la contrattazione integrativa di tutte le materie demandate a questa relazione sindacale. Pertanto, è inevitabile che il primo contratto decentrato successivo al CCNL si comporti in tale direzione.

Voglio da subito sottolineare che io non ho mai detto, né scritto, che si possa stipulare un contratto decentrato che continui ad erogare i compensi incentivanti e le indennità sulla base delle vecchie regole. Siccome il CCDI è successivo ad un nuovo CCNL la stipula dell’integrativo dovrà, per forza, contenere le nuove discipline. Per essere più chiari: un CCDI stipulato nel 2018 non potrà disciplinare l’indennità di rischio “vecchia maniera”, ma dovrà per forza individuare i criteri per la nuova indennità di condizioni lavoro. Si potrà, però, ragionare sulla data di effettiva applicazione che, per alcuni istituti, potrebbe anche coincidere con il 1.1.2019 o meglio ancora con decorrenza 31.12.2018 ma a valere dal 2019 (come ha fatto, ad esempio, anche il CCNL per gli 83.20 Euro di incremento del fondo).

Secondo me, poi, le eventuali progressioni economiche orizzontali per quest’anno si potranno prevedere solamente con i nuovi criteri contrattati nel CCDI. Sono salve solamente le procedure (non i criteri!!) già avviate alla data del 21.05.2018.

Il problema, allora, sorge se entro fine anno 2018 non si riuscirà a stipulare il CCDI o si arriverà talmente tardi nell’anno che ormai il fondo è già stato quasi interamente utilizzato per le indennità o i compensi previsti da un CCDI precedente al 2018 che però ha continuato ad mantenere i suoi effetti. Cosa accadrà in questo caso?

Come ho già avuto modo di dire, mi pare inevitabile che il nuovo CCDI non potrà che prendere atto di quanto già accaduto, anche perché non sarà di certo possibile far retrodatare e retroagire le nuove indennità. Con l’esempio di prima: se l’ente ha continuato a pagare l’indennità di rischio alla luce del previgente CCDI, a dicembre si troverà nell’obbligata condizione di dover semplicemente prendere atto di quanto accaduto.

Pertanto, e in conclusione, se viene stipulato un nuovo CCDI non potrà che essere già adeguato alle nuove regole del CCNL; solo in caso di forti ritardi nella stipula, non si potrà che prendere atto di quanto già accaduto in virtù dei pagamenti delle indennità già avvenuti nell’anno.



Le bozze di Contratto Integrativo Decentrato

15 08 2018

Come era prevedibile, dopo la stipula del CCNL 21.05.2018, le organizzazioni sindacali stanno proponendo alle amministrazioni delle bozze di piattaforma per la stipula del Contratto integrativo decentrato. E la cosa è certamente positiva fino a quando aiuta gli operatori e gli enti ad approfondire le tematiche correlate al nuovo CCNL.

Quello che mi preoccupa è vedere, in alcune di queste bozze, che vengono trattate delle materia IN CONTRATTAZIONE, mentre sarebbero esclusivamente oggetto di CONFRONTO.

Ad esempio, ricordo, che non vanno trattati in sede di contrattazione i criteri generali del sistema di valutazione, i criteri per la nomina e la revoca delle posizioni organizzative e i criteri per la graduazione (o pesatura) delle aree. Queste materie non possono trovare spazio in un contratto decentrato perchè sono invece oggetto di CONFRONTO.

Ma anche, ad esempio, l’articolazione delle tipologie dell’orario di lavoro non è oggetto di accordo con i sindacati, ma di confronto.

Insisto: se c’è una cosa chiara di questo CCNL è aver riscritto le relazioni sindacali, cancellando quelle del passato. Quindi, è il momento di partire con la massima trasparenza e correttezza.



Parere Aran su elemento perequativo

3 08 2018

Sul sito dell’ARAN sono apparsi i primi chiarimenti sul CCNL Funzioni Locali 21.05.2018.

Il primo parere riguarda l’elemento perequativo e viene così detto:

Sulla base delle previsioni dell’art.66 del CCNL delle Funzioni Locali del 21.5.2018, l’elemento perequativo rappresenta una specifica, autonoma e distinta voce retributiva, la cui corresponsione avviene una-tantum nell’arco di uno specifico e determinato periodo temporale.

Proprio per tale caratteristiche:

a) esso non è “stipendio” e, pertanto, non rientra in nessuna delle nozioni di retribuzione di cui all’art.10, comma 2, lett. a), b) e c), del CCNL del 9.5.2006; l’ulteriore conseguenza è che esso non può essere considerato nella base di calcolo né del compenso per lavoro straordinario né dell’indennità di turno o di qualunque altro compenso che assuma, comunque, una delle suddette nozioni di retribuzione come base;

Su questo sono d’accordissimo. Quindi, quelle tabelle che girano con i valori degli straordinari calcolati anche sull’elemento perequativo non vanno bene…

b) non può neanche essere qualificato come “trattamento economico accessorio”; conseguentemente, si ritiene che non vada sottoposto alla trattenuta per i primi 10 giorni di assenza per malattia.

Su questo, invece, ho qualche dubbio. Se noi leggiamo l’art. 71 comma 1 del d.l. 112/2008 c’è scritto: nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonchè di ogni altro trattamento accessorio. A mio parere, la norma è scritta in positivo: nei primi dieci giorni corrispondi SOLO IL TRATTAMENTO FONDAMENTALE. Il resto è stato scritto solo per meglio precisare questo concetto. Non si parla mai, infatti, di trattenuta, ma semplicemente si dice: nei primi dieci giorni puoi pagare solo il trattamento fondamentale e come detto poco sopra dall’ARAN l’elemento perequativo NON E’ TRATTAMENTO FONDAMENTALE.



Il differenziale delle peo e le limitazioni al fondo

30 07 2018

Provo a fare il punto della situazione.

L’articolo 67 comma 2 lettera b) del CCNL 21.05.2018 ha richiesto alle amministrazioni locali il ricalcolo dei differenziali delle progressioni orizzontali per gli anni 2016, 2017 e 2018 (vedi anche istruzioni al conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato).

Le modalità di calcolo le ho già indicate al seguente link: il calcolo dei differenziali.

La dichiarazione congiunta n. 5 del CCNL ha indicato specificatamente che tali somme che vanno a incrementare il fondo sono da non considerarsi all’interno del limite dell’anno 2016 come previsto dall’articolo 23 comma 2 del decreto legislativo 75/2017.

Successivamente la Corte dei Conti della Puglia con la deliberazione n 99/2018 ha diversamente affermato che nessuna voce può sfuggire al tetto del salario accessorio andando quindi a vanificare anche il valore dei differenziali.

Io penso, che le cose non stiano così in quanto bisogna ribadire con estrema forza che gli incrementi del fondo a causa del maggior costo delle progressioni orizzontali non sono assolutamente una voce di trattamento accessorio. Chi elabora le buste paga lo sa con certezza che tutta l’operazione del calcolo dei differenziali dipende esclusivamente dal fatto che il CCNL ha aumentato il costo degli scalini delle progressioni e, quindi, se in entrata del fondo non fosse indicata la somma corrispondente si avrebbe una ingiusta erosione del fondo stesso. Quello che secondo me è certo e va detto con convinzione, è che il valore del differenziale si riferisce a una voce del trattamento fondamentale e non di certo ad una voce del trattamento accessorio. Già per questo, a mio parere, la questione è chiusa in partenza visto che l’articolo 23 comma 2 del decreto legislativo 75/2017 contingenta solamente il trattamento accessorio complessivo.



Incrementi da CCNL e limiti al trattamento accessorio

8 07 2018

L’idea che per una volta le cose potessero andare via lisce era solo un ardito desiderio. Sto parlando degli incrementi del nuovo CCNL sul fondo delle risorse decentrate di Euro 83,20 a dipendente presente al 31.12.2015 con effetto sull’esercizio 2019. Ne ho parlato diverse volte anche sul mio sito, da ultimo a questo LINK 

Non sono ancora passati due mesi che ci ritroviamo già tra le mani una Deliberazione della Corte dei conti che dice che tali incrementi stanno nel tetto dell’anno 2016 come previsto dall’art. 23 comma 2.

Lo ha detto la Sezione regionale della Puglia nella Deliberazione n. 99/2018:

l’art.23, comma 2, del D.Lgs. n.75/2017 è tuttora vigente e si applica anche in rapporto agli aumenti previsti dall’art. 67, comma 2, del C.C.N.L. del personale non dirigente degli enti locali del 21 maggio 2018. Nessuna rilevanza, in senso contrario, può essere attribuita alla dichiarazione congiunta n.5, allegata al C.C.N.L. in parola, non avendo la stessa alcun valore normativo e non risultando, quindi, né vincolante, né, tantomeno, idonea a derogare a norme di contenimento della spesa pubblica. 

E così, siamo arrivati al surreale. Le parti hanno inserito nel CCNL delle somme che però non si possono utilizzare. Non fosse che sono argomenti seri, mi metterei a ridere.

Spero, davvero, che arrivi del buono senso dalle altre sezioni regionali, che si arrivi alla Sezione Autonomie e che non si faccia altro che richiamare la certificazione positiva delle Sezioni Riunite che aveva affermato:

In merito agli incrementi al Fondo risorse decentrate previsti dalla lettera a) dell’art. 67, comma 2 (aumenti determinati dal Ipotesi contrattuale), si dà atto della dichiarazione congiunta, oggetto di specifico errata corrige all’ipotesi in esame, tendente a precisare che tali nuovi oneri “in quanto derivanti da risorse definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza pubblica, non siano assoggettabili ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti”.

Ora, molto banalmente, se la Corte dei conti prende atto e poi certifica POSITIVAMENTE, perchè si deve sempre arrivare al peggio?



Non chiamiamolo “fondo”…

1 07 2018

Vorrei fare una riflessione sulla questione della retribuzione di posizione e di risultato dei dipendenti incaricati di posizione organizzativa che, per tutti gli enti, con il CCNL 21 maggio 2018 vengono imputate a bilancio e non prelevate dal fondo delle risorse decentrate. Io penso che uno degli errori più rilevanti nell’affrontare la situazione risieda nell’usare la terminologia “fondo” quando si ragiona di tali compensi. Non esiste nessun fondo per la retribuzione di posizione e di risultato. Il fondo è un aggregato quantificato attraverso un insieme di voci che lo costituiscono. Invece, le posizioni organizzative, sono “semplicemente” finanziate su capitoli di bilancio.

L’errore di utilizzare questo termine nasce, probabilmente, dal fatto che al momento attuale sia il fondo delle risorse decentrate che l’ammontare della retribuzione di posizione e di risultato delle posizioni organizzative sono rilevanti ai fini dell’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017, che prevede di non superare il tetto dell’anno 2016 con il trattamento accessorio. Ma i due aggregati sono ben diversi: il fondo è un’entità a se stante che si costituisce sulla base di ferree regole indicate all’art. 67 del CCNL 21 maggio 2018, le posizioni organizzative sono invece un istituto a cui corrisponde una specifica retribuzione (di posizione e di risultato) imputata a bilancio.

Già questa precisazione permette, quindi, di affermare che un eventuale risparmio a consuntivo sui capitoli in cui sono finanziate le posizioni organizzative non potranno mai confluire nel fondo delle risorse decentrate.

Eventualmente, se a monte del processo organizzativo, l’ente prevede minori stanziamenti per un nuovo assetto delle posizioni organizzative, allora si possono creare i presupposti per integrare il fondo delle risorse decentrate, ma sempre facendo riferimento ad una delle voci di cui all’art. 67 del CCNL. Diciamo che non vi è alcun automatismo e che, comunque, le possibilità di incremento del fondo in questo caso di riorganizzazione e minor costo delle posizioni organizzative, va portato al tavolo del confronto delle relazioni sindacali.

Se, invece, l’ente volesse aumentare il valore delle posizioni organizzative (nuovo assetto, nuova pesatura, ecc.), dovrà invece trovare l’accordo con i sindacati in sede di contrattazione se tali incrementi comportano la necessità di ridurre il fondo per rimanere nel tetto dell’anno 2016.

Manovre complicate, certo, ma non chiamiamolo “fondo delle posizioni organizzative”.



La delicata vicenda dello 0,20% per incrementare il fondo 2018

23 06 2018

Vorrei direi due parole sull’incremento dello 0,20% del “monte salari” dell’anno 2001. Come sapete, l’art. 67, comma 1, del CCNL 21 maggio 2018 impone di inserire la quota annuale di tale somma all’interno del cosiddetto “Importo unico consolidato 2017”. Rispetto a questo importo, l’ARAN si era così pronunciata: “La integrazione dello 0,20% deve essere considerata come obbligatoria, in quanto direttamente ed espressamente disposta dal CCNL[1]; nel caso l’ente non intenda istituire posizioni di responsabilità di alta professionalità (…) suggeriamo di calcolare e accantonare le risorse in questione, dall’anno 2003 compreso, convinti che il prossimo rinnovo contrattuale per il biennio 2004/05, fornirà utili chiarimenti sullo specifico problema”.[2]

Quindi, TUTTI gli enti avrebbero dovuto stanziare e accantonare tali somme e questo fin dall’anno 2003. La controprova è la Tabella 15 del conto annuale di quest’anno[3] che nella parte di uscita (le destinazioni) ha inserito la casellina “Accantonamento Art. 32 Comma 7 CCNL 02-05” (voce U262).

Gli effetti sul fondo risorse decentrate 2018, sono quindi questi:

  • i comuni con dirigenza che avevano nel 2017 le alte professionalità, dovendo estrapolare i valori di tutte le posizioni organizzative (anche di alta professionalità) dal fondo per stanziarli a bilancio, non si troveranno più lo 0,20% nel fondo;
  • i comuni con dirigenza che NON avevano le alte professionalità, dovranno inserire nell’unico importo consolidato la quota annuale dello 0,20%;
  • i comuni senza la dirigenza, dovranno inserire nell’unico importo consolidato la quota annuale dello 0,20%.

Se gli enti hanno sempre agito come suggerito dall’ARAN (stanziamento e accantonamento) si ritrovano già nelle risorse stabili 2017 la quota annuale dello 0,20%, quindi, queste amministrazioni, non dovranno fare nulla in quanto l’importo è già nel punto di partenza.

Se, invece, gli enti non hanno mai stanziato le 0,20% come si comportano? Per me la quota va inserita, lo prevede il CCNL e lo prevede tra le risorse consolidate. Rimane un ultimo dubbio, giusto? Il limite del 2016, di cui all’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017: come faccio ad aggiungere tali somme visto che nel 2016 non erano state inserite?

Io avrei due soluzioni alternative:

  • siccome alla luce dei pareri ARAN, capisco di aver sbagliato negli anni precedenti, rifaccio la costituzione dei fondi, inserendo tale somma sia in entrata nel fondo che in uscita (non verrà spesa, ma accantonata!); in questo caso, quindi, la quota starà all’interno del limite che ho appena “corretto” in quanto precedentemente sbagliato;
  • la quota la inserisco, comunque, nell’ unico importo consolidato 2017 perché il contratto me lo impone. La verifica del limite la farò solo al termine del processo di costituzione del fondo e non “voce per voce”. In questo modo, peraltro, mi ritroverò la voce comunque inclusa qualora un giorno ci togliessero il limite.

Da ultimo: lo 0,20% come inserito, non è più vincolato alle alte professionalità, ovviamente. Ecco, mi pare tutto.

[1] http://www.aranagenzia.it/araninforma/marzo-2013/160-attualita/561-attualita-1.html

[2] https://www.aranagenzia.it/orientamenti-applicativi/comparti/regioni-ed-autonomie-locali/sistema-di-classificazione/6869-procedura-per-lattivazione-e-il-finanziamento/1172-ral297–orientamenti-applicativi.html

[3] Circolare n. 18/2018



I differenziali delle progressioni orizzontali

9 06 2018

E’ un po’ l’argomento cult del momento. Vediamo perchè.

La Ragioneria generale dello Stato in sede di conto annuale (Circolare 18/2018) ha ritenuto, di chiedere agli enti la rettifica anche delle voci riferite al 2016 e al 2017 in quanto gli incrementi contrattuali decorrono anche dal 1° gennaio 2016 e dal 1° gennaio 2017.

La logica di fondo a tale conclusione delle istruzioni al Conto annuale, risiede nel fatto che con gli incrementi previsti dal nuovo CCNL dovremmo andare a indicare il valore reale di quanto speso per le progressioni orizzontali tenendo conto delle distinte decorrenze degli aumenti. Di conseguenza, per pareggiare i conti, è necessario aggiornare anche la voce di costituzione in entrata.

Ma questo punto vi è una importante criticità che deve essere analizzata: questi differenziali si calcolano tenendo conto dell’effettiva presenza dei dipendenti oppure sul valore teorico anno?

Dal testo letterale si dovrebbe ipotizzare il calcolo alla data di decorrenza del nuovo importo contrattuale, a prescindere dal fatto che poi un dipendente cessi dal servizio. È, peraltro, la soluzione più coerente con il disposto contrattuale dell’art. 68, comma 2, lettera b), del CCNL 21 maggio 2018 che afferma: “tali differenze sono calcolate con riferimento al personale in servizio alla data in cui decorrono gli incrementi e confluiscono nel fondo a decorrere dalla medesima data”. Di fatto (e con un esempio) sarebbe come mettersi con il pensiero al 1° gennaio 2016 e calcolare il differenziale per le progressioni orizzontali dei dipendenti presenti a quella data. Tale valore costituirebbe l’importo da inserire in costituzione del fondo, mentre in uscita andrebbe prelevato il costo storico intero (valore originario+differenziale) della progressione. Se poi un dipendente cessa, libera risorse in uscita senza “toccare” il valore della costituzione del fondo.

Potete trovare di seguito una tabella per il calcolo di tali differenziali.

TABELLA CALCOLO DIFFERENZIALI PROGRESSIONI ORIZZONTALI

Ecco, invece, di seguito due esempi:

ESEMPIO NUMERO 1

Dipendente inquadrato in C1-C3.

Calcolo del differenziale per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019.

Anno 2016: si prende il valore di 0,40 e si moltiplica per 13 mensilità = 5,20

Anno 2017: si prende il valore di 1,20 e si moltiplica per 13 mensilità = 15,60

Anno 2018: 45,10 così calcolato:

– Gennaio – Febbraio: 1,20 per due mensilità = 2,40

– Marzo = 3,30

– Aprile – Dicembre = (3,30 + 0,64) x 10 (9 mesi + tredicesima) = 39,40

Anno 2019: totale tra (3,30 + 0,64) x 13 mensilità = 51,22.

Controprova di verifica rispetto al 2019:

Costo della progressione come da ccnl 31.07.2009

C1 – C3 = (20.472,62 – 19.454,15)/12*13 = 1.103,34

Costo della progressione come da ccnl 21.05.2018

C1 – C3 = (21.409,89 – 20.344,07) / 12 X 13 = 1.154,56

DIFFERENZIALE: 1.154,56 – 1.103,34 = 51,22

 

ESEMPI NUMERO 2

Dipendente inquadrato in D1-D4

Calcolo del differenziale per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019.

Anno 2016: si prende il valore di 1,60 e si moltiplica per 13 mensilità = 20,80

Anno 2017: si prende il valore di 4,70 e si moltiplica per 13 mensilità = 61,10

Anno 2018: 183,10 così calcolato:

– Gennaio – Febbraio: 4,70 per due mensilità = 9,40

– Marzo = 13,40

– Aprile – Dicembre = (13,40 + 2,63) x 10 (9 mesi + tredicesima) = 160,30

Anno 2019: totale tra (13,40 + 2,63) x 13 mensilità = 208,39

Controprova di verifica rispetto al 2019:

Costo della progressione come da ccnl 31.07.2009

D1 – D4 = (25.377,76 – 21.166,71)/12*13 = 4.561,97

Costo della progressione come da ccnl 21.05.2018

D1 – D4 = (26.538,88 – 22.135,47) / 12 X 13 = 4.770,36

DIFFERENZIALE: 4.561,97-4.770,36 = 208,39

 

Nel conto annuale c’è scritto che i valori così calcolati vanno certificati dall’organo di revisione. Per cercare di ottimizzare i tempi e con un tentativo di trovare soluzioni di “buon senso”, secondo me si potrebbe ragionare in questo modo:

  • ritenere che la certificazione dell’organo di revisione sul conto annuale che evidenzierà i differenziali costituisca già di per sé certificazione;
  • in sede di costituzione o contrattazione del fondo dell’anno 2018, riportare tutti i calcoli così come effettuati per una certificazione complessiva delle rettifiche apportate.

Buoni calcoli a tutti!



Il contratto decentrato del 2018

3 06 2018

Premesso che sposo con entusiasmo l’idea di giungere a stipulare il contratto collettivo decentrato entro la fine dell’anno per applicare le disposizioni contenute nel CCNL 21.05.2018, vi siete chiesti cosa succede se non ce la faremo?

Siamo realisti: giugno è proibitivo per “colpa” degli arretrati e del conto annuale, poi siamo a luglio e agosto che si sa è il tempo del pensiero piuttosto che dell’operatività e poi arriva settembre con la ripresa delle attività. Sicuri sicuri che tutti gli enti riusciranno a stipulare il CCDI entro l’anno? C’è l’ipotesi da contrattare (e con i limiti, spartire le risorse non sarà così immediato), la relazione illustrativa, quella tecnico finanziaria, il parere dell’organo di revisione e la stipula definitiva…. Ammettiamolo: bisognerà correre e non è detto che comunque sia arriverà la firma definitiva entro l’anno.

Quindi? Cosa accadrà?

Ripeto: l’invito è iniziare il percorso da subito, nominare la delegazione trattante, costituire il fondo delle risorse decentrate, iniziare gli incontri e contrattare (anche perchè le nuove indennità potranno decorrere solo dalla stipula del CCDI)… ma… e se non ce la facciamo?

Più ci penso e più mi viene in mente un’unica soluzione: stipulare un accordo sul 2018 di mera distribuzione delle risorse sulla base delle clausole già esigibili dei CCDI precedenti. Io non vedo alternative. Di fatto, sulla base degli accordi precedenti, ci sono somme già esigibili e alcune sono addirittura in pagamento con la busta paga mensile (turno, reperibilità, rischio, disagio, ecc. ecc.).

Mi pare quindi, che la strada sia questa: una paginetta di “accordo” (che comunque è un contratto) che riassume la distribuzione delle risorse sulle varie indennità già in vigore, senza toccare una virgola. Non vi è, infatti, alcun dubbio che ogni elemento di modifica del passato vada adottato con il nuovo CCNL.

Se vi viene in mente altro…