ARAN: Salta l’obbligo di un contratto integrativo triennale

13 07 2019

Rimango sempre più colpito di come le interpretazioni surclassino le disposizioni normative o contrattuali.

Prendiamo ad esempio l’art. 8 del CCNL 21 maggio 2018:  Il contratto collettivo integrativo ha durata triennale e si riferisce a tutte le materie di cui all’art. 7, comma 4. I criteri di ripartizione delle risorse tra le diverse modalità di utilizzo di cui alla lett. a) del citato comma 4, possono essere negoziati con cadenza annuale.

Mi pare che ci sia scritto che gli enti avrebbero dovuto stipulare UN UNICO CONTRATTO che comprendesse TUTTE LE MATERIE e a scorrerle ci rendiamo conto che contengono sia aspetti giuridici che economici. Ogni anno si possono rivedere i criteri di riparto delle risorse tra le diverse modalità di utilizzo. Nel solco della contestualità di accordi giuridici ed economici allo stesso tempo come i CCNL anche i CCI avrebbero dovuto adeguarsi a questo meccanismo.

Ma attenzione: L’ARAN non la pensa così.

Un Comune ha chiesto all’Agenzia se, sulla base di specifiche richieste dei sindacati, è possibile stipulare PRIMA un contratto integrativo contenente solo le regole e OGNI ANNO un contratto economico, che è esattamente quello che si faceva in precedenza. Risposta dell’ARAN: non sembrano esservi impedimenti formali e giuridici alla soluzione prospetta(ta).

Un bel salto nel passato e ci siamo giocati l’idea più bella del CCNL: contratti triennali solidi e senza obbligo di contrattazione ogni anno. E avanti con le relazioni sindacali lunghe, con la stipula dei contratti a ridosso di fine anno e con i problemi con la contabilità!

Tristezza.

ALLEGATO: PARERE ARAN 4344-2019



Il nuovo limite sul trattamento accessorio non si applica da subito!

6 07 2019

L’art. 33 comma 2 del d.l. 34/2019 ha previsto un nuovo modo di calcolo delle possibili assunzioni con successiva rideterminazione in più o in meno del limite al trattamento accessorio.

Secondo l’ANCI, nel documento a commento della norma che trovate QUI, la nuova disposizione si applica SOLO A DECORRERE DALLA DATA STABILITA DA UN FUTURO DECRETO ATTUATIVO. Nel commento all’intero articolo c’è infatti scritto: La nuova disciplina non è immediatamente applicabile, in quanto è previsto un decreto ministeriale attuativo, attualmente in discussione in Conferenza Stato Città ed autonomie locali. 

È quello che ho sempre sostenuto e che oggi, ancora una volta, provo a spiegare di seguito.

In queste settimane, sono stato spesso “contestato” per la mia rigida posizione sul fatto che le novità dell’art. 33 comma 2 del d.l. 34/2019 (decreto “crescita”) in materia di trattamento accessorio siano collegate all’emanazione del decreto attuativo. Mi spiego meglio per chi non ha seguito la vicenda.

L’ultima frase di tale disposizione prevede che “Il limite al trattamento accessorio del personale di cui all’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, è adeguato, in aumento o in diminuzione, per garantire l’invarianza del valore medio pro-capite, riferito all’anno 2018, del fondo per la contrattazione integrativa nonché delle risorse per remunerare gli incarichi di posizione organizzativa, prendendo a riferimento come base di calcolo il personale in servizio al 31 dicembre 2018”. Da quando la decorrenza? Da subito o da quando uscirà il decreto attuativo previsto dalla stessa norma?

Buona parte della dottrina è favorevole all’immediata applicazione. Io starei un po’ più cauto e prudente. Ecco i motivi.

A me pare che la questione del trattamento accessorio sia strettamente correlata alla prima parte della norma, cioè quella che prevede che i nuovi meccanismi che si attiveranno per verificare le capacità assunzionali degli enti locali decorreranno dalla data stabilita in un decreto da adottare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore delle disposizioni. Infatti, la previsione del nuovo calcolo per quantificare il limite al trattamento accessorio, è scritta tutta di fila, senza neppure andare a capo, come fosse una conseguenza della prima parte che analizza i limiti sulle assunzioni (provate a vedere il testo sulla Gazzetta Ufficiale). Tra l’altro, tale regola è prevista anche al comma 1, quello per le regioni. Se fosse stata immediatamente operativa non sarebbe stato più corretto prevedere un comma apposito di modifica/integrazione dell’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017? Scritta così, tutto fa pensare quindi che il tutto sia correlato e si dovrà attendere pertanto la data indicata dal decreto attuativo.

Ma c’è un altro motivo su cui vorrei fermarmi, cioè la “copertura finanziaria”. Quando gli enti assumono lo fanno alla luce di norme ben definite e già conteggiate negli equilibri di bilancio dello Stato. Quindi, se ad esempio ci dicono che il turn-over è al 100 per cento è perché hanno calcolato tale possibilità nella formazione del bilancio dello Stato. Ora, se noi assumessimo il 100% dei cessati e per ognuno di essi aggiungessimo soldi al fondo del trattamento accessorio, siamo certi che tale azione sia già prevista negli equilibri finanziari generali? La norma prevede che con decreto del Ministro della pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro dell’interno siano individuate le fasce di riferimento ma anche le percentuali di incremento delle assunzioni. Ed è su queste, a parer mio, che poi scatterà l’aumento del fondo.

Non vedo, peraltro, nessun problema operativo, in quanto la nuova disposizione avrà efficacia dalla data individuata dal decreto e quindi senza effetti su eventuali scelte precedenti. E difficilmente verrà individuata una data retroattiva…

Poi, ognuno, liberissimo di pensarla come vuole. Io starei molto molto prudente.



Dipendenti-Dirigenti: un unico limite di trattamento accessorio?

30 06 2019

La discussione è questa: in caso di ente con la dirigenza, il “tetto” dell’anno 2016 si calcola e si verifica con due limiti diversi tra dirigenti o dipendenti o in un unico valore?

La risposta, leggendo la norma sarebbe semplice: l’art. 23 comma 2 fa riferimento al trattamento accessorio complessivo “anche” dei dirigenti. Se è “complessivo” ed è “anche” vuol dire che il limite è unico. Ma siamo in Italia e, si sa, non basta mai leggere quello che c’è scritto…

E avanti. I magistrati contabili della Corte dei conti della Puglia (deliberazione 27/2019) hanno affermato che il limite è unico, complessivo, indistinto, totale.

E ancora non basta.

Infatti, la Ragioneria Generale dello Stato, ha sempre tenuto distinto il limite nel conto annuale tra dirigenti e dipendenti. Ultimamente, sempre la RGS, ha dato una risposta all’UPI che trovate allegata QUI nella quale viene ribadito il limite separato.

A me qualcosa non torna. Tenere separato un limite significa entrare nel merito di scelte anche organizzative, che sarebbero per la nostra Costituzione un po’ troppo visto che parliamo di Regioni ed Enti Locali.

Lo dico con due esempi che mi viene meglio.

  • Pensiamo ad un ENTE SENZA LA DIRIGENZA, che vuole istituirla: se il limite fosse separato, sarebbe impossibile! Come farebbe a costituire il fondo dei dirigenti? Vedete? Un limite separato crea un problema di scelte anche organizzative ingiustificabile dal punto di vista della Costituzione.
  • Pensiamo ad un ente CON LA DIRIGENZA, che vuole togliere dalla dotazione organica i dirigenti: come potrebbe gestire l’organizzazione in posizioni organizzative se non utilizzando lo spazio che si genera dal non avere più il fondo dei dirigenti?

Ecco, a me pare chiaro che tutto faccia più propendere, sia dal punto di vista letterale che di sistema, a ritenere che il limite sia unico.

 



Tre pareri ARAN sul fondo 2019

22 06 2019

Riporto di seguito un estratto di un articolo di Salvatore Cicala che riassume il contenuto di tre pareri dell’ARAN sulla costituzione del fondo delle risorse decentrate dell’anno 2019.

 

1. L’incremento del fondo stabile degli “83,20 euro”.

Con l’orientamento applicativo CFL_45[1], l’ARAN fornisce dei chiarimenti sulla corretta applicazione dell’articolo l’articolo 67, comma 2, lettera a), del CCNL del 21 maggio 2018[2] il quale prevede che il fondo per le risorse decentrate deve essere incrementato, dal 2019, di euro 83,20 euro per ogni unità di personale presente il 31 dicembre 2015.

Per unità di personale, ai fini del predetto incremento, si deve intendere oltre al personale a tempo indeterminato anche il personale a tempo determinato.

Mentre non vanno computati i lavoratori in servizio con contratto di somministrazione.

Per i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale, l’incremento delle 83,20 euro non subisce alcun riproporzionamento in ragione dell’entità oraria del rapporto part-time.

Per un approfondimento dell’argomento invitiamo i nostri lettori a leggere Personale News n. 7 del 2 aprile 2019[3].

 

2. L’incremento del fondo per un ente ammesso alla procedura di riequilibrio finanziario.

In materia di fondo delle risorse decentrate il nuovo CCNL ha previsto, con l’articolo 67, comma 6, terzo periodo[4], una specifica disciplina per quegli enti che versano in condizioni di deficitarietà strutturale o che hanno avviato procedure di riequilibrio finanziario.

La portata della summenzionata disposizione viene illustrata dall’ARAN con l’orientamento applicativo CFL_46[5].

Gli enti che si trovano nelle condizioni sopraindicate possono procedere allo stanziamento delle risorse variabili, ivi compresi i risparmi dello straordinario, ma “il relativo importo non può, comunque, essere incrementato e superare, conseguentemente, quello delle risorse di cui si tratta, sempre di natura variabile, complessivamente già previste nell’anno precedente”.

Con riferimento a tale limite fanno eccezione le risorse destinate al salario accessorio da specifiche disposizione di legge (in quanto concesse anche agli enti in dissesto) e i risparmi del fondo dell’anno precedente, di cui all’articolo 68, comma 1, ultimo periodo[6].

Rammentiamo che il tutto deve fare i conti con le misure di riequilibrio previste dalle vigenti disposizioni in materia, “anche in ordine alla riduzione o alla totale eliminazione delle risorse stesse, procedendo, cioè, ove si renda necessario in applicazione delle suddette norme, anche alla riduzione o alla totale soppressione delle risorse di cui si tratta”.

 

3. Il finanziamento del fondo per i contratti di somministrazione.

Con l’orientamento applicativo CFL_50[7], l’ARAN fornisce alcune indicazioni in merito al meccanismo previsto all’articolo 52, comma 5, del CCNL del 21 maggio 2018[8] di finanziamento del trattamento economico accessorio del personale in servizio presso l’ente sulla base di un contratto di somministrazione.

La summenzionata disposizione contrattuale prevede che il trattamento accessorio del personale somministrato, se spettante, sia finanziato con uno specifico stanziamento, a carico del bilancio, nell’ambito del progetto che è alla base del contratto stesso.

Tali risorse, afferma l’Agenzia, “confluiscono nel fondo e sono disponibili in sede di contrattazione integrativa ma solo, come detto, con la specifica finalità di consentire l’erogazione dei trattamenti economici accessori ai lavoratori somministrati, nel rispetto delle regole negoziali in materia valevoli per la generalità del rimanente personale e, quindi, proprio per tale finalizzazione, solo per il periodo in cui il personale di cui si tratta presta servizio presso l’ente.

Ciò comporta che, una volta esaurito il progetto, con il conseguente venire meno dei contratti di somministrazione posti in essere nell’ambito dello stesso, il fondo deve essere necessariamente ridotto delle risorse che vi erano confluite, ai sensi del citato art. 52, comma 5, del CCNL del 21.5.2018”.

 

[1] https://www.aranagenzia.it/orientamenti-applicativi/comparti/funzioni-locali/7571-funzioni-locali-nuovo-fondo-risorse-decentrate/9612-cfl45.html

[2] La disposizione recita: “2. L’importo di cui al comma 1 è stabilmente incrementato:

  1. a) di un importo, su base annua, pari a Euro 83,20 per le unità di personale destinatarie del presente CCNL in servizio alla data del 31.12.2015, a decorrere dal 31.12.2018 e a valere dall’anno 2019”;

[3] Cicala Salvatore, “Come si incrementa il fondo stabile con gli “83,20 euro”, Personale News, n. 7/2019, pp. 9-13.

[4] La disposizione recita: “… Gli enti che versino in condizioni di deficitarietà strutturale o che abbiano avviato procedure di riequilibrio finanziario, come definite e disciplinate da disposizioni di legge o attuative di queste ultime, in vigore per le diverse tipologie di enti del comparto, ferma l’impossibilità di procedere ad incrementi delle complessive risorse di cui al periodo precedente, sono comunque tenuti ad applicare tutte le misure di riequilibrio previste dalle suddette disposizioni, anche in ordine alla riduzione o totale eliminazione delle risorse stesse…”.

[5] https://www.aranagenzia.it/orientamenti-applicativi/comparti/funzioni-locali/7571-funzioni-locali-nuovo-fondo-risorse-decentrate/9614-cfl46.html

[6] La disposizione recita: “… Sono infine rese disponibili eventuali risorse residue di cui all’art. 67, commi 1 e 2, non integralmente utilizzate in anni precedenti, nel rispetto delle disposizioni in materia contabile”.

[7] https://www.aranagenzia.it/orientamenti-applicativi/comparti/funzioni-locali/7571-funzioni-locali-nuovo-fondo-risorse-decentrate/9622-cfl50.html

[8] La disposizione recita: “5. I lavoratori somministrati, qualora contribuiscano al raggiungimento di obiettivi di performance o svolgano attività per le quali sono previste specifiche indennità, hanno titolo a partecipare all’erogazione dei connessi trattamenti accessori, secondo i criteri definiti in contrattazione integrativa. I relativi oneri sono a carico dello stanziamento di spesa per il progetto di attivazione dei contratti di somministrazione a tempo determinato, nel rispetto dei vincoli finanziari previsti dalle vigenti disposizioni di legge in materia”.



Il calcolo dello 0,20% del monte salari 2001

9 06 2019

Con il conto annuale 2018 è tornata alla ribalta la questione dello 0,20% del monte salari 2001. Alcune domande della tabella SICI ci chiedono come ci siamo comportati con tale voce, facendo intendere che tale somma (per chi non l’aveva mai inserita) andava invece conteggiata nell’Unico importo consolidato 2017.

Ma come farlo concretamente?

Ecco alcuni ragionamenti con esempio.

  1. calcolare l’importo corrispondente allo 0,20% del Monte salari 2001 (esclusa la quota relativa alla dirigenza e calcolato in base alle indicazioni fornite nella dichiarazione congiunta n. 1 al CCNL 11 aprile 2008) e dare atto che i fondi per le risorse decentrate del personale non dirigente dal 2004 in poi si intendono incrementati, per ciascun anno di riferimento, di questo importo che però è indisponibile e che quindi non produce alcun effetto economico-finanziario nei confronti del personale destinatario dei fondi per la contrattazione integrativa dal 2004 al 2018. Essendo somme indisponibili riteniamo che non sia necessaria la modifica dei dati trasmessi alla Ragioneria generale dello Stato con il Conto annuale degli anni 2004-2017.
  2. rettificare il limite 2016 in quanto non si può semplicemente incrementarlo dell’importo calcolato dello 0,20%. Tale importo infatti dovrà essere decurtato:

2.a) della percentuale di decurtazione effettuata nel 2015 ai sensi dell’art. 9 comma 2-bis del d.l. 78/2010 modificato dall’articolo 1, comma 456, della legge 147/2013, cioè le risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale devono essere decurtate di un importo pari alle riduzioni operate, nell’anno 2014, per effetto del primo periodo dell’articolo 9, comma 2‐bis (applicazione del limite relativo all’anno 2010 e riduzione in misura proporzionale alla diminuzione del personale in servizio con riferimento alla diminuzione riscontrata nell’anno 2014 rispetto al 2010) = DECURTAZIONE CONSOLIDATA.

2.b) della percentuale di decurtazione effettuata nel 2016 per rispettare il limite 2015 come previsto dall’art. 1, comma 236, della legge 208/2015 (legge di stabilità 2016 – l’ammontare complessivo del salario accessorio non può essere superiore all’importo del 2015 e va ridotto automaticamente in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio).

 

Esempio

MS 2001 (vedi dichiarazione congiunta n. 1 al CCNL 11 aprile 2008) = € 1.000.000

Art. 32, comma 7, CCNL 22 gennaio 2004 = 0,20% = € 2.000

– % riduzione apportata nel 2014 (decurtazione consolidata) = 5%

Decurtazione da apportare allo 0,20% = € 2.000 x 5% = € 100

– % riduzione 2016/2015 = 1%

Decurtazione da apportare allo 0,20% = € 1.900 (cioè € 2.000 – € 100) x 1% = € 19

Incremento limite 2016 = € 2.000 – € 100 – € 19 = € 1.881

Ovviamente, la metodologia seguita andrà indicata in un atto ricognitivo da sottoporre alla certificazione dell’organo di revisione.



I nuovi meccanismi di calcolo del fondo

2 06 2019

Perché, voi di Publika, non avete ancora predisposto un file di calcolo per la quantificazione del fondo dopo le novità del “Decreto Crescita”? La domanda ci viene posta quotidianamente. Anche più volte al giorno, a dire il vero. La risposta è semplice: perché secondo noi è troppo presto. E questo, per tre motivi.

Uno: abbiamo già evidenziato come a nostro parere la disposizione in esame sia strettamente correlata alle nuove regole assunzionali previste dalla prima parte della disposizione. Fino alla data individuata dal decreto attuativo, la norma non entra in vigore. Con tutto quello che succede, di solito, tra approvazione di un decreto e definitiva conversione, ci sembra improbabile riuscire a dare certezza a quanto previsto.

Due: abbiamo tantissimi dubbi su come la disposizione si possa applicare. Leggiamola insieme. È l’articolo 33, comma 2, del d.l. 34/2019. “Il limite al trattamento accessorio del personale di cui all’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 27 maggio 2017, n. 75 è adeguato, in aumento o in diminuzione, per garantire l’invarianza del valore medio pro-capite, riferito all’anno 2018, del fondo per la contrattazione integrativa nonché delle risorse per remunerare gli incarichi di posizione organizzativa, prendendo a riferimento come base di calcolo il personale in servizio al 31 dicembre 2018”. Se volete, ci proviamo, ma ci sono troppe variabili in gioco: un calcolo unico o diversificato tra fondo e posizioni organizzative? Come verificare il numero dei dipendenti? Quale metodo utilizzare? Come gestire il nuovo limite sapendo che solo a fine anno sapremo quanti dipendenti avremo davvero assunto? Che voci conteggiare? La riduzione o l’aumento si basa rispetto ai dipendenti di quali anni? Posso aumentare il limite, come dice la norma, senza stanziare poi le somme nel fondo? Insomma, non ce la sentiamo. Ogni metodo ci sembra inutilmente troppo anticipato.

Tre: non vogliamo fare più confusione che altro. E così sarebbe, se ci pensiamo, se fornissimo un modello, magari diverso da schemi proposti da altri, su una norma che non si applica da subito, ma da una data indefinita, con parametri di incertezza elevatissimi.

Stiamo in stand-by. D’altronde ci sono tante cose da fare. Fare “il nulla” è un po’ tempo sprecato no?



La quota limitata delle progressioni orizzontali

24 05 2019

Oggi, vorrei fare una domanda io. E non mi darò neppure una risposta. La lancio, la lascio cadere e non rispondo. Riguarda le progressioni orizzontali.

Art. 23 comma 2 del d.lgs. 150/2009 (Riforma Brunetta): Le progressioni economiche sono attribuite in modo selettivo, ad una quota limitata di dipendenti. Questo è il principio enunciato dalla norma. Nessuna parola in più. E’ tutto lì. Non si parla nè di percentuali (quanto è la quota limitata) e neppure di base di calcolo dei dipendenti (aventi diritto o tutti).

Poi, a maggio del 2019, arriva la Circolare del Conto annuale. Ad una domanda della scheda SICI viene chiesto: Le PEO riferite all’anno di rilevazione sono riferite ad un numero limitato di dipendenti (cioè non superiori al 50% degli aventi diritto) ed operate con carattere di selettività secondo quanto previsto dall’art. 23 c. 2 del DLgs 150/2009 (S/N)?

Ed ecco la domanda: premesso che, come tutti sanno, il Conto Annuale vale più di un qualsiasi decreto legislativo, che posto occupa nella gerarchia delle fonti una previsione interpretativa contenuta in una parentesi di un kit di Excel?



Posizioni organizzative: è arrivato il 20 maggio

18 05 2019

A pochi giorni dalla “scadenza” prevista dall’art. 13 comma 3 del CCNL 21.05.2018 sugli incarichi di posizione organizzativa, ci si è chiesti se il termine indicato (cioè il 20 maggio 2019) fosse un termine ordinatorio o perentorio.

Mentre l’ARAN non ha dubbi – infatti il parere CFL 6 chiude affermando chiaramente che  tutti gli incarichi scadono al 20 maggio – evidentemente le cose non sono chiarissime.

La cosa che più di tutte mi fa sorridere è che il problema ce lo poniamo a tre giorni dalla scadenza. Cioè: avevamo un anno intero – dico: 365 giorni di tempo – per buttare giù (o confermare) i criteri di nomina, revoca e pesatura, e siamo, nonostante tutto, riusciti ad arrivare all’ultimo con il fiato sospeso e allora la questione qual è?: termine ordinatorio o perentorio.

Io sorrido.

E aggiungo il mio personale pensiero: è evidente che negli enti senza la dirigenza come ben previsto dall’art. 17 comma 1 del CCNL 21.05.2018, gli incaricati di posizione organizzativa sono (automaticamente) i responsabili delle strutture apicali nominati ai sensi dell’art. 109 del TUEL. Questi ultimi incarichi non scadono di certo al 20 maggio, ma si concludono nei termini che ciascun ente ha individuato nel proprio regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi. Quindi, il responsabile nominato ai sensi dell’art. 109, tale rimane. Semmai, visto che l’istituto delle posizioni organizzative è di natura contrattuale, ci si chiede quale importo di retribuzione di posizione riconoscere se non c’è la pesatura richiesta dal nuovo CCNL. Anche perchè, va ricordato, l’ARAN ha sempre detto (per me giustamente) che una pesatura non potrà avere decorrenza anteriore alla stessa. Ad esempio, questo lo dice l’orientamento RAL 300



Da quando le nuove regole sul trattamento accessorio?

10 05 2019

Avete già fatto il ricalcolo del fondo del trattamento accessorio dopo le novità del decreto “crescita”? Sieti riusciti a capire la disposizione contenuta nell’art. 33 comma 2 del d.l. 34/2019?

Spero che la risposta, almeno alla prima domanda, sia “no”. In effetti, secondo me, non c’è fretta. Per prima cosa il decreto deve essere convertito in legge e sappiamo bene quanto sia ormai abitudine modificare sostanzialmente i testi delle disposizioni rispetto alla prima stesura uscita dal Consiglio dei ministri.

In secondo luogo, a me pare che la questione del trattamento accessorio sia strettamente correlata alla prima parte della norma, cioè quella che prevede che i nuovi meccanismi che si attiveranno per verificare le capacità assunzionali degli enti locali decorreranno dalla data stabilita in un decreto da adottare entro sessanta giorni (:-)) dall’entrata in vigore delle disposizioni. Infatti, la previsione del nuovo calcolo per quantificare il limite al trattamento accessorio, è scritta tutta di fila, senza neppure andare a capo, come fosse una conseguenza della prima parte che analizza i limiti sulle assunzioni. Tra l’altro, tale regola è prevista anche al comma 1, quello per le regioni. Se fosse stata immediatamente operativa non sarebbe stato più corretto prevedere un comma apposito di modifica/integrazione dell’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017? Scritta così, tutto fa pensare quindi che il tutto sia correlato e si dovrà attendere pertanto la data indicata dal decreto attuativo.

Ci sono poi un po’ di problemi applicativi della disposizione. Pensiamo solo che vi è scritto all’interno del testo che è riferita solo ai comuni. Pensiamo anche che non si capisce se integra o sostituisce il tetto dell’anno 2016. Oppure, pensiamo che siccome il parametro è riferito ai dipendenti che si assumono o cessano, solo a fine anno gli enti sapranno il saldo su cui calcolare l’eventuale quota media-procapite ad incremento del limite. Tanti misteri, insomma, per i quali speriamo si troverà una prima soluzione in sede di conversione e poi successivamente nel decreto di specificazione dopo il passaggio in Conferenza Unificata.

 

ART. 33 COMMA 2 DEL D.L. 34/2019

A decorrere dalla data individuata dal decreto di cui al presente comma, anche per le finalità di cui al comma 1[1], i comuni possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato in coerenza con i piani triennali dei fabbisogni di personale e fermo restando il rispetto pluriennale dell’equilibrio di bilancio asseverato dall’organo di revisione, sino ad una spesa complessiva per tutto il personale dipendente, al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione, non superiore al valore soglia definito come percentuale, differenziata per fascia demografica, delle entrate relative ai primi tre titoli delle entrate del rendiconto dell’anno precedente a quello in cui viene prevista l’assunzione, considerate al netto del fondo crediti dubbia esigibilità stanziato in bilancio di previsione. Con decreto del Ministro della pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro dell’interno, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono individuate le fasce demografiche, i relativi valori soglia prossimi al valore medio per fascia demografica e le relative percentuali massime annuali di incremento del personale in servizio per i comuni che si collocano al di sotto del predetto valore soglia. I predetti parametri possono essere aggiornati con le modalità di cui al secondo periodo ogni cinque anni. I comuni in cui il rapporto fra la Spesa di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione, e le predette entrate correnti dei primi tre titoli del rendiconto risulta superiore al valore soglia di cui al primo periodo adottano un percorso di graduale riduzione annuale del suddetto rapporto fino al conseguimento nell’anno 2025 del predetto valore soglia anche applicando un turn over inferiore al 100 per cento. A decorrere dal 2025 i comuni che registrano un rapporto superiore al valore soglia applicano un turn over pari al 30 per cento fino al conseguimento del predetto valore soglia. Il limite al trattamento accessorio del personale di cui all’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 27 maggio 2017, n. 75 è adeguato, in aumento o in diminuzione, per garantire l’invarianza del valore medio pro-capite, riferito all’anno 2018, del fondo per la contrattazione integrativa nonché delle risorse per remunerare gli incarichi di posizione organizzativa, prendendo a riferimento come base di calcolo il personale in servizio al 31 dicembre 2018”.

[1] Le finalità del comma 1 sono: “consentire l’accelerazione degli investimenti pubblici, con particolare riferimento in materia di mitigazione rischio idrogeologico, ambientale, manutenzione di scuole e strade, opere infrastrutturali, edilizia sanitaria e gli altri programmi previsti dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145”.



Un limite unico sul trattamento accessorio

22 04 2019

Si diffonde sempre più l’orientamento per il quale il limite del trattamento accessorio di cui all’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017 sia da considerare nel suo complesso e non voce per voce. Cosa intendo dire? Come sappiamo il “tetto” dell’anno 2016 (e la relativa verifica annuale) non si misura solo sul parametro del Fondo risorse decentrate, ma è un concetto più ampio. Ci sono voci del Fondo che non rientrano nel limite e ci sono voci che non sono nel Fondo ma che rientrano invece nel campo di applicazione della norma.

L’ennesima conferma che non si tratta di un limite da verificare sulle singole componenti, ma su un importo complessivo con la possibilità che gli aggregati di anno in anno si modifichino, è arrivata dalla Corte dei Conti della Puglia con la deliberazione n. 27/2019/PAR assolutamente in linea con quanto già affermato con la deliberazione n. 100/2017/PAR dai magistrati dell’Emilia-Romagna.

Adesso, la parola passa al Conto annuale e alle temutissime Tabella 15 e Tabella SICI nelle quali ci vengono, appunto, chiesti i dati sul monitoraggio della contrattazione integrativa decentrata.

Il CCNL del 21 maggio 2018 ha lasciato il segno e quindi sicuramente vi saranno delle modifiche all’impianto delle tabelle, tenuto soprattutto conto del fatto che dal 2018 tutti gli enti hanno gli importi delle posizioni organizzative imputati a bilancio. Come cambieranno le rilevazioni? Staremo a vedere.

Nel frattempo, è certo che anche il fondo dello straordinario dovrà essere conteggiato all’interno del limite dell’anno 2016 e di conseguenza di anno in anno per il rispetto del tetto. La cosa non dovrebbe però destare allarme: il fondo dello straordinario è un importo ormai consolidato, stabile, pari a quello dell’anno 1998 meno il 3%.