Gli incrementi del nuovo CCNL e i limiti al trattamento accessorio

26 05 2018

Adesso che il CCNL delle Funzioni Locali è stato siglato torniamo alla domanda: gli incrementi contrattuali (soprattutto quelli che decorreranno dal 2019 ad incremento della parte stabile del fondo per un importo di 83,20 euro a dipendente presente al 31 dicembre 2015), rientreranno nel limite dell’art. 23, comma 2 del d.lgs. 165/01?

Ho già dato la mia risposta personale a questo link: QUA

Non voglio sembrare quello che semplifica sempre le cose, però, prima o poi, bisogna essere anche pragmatici e risolutivi, almeno nelle nostre consapevolezze. E allora, mi viene da ragionare così.

Intanto c’è la dichiarazione congiunta n. 5 che dice:

In relazione agli incrementi del Fondo risorse decentrate previsti dall’art.67, comma 2  lett a) e b), le parti ritengono concordemente che gli stessi, in quanto derivanti da  risorse finanziarie definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza  pubblica, non siano assoggettati ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti.

Ma si sa che le dichiarazioni congiunte non valgono molto dal punto di vista giuridico. Ci vorrebbe qualcosa di più. E allora, ecco quello che ha scritto LA CORTE DEI CONTI a Sezioni riunite in sede di controllo nella Deliberazione N. 6/SSRRCO/CCN/18 con la quale ha CERTIFICATO POSITIVAMENTE il CCNL delle Funzioni locali:

In merito agli incrementi al Fondo risorse decentrate previsti dalla lettera a) dell’art. 67, comma 2 (aumenti determinati dal Ipotesi contrattuale), si dà atto della dichiarazione congiunta, oggetto di specifico errata corrige all’Ipotesi in esame, tendente a precisare che tali nuovi oneri “in quanto derivanti da risorse definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza pubblica, non siano assoggettabili ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti”.

Ora, molto banalmente, se la Corte dei conti prende atto e poi certifica POSITIVAMENTE, perchè dovremmo avere ancora dei dubbi?

 



Il CCNL, il Conto Annuale e il Piano dei Fabbisogni

19 05 2018

Ci siamo. Mentre scrivo (sabato), conto che mancano solo due giorni (lunedì) alla stipula definitiva del CCNL delle Funzioni locali. Aran e Sindacati si incontreranno il 21 maggio, per la firma finale.

Nel frattempo, sempre oggi (sabato) ho controllato il sito della Ragioneria Generale dello Stato per vedere se è stata pubblicata la Circolare sul conto annuale. Niente, non c’è. Ma hanno confermato che ci sarà un rinvio della scadenza (e vorrei vedere…). Questo è il breve testo della mail di risposta che hanno ricevuto alcuni enti che molto agitati si sono rivolti alla RGS: “Abbiamo atteso a lungo il visto del Dipartimento della Funzione Pubblica, con cui abbiamo ancora un punto in attesa di chiarimento. Contiamo di arrivare alla pubblicazione della circolare per la fine della settimana. Subito dopo la pubblicazione faremo un comunicato con cui prorogheremo la scadenza al 25 giugno”.

Un fine primavera di fuoco insomma: mettere a regime gli stipendi, erogare gli arretrati e compilare le tabelle del conto annuale.

Come se non bastasse, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fatto uscire anche le Linee di indirizzo sia per le procedure concorsuali, sia per la programmazione triennale dei fabbisogni.

Riporto una affermazione di Mario Ferrari contenuta nel prossimo numero di Personale News, che rappresenta il succo del discorso: la dotazione organica non è più un elenco di unità di personale suddiviso per categorie di inquadramento e profili, ma “un valore finanziario di spesa potenziale massima sostenibile” e per gli enti locali “l’indicatore di spesa potenziale massima resta quello previsto dalla normativa vigente”.

Da quanto affermato nelle Linee di indirizzo, io capisco che la sintesi può essere:

  • I profili professionali si decidono nel Piano triennale dei fabbisogni di personale
  • La dotazione organica è un numero, un valore, un importo che per gli enti locali è pari al massimo sostenibile di spesa di personale (media anno 2011-2013 per gli enti sopra i mille abitanti e anno 2008 per gli enti sotto i mille abitanti).

Se fosse così – ma perché dubitarne visto che il Dipartimento della Funzione Pubblica lo ribadisce per ben due volte – non mi pare che ci siano queste grandissime novità per gli enti locali. Anzi, dire che la dotazione organica si può spingere fino al tetto di spesa massimo potenziale è anche meglio che dire che non può superare un determinato valore storico (che ne so: l’anno 2017) come si paventava con toni drammatici dopo le modifiche all’art. 6 del d.lgs. 165/2001 ad opera del d.lgs. 75/2017.

Poi vedremo se, anche questa volta, pareri, interpretazioni e deliberazioni, stravolgeranno ancora tutto.

Le Linee Guida si possono scaricare a questo link: http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/08-05-2018/linee-di-indirizzo-la-predisposizione-dei-piani-dei-fabbisogni-di



Che fine ha fatto il CCNL Funzioni Locali?

12 05 2018

AGGIORNAMENTO: Aran e Sindacati si incontreranno lunedì 21 maggio per la stipula definitiva del CCNL. 

 

Qualche giorno fa mi hanno chiesto tramite mail se ero a conoscenza che il CCNL lo avrebbero stipulato definitivamente ad ottobre. Mi è parso un po’ eccessivo come termine, quindi ho approfondito la questione con qualche contatto.

L’ipotesi è alla Corte dei conti. Secondo le versioni è all’ordine del giorno il 15 o il 17 maggio. Ci siamo, insomma.

Nel frattempo, ricordo, che è già stata diffusa una “errata-corrige” che ha sistemato alcune cose rispetto all’ipotesi del 21 febbraio scorso. Siccome mi sono reso conto che non tutti ce l’hanno, la riporto di seguito: Errata corrige 12 aprile 2018 Tra tutte, è importantissime la dichiarazione congiunta sui limiti al trattamento accessorio.

E il conto annuale? Sembra che sia da tempo alla Funzione Pubblica per un’occhiata finale, ma intanto la scadenza del 31 maggio si avvicina.

Non vi sentite anche voi un po’ in balìa di una certa improvvisazione complessiva?



Incentivi per funzioni tecniche: fuori dal limite!

27 04 2018

Finalmente è arrivata la parola “fine” alla questione se gli incentivi per funzioni tecniche di cui all’art. 113 del d.lgs. 50/2016 stiano dentro o fuori dal limite di cui all’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017 che prevede di non superare ogni anno il trattamento accessorio dell’anno 2016.

Ecco il principio di diritto:

“Gli incentivi disciplinati dall’art. 113 del d.lgs. n. 50 del 2016 nel testo modificato dall’art. 1, comma 526, della legge n. 205 del 2017, erogati su risorse finanziarie individuate ex lege facenti capo agli stessi capitoli sui quali gravano gli oneri per i singoli lavori, servizi e forniture, non sono soggetti al vincolo posto al complessivo trattamento economico accessorio dei dipendenti degli enti pubblici dall’art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017”.

ALLEGATO: SEZIONE AUTONOMIE – INCENTIVI TECNICI – DELIBERAZIONE 6/2018



Maggiorazione del segretario e limiti al trattamento accessorio

21 04 2018

Arriva la risposta della Corte dei conti della Lombardia alla domanda: anche la maggiorazione della retribuzione di posizione corrisposta al segretario rientra nei limiti del trattamento accessorio dell’anno 2016 come previsto dall’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017? Ne abbiamo parlato molto durante le giornate di formazione degli scorsi mesi. Adesso arriva un orientamento ufficiale.

Le conclusioni sono le seguenti:

La Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per la Regione Lombardia – ritiene che il compenso per la maggiorazione di posizione da attribuirsi al segretario comunale, nei termini espressi nel quesito in epigrafe, sia ricompresa nell’ammontare complessivo delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale e che sia soggetta ai limiti di spesa parametrati al 2016 di cui all’art. 23 D.Lgs. 75/2017.

ALLEGATO: CORTE CONTI LOMBARDIA – DELIBERAZIONE N. 116/2018



Tre cose sul nuovo fondo degli enti locali

14 04 2018

Eh, niente. Non ce l’ho fatta. Sui social sta girando la foto di Berlusconi che conta durante il discorso di Salvini. Ognuno la sta interpretando a suo modo, per cui mi sono detto che il Cavaliere sicuramente stava un po’ pensando anche al nostro fondo delle risorse decentrate, quello che uscirà dopo il CCNL 2016/2018.

Proviamoci.

 

 

 

 

L’art. 67 prevede la costituzione del fondo risorse decentrate. Il meccanismo prevede tre passaggi:

  1. Consolidare le risorse stabili del 2017 (art. 67 comma 1). Gli enti con la dirigenza dovranno farlo diminuendolo del valore delle posizioni organizzative del 2017. Se non già ricompreso nelle risorse stabili del 2017, va aggiunto lo 0,20% del monte salari 2001. Tutte le risorse stabili del 2017 confluiranno in un unico importo consolidato. Ci andrà anche  la decurtazione effettuata dal 2015 per il consolidamento delle decurtazioni del periodo 2011/2014.
  2. Di anno in anno il fondo potrà essere aumentato dalle finalità di parte stabile identificate all’art. 67 comma 2. Quindi, se una voce legittimamente rientrerà in tale casistica, poi si consoliderà nel tempo.
  3. Ogni anno il fondo potrà essere incrementato con risorse di parte variabile (art. 67 comma 3).

Ovviamente, il tutto dovrà essere contenuto nel limite dell’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017 (trattamento accessorio complessivo dell’anno 2016), ma forse questo Berlusconi non lo sa o non se lo ricorda più.

 



Le decorrenze del nuovo CCNL

8 04 2018

Mario Ferrari, in un recente numero di Personale News, ha riassunto le disposizioni dell’ipotesi di CCNL Funzioni Locali per decorrenza (o scadenza). In attesa di leggere la versione dopo la stipula definitiva, riporto di seguito l’interessante scaletta riassuntiva.



Gli incrementi del nuovo CCNL e il limiti all’accessorio

24 03 2018

Adesso che un po’ tutti abbiamo letto e riletto con più calma le nuove disposizioni che terranno banco per i prossimi anni, penso che abbiamo capito quello che è successo: c’è stata una grande apertura da parte del tavolo della contrattazione ad aumentare i valori economici delle indennità o creandone addirittura nuove come quelle per la polizia locale, ma allo stesso tempo è stato dappertutto affermato che il tutto dovrà avvenire nel rispetto dei limiti dell’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017.

Insomma, le nuove indennità e i valori dei compensi dovranno rientrare nel limite del trattamento accessorio del 2016. Se aumenti da una parte, riduci dall’altra, che poi è il gioco della coperta corta. Inevitabilmente, tutto questo, porterà ad un incremento delle criticità durante la contrattazione integrativa a cui è destinato il compito di dividere la torta.

Intanto, non si arresta nemmeno il fronte del terrorismo interpretativo: gli incrementi contrattuali (soprattutto quelli che decorreranno dal 2019 ad incremento della parte stabile del fondo per un importo di 83,20 euro a dipendente presente al 31 dicembre 2015), rientreranno nel limite dell’art. 23, comma 2 del d.lgs. 165/01? Io dico di no.

Primo, perché altrimenti non avrebbe avuto senso prevederli.

Secondo, perché se sul tavolo è stata messa quella cifra è perché la stessa rientrava già nei “piani finanziari” del governo e quindi è già considerata ai fini del pareggio di bilancio dei conti dello Stato.

Poi certo, non ci scommetterei mezzo euro che non arriveranno opinioni contrastanti e pertanto, sarebbe bello poter suggerire alle parti coinvolte di inserire una chiara dichiarazione congiunta, simile a quella che è stata inserita in fondo al CCNL delle Funzioni centrali: “in relazione agli incrementi del Fondo risorse decentrate previsti dall’art. 76, comma 3, lett. a), le parti ritengono concordemente che gli stessi, in quanto derivanti da risorse finanziarie definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza pubblica, non siano assoggettati ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti”.

E mi sbilancio: sono certo che verrà inserita. 😉

 



Cosa succede se non si costituisce il fondo?

17 03 2018

Nonostante gli occhi siano tutti puntati sull’ipotesi di CCNL delle Funzioni Locali, torno su un argomento sempre attuale ovvero come si concilia la costituzione del fondo con i principi contabili della contabilità armonizzata.

Trovo la Deliberazione 15/2018 della Corte dei conti del Molise di una chiarezza spiazzante e condivido quanto affermato.

In base a quanto previsto nell’allegato 4/2 al punto 5.2 del d.lgs. 118/2011, la giurisprudenza contabile ha evidenziato che la corretta gestione del fondo comprende tre fasi obbligatorie e sequenziali e che solamente nel caso in cui nell’esercizio di riferimento siano adempiute correttamente tutte e tre le fasi, le risorse riferite al fondo potranno essere impegnate e liquidate:

– la prima fase consiste nell’individuazione in bilancio delle risorse;

– la seconda fase consiste nell’adozione dell’atto di costituzione del fondo che ha la funzione di costituire il vincolo contabile alle risorse e svolge una funzione ricognitiva in quanto è diretta a quantificare l’ammontare delle risorse. Tale atto deve essere formale e di competenza del dirigente e, inoltre, deve essere sottoposto a certificazione da parte dell’organo di revisione (MIO COMMENTO: il “deve” non esiste in nessuna norma. Diciamo che è opinione della RGS che avvenga ciò);

– la terza ed ultima fase consiste nella sottoscrizione del contratto decentrato annuale che, secondo i nuovi principi della competenza finanziaria potenziata, costituisce titolo idoneo al perfezionamento dell’obbligazione. Infatti, alla sottoscrizione della contrattazione integrativa si impegnano le obbligazioni relative al trattamento accessorio e premiante (registrazione), imputandole contabilmente agli esercizi del bilancio di previsione in cui tali obbligazioni scadono o diventano esigibili.

Da quanto detto, a parere del Collegio, emerge che solamente nel momento in cui si completa l’iter appena descritto l’ente può impegnare il fondo e può pagare secondo il principio della competenza potenziata (esigibilità).

Quanto, poi, alla possibilità di considerare le somme riguardanti il fondo come residui da “trascinare” nella contrattazione degli anni successivi o, in alternativa, come economie di bilancio, la Sezione ricorda il principio per cui “nel caso di mancata costituzione del fondo nell’anno di riferimento, le economie di bilancio confluiscono nel risultato di amministrazione, vincolato per la sola quota del fondo obbligatoriamente prevista dalla contrattazione collettiva nazionale”.

Ne consegue, pertanto, che senza atto di costituzione del fondo la sola quota stabile del fondo, in quanto obbligatoriamente prevista dalla contrattazione collettiva nazionale, confluisce nell’avanzo vincolato e potrà essere spesa nell’anno successivo; diversamente, le risorse variabili restano definitivamente acquisite al bilancio come economie di spesa.

Da ultimo, viene evidenziato come le risorse trasportate, ancorché di parte stabile, debbono essere qualificate, nel fondo degli anni successivi, come risorse a carattere strettamente variabile, con espresso divieto, quindi, di utilizzarle per finanziare impieghi fissi e continuativi.

DELIBERAZIONE N. 15/2018 – CORTE CONTI MOLISE



Le posizioni organizzative fuori dal fondo: come stanno le cose

11 03 2018

Una delle criticità maggiori che ci saranno da gestire dopo la stipula del nuovo CCNL delle Funzioni locali, sarà il fatto che le posizioni organizzative, negli enti con la dirigenza, saranno imputate a bilancio e non più quale uscita del fondo delle risorse decentrate.

Peraltro, l’obiettivo, è stato quello di semplificare le relazioni sindacali in quanto, come noto, un maggior prelievo di risorse per posizioni organizzative, comportava, in precedenza e automaticamente, un’erosione delle somme a disposizione degli altri dipendenti.

Con il nuovo CCNL, in concreto, si viene a creare una situazione simile all’avere due fondi separati: uno delle risorse decentrate e uno per le posizioni organizzative. Il problema sta nel fatto che entrambi gli aggregati sono soggetti al limite dell’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017 (i comuni senza la dirigenza lo sanno da tempo, ormai…).

Quello che voglio sottolineare è che tra i “due fondi” non c’è alcun automatismo. Ecco perché.

  1. Se un ente destina meno risorse alle posizioni organizzative scatta l’art. 15 comma 7 che dice: “in caso di riduzione delle risorse destinate alla retribuzione di posizione e di risultato delle posizioni organizzative previste dal comma 5, si determina un corrispondente ampliamento delle facoltà di alimentazione del Fondo risorse decentrate, attraverso gli strumenti a tal fine previsti dall’art. 67, comma 2”. Non vi è quindi nulla di automatico, ma una possibilità di incremento.
  2. Se, invece, un ente volesse destinare più somme alle posizioni organizzative scatta l’art. 7 comma 4 lettera u) che prevede tra le materie di contrattazione: “l’incremento delle risorse attualmente destinate alla corresponsione della retribuzione di posizione e di risultato delle posizioni organizzative, ove implicante, ai fini dell’osservanza dei limiti previsti dall’art. 23, comma 2 del d. lgs. n. 75/2017, una riduzione delle risorse del Fondo di cui all’art. 67”. E quindi è necessario trovare l’intesa tra amministrazione e parti sindacali.