La decorrenza delle progressioni orizzontali

11 11 2017

Le progressioni orizzontali possono avere una decorrenza diversa dal 1 gennaio di ciascun anno?

Non rileviamo alcun problema a dare una decorrenza diversa alle progressioni orizzontali rispetto al 1 gennaio di ciascun esercizio. Nessuna disposizione contrattuale lo prevede e anche a livello nazionale le decorrenze non sempre coincidono con inizio anno.
Tale nostra convinzione è suggellata da quanto affermato dall’ARAN nella Relazione Illustrativa al CCNL 22.01.2004, laddove, commentando l’art. 34 del medesimo contratto viene indicato:
“L’importo complessivo da prelevare dalle citate risorse stabili deve essere calcolato (comma 2) con riferimento al valore annuo del compenso ivi compresa la quota della tredicesima mensilità. Questo comportamento è facilmente praticabile nel caso che la decorrenza sia stabilita al gennaio dell’anno di riferimento; qualora sia stata prevista una diversa data, (esempio: luglio del medesimo anno) il finanziamento del primo anno sarà pari a 7 mesi (sei mensilità più tredicesima), l’anno successivo il finanziamento a carico delle risorse decentrate sarà integrato con prelievo complessivo di ulteriori sei mensilità per un totale di tredici mensilità”.



La quota prevalente del fondo

31 10 2017

Prima di costituire definitivamente i fondi del trattamento accessorio dell’anno 2017, oltre a verificare i limiti previsti dall’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017, le amministrazioni devono anche ricordarsi di controllare se è stato rispettato il vincolo della quota prevalente destinata a performance. Il vincolo è stato introdotto dalla Riforma Brunetta direttamente all’articolo 40, comma 3-bis, del d.lgs. 165/2001 che nella versione attuale prevede: “La contrattazione collettiva integrativa assicura adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici, incentivando l’impegno e la qualità della performance, destinandovi, per l’ottimale perseguimento degli obiettivi organizzativi ed individuali, una quota prevalente delle risorse finalizzate ai trattamenti economici accessori comunque denominati ai sensi dell’articolo 45, comma 3”. Va rilevato, che a tale regola non sempre (sarebbe meglio dire “quasi mai”), gli enti sono riusciti a dare una concreta attuazione in quanto molto difficilmente i fondi degli enti locali possono essere destinati in quota prevalente alla produttività, semplicemente per il fatto che buona parte di essi sono già erosi dalle progressioni orizzontali, dalle indennità di comparto, dai compensi per gli incaricati di posizione organizzativa negli enti con la dirigenza e dalle varie indennità corrisposte a titolo di turno o di reperibilità.

Lo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica, nella circolare n. 7/2010[1] aveva affermato che alcune norme del d.lgs. 150/2009 non risultano applicabili se non a partire dalla stipulazione dei contratti collettivi, in quanto ne presuppongono l’entrata in vigore. Nel documento viene affermato: “È questo il caso della norma che impone di destinare alla produttività individuale la quota prevalente della retribuzione accessoria, la quale presuppone un intervento sulla struttura della retribuzione che può essere attuata solo con i successivi contratti collettivi (comma 3-bis dell’art 40 del d.lgs. n. 165 del 2001, nuovo testo)”.

La recente modifica apportate dal d.lgs. 75/2017 permette agli operatori di tirare il fiato in quanto viene chiaramente indicato che “la predetta quota è collegata alle risorse variabili determinate per l’anno di riferimento”. In altre parole questo significa che in fase di stanziamento di risorse aggiuntive si deve verificare che l’utilizzo sia destinato prevalentemente a performance. Pensando alle modalità di incremento del fondo a disposizione delle autonomie locali, la disposizione non sembra far sorgere alcun problema; se, infatti, pensiamo alle principali tre modalità di incremento del fondo ci accorgiamo che quasi automaticamente sono tutte destinate a incentivi di produttività.

Gli incrementi ai sensi delle specifiche disposizioni di legge, ad esempio, sono destinati a quella che viene chiamata produttività collettiva, ovvero per progetti, per gruppi di lavoro o attività specifiche. Gli aumenti del fondo attraverso l’istituto dell’articolo 15, comma 2, del CCNL 1° aprile 1999, cioè l’1,2% massimo del monte salari del 1997, sono finalizzate per espressa previsione della norma stessa a specifici obiettivi e quindi anche a performance. L’altra voce del fondo del salario accessorio spesso utilizzata dagli enti, l’articolo 15, comma 5, del CCNL 1° aprile 1999, si riferisce a incrementi del fondo correlati a nuovi servizi o processi dell’organizzazione. Come confermato anche dall’ARAN nell’ormai “famoso” parere al Comune di Scandicci[2], tali somme possono essere destinate a tutte le finalità di cui all’articolo 17, comma 2, del CCNL 1° aprile 1999e non solo alla produttività. È forse solo su tale incremento che l’attenzione delle amministrazione deve essere più elevata. Tutto questo, tra l’altro, sembra essere destinato ad una valutazione provvisoria e temporanea. Infatti l’articolo 19 del d.lgs. 150/2009 è stato totalmente riscritto andando a cancellare definitivamente le fasce del merito e demandando ai contratti nazionali la suddivisione delle somme tra performance organizzativa e performance individuale. Anche per questi motivi l’attesa per il contratto nazionale si fa sempre più interessante.

[1] http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/13-05-2010/circolare-n-72010

[2] http://www.gianlucabertagna.it/wp-content/uploads/2015/06/parere_ARAN-SU-ART.-15-COMMA-5.pdf



Soluzioni per gli incentivi tecnici?

21 10 2017

Non c’è dubbio che in materia di salario accessorio, la questione che tiene banco in questo periodo è l’inclusione degli incentivi per le funzioni tecniche di cui al d.lgs. 50/2016. Premesso che ci salveremo solo se il legislatore ci tende una mano, nel frattempo iniziano i tentativi per trovare soluzioni al problema. Riporto di seguito una possibilità che mi appare comunque interessante (almeno dal punto di vista delle riflessioni).

Questa la proposta: Questo Ente sta costituendo il fondo risorse contrattazione integrativa  relativo all’anno 2017.  Dovendo rispettare il limite del trattamento accessorio complessivo anno 2016 e dovendo aggiungere al salario accessorio anche gli incentivi della progettazione (art.113 D.Lgs. 50/2016)  si sta  valutando la possibilità  di ricalcolare il salario accessorio complessivo dell’anno 2016. Ossia al fondo già costituito e ripartito, si aggiungerebbe una somma pari all’80% del 2% dell’importo dei lavori, servizi e forniture poste a base di gara dal 19 aprile  al 31.12.2016.  Con tale operazione si avrebbero sia per l’anno 2016 e che per l’anno 2017  voci omogenee.

Queste le mie considerazioni: Il percorso indicato si ritiene teoricamente realizzabile, anche se, a ben vedere, rivedendo la costituzione del fondo 2016 aggiungendo gli incentivi per funzioni tecniche, si verificherebbe (quasi sicuramente) lo sforamento rispetto al “tetto” dell’anno 2015 che porterebbe al cosiddetto “superamento del vincolo finanziario” da recuperare sui fondi degli anni successivi. In altre parole, la proposta dell’ente è quella di conteggiare nel limite del 2016 (ma senza di fatto rivedere la costituzione “ufficiale” del fondo) gli incentivi per funzioni tecniche di competenza del medesimo anno 2016 e gestire dal 2017 in poi tale limite. Il suggerimento appare di buon senso e di logica, visto che le interpretazioni della Corte dei Conti Sezione delle Autonomie (Deliberazioni n. 7/2017 e 24/2017) sono state diffuse quest’anno, ma darebbe, inevitabilmente, un risultato oggettivo di superamento del limite nell’anno 2016. È un impasse da cui è davvero difficile uscire e sulla quale è difficile valutare ogni ulteriore indicazione.

Ci permettiamo di evidenziare solo due aspetti ancora:

  • Non è possibile conteggiare nel 2015 come rilevanti ai fini dei limiti le progettazioni interne di cui al d.lgs. 163/06 (le norme sono totalmente diverse – si veda anche Corte Conti Emilia Romagna n. 152/2017);
  • Non è possibile erogare gli incentivi senza la preventiva contrattazione e il successivo regolamento (Corte di Cassazione – Sentenza n. 13937/2017).

… elementi di riflessione, che hanno mille criticità da una parte o dall’altra. Me ne rendo conto. Ma tutta sto mare in burrasca non l’abbiamo voluto noi che semplicemente proviamo solo a nuotarci dentro.



Incentivi funzioni tecniche: stanno nei limiti del trattamento accessorio

12 10 2017

La Sezione Autonomie della Corte dei conti con la Deliberazione n. 24/2017 ha confermato che gli incentivi per funzioni tecniche di cui al D.lgs. 50/2016 rimangono nei limiti del trattamento accessorio di cui all’art. 23 del d.lgs. 75/2017.

Potete trovare al seguente LINK un mio primo commento:

INCENTIVI FUNZIONI TECNICHE – CLICCA QUI



Il file per il calcolo del fondo 2017

10 09 2017

Sull’ultimo numero di Personale News ho proposto un file di calcolo/verifica del fondo dell’anno 2017. Sono partito, come sempre, dal file che nel 2014 ha proposto l’ARAN, aggiornandolo con i recenti orientamenti interpretativi.

Lo condivido anche sul mio sito, insieme alle “istruzioni” per la compilazione.

L’avvertenza è scontata. Il file di Excel proposto dall’ARAN e qui aggiornato è solamente un metodo di calcolo e di verifica dei limiti imposti dal legislatore. Non è legge e non è verità assoluta. È un metodo. E come tale, ogni ente, potrebbe discostarsene, modificandolo a piacimento (cercando di rispettare, ovviamente, i princìpi ormai consolidati) oppure adottare anche altri sistemi di calcolo.

ALLEGATO: FILE DI EXCEL PER CALCOLO DEL FONDO FINO AL 2017

 

  1. Premessa

Quello in allegato è un foglio di calcolo per la costituzione del fondo dell’anno 2017. Ho cercato di aggiornarlo sulla base delle novità dell’art. 23 del d.lgs. 75/2017, senza peraltro dimenticare i vari passaggi sui limiti degli ultimi anni, in modo particolare l’art. 9, comma 2-bis, del d.l. 78/2010 e l’art. 1, comma 236, della legge 208/2015.

Come è noto, l’ARAN, nel 2014 ha proposto un file di Excel per il calcolo delle varie limitazioni alla luce delle diverse interpretazioni sia per quanto riguarda il sistema di verifica, sia per quanto riguarda le voci incluse e le voci escluse. Negli anni, anche noi ci siamo “divertiti” ad aggiornare tale strumento sulla base degli elementi che via via cambiavano o che l’ARAN aveva dimenticato di inserire.

Quello che trovate di seguito, è quindi un file un po’ rimaneggiato. Sono presenti solo le colonne degli anni 2016 e 2017 (per la verifica dell’art. 23 del d.lgs. 75/2017).

Di seguito, rappresento le principali modifiche rispetto al file originario predisposto dall’ARAN, ricordando brevemente la regola per l’anno 2017: il totale del trattamento accessorio non può essere superiore a quello dell’anno 2016, senza più verificare la riduzione del personale dal servizio.

 

  1. Risorse stabili

 

DESCRIZIONE Anno 2016 Anno 2017
Risorse stabili    
UNICO IMPORTO CONSOLIDATO ANNO 2003 – (ART. 31 C.2 CCNL 2002-05)    
INCREMENTI CCNL 2002-05 – (ART. 32 CC. 1,2,7)    
INCREMENTI CCNL 2004-05 – (ART. 4. CC. 1,4,5 PARTE FISSA)    
INCREMENTI CCNL 2006-09 – (ART. 8. CC. 2,5,6,7 PARTE FISSA)    
RISPARMI EX ART. 2 C. 3 D.LGS 165/2001    
RIDETERMINAZIONE PER INCREMENTO STIPENDIO – (DICHIARAZIONE CONGIUNTA N.14 CCNL 2002-05 – N.1 CCNL 2008-09)    
INCREMENTO PER RIDUZIONE STABILE STRAORDINARIO – (ART. 14 C.1 CCNL 1998-2001)    
INCREMENTO PER PROCESSI DECENTRAMENTO E TRASFERIMENTO FUNZIONI – (ART.15, C.1, lett. L), CCNL 1998-2001)    
INCREMENTO PER RIORGANIZZAZIONI CON AUMENTO DOTAZIONE ORGANICA – (ART.15, C.5, CCNL 1998-2001 PARTE FISSA)    
RIA E ASSEGNI AD PERSONAM PERSONALE CESSATO – (ART. 4, C.2, CCNL 2000-01) – DAL 2011    
RIDUZIONI FONDO PER PERSONALE ATA, POSIZIONI ORGANIZZATIVE, PROCESSI ESTERNALIZZAZIONE (con segno meno)    
DECURTAZIONI DEL FONDO – PARTE FISSA    
CONSOLIDAMENTO DECURTAZIONE ANNI 2011-2014 DAL 2015 IN POI    

 

In tale sezione non abbiamo fatto modifiche rilevanti, se non l’introduzione (come accaduto anche nella Tabella 15 del Conto Annuale) del consolidamento della decurtazione operata per effetto della prima parte dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. 78/2010 ovvero quella rilevante per gli anni 2011-2014.

Ricordiamo che tale decurtazione effettuata a decorrere dall’anno 2015, la troveremo ora sempre nella costituzione di tutti gli anni futuri.

Invece, la voce “Decurtazione del fondo – parte fissa” è destinata a ricevere l’importo dell’eventuale superamento del limite dell’anno 2016 così come previsto dall’art. 23 del d.lgs. 75/2017.

Riteniamo che il fondo vada prima costituito con le regole contrattuali e solo al termine si verifichi il rispetto del limite finanziario. Nello specifico, se un l’ente avesse dipendenti che cessano con la retribuzione individuale di anzianità in godimento, la corrispondente voce andrebbe comunque incrementata, fermo restando, successivamente indicare con il segno “meno” l’eventuale sforamento del limite del 2016.

Da ultimo, segnaliamo di aver inserito anche la voce “RIDUZIONI FONDO PER PERSONALE ATA, POSIZIONI ORGANIZZATIVE, PROCESSI ESTERNALIZZAZIONE (con segno meno)” in quanto alcuni enti preferiscono avere un dettaglio a parte di tale voce.

 

  1. Risorse variabili rilevanti ai fini dei limiti.

In questa sede non entriamo nel merito della questione, ma ci occupiamo solo di calcoli aritmetici. Siccome, ad oggi la deliberazione n. 7/SEZAUT/2017/QMIG[1] della sezione delle Autonomie non è ancora stata smentita né dal legislatore né da se stessa, abbiamo inserito una riga per accogliere gli importi degli incentivi per funzioni tecniche così come previsto dall’art. 113 del d.lgs. 50/2016[2].

Non abbiamo modificato le altre voci.

 

Risorse variabili soggette al limite    
SPONSORIZZAZIONI, ACCORDI COLLABORAZIONE, ECC. – (ART. 43, L. 449/1997; ART. 15, C.1, lett. D), CCNL 1998-2001)    
RECUPERO EVASIONE ICI – (ART. 4, C.3, CCNL 2000-2001; ART. 3, C. 57, L.662/1996, ART. 59, C.1, lett. P), D.LGS 446/1997)    
SPECIFICHE DISPOSIZIONI DI LEGGE – (ART. 15 C. 1 lett. K) CCNL 1998-01)    
INTEGRAZIONE FONDO CCIAA IN EQUILIBRIO FINANZIARIO – (ART. 15, C.1, lett. N), CCNL 1998-2001)    
NUOVI SERVIZI E RIORGANIZZAZIONI SENZA AUMENTO DOTAZIONE ORGANICA – (ART.15, C.5, CCNL 1998-2001 PARTE VARIABILE)    
INTEGRAZIONE 1,2% – (ART. 15, C.2, CCNL 1998-2001)    
MESSI NOTIFICATORI – (ART. 54, CCNL 14.9.2000)    
COMPENSI PROFESSIONALI LEGALI IN RELAZIONE A SENTENZE FAVOREVOLI – (ART. 27, CCNL 14.9.2000)    
INCENTIVI PER FUNZIONI TECNICHE – (ART. 15, C.1 lett. K), CCNL 1998-2001, ART. 113, D.LGS. 50/2016)    

 

  1. Risorse variabili NON rilevanti ai fini dei limiti.

Abbiamo mantenuto le voci già escluse originariamente dall’ARAN nel suo file, aggiungendone solo una ovvero il recupero sui fondi degli eventuali “errori” relativi agli anni precedenti ai sensi dell’art. 4 del d.l. 16/2014, convertito in legge 68/2014. Riteniamo che tale voce vada tra quelle escluse, in quanto diversamente, si andrebbe a ridurre il fondo rilevante ai fini dei limiti, non garantendo un confronto omogeneo con i dati precedenti (o la riduzione del personale per gli anni fino al 2016).

Risorse variabili NON soggette al limite    
ECONOMIE FONDO ANNO PRECEDENTE – (ART. 17, C.5, CCNL 1998-2001)    
ECONOMIE FONDO STRAORDINARIO CONFLUITE – (ART. 14, C.4, CCNL 1998-2001)    
FONDO PER LA PROGETTAZIONE E L’INNOVAZIONE – (ART. 15, C.1 lett. K), CCNL 1998-2001; ART. 93, C. 7 E SS.,  D.LGS. 163/2006)    
COMPENSI PROFESSIONALI LEGALI IN RELAZIONE A SENTENZE FAVOREVOLI – (ART. 27, CCNL 14/9/2000)    
SPONSORIZZAZIONI, ACCORDI DI COLLABORAZIONE, COMPENSI ISTAT, ECC.(ART. 43, L. 449/1997; ART. 15, C.1, lett. D), CCNL 1998-2001)    
RECUPERO FONDI ANNI PRECEDENTI (ART. 4 DEL D.L. 16/2014)    
RISORSE PIANI RAZIONALIZZAZIONE E RIQUALIFICAZIONE SPESA – (ART. 15, COMMA 1, lett. K); ART. 16, COMMI 4 E 5, DL 98/2011)    

Ricordiamo che la voce relativa alle “Sponsorizzazioni, accordi di collaborazione, compensi Istat, ecc.” appare sia tra le voci rilevanti che tra quelle escluse in virtù di quanto affermato dalla RGS nella Circolare n. 16/2012: “Si tratta in primo luogo degli incarichi aggiuntivi effettuati dal personale in regime del cosiddetto “conto terzi” esplicitato dalla circolare n. 12/2011, incarichi da intendersi come commissionati e remunerati dall’esterno dell’Amministrazione. Attengono a questa fattispecie, a titolo esemplificativo, le risorse trasferite all’Amministrazione per incarichi nominativamente affidati a specifici dipendenti, le risorse trasferite dall’ISTAT per il censimento 2011, gli incrementi del fondo realizzati con risorse dell’Unione Europea (ove consentito dalla normativa contrattuale di livello nazionale), nonché, per i casi in cui tale attività non risulti ordinariamente resa dalle Amministrazioni, i proventi per nuove convenzioni per la quota conferita al fondo ai sensi dell’art. 43 comma 3 della legge n. 449/1997.

Spetterà al singolo ente valutare in quale situazione concreta si trova.

Lo stesso dicasi per i Compensi per l’Avvocatura, alla luce di quanto statuito dalla Corte dei Conti Sezioni Riunite nella Deliberazione n. 51/2011.

 

  1. Le posizioni organizzative negli enti senza la dirigenza.

Più volte abbiamo sostenuto su questa rivista che nel limite imposto dal legislatore siano da ricomprendere tutti i trattamenti accessori e quindi non solo le somme che trovano spazio all’interno del cosiddetto “fondo”. La sezione delle Autonomie della Corte dei Conti, con la deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG[3], ha ritenuto che rientrino anche i compensi relativi alla retribuzione di posizione e di risultato di competenza dei dipendenti incaricati di posizione organizzativa negli enti senza la dirigenza, ancorché l’imputazione avvenga a bilancio e non al fondo del salario accessorio.

Da sempre, quindi, abbiamo aggiornato il file dell’ARAN prevedendo uno spazio per indicare tali valori, che, come suggerito da diverse sezioni regionali della Corte dei Conti, non sono da verificare singolarmente, ma nel totale complessivo del salario accessorio.

 

 

 

[1] http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_autonomie/2017/delibera_7_2017_qmig.pdf

[2] Per qualche riflessione, in attesa di chiarimenti: http://www.gianlucabertagna.it/2017/07/25/incentivi-per-funzioni-tecniche-limiti-al-fondo-e-alle-spese-di-personale/

[3] https://www.aranagenzia.it/attachments/article/3191/Delibera%20Corte%20conti%20autonomie%20n.26-2014.pdf



Seconda considerazione su controllo revisori al decentrato

2 09 2017

La mia seconda personale considerazione in merito al sistema dei controlli che l’organo di revisione pone in essere in merito alla contrattazione integrativa decentrata alla luce de Vademecum predisposto dalla RGS e che si può scaricare QUIriguarda

2. Il contenuto del controllo in materia di contrattazione

Per l’analisi parto da quanto indicato nelle premesse al documento stesso, laddove si precisa che l’attività dell’Organo di Revisione deve essere una:

Collaborazione qualificata: l’attività di revisione amministrativo-contabile in capo ai revisori dei conti deve assumere le caratteristiche della collaborazione qualificata prestata agli uffici amministrativi ed agli organi deliberanti dell’ente od organismo pubblico, ai fini del buon andamento della gestione; ciò sia perché il revisore è parte di un organo dell’ente, legislativamente o statutariamente previsto, sia perché la funzione del controllo è tanto più efficace quanto più è stata preceduta dall’attività di collaborazione. Tale collaborazione, però, non va intesa nel senso che i revisori ed i sindaci possono assumere funzioni proprie dell’organo di amministrazione, in quanto resterebbe annullata, o di molto attenuata, la dialettica a cui devono essere improntati i rapporti tra gli organi deliberanti e di controllo.

Mi pare di capire che il revisore non possa sostituirsi a chi deve adottare la decisione nell’individuazione di quali azioni porre in essere, quanto piuttosto concentrarsi sul verificare il rispetto delle norme e dei limiti finanziari.

Nell’allegato al Vademecum viene proposto anche un modello per la certificazione della contrattazione integrativa decentrata. Anche da tale documento si evince la natura di tale controllo, certamente più finalizzata a verificare la compatibilità dei fondi e dei contratti alle disposizioni vigenti e ai limiti finanziari, piuttosto che al merito delle scelte dell’amministrazione e delle rappresentanze sindacali.



Per i revisori dei conti: ecco il vademecum del controllo (1)

20 08 2017

La Ragioneria Generale dello Stato, con la Circolare n. 20/2017, ha redatto un vero e proprio Vademecum per la revisione contabile nelle amministrazioni pubbliche, con qualche riflesso anche per gli enti locali.

Il documento si può scaricare a questo link: http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/CIRCOLARI/2017/20/Circolare_Vademecum_per_la_revisione_amministrativo-contabile_degli_enti_e_organismi_pubblici_x_Ed._2017.pdf

Le indicazioni della RGS appaiono quanto mai importanti e, salvo ulteriori approfondimenti, mi permetto due osservazioni, in due diverse puntate, in merito al controllo della contrattazione decentrata.

1. I tempi del controllo.

Ancora una volta la RGS sostiene che i Revisori dei conti debbano certificare anche la costituzione del Fondo del salario accessorio e non solo l’ipotesi di contratto integrativo decentrato. Addirittura, viene affermato, che gli enti dovrebbero redigere la Relazione Tecnico Finanziaria anche in sede di costituzione del Fondo. Ora, se la cosa può avere un senso e una logica (una volta che vi è la certificazione, in fase di contrattazione integrativa decentrata si ha la certezza delle somme a disposizione), non si può non evidenziare che tale procedura allungherebbe ancor di più i tempi per la stipula del CCDI. Non sempre gli organi di revisione, infatti, riescono a gestire le proprie relazioni nel termine dei 15 giorni previsti dal CCNL degli enti locali. Pensiamo, poi, cosa potrebbe succedere se l’ente decide di rivedere la propria costituzione del fondo: servirebbe una nuova relazione, un nuovo parere del Revisore, ecc. ecc. Non mi resta che invocare una giusta dose di buon senso che tutte le parti in gioco dovrebbero mettere in campo. Anche perchè, dal punto di vista giuridico, l’art. 40 comma 3-sexies  del d.lgs. 165/2001 prevede tale Relazione Tecnico Finanziaria e quella dell’Organo di Revisione solo in fase di ipotesi del Contratto Decentrato. [1]

A breve la seconda considerazione…

[1] (3-sexies. A corredo di ogni contratto integrativo le pubbliche amministrazioni, redigono una relazione tecnico-finanziaria ed una relazione illustrativa, utilizzando gli schemi appositamente predisposti e resi disponibili tramite i rispettivi siti istituzionali dal Ministero dell’economia e delle finanze di intesa con il Dipartimento della funzione pubblica. Tali relazioni vengono certificate dagli organi di controllo di cui all’articolo 40-bis, comma 1).

 



Incentivi per funzioni tecniche, limiti al fondo e alle spese di personale

25 07 2017

Se c’è una cosa in cui credo fermamente (giuridicamente parlando) è che quando vi è la necessità di confrontare due valori a cavallo di due esercizi finanziari, sia da rispettare il criterio dell’omogeneità dei dati.

Pensiamo alle situazioni di “casa nostra”: spese di personale, turn-over, lavoro flessibile, limitazioni al fondo del salario accessorio. Ogni volta si prende a riferimento o l’anno precedente o un triennio o un anno ben definito. Quindi, quello che dobbiamo fare è “confrontare” un determinato aggregato di un anno con quello di un esercizio che il legislatore ci indica. Ma per fare questo non possiamo non basarci su quello che per me è un dogma di fede (sempre giuridicamente parlando): i dati del confronto devono essere omogenei. Ogni altra conclusione potrebbe portare a risultati a favore o a sfavore, tra l’altro facilmente adeguabili al proprio fine. E questo non mi piace. Più oggettività abbiamo e più siamo al riparo da un giudizio negativo finale. La prima oggettività risiede proprio nel dato omogeneo, almeno lì, non si può barare.

Che poi, è quello che ha sintetizzato benissimo la Corte dei Conti della Liguria nella Deliberazione n. 58/2017 che nell’affrontare la “drammatica” questione dell’inclusione o meno degli incentivi per le funzioni tecniche nei limiti del fondo del salario accessorio (ora disciplinati dall’art. 23 del d.lgs. 75/2017) e delle spese di personale ha affermato: “Non sarebbe, dunque, logico né legittimo contrapporre due limiti di spesa il cui ammontare sia composto da voci differenti”.

Di fronte a queste parole, con le quali i magistrati hanno rimandato tutta la questione alla Sezione Autonomie, mi sono un attimo fermato e ho benedetto il cielo (ovviamente giuridicamente parlando).

Ora, non ci resta che attendere il verbo definitivo.

ALLEGATO: Corte dei Conti Liguria – Deliberazione n. 58/2017



Corte Conti Sardegna e incrementi del fondo accessorio

8 07 2017

Due recenti deliberazioni della Corte dei conti della Sardegna aiutano gli operatori degli enti locali a focalizzare alcuni aspetti sulla costituzione del fondo del salario accessorio. Al di là della novità portata dall’articolo 23, comma 2, del Dlgs 75/2017 che ha posto il tetto finanziario al trattamento accessorio dell’anno 2016 senza più operare la decurtazione per i dipendenti che cessano dal servizio, le modalità di quantificazione delle poste del fondo rimangono quelle previste dai contratti nazionali di lavoro come vincolate dall’articolo 40 del Dlgs 165/2001. Ai magistrati contabili sardi sono quindi state poste due questioni particolarmente interessanti: come si calcolano questi limiti in caso di costituzione di un’Unione di comuni e quali risorse possono integrare il salario accessorio in caso di mancato rispetto del patto di stabilità o del pareggio di bilancio.

… per continuare a leggere l’articolo cliccare qui…



Un esempio sul trattamento accessorio 2017

25 06 2017

Come noto l’art. 23 del d.lgs. 75/2017 prevede: “a decorrere dal 1° gennaio 2017, l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016. A decorrere dalla predetta data l’articolo 1, comma 236, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 è abrogato. Per gli enti locali che non hanno potuto destinare nell’anno 2016 risorse aggiuntive alla contrattazione integrativa a causa del mancato rispetto del patto di stabilità interno del 2015, l’ammontare complessivo delle risorse di cui al primo periodo del presente comma non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2015, ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio nell’anno 2016”.

Proviamo a fare qualche esempio concreto e vediamo quali situazioni possono accadere.

Calcoliamo innanzitutto il limite dell’anno 2016.

RETRIBUZIONEACCESSORIA ANNO 2015: 100
Calcolo del limite sulla base del metodo della “semisomma
1° gennaio 2015: 22

31 dicembre 2015: 18

Media dipendenti: 20

1° gennaio 2016: 18

31 dicembre 2016: 18

Media dipendenti: 18

DETERMINAZIONE DEL LIMITE 2016

Riduzione del personale: 10%

Applicando tale percentuale al trattamento accessorio dell’anno 2015 risulta: 100-10% = 90

che costituisce il limite del fondo per l’anno 2016.

Ora, nel nostro caso, 90 costituisce il limite del salario accessorio del 2016.

Nel 2016, per quanto riguarda l’effettiva costituzione del fondo, avrebbero potuto verificarsi questi casi:

A Fondo costituito: 87 È il caso in cui un ente procede alla costituzione del fondo in un importo inferiore al limite, stanziando, ad esempio meno risorse variabili rispetto all’anno di riferimento e comunque al di sotto del limite.
B Fondo costituito: 90 È il caso in cui un ente costituisce il fondo esattamente pari al limite stanziando risorse variabili proprio fino a concorrenza del tetto
C Fondo costituito: 95

Decurtazione operata: -5

Fondo effettivo: 90

È il caso in cui l’ente si è ritrovato un fondo più alto del limite dopo aver applicato le disposizioni contrattuali (ad esempio la RIA dei cessati). In questo caso si è di fronte ad una costituzione di 95 ridotta però di 5 per l’applicazione dell’art. 1 comma 236.

Cosa succede nel 2017?

Il Comune A, avrà un limite pari a quanto effettivamente costituito cioè di 87.

I Comuni B e C avranno invece un limite pari a 90.

Morale: ancora una volta gli enti più virtuosi si ritrovano doppiamente penalizzati.