Posizioni organizzative: è arrivato il 20 maggio

18 05 2019

A pochi giorni dalla “scadenza” prevista dall’art. 13 comma 3 del CCNL 21.05.2018 sugli incarichi di posizione organizzativa, ci si è chiesti se il termine indicato (cioè il 20 maggio 2019) fosse un termine ordinatorio o perentorio.

Mentre l’ARAN non ha dubbi – infatti il parere CFL 6 chiude affermando chiaramente che  tutti gli incarichi scadono al 20 maggio – evidentemente le cose non sono chiarissime.

La cosa che più di tutte mi fa sorridere è che il problema ce lo poniamo a tre giorni dalla scadenza. Cioè: avevamo un anno intero – dico: 365 giorni di tempo – per buttare giù (o confermare) i criteri di nomina, revoca e pesatura, e siamo, nonostante tutto, riusciti ad arrivare all’ultimo con il fiato sospeso e allora la questione qual è?: termine ordinatorio o perentorio.

Io sorrido.

E aggiungo il mio personale pensiero: è evidente che negli enti senza la dirigenza come ben previsto dall’art. 17 comma 1 del CCNL 21.05.2018, gli incaricati di posizione organizzativa sono (automaticamente) i responsabili delle strutture apicali nominati ai sensi dell’art. 109 del TUEL. Questi ultimi incarichi non scadono di certo al 20 maggio, ma si concludono nei termini che ciascun ente ha individuato nel proprio regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi. Quindi, il responsabile nominato ai sensi dell’art. 109, tale rimane. Semmai, visto che l’istituto delle posizioni organizzative è di natura contrattuale, ci si chiede quale importo di retribuzione di posizione riconoscere se non c’è la pesatura richiesta dal nuovo CCNL. Anche perchè, va ricordato, l’ARAN ha sempre detto (per me giustamente) che una pesatura non potrà avere decorrenza anteriore alla stessa. Ad esempio, questo lo dice l’orientamento RAL 300



Da quando le nuove regole sul trattamento accessorio?

10 05 2019

Avete già fatto il ricalcolo del fondo del trattamento accessorio dopo le novità del decreto “crescita”? Sieti riusciti a capire la disposizione contenuta nell’art. 33 comma 2 del d.l. 34/2019?

Spero che la risposta, almeno alla prima domanda, sia “no”. In effetti, secondo me, non c’è fretta. Per prima cosa il decreto deve essere convertito in legge e sappiamo bene quanto sia ormai abitudine modificare sostanzialmente i testi delle disposizioni rispetto alla prima stesura uscita dal Consiglio dei ministri.

In secondo luogo, a me pare che la questione del trattamento accessorio sia strettamente correlata alla prima parte della norma, cioè quella che prevede che i nuovi meccanismi che si attiveranno per verificare le capacità assunzionali degli enti locali decorreranno dalla data stabilita in un decreto da adottare entro sessanta giorni (:-)) dall’entrata in vigore delle disposizioni. Infatti, la previsione del nuovo calcolo per quantificare il limite al trattamento accessorio, è scritta tutta di fila, senza neppure andare a capo, come fosse una conseguenza della prima parte che analizza i limiti sulle assunzioni. Tra l’altro, tale regola è prevista anche al comma 1, quello per le regioni. Se fosse stata immediatamente operativa non sarebbe stato più corretto prevedere un comma apposito di modifica/integrazione dell’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017? Scritta così, tutto fa pensare quindi che il tutto sia correlato e si dovrà attendere pertanto la data indicata dal decreto attuativo.

Ci sono poi un po’ di problemi applicativi della disposizione. Pensiamo solo che vi è scritto all’interno del testo che è riferita solo ai comuni. Pensiamo anche che non si capisce se integra o sostituisce il tetto dell’anno 2016. Oppure, pensiamo che siccome il parametro è riferito ai dipendenti che si assumono o cessano, solo a fine anno gli enti sapranno il saldo su cui calcolare l’eventuale quota media-procapite ad incremento del limite. Tanti misteri, insomma, per i quali speriamo si troverà una prima soluzione in sede di conversione e poi successivamente nel decreto di specificazione dopo il passaggio in Conferenza Unificata.

 

ART. 33 COMMA 2 DEL D.L. 34/2019

A decorrere dalla data individuata dal decreto di cui al presente comma, anche per le finalità di cui al comma 1[1], i comuni possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato in coerenza con i piani triennali dei fabbisogni di personale e fermo restando il rispetto pluriennale dell’equilibrio di bilancio asseverato dall’organo di revisione, sino ad una spesa complessiva per tutto il personale dipendente, al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione, non superiore al valore soglia definito come percentuale, differenziata per fascia demografica, delle entrate relative ai primi tre titoli delle entrate del rendiconto dell’anno precedente a quello in cui viene prevista l’assunzione, considerate al netto del fondo crediti dubbia esigibilità stanziato in bilancio di previsione. Con decreto del Ministro della pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro dell’interno, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono individuate le fasce demografiche, i relativi valori soglia prossimi al valore medio per fascia demografica e le relative percentuali massime annuali di incremento del personale in servizio per i comuni che si collocano al di sotto del predetto valore soglia. I predetti parametri possono essere aggiornati con le modalità di cui al secondo periodo ogni cinque anni. I comuni in cui il rapporto fra la Spesa di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione, e le predette entrate correnti dei primi tre titoli del rendiconto risulta superiore al valore soglia di cui al primo periodo adottano un percorso di graduale riduzione annuale del suddetto rapporto fino al conseguimento nell’anno 2025 del predetto valore soglia anche applicando un turn over inferiore al 100 per cento. A decorrere dal 2025 i comuni che registrano un rapporto superiore al valore soglia applicano un turn over pari al 30 per cento fino al conseguimento del predetto valore soglia. Il limite al trattamento accessorio del personale di cui all’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 27 maggio 2017, n. 75 è adeguato, in aumento o in diminuzione, per garantire l’invarianza del valore medio pro-capite, riferito all’anno 2018, del fondo per la contrattazione integrativa nonché delle risorse per remunerare gli incarichi di posizione organizzativa, prendendo a riferimento come base di calcolo il personale in servizio al 31 dicembre 2018”.

[1] Le finalità del comma 1 sono: “consentire l’accelerazione degli investimenti pubblici, con particolare riferimento in materia di mitigazione rischio idrogeologico, ambientale, manutenzione di scuole e strade, opere infrastrutturali, edilizia sanitaria e gli altri programmi previsti dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145”.



Un limite unico sul trattamento accessorio

22 04 2019

Si diffonde sempre più l’orientamento per il quale il limite del trattamento accessorio di cui all’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017 sia da considerare nel suo complesso e non voce per voce. Cosa intendo dire? Come sappiamo il “tetto” dell’anno 2016 (e la relativa verifica annuale) non si misura solo sul parametro del Fondo risorse decentrate, ma è un concetto più ampio. Ci sono voci del Fondo che non rientrano nel limite e ci sono voci che non sono nel Fondo ma che rientrano invece nel campo di applicazione della norma.

L’ennesima conferma che non si tratta di un limite da verificare sulle singole componenti, ma su un importo complessivo con la possibilità che gli aggregati di anno in anno si modifichino, è arrivata dalla Corte dei Conti della Puglia con la deliberazione n. 27/2019/PAR assolutamente in linea con quanto già affermato con la deliberazione n. 100/2017/PAR dai magistrati dell’Emilia-Romagna.

Adesso, la parola passa al Conto annuale e alle temutissime Tabella 15 e Tabella SICI nelle quali ci vengono, appunto, chiesti i dati sul monitoraggio della contrattazione integrativa decentrata.

Il CCNL del 21 maggio 2018 ha lasciato il segno e quindi sicuramente vi saranno delle modifiche all’impianto delle tabelle, tenuto soprattutto conto del fatto che dal 2018 tutti gli enti hanno gli importi delle posizioni organizzative imputati a bilancio. Come cambieranno le rilevazioni? Staremo a vedere.

Nel frattempo, è certo che anche il fondo dello straordinario dovrà essere conteggiato all’interno del limite dell’anno 2016 e di conseguenza di anno in anno per il rispetto del tetto. La cosa non dovrebbe però destare allarme: il fondo dello straordinario è un importo ormai consolidato, stabile, pari a quello dell’anno 1998 meno il 3%.



La Sezione Autonomie su Codice strada e straordinario

13 04 2019

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Contratto integrativo giuridico ed economico

8 04 2019

Le cose sono cambiate e io credo che dobbiamo abituarci a fare in modo che vi sia tale cambiamento.

Continuo a sentire frasi di questo tipo: “La mia amministrazione ha stipulato un contratto solo giuridico” oppure “nel mio ente abbiamo definito solo i criteri giuridici” e poi “ogni anno stipuleremo un contratto economico”.

Tutto ciò, che poteva eventualmente funzionare fino allo scorso anno, è in contrasto con il nuovo CCNL 21.05.2018.

I contratti integrativi SONO giuridici ed economici. Insieme. Contestualmente. Unicamente. E sono TRIENNALI. Eventualmente, ma non obbligatoriamente, di anno in anno si potranno eventualmente cambiare i criteri di destinazione tra le diverse finalità.

Lo so che da vent’anni* abbiamo fatto in altro modo, ma ora non è più così. E io credo che sia importante provarci. Così è scritto agli articolo 7 e 8 del CCNL 21.05.2018.

*(p.s. avete fatto gli auguri ai CCNL del 1999 qualche giorno fa?)



Posizioni organizzative. Come si decidono gli importi

24 03 2019

Io penso che uno dei principali “errori” nella quantificazione della retribuzione di posizione spettante ai dipendenti incaricati di posizione organizzativa, sia quello di ritenere che l’importo dipenda esclusivamente dal risultato della graduazione (o pesatura) delle aree.

Non è così. Il procedimento non è: “peso le aree, stabilisco la retribuzione di posizione e stanzio”, ma è semmai il contrario: “stanzio e sulla base della pesatura attribuisco retribuzione di posizione nel rispetto dello stanziato”.

Infatti, quello delle posizioni organizzative non è un fondo, simile a quello delle risorse decentrate, ma è uno stanziamento di bilancio. A tal proposito, anche l’ARAN, nell’orientamento RAL 1930 ha affermato che il valore precedentemente stabilito dall’ente per la retribuzione id posizione può essere modificato: qualora, pure in presenza di una invarianza dei compiti e delle responsabilità di ciascuna posizione organizzativa, e quindi della relativa rilevanza organizzativa, si determini una situazione, ad esempio, di diminuzione delle risorse finanziarie destinate al finanziamento dell’istituto. Infatti, un tale evento certamente potrebbe giustificare la necessità di rivedere in minus gli importi in atto della retribuzione di posizione di ciascuna posizione organizzativa, anche se sulla base delle medesime risultanze del processo di graduazione delle stesse già precedentemente applicato.

Ricordo che sono in programma alcuni corsi sulle POSIZIONI ORGANIZZATIVE. Il programma e l’elenco delle sedi si possono scaricare QUI



PTFP e Relazioni sindacali negli enti locali

23 02 2019

Il Piano triennale del fabbisogno di personale è oggetto di relazione sindacale?

Per me la risposta è no. Ecco perchè.

L’art. 6 del d.lgs. 165/2001 prevede al comma 4 che: Nell’adozione degli atti di cui al presente comma, è assicurata la preventiva informazione sindacale, ove prevista nei contratti collettivi nazionali.

Se cerchiamo all’interno del CCNL 21.05.2018 non vi alcuna indicazione esplicita a tal proposito. E tanto basta.

Poi, certo, si potrebbe sostenere che mettendo insieme un po’ di cose di qua e un po’ di là si potrebbe giungere alla conclusione che invece una informazione preventiva sia dovuta. Ma per me la risposta è sempre no.

Il CCNL non lo ha previsto. Mettiamoci il cuore in pace.

Giusto per dare un esempio, nel CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca all’art. 68 comma 10 c’è scritto: Sono oggetto di informazione… “il piano dei fabbisogni di personale”.

Quindi, in quel contratto è stata voluta la relazione sindacale, nel CCNL Funzioni Locali, evidentemente no!

 



E adesso cosa facciamo con le indennità?

19 02 2019

Ci siamo. Non dite che non lo avevamo previsto. Il leitmotiv principale delle mail che riceviamo in questi giorni in materia di trattamento accessorio riguarda la possibilità o meno di riconoscere ancora i compensi quali rischio, disagio, ecc. in attesa della stipula del contratto integrativo 2019/2021.

Ovviamente, il problema, ce l’hanno soprattutto gli enti che nel 2018 hanno optato per un accordo “ponte” valido solo per l’esercizio oppure per quelli che non hanno stipulato alcun accordo per il 2018.

Quindi, ora, che si fa?

Io credo che sia la stessa situazione che si è avverata lo scorso anno. Non è che perché è passato il 31 dicembre, allora le regole sono cambiate. Se un ente, lo scorso anno, ha ritenuto che il contratto integrativo precedente fosse ultrattivo e quindi ancora applicabile, continuerà a fare come ha fatto nel 2018. Fino a quando non verrà stipulato il nuovo contratto integrativo aggiornato al CCNL 21 maggio 2018.

Poi certo, c’è la domanda finale: fino a quando potremo continuare con queste regole? Fino a quando si può andare avanti applicando le regole di contratti integrativi di anni precedenti senza stipulare il nuovo accordo alla luce del CCNL dello scorso anno?

D’altronde, il presupposto su cui stipulare un accordo “ponte” era proprio quello di darsi da fare con la stipula del CCI 2019/2021. Ed ora siamo al dunque.

C’è da scommettere che prima o poi qualcuno (Corte dei Conti, Ragioneria generale dello Stato, ARAN, Dipartimento della Funzione Pubblica, ecc. ecc.) solleverà la questione sulla (il)legittimità del non prendere posizione e di non avviare le procedure della contrattazione decentrata.

Dài, bisogna partire, non possiamo più aspettare…



Posizioni organizzative fuori dal limite?

9 02 2019

Posizioni organizzative fuori dal limite? No, così non si può riassumere. Va detto meglio. È una sintesi sbagliata. Proviamo.

Se tutto va bene troveremo nella legge di conversione del d.l. 135/2018 una novità per le posizioni organizzative negli enti senza la dirigenza. Di fatto, stando allo stato attuale delle cose, se dalla pesatura risulterà una retribuzione di posizione e di risultato maggiore rispetto a quella in godimento al 21 maggio 2018 (data del CCNL) si potrà ritenere tale maggiorazione in deroga al tetto dell’anno 2016 previsto dall’art. 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017 (la norma non permette di superare il limite per nuove posizioni organizzative!).

Ma c’è una condizione: il maggior costo dovrà essere detratto dal budget delle capacità assunzionali. Non male come idea, no? Se rinunciamo ad assumere (poco o tanto dipende dalla situazione di ogni ente) possiamo aumentare il valore delle posizioni organizzative. Si chiama, in gergo, l’azione dell’impiccato: lavoro di più io, per avere qualcosa in più economicametne. Il fatto è che, se questo può funzionare nel breve periodo, prima o poi succederà che qualcuno possa mangiarsi le mani, magari quando, tra qualche anno, ripristineranno un turn-over più severo di quello di oggi?

Non è successa la stessa cosa per la polizia locale qualche anno fa? Anziché assumere, si è preferito puntare sui progetti obiettivo (ex art. 15, comma 5, del CCNL 1° aprile 1999). Solo che quello che sento durante le attività di formazione è sempre la solita storia: “siamo troppo pochi!”.

Quindi, a ciascuno il suo equilibrio. La cosa va comunque ben pensata e ponderata. Contenti sì, ma con attenzione.

Visto che siamo sull’argomento “posizioni organizzative”, ricordo che è giunto il momento di iniziare a pensare all’obbligo di rivedere l’assetto organizzativo entro il 20 maggio 2019, così come previsto dall’art. 13, comma 3, del CCNL 21 maggio 2018. Siccome i criteri di nomina e di revoca nonché quelli di graduazione (o pesatura) sono oggetto di confronto con i sindacati, attenzione alle date! Il confronto dura 30 giorni… quindi organizziamoci al meglio per non arrivare a fine maggio con la sorpresa di non poter nominare più le posizioni organizzative.

(Nella sezione “CORSI E SERVIZI” potete trovare alcune date di corsi specifici sulle posizioni organizzative).



Limiti del nuovo CCNL: finalmente ci siamo

15 12 2018

Finalmente ce l’abbiamo fatta. Non so come nascondere la soddisfazione, le lacrime e la felicità.

Con una norma, dico: con una norma!, siamo riusciti a stabilire che gli incrementi previsti dal CCNL al fondo delle risorse decentrate stanno fuori dal limiti di cui all’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017. Quegli incrementi che:

  1. già la dichiarazione congiunta n. 5 aveva dichiarato fuori dai tetti;
  2. già la Corte dei Conti a Sezioni Riunite aveva certificato;
  3. già la Corte dei Conti Sezione Autonomie aveva determinato esclusi dai vincoli.

Mi viene da piangere dalla felicità…. è davvero tutto scritto all’art. 11  del d.l. 135/2018: In ordine all’incidenza sul trattamento accessorio delle risorse derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale e delle assunzioni in deroga, il limite di cui all’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, non opera con riferimento agli incrementi previsti, successivamente alla data di entrata in vigore del medesimo decreto n. 75 del 2017, dai contratti collettivi nazionali di lavoro, a valere sulle disponibilità finanziarie di cui all’articolo 48 del d.lgs. 165/2001 e dagli analoghi provvedimenti negoziali riguardanti il personale contrattualizzato in regime di diritto pubblico.

Io festeggio.

Adesso mi aspetto una norma di legge che serva a chiarire che:

  • il costo dei dipendenti a tempo indeterminato sono spesa di personale;
  • il costo dei dipendenti a tempo determinato sono (anche) spesa di lavoro flessibile;
  • le assunzioni nella pubblica amministrazione si fanno per concorso e che
  • le somme per la performance non si possono erogare a pioggia.

Non si sa mai.

ALLEGATO: DECRETO LEGGE 135/2018