Un esempio sul trattamento accessorio 2017

25 06 2017

Come noto l’art. 23 del d.lgs. 75/2017 prevede: “a decorrere dal 1° gennaio 2017, l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016. A decorrere dalla predetta data l’articolo 1, comma 236, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 è abrogato. Per gli enti locali che non hanno potuto destinare nell’anno 2016 risorse aggiuntive alla contrattazione integrativa a causa del mancato rispetto del patto di stabilità interno del 2015, l’ammontare complessivo delle risorse di cui al primo periodo del presente comma non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2015, ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio nell’anno 2016”.

Proviamo a fare qualche esempio concreto e vediamo quali situazioni possono accadere.

Calcoliamo innanzitutto il limite dell’anno 2016.

RETRIBUZIONEACCESSORIA ANNO 2015: 100
Calcolo del limite sulla base del metodo della “semisomma
1° gennaio 2015: 22

31 dicembre 2015: 18

Media dipendenti: 20

1° gennaio 2016: 18

31 dicembre 2016: 18

Media dipendenti: 18

DETERMINAZIONE DEL LIMITE 2016

Riduzione del personale: 10%

Applicando tale percentuale al trattamento accessorio dell’anno 2015 risulta: 100-10% = 90

che costituisce il limite del fondo per l’anno 2016.

Ora, nel nostro caso, 90 costituisce il limite del salario accessorio del 2016.

Nel 2016, per quanto riguarda l’effettiva costituzione del fondo, avrebbero potuto verificarsi questi casi:

A Fondo costituito: 87 È il caso in cui un ente procede alla costituzione del fondo in un importo inferiore al limite, stanziando, ad esempio meno risorse variabili rispetto all’anno di riferimento e comunque al di sotto del limite.
B Fondo costituito: 90 È il caso in cui un ente costituisce il fondo esattamente pari al limite stanziando risorse variabili proprio fino a concorrenza del tetto
C Fondo costituito: 95

Decurtazione operata: -5

Fondo effettivo: 90

È il caso in cui l’ente si è ritrovato un fondo più alto del limite dopo aver applicato le disposizioni contrattuali (ad esempio la RIA dei cessati). In questo caso si è di fronte ad una costituzione di 95 ridotta però di 5 per l’applicazione dell’art. 1 comma 236.

Cosa succede nel 2017?

Il Comune A, avrà un limite pari a quanto effettivamente costituito cioè di 87.

I Comuni B e C avranno invece un limite pari a 90.

Morale: ancora una volta gli enti più virtuosi si ritrovano doppiamente penalizzati.



Il limite del trattamento accessorio. Altre indicazioni

17 06 2017

E’ arrivata l’ennesima deliberazione che conferma che negli enti senza la dirigenza anche i valori delle posizioni organizzative rientrano nel limite del salario accessorio. La Corte dei conti dell’Emilia Romagna, con deliberazione n. 100/2017/PAR del 06 giugno 2017, condivide l’interpretazione prevalente dell’art. 1 comma 236 della l. 208/2015, promossa dalla Sezione delle Autonomie con la deliberazione n. 26/2014 ricordando come l’applicabilità di tale vincolo debba riferirsi all’ammontare complessivo del trattamento accessorio e non alle sue singole componenti. La stessa Corte, peraltro, ricorda che dal 22 giugno è in vigore l’art. 23 del d.lgs. 75/2017 che prevede che “A decorrere dal 1 gennaio 2017, l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016. A decorrere dalla predetta data l’articolo 1, comma 236 della legge 28 dicembre 2015 n.208 è abrogato”. I magistrati affermano tra l’altro che la disposizione, dunque, non riproduce la parte finale del comma abrogato che, per la materiale quantificazione del tetto di spesa complessivo annuale per il trattamento accessorio del personale, imponeva che questo venisse “automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio, tenendo conto del personale assumibile ai sensi della normativa vigente.”

E questo è chiaro. Ora, negli enti senza la dirigenza, come si calcola questo nuovo “tetto” tenuto conto che il vincolo è al trattamento accessorio nel suo complesso e non sulle singole voci? Si deve fare riferimento a quanto “pagato” alle posizioni organizzative o a quanto “di spettanza”?

Purtroppo, sulla questione, non ci sono chiarimenti decisi da parte delle sezioni regionali della Corte dei conti  e quindi, quanto segue, è solo frutto di un pensiero personale che prova a basarsi su elementi di ragionevolezza e logicità.

Le mie considerazioni prendono spunto da quanto accade negli enti con la dirigenza: in questi enti, infatti, le posizioni organizzative sono ricomprese all’interno del fondo del salario accessorio che, ai fini dell’applicazione della norma limitativa (art. 1 comma 236 o art. 23 del d.lgs. 75/2017), viene quantificato sulla base dei valori di COSTITUZIONE e quindi valori di competenza annua che va dal 1.1. al 31.12 di ciascun esercizio. L’ente con la dirigenza, ad inizio anno, di fatto “blocca” i valori su base annua degli incaricati di p.o. indipendentemente da quanto sarà l’effettivo pagamento (periodi minori o malattia o altro).

Con un ragionamento analogo si può sostenere che il valore che gli enti senza la dirigenza debbano prendere in considerazione siano quelli spettanti e non quelli effettivamente erogati. Tale spettanza, potrebbe riferirsi, a mio parere, al valore della pesatura delle aree nell’ente a prescindere che le stesse siano state ricoperte su base annua o per meno tempo nell’esercizio. Ragionare su quanto pagato, non permette un’esposizione omogenea dei valori tra gli anni di confronto.



In attesa della Gazzetta Ufficiale…

28 05 2017

I decreti attuativi di riforma del d.lgs. 165/2001 e del d.lgs. 150/2009 sono stati definitivamente approvati. Al momento in cui scrivo queste parole non ho ancora sottomano la versione pubblicata sulla Gazzeta Ufficiale; girano diversi documenti, più o meno simili, ma prima di ogni commento è giusto attendere il testo in vigore.

Nel frattempo, mi soffermo solamente su una tematica: il limite al trattamento accessorio. Sembra confermato che il limite non sarà più l’anno 2015 meno la riduzione del personale, bensì l’anno 2016 che andrà preso senza apportare le rettifiche della semisomma dei presenti. In altre parole, il trattamento accessorio complessivo dell’anno 2016 diventerà un’asticella da non superare negli anni futuri fino a quando… beh, fino a quando non ci diranno che il processo di armonizzazione dei contratti collettivi nazionali è completato. Nel frattempo, quindi, ecco il nuovo limite, che ha il vantaggio di non dover essere più ridotto sulla base dei dipendenti che cessano, ma che rischia di essere più basso del limite che avremmo dovuto avere ai sensi dell’art. 1, comma 236, della legge 208/2015 che di fatto viene abrogato. Quindi:

  • gli enti che avessero già costituito il fondo del 2017, dovranno andare a verificare se tale costituzione rispetta comunque il nuovo disposto che porta il limite al 2016;
  • gli enti che non hanno ancora costituito il fondo del 2017, lo potranno fare già sapendo il nuovo “tetto”.

Non c’è nessuna possibilità di ritenere valide le costituzioni già fatte visto che la norma mette come decorrenza il 1° gennaio 2017.



Limiti al fondo, file Aran e Corte dei conti

2 05 2017

Riporto di seguito il link ad un mio articolo pubblicato su Il Quotidiano de Il Sole 24 Ore.

SUL SALARIO ACCESSORIO LA CORTE DEI CONTI PROMUOVE IL METODO ARAN



Incentivi per funzioni tecniche e limiti al trattamento accessorio

18 04 2017

E poi alla fine è accaduto. La Sezione Autonomie della Corte dei Conti con la Deliberazione n. 7/2017 ha sancito il principio di diritto per il quale “Gli incentivi per funzioni tecniche di cui all’articolo 113, comma 2, d.lgs. n. 50/2016 sono da includere nel tetto dei trattamenti accessori di cui all’articolo 1, comma 236, l. n. 208/2015 (legge di stabilità 2016)”. 

Un’attenta lettura del documento lascia sicuramente qualche dubbio, soprattutto sull’analisi svolta dai magistrati contabili. Ma quello che conta, a questo punto, è il principio di diritto: a differenza degli incentivi del d.lgs. 163/2006, quelli del d.lgs. 50/2016 sono da includere nel tetto del salario accessorio.

Ora i dubbi si fanno più che intriganti. La prima considerazione risiede proprio nel fatto che le ex progettazioni interne essendo escluse non erano nella base di calcolo del limite del 2015. Quindi, se ora l’ente, sulla base della regolamentazione interna, dovesse erogare gli incentivi che invece vanno considerate nel tetto, si supererebbe il vincolo finanziario, a meno che l’ente non vada a compensare riducendo le altre quote del fondo, quelle che fanno riferimento al trattamento accessorio di tutti (gli altri) dipendenti. Ovvero, in altre parole: per far spazio agli incentivi per funzioni tecniche, sarà obbligatorio ridurre altre componenti del fondo, con un calo, quindi, dei trattamenti economici accessori dei lavoratori.

Oppure, l’ente potrebbe non adottare i regolamenti per gli incentivi tecnici e, quindi, non corrispondere alcun compenso, ai sensi dell’art. 113, del d.lgs. 50/2016, ma a questo punto ci sarà da fare i conti con le prestazioni già effettuate dallo scorso anno in poi.

E ancora. Magari, ma è inevitabile il benestare della Corte dei Conti, si potrebbe rendere omogeneo il dato, per cui il tetto del 2015 andrebbe ricalcolato con gli incentivi sulle progettazioni. D’altronde, non è logico, né razionale, parificare (e paragonare) due limiti che contengono al loro interno, voci differenti che rispondono a situazioni diverse.

Altre soluzioni?



Il fondo e il turn-over

8 04 2017

Qualche mese fa ho approfondito la possibilità di compensare gli “errori” sul fondo del salario accessorio attraverso i risparmi dal mancato utilizzo del turn-over. Le mie considerazioni e conclusioni le potete trovare qui: http://www.gianlucabertagna.it/2016/04/16/i-risparmi-del-turn-over-e-compensazione-sul-fondo/.

Nel frattempo è uscita la Deliberazione 98/2017 della Corte dei conti della Toscana che ha ripreso in mano la situazione. Ho commentato il parere su Il quotidiano degli enti locali de Il Sole 24 Ore. Riporto di seguito l’articolo scaricabile anche QUI

Salario accessorio, legittimo il recupero dei fondi in compensazione con i resti del turn over

di Gianluca Bertagna

A tre anni esatti dall’entrata in vigore della cosiddetta sanatoria su costituzione e contrattazione del salario accessorio, giunge la deliberazione n. 98/2017 della sezione regionale della Corte dei conti della Toscana che esamina alcuni aspetti interessanti per gestire le modalità di recupero degli errori commessi dagli enti locali.

La disciplina
A ben vedere, la cosiddetta “sanatoria” è contenuta solo al comma 3, dell’articolo 4, del Dl 16/2014 e riguarda esclusivamente la non nullità delle clausole dei contratti integrativi, stipulati fino al 31 dicembre 2012. I commi precedenti, invece, inseriscono due norme a regime, che valgono per tutte le contrattazioni integrative, anche successive a quella data. Tali disposizioni riguardano il recupero delle somme sui fondi degli anni successivi, in caso di superamento del vincolo finanziario, che potrebbe essere sintetizzato come l’errore che ha portato a erogare più somme rispetto a quelle possibili, alla luce delle norme contrattuali e legislative.

La ricostruzione dei fondi
Il comune di Arezzo, sottopone alla propria sezione regionale della Corte dei conti, la questione dell’eventuale revisione (o ricostruzione) dei fondi del salario accessorio e l’impatto che questa attività può riverberare sugli equilibri dei fondi presenti e futuri. I magistrati contabili, affermano innanzitutto, che tale ricostruzione delle partite che costituiscono il fondo – ancorché di complessa articolazione e sempre basata su elementi certi – può essere effettuata limitatamente alle «risorse aventi carattere di certezza, stabilità e continuità», nei limiti della prescrizione ordinaria e delle disposizioni vincolistiche poste dalla legislazione applicabile. Entro il limite della prescrizione ordinaria, quindi, potranno essere effettuate le integrazioni, correzioni ed eliminazioni necessarie per una corretta ricostruzione delle risorse, certe, stabili e continuative, anche al fine di determinare correttamente l’ammontare delle somme erogate in eccesso che hanno alimentato il fondo per il salario accessorio del personale erroneamente costituito. In maniera un po’ sibillina e con una conclusione che lascia qualche sospeso, viene, altresì, affermato che la ricostruzione delle partite economico-finanziarie del fondo nel tempo non potrà in ogni caso determinare un incremento della spesa.

La compensazione
Una volta individuate le somme che hanno superato il vincolo finanziario e che costituiscono, quindi, obbligo di recupero sulle annualità successive, l’amministrazione può anche trovare forme di compensazione delle stesse con due modalità previste dall’articolo 4, comma 2, del Dl n. 16/2014.
La prima consiste nell’attivare i cosiddetti piani di razionalizzazione della spesa, di cui all’articolo 16, commi 4 e 5, del Dl n. 98/2011. La seconda, oggetto pure questa di interpretazione da parte dei giudici contabili toscani, è la possibilità di utilizzare le somme non utilizzate per le assunzioni, facoltà introdotta dalla legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015). L’avallo è decisivo in quanto nella deliberazione in esame viene affermato che si ritiene possibile agire in compensazione per le somme da recuperare, anche attraverso l’uso dei risparmi conseguenti al mancato utilizzo dei resti assunzionali dell’ultimo triennio, calcolati in conformità all’articolo 1, comma 228, della legge 208/2015.
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Anche per il fondo dei dirigenti permane il blocco

13 03 2017

Dopo l’interpretazione della Corte dei Conti della Puglia nella Deliberazione n. 6/2017 sulla permanenza del blocco al salario accessorio dei dipendenti per l’anno 2017, giunge la medesima conferma anche per il trattamento dei dirigenti.

Il Sindaco del Comune di Portomaggiore inoltra alla Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per l’Emilia Romagna, un’articolata richiesta di parere in tema di incarichi dirigenziali e spese di personale.
In particolare, premette che nell’aprile 2016 l’ente ha proceduto alla ricognizione della proprie dotazioni organiche dirigenziali ai sensi dell’art. 1, comma 221 della l. 208/2015 (legge di stabilità 2016), prevedendo la copertura di un posto dirigenziale attraverso il ricorso ad un incarico a tempo determinato di cui all’art. 110 TUEL.
Posto che trattasi di un posto di nuova istituzione,  successivo alla data del 15/10/2015, la relativa copertura  è rimasta “congelata” in virtù dell’art. 1, comma 219, della medesima l. 208/2015.
Dunque, considerato che la Corte Costituzionale, con sentenza 251/2016 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 11 e 17 della l. 124/2015, chiede:
1. se il comune sia legittimato a procedere all’assunzione del richiamato dirigente a tempo determinato ex art. 110 TUEL, nel rispetto delle norme in materia di selezione con procedure di evidenza pubblica e di contenimento delle spese di personale;
2. se sia da intendersi applicabile, nel 2017, il vincolo di cui all’art. 1, comma 236, della l. 208/2015 circa le risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale,  in quanto anch’esso legato all’adozione dei decreti legislativi attuativi degli artt. 11 e 17 della l.124/2015;
3. se l’unione di cui fa parte l’ente, i cui posti dotazionali di dirigente alla data del 15/10/2015 risultavano coperti esclusivamente attraverso l’impiego parziale dei dirigenti dei comuni facenti parte dell’unione, possa procedere attraverso una assunzione a tempo determinato, alla copertura di almeno un posto dirigenziale, ed in tal caso quale sia il corretto comportamento da seguire al fine della costituzione del fondo per la remunerazione della retribuzione di posizione e di risultato ai sensi dell’art. 26 del CCNL 23/12/1999 (comparto Regioni EE.LL.).
La Sezione, con deliberazione n. 23/2017/PAR del 28 febbraio 2017, preliminarmente sottolinea che il disposto del comma 219 dell’art. 1 della l. 208/2015 non può ritenersi superabile dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 251/2016, in quanto il riferimento all’esercizio della delega di cui all’art. 17 della l. 124/2015, inserito nel testo del citato comma 219, ai fini d’interesse conserva intatta la propria vigenza e con essa il proprio rigore impeditivo.
Dunque, il Collegio ritiene che il pieno ripristino delle facoltà assunzionali dei dirigenti vada necessariamente realizzato attraverso un ulteriore provvedimento normativo che si auspica, ovviamente, tempestivo rispetto alle motivazioni programmatiche esplicitate nel citato comma 219 e logicamente conseguente a quelle che saranno le oggettive conseguenze della sentenza citata sull’attività del Governo.
Sicché, proseguono i Giudici contabili, va risolto negativamente il quesito n. 1), circa il possibile superamento della indisponibilità dei posti dirigenziali e, per analoghe motivazioni, va ritenuto non superabile altresì il vincolo di cui all’art. 1, comma 236, della l. 208/2015 posto alle valutazioni con il  quesito n. 2), e  riguardante il possibile superamento del tetto che riferisce al valore del 2015 le risorse da destinare annualmente, a decorrere dal 01.01.2016, al trattamento accessorio del personale.
Quanto al quesito n. 3), dopo aver illustrato la normativa conferente, la Sezione fa presente che l’unione di che trattasi è stata istituita nell’ottobre 2013, ovvero dopo il 31 dicembre 2011, dunque in data utile per fruire della salvaguardia di cui al penultimo periodo del comma 219.
Inoltre, da atto che il posto di dirigente in predicato, per quanto esposto, è finalizzato a meglio assolvere all’erogazione di servizi essenziali dell’ente ed all’esercizio delle sue funzioni fondamentali, attraverso un impiego a tempo determinato ai sensi dell’art. 110, comma 1, del TUEL, sicché viene ritenuto che l’ente possa procedere all’assunzione.
Da ultimo, con riguardo alla corretta costituzione del fondo per la remunerazione della retribuzione di posizione e di risultato, il Collegio ritiene debba farsi riferimento all’ordinaria prassi praticata per le altre assunzioni, residuali e collegate alle deroghe esplicitate nel medesimo comma 219, praticate ai sensi della deliberazione della Conferenza Unificata in data 14 aprile 2016.


Corte Conti Toscana e limiti al salario accessorio

3 03 2017

Come è chiara la Deliberazione n. 59/2017 della Corte dei Conti Toscana! L’argomento è l’art. 1 comma 236 della legge 208/2015 (che ricordo per ora è pienamente valido e va rispettato anche nel 2017) e le voci che rientrano nel limite del 2015 e relativa riduzione proporzionale.

Su questo sito ho da sempre evidenziato come le norme abbiano richiesto un contenimento non solo del cosiddetto “fondo”, ma di tutte le voci inerenti al trattamento accessorio del personale. Se nei primi anni di vigenza dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. 78/2010, qualche sezione regionale della Corte dei conti aveva espresso pareri discordanti, con la deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG della sezione delle Autonomie, si è statuito che il limite si applica ad ogni emolumento accessorio a prescindere che venga o meno prelevato dal fondo. L’analisi ha certamente messo in difficoltà gli enti locali senza personale di qualifica dirigenziale, ma, sinceramente, il tenore letterale della norma lasciava poco spazio ad altre soluzioni. Un’applicazione critica per gli enti che hanno le posizioni organizzative pagate a bilancio. Il successivo sviluppo interpretativo si è, quindi, concentrato su come i vincoli vadano verificati: si tratta di un solo limite (fondo + posizioni organizzative pagate a bilancio) oppure di due limiti separati? Anche su questo aspetto le norme sono chiare nell’affermare che il limite è unico. In tale solco, segnalo la recente deliberazione n. 59/2017/PAR della Corte dei Conti della Toscana, con la quale la sezione precisa che non si rinviene un limite distinto tra il fondo delle risorse decentrate e le poste contabili del bilancio dell’ente per l’indennità di posizione e risultato, limitandosi, la norma in esame, nel suo tenore letterale ad una previsione di carattere generale sul contenimento della spesa per tali tipologie di risorse.

Nella stessa deliberazione, viene, altresì, affermato cosa accade in caso di gestione associata delle funzioni: il limite di spesa posto, per quegli enti che si “associano” mediante convenzione per l’utilizzo del personale, va calcolato sul complesso delle spese destinate al salario accessorio sostenuto dagli enti associati. Viene anche fornito un esempio: l’ente “B”, per la definizione del proprio limite di spesa, potrà senz’altro portare in diminuzione l’importo rimborsatogli dall’ente “A”, ma per converso l’ente “A” non potrà neutralizzare tale somma, ai fini del calcolo della propria misura del limite di spesa. Insomma, obiettivo unico, ma che nessun superi il limite massimo!



Salario accessorio bloccato anche nel 2017!

16 02 2017

Di seguito il link per leggere gratuitamente un mio articolo apparso oggi su Il Quotidiano degli Enti Locali de Il Sole 24 Ore.

http://www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com/art/personale/2017-02-15/blocco-salario-accessorio-dipendenti-amministrazioni-pubbliche-anche-2017-151531.php?uuid=AEDSdfW

 



Il concetto di “personale assumibile”

12 02 2017

Come va letto il concetto di “personale assumibile” da tenere conto ai fini delle riduzioni del trattamento accessorio ai sensi dell’art. 1 comma 236 della legge 208/2015?

TESI 1: RGS

Nel corso del 2016, la Ragioneria Generale dello Stato, con la circolare n. 12/2016, ha precisato: “Per quanto concerne la riduzione del Fondo in proporzione al personale in servizio si fa presente che la stessa andrà operata, sulla base del confronto tra il valore medio del personale presente in servizio nell’anno di riferimento ed il valore medio dei presenti nell’anno 2015. In particolare, i presenti al 31/12 dell’anno di riferimento scaturiranno dalla consistenza iniziale del personale all’1/1 alla quale andranno dedotte le unità per le quali è programmata la cessazione ed aggiunte quelle assumibili in base alla normativa vigente (tra cui, ad esempio, quelle relative a facoltà assunzionali non esercitate e riferite ad annualità precedenti oggetto di proroga legislativa), salvo verifica finale dell’effettivo andamento”.

In altre parole, si ammette il calcolo tenendo conto del personale assumibile, ma viene precisato che andrà fatta una verifica a fine anno sull’effettivo andamento dello stesso. Insomma, come a dire, che non cambia nulla rispetto al passato: se si usa il metodo della semisomma, bisognerà prendere i dipendenti effettivamente in servizio.

TESI 2: CORTE CONTI LOMBARDIA

La Corte dei Conti della Lombardia, invece, con la deliberazione n. 367/2016/PAR[2], afferma: “l’inserzione dell’inciso in esame – ‘tenendo conto del personale assumibile ai sensi della normativa vigente’ – costituisce un elemento di novità rispetto al previgente quadro disciplinatorio, per il resto sostanzialmente confermato. L’applicazione dei generali canoni che reggono l’interpretazione normativa impongono, come noto, di non attribuire alla disposizione ‘altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse’. Ne deriva che, a seguito della novella in esame, non appare trovare alcun addentellato normativo la necessità di compiere una rettifica alla fine dell’esercizio per adeguare il fondo alle assunzioni effettivamente intervenute.

Quindi, dove sta la verità?

Davvero difficile sbilanciarsi, a questo punto, tenuto conto che la partita non sembra completamente chiusa. Basti pensare che tra qualche mese usciranno le istruzioni per la compilazione del Conto annuale delle spese di personale elaborate dalla Ragioneria generale dello Stato, dalle quali, forse, chissà, sapremo qualcosa di più.

Da parte nostra, ammettendo che verrà accettata l’interpretazione della Corte dei Conti della Lombardia, ci permettiamo di suggerire la massima prudenza che potrebbe basarsi sulle seguenti considerazioni:

  • il personale assumibile non può essere quello che fa genericamente capo alle capacità assunzionali a disposizione dell’amministrazione;
  • tale personale non può che essere quello previsto nella programmazione triennale del fabbisogno del personale, adempimento che deve essere predisposto con la massima accuratezza e attenzione, nel rispetto di tutte le norme vigenti e limitazioni imposte dal legislatore;
  • per evitare, quindi, azioni elusive, evidentemente, il personale assumibile deve essere inserito nella programmazione adottata nel rispetto di tutte le regole e, soprattutto, l’ente deve stanziare in bilancio le somme finalizzate all’assunzione;
  • il fatto che un soggetto, di fatto, poi non sia stato assunto entro l’anno, dovrà dipendere da elementi oggettivi e non di certo da inerzia volutamente creata per considerare comunque presente il lavoratore al 31 dicembre per il calcolo della semisomma.

Tutto questo, ovviamente, fino alla prossima interpretazione…