Ancora sull’illegittimità di incarichi esterni

4 02 2014

Riporto dalle News quotidiane di Publika.

Danno erariale per conferimento incarico esterno in assenza dei presupposti legittimanti
La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale Veneto, con la sentenza 26 depositata in data 21 gennaio 2014, condanna il Direttore generale, il dirigente dell’area amministrativa e quello della struttura competente per aver affidato un incarico a soggetto esterno (art. 7, comma 6, d.lgs. 165/2001) in violazione dei noti presupposti legittimanti prescritti, prima, dalla normativa e, poi, dettagliati dalla giurisprudenza contabile.
In particolare sono stati violati i seguenti principi base:
- preventiva verifica dell’effettiva assenza all’interno dell’ente delle professionalità adeguate ed in grado di far fronte alle esigenze, mediante una reale ricognizione; a tal fine è del tutto insufficiente una generica affermazione di insufficienza dell’organico; al riguardo la Corte precisa che l’atto di affidamento “avrebbe dovuto precisare le effettive motivazioni del ricorso a risorse esterne, indicare l’alta ed eccezionale professionalità richiesta nel caso di specie, evidenziare i reali carichi di lavoro del personale interno con professionalità analoghe a quelle richieste e dare contezza della effettuata completa ricognizione delle professionalità esistenti all’interno dell’amministrazione e dei percorsi di formazione e riqualificazione sviluppati, verificando la possibilità o la convenienza di aggiornare il personale non utilizzato (cfr. in termini: Delib. Sez. Contr. Toscana cit.)”;
- necessità di una procedura pubblica comparativa (il conferimento era stato operato in maniera diretta);
- soggetto incaricato privo del diploma di laurea;
- erogazione dell’intero importo del compenso nonostante le prestazioni rese fossero state quantitativamente e qualitativamente insufficiente.
Riguardo all’elemento soggettivo (colpa grave), si conferma che i comportamenti adottati costituiscono palesi violazioni dei doveri di servizio, in relazione a principi e norme dell’agire amministrativo chiari ed inequivocabili, che non è possibile ignorare.

Il pregiudizio economico per l’ente è, nella fattispecie, pari all’intero ammontare del compenso pagato all’incaricato.



La nomina dell’OIV spetta al Sindaco

27 10 2012
La CIVIT, con deliberazione n. 21/2012 si esprime su quanto in oggetto, su richiesta della Città di Sulmona, e conferma gli avvisi già espressi.
La conclusione è la seguente:
“… a conferma delle precedenti decisioni adottate sul punto, negli enti locali, l’organo competente ad adottare il provvedimento di nomina dell’Organismo indipendente di valutazione, deve essere individuato nel Sindaco che, per questa funzione, è l’organo di indirizzo politico-amministrativo dell’ente locale”.
 
Le motivazioni, in sintesi:
- il Consiglio Comunale (organo ritenuto competente per la nomina dal TAR Campania con sentenza 28 marzo 2012, n. 1510), secondo il TUEL, è sì l’organo di indirizzo politico-amministrativo dei Comuni, ma le sue competenze sono tassativamente previste dall’art. 42 e non sono in nessun modo estensibili o integrabili, neppure con fonte statutaria o regolamentare;
- il Sindaco (art. 50 TUEL) è l’organo responsabile e rappresentante del Comune ed annovera, tra le proprie competenze, anche diversi poteri di nomina;
- l’art. 4, comma 2, lettera g) della legge delega n. 15/2009 espressamente prevede che “i sindaci e i presidenti delle province nominano i componenti dei nuclei di valutazione (in sede di decreto delegato “Organismi Indipendenti di Valutazione)”;
- pertanto, un’ interpretazione sistematica dei riferimenti normativi (d.lgs. 267/2000, legge 15/2009, d.lgs. 150/2009) suffraga la tesi secondo cui, per la nomina dell’OIV o di altro organismo analogo, l’organo di indirizzo politico-amministrativo del Comune è individuato nel Sindaco.
 


Incarichi a dipendenti cessati

26 09 2012

A breve renderò disponibile sul sito un numero gratuito di Personale News in cui è contenuta (in versione modificabile da ciascun ente) la Relazione illustrativa e tecnico finanziaria al contratto integrativo decentrato così come suggerita dalla Ragioneria Generale dello Stato.

Nel frattempo riporto un commento in materia di incarichi a dipendenti cessati.

___________________________

Una novità del dl 95/2012 è il divieto per le amministrazioni pubbliche di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti, già appartenenti ai ruoli delle stesse amministrazioni e collocati in quiescenza, che abbiano svolto, nel corso dell’ultimo anno di servizio, funzioni e attività corrispondenti a quelle oggetto dello stesso incarico di studio e di consulenza (art. 5, comma 9)[1].

Come si legge nella Relazione tecnica al Senato “la disposizione è intesa ad introdurre una forma specifica di incompatibilità nell’affidamento delle consulenze da parte delle amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/01…”.

In materia era intervenuto un recente parere della sezione Campania della Corte dei Conti (n. 460 del 27.09.2011) che ha posto l’attenzione sulla vigenza dell’art. 25 della legge finanziaria 23 dicembre 1994, n. 724[2].

Mentre la norma del 1994 specificava che i destinatari della stessa erano i dipendenti cessati per conseguire il pensionamento di anzianità, la norma in esame estende il divieto a tutti i dipendenti collocati in quiescenza, senza alcuna distinzione.

Essa riguarda, infatti, il divieto di conferire incarichi ad ex dipendenti cessati volontariamente dal servizio per conseguire il pensionamento di anzianità, i quali abbiano già intrattenuto con l’ente “rapporti di lavoro o impiego nei cinque anni precedenti a quello della cessazione dal servizio”.

In precedenza, anche la Corte dei Conti sezione Puglia, con la deliberazione n. 167/PAR/2010 del 15 dicembre 2010, aveva affrontato il medesimo argomento, con un’interessante lettura delle implicazioni della questione.

Ha specificato che: “Nel contesto dell’art. 25 della legge n. 724/1994, dunque, la ‘trasparenza’ e l’ ‘imparzialità’ passano da attributi generali dell’azione amministrativa a specifici beni-valori da tutelare, in relazione agli abusi intrinsecamente presenti nel conferimento di incarichi a chi, già dipendente dall’Amministrazione che attribuisce gli incarichi stessi, ha volontariamente posto fine al suo rapporto di servizio con l’Amministrazione medesima, così manifestando un chiaro disinteresse all’espletamento di ulteriore attività lavorativa con essa (Corte Conti, Sezione Giurisdizionale Umbria, n.235/2006). Risulterebbe infatti contraddittorio, e perciò in contrasto con i canoni di giustificatezza e ragionevolezza che presiedono alla trasparenza ed all’imparzialità amministrativa, ex artt. 3 e 97 della Costituzione, affidare incarichi ai dipendenti pubblici che volontariamente cessino dal servizio, dimostrando così di non volere più prestare il proprio operato a vantaggio della loro ex Amministrazione di appartenenza. E’ evidente infatti l’irrazionalità, anche economica, del conferimento di un incarico in simili condizioni, ove si consideri che l’attività commissionata con l’incarico stesso sarebbe stata remunerata con il solo stipendio, se il dipendente fosse rimasto ancora in servizio, laddove – dopo le dimissioni – il compenso per il ripetuto incarico si aggiunge alla pensione, ossia alla ‘retribuzione differita’ dall’ex dipendente medesimo, con un sensibile aumento dei costi complessivi generali e, soprattutto, senza assicurare una nuova professionalità di ricambio, alla conclusione dell’incarico”.

 



 

[1] 9. E’ fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nonché alle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 nonché le autorità indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti, già appartenenti ai ruoli delle stesse e collocati in quiescenza, che abbiano svolto, nel corso dell’ultimo anno di servizio, funzioni e attività corrispondenti a quelle oggetto dello stesso incarico di studio e di consulenza”.

[2] “25. Incarichi di consulenza.

1. Al fine di garantire la piena e effettiva trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa, al personale delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, che cessa volontariamente dal servizio pur non avendo il requisito previsto per il pensionamento di vecchiaia dai rispettivi ordinamenti previdenziali ma che ha tuttavia il requisito contributivo per l’ottenimento della pensione anticipata di anzianità previsto dai rispettivi ordinamenti, non possono essere conferiti incarichi di consulenza, collaborazione, studio e ricerca da parte dell’amministrazione di provenienza o di amministrazioni con le quali ha avuto rapporti di lavoro o impiego nei cinque anni precedenti a quello della cessazione dal servizio.

2. In deroga al comma 1, gli incarichi conferiti e i rapporti stabiliti alla data di entrata in vigore della presente legge sono confermati fino alla prima data di scadenza o fino alla cessazione, per qualsiasi causa, dell’incarico o del rapporto stesso.

3. I soggetti e le amministrazioni interessati sono tenuti a comunicare entro e non oltre sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica tutte le notizie relative agli incarichi e ai rapporti di cui alla presente disposizione. In caso di inottemperanza per i soggetti di cui al comma 1 viene disposta la decadenza dell’incarico o la fine del rapporto con provvedimento dell’autorità amministrativa competente e viene comminata una sanzione pari al 100 per cento della controprestazione pecuniaria gravante in capo all’amministrazione stessa”.



Assistente sociale e Cococo

18 09 2012

Tante domande sul corretto inquadramento della figura di Assistente Sociale negli enti locali. Spesso vi sono incarichi esterni per tali figure professionali.  La Corte dei conti della Sicilia si è occupata della problematica. Secondo me in maniera condivisibile ed esaustiva.

Corte dei Conti Sezioni Riunite per la Regione Siciliana in sede consultiva n. 22/2012/SS.RR./PAR del 22.02.2012

QUESITO

“Se l’ente, che non ha all’interno alcuna risorsa umana per svolgere le funzioni di assistente sociale, possa stipulare, previa selezione, un incarico di collaborazione coordinata e continuativa, per 12 ore settimanali con un soggetto esterno all’amministrazione”.

RISPOSTA

“In termini generali, bisogna ricordare innanzitutto che il Comune può stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel rispetto dei vincoli di spesa vigenti, e purchè non versi in una delle situazioni, quale ad esempio quella prevista dall’art. 1 comma 557 ter, di blocco sanzionatorio (esteso, come detto, anche a tale tipologia di contratti). In ogni caso, l’incarico da conferire deve essere conforme alle prescrizioni di cui all’art. 7 comma 6 del D.Lgs. n. 165/2001, che subordina la legittimità degli incarichi esterni ad una serie di presupposti, tra cui la sussistenza di esigenze eccezionali e temporanee cui non è possibile far fronte con il personale in servizio …… Alla luce di tali premesse, risulta assolutamente preclusa all’ente la possibilità di stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa per lo svolgimento di funzioni – quali quelle di assistente sociale – di natura ordinaria, che rientrano, cioè, tra le sue funzioni istituzionali e che devono essere necessariamente svolte nell’ambito della sua struttura organizzativa ….. Gli incarichi esterni, infatti, non possono in alcun modo coprire i fabbisogni ordinari e le esigenze di carattere duraturo, cui gli enti sono tenuti a dare risposta, per il principio di ‘autosufficienza organizzativa’, attraverso la programmazione triennale del fabbisogno del personale”.



Incarichi esterni o appalti di servizi?

18 12 2011

La questione è sempre più complessa. Da una parte c’è chi dice che l’art. 7 comma 6 del D.lgs. 165/2001 che disciplina gli incarichi esterni ha vita breve. Forse è già superato. Dall’altra c’è chi invece ritiene che poichè il legislatore continua a modificarlo un motivo ci sarà.

Ho tenuto recentemente un corso sugli incarichi esterni ed ho preparato una serie di slides. Le prime affrontavano questo problema con alcuni pareri ed interpretazioni della Corte dei conti.

Condivido quindi il lavoro cercando di stimolare una discussione sull’argomento.

 ALLEGATO: SLIDES INCARICHI ESTERNI – APPALTO SERVIZI



Gli incarichi e le assunzioni dopo la pensione

3 10 2011
E’ ancora in vigore l’art. 25 della L. 724/1994.
La Corte dei Conti Sez. Reg.le Campania, con deliberazione n. 460 del 27.09.2011, torna su una norma datata e forse anche “dimenticata”; si tratta dell’art. 25 della legge 23.12.1994, n. 724 (Finanziaria 1995) recante il divieto di conferire incarichi ad ex dipendenti cessati (nel quinquennio antecedente) volontariamente dal servizio per conseguire il pensionamento di anzianità. In sintesi, secondo la Corte:
- la norma è pienamente vigente ed è  compatibile anche con il disposto dell’art. 19 del D.L. 112/2008 conv. in L. 133/2008 (le ratio sono differenti)
- la portata del divieto, oltre che agli incarichi (consulenza, collaborazione, studio, ricerca), si estende anche agli strumenti convenzionali previsti dall’art. 30 del D.Lgs. 267/2000
- “Nel rispetto dei limiti predetti e dei principi desumibili dagli indirizzi legislativi e giurisprudenziali in materia, rimane comunque impregiudicata la possibilità di affidare incarichi di collaborazione ai sensi dell’art. 110 del TUEL, il cui disposto normativo, in mancanza di una disposizione di abrogazione espressa contenuta nell’art. 19 del D.Lgs. 165/2001 …., risulta tuttora applicabile, salve le modifiche apportate al primo comma dall’art. 1 del D.Lgs. 1 agosto 2011, n. 141 che ha introdotto nuovi limiti al numero di incarichi dirigenziali a contratto conferibili dagli enti locali collocati nella classe di virtuosità….”
 


Gli incarichi esterni secondo la Rgs

31 05 2011

Come sempre le istruzioni del Conto annuale contengono anche vere e proprie indicazioni per meglio operare concretamente nelle amministrazioni pubbliche.

Particolarmente interessante mi è parsa l’indicazione della Ragioneria Generale dello Stato in materia di incarichi esterni. Al di là delle “caselle” da compilare, sono utili i commenti a margine.

Seguendo le istruzioni sembra di poter percepire una chiara distinzione tra incarichi di natura discrezionale e incarichi configurabili anche come prestazione di servizi che fanno invece riferimento a specifiche disposizioni di legge. Anche il monitoraggio del conto annuale tiene separate le due situazioni. I primi fanno riferimento alla possibilità di affidare attività a soggetti esterni ai sensi dell’articolo 7 comma 6 del Decreto legislativo n. 165/2001. I secondi sono invece relativi all’affidamento di incarichi sulla base di specifici disposti normativi quali ad esempio:

- incarichi conferiti ai sensi della ex legge quadro sui lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109 compresi quelli concessi a società di professionisti (ex art. 17, comma 6);

- incarichi conferiti ai sensi dell’art. 9 legge 150/2000 (Uffici stampa della Pubbliche amministrazioni);

- incarichi conferiti per la rappresentanza in giudizio ed il patrocinio dell’amministrazione;

- incarichi conferiti ai sensi del d.lgs. 81/2008 che ha sostituito la legge 626/94;

- qualsiasi altro tipo di incarico assegnato per resa di servizi o adempimenti obbligatori per legge, qualora non vi siano strutture deputate a tali attività e sempreché manchi qualsiasi facoltà discrezionale dell’amministrazione.

Infine, a suggellare l’art. 7 comma 6 del Testo unico del pubblico impiego, non vanno comunicati gli incarichi di amministratore, sindaco o revisore o relativi all’Organismo Interno di Valutazione (o del Nucleo di Valutazione, aggiungiamo noi).

 Per poter affidare incarichi all’esterno, in modo particolare per quelli di natura discrezionale, sono necessari alcuni requisiti ben definiti dal medesimo articolo 7 comma 6, tra cui, come noto, il possesso della cosiddetta specializzazione universitaria, superabile esclusivamente in determinate situazioni.

Tra gli incarichi di natura discrezionale il conto annuale evidenzia un’ulteriore distinzione. Da una parte vanno monitorate le collaborazioni coordinate e continuative e dall’altra gli incarichi di natura occasionale o libero professionale. Si tratta solo di precisare la diversa modalità di pagamento e svolgimento delle attività, rimanendo comunque fermi i principi giuridici sull’affidamento dell’incarico.

Vale la pena infine di sottolineare che le considerazioni ricalcano di fatto ciò che riguarda l’inserimento di tali incarichi nell’anagrafe delle prestazioni di cui all’articolo 53 del Decreto legislativo n. 165/2001 così come curato dalla Funzione Pubblica. Anche in tale adempimento un apposito menù a tendina richiede la natura dell’incarico, se di natura discrezionale o correlato a specifiche disposizioni di legge.



Turn-over e Cococo

14 04 2011

Non si applicano le regole del turn-over agli incarichi di collaborazione coordinata e continuativa. La cosa mi sembrava ovvia, ma ora è giunta l’interpretazione della Corte dei conti Sezioni Riunite.

Le co.co.co. sono prestazioni di lavoro autonomo a tutti gli effetti; non c’azzeccano niente quindi con il turn-over delle assunzioni.

In un passaggio della Delibera n. 20/2011 viene quindi affermato:

… privilegiando il dato letterale, è da ritenere – alle condizioni di seguito indicate, comprovate dall’eccezionalità della situazione in esame – che il vincolo assunzionale inerente alle cessazioni avvenute nell’esercizio precedente, di cui al combinato disposto delle disposizioni in esame, si riferisca esclusivamente alle assunzioni a tempo indeterminato e non anche all’instaurazione di nuovi rapporti di collaborazione.

ALLEGATO: Corte conti Sezioni Riunite – Delibera n. 20/2011



Studi e consulenze: il taglio va sulla competenza…

7 02 2011

… ed inoltre non subiscono il taglio dell’80% quelle finanziate con trasferimenti da pubblici o privati.

Lo ha affermato la Corte dei conti Sezioni Riunite con Delibera n. 7/2011

Il concetto di “spesa sostenuta nell’anno 2009”, pertanto, deve riferirsi alla spesa programmata per la suddetta
annualità.
Con riferimento alla composizione della spesa per studi e consulenze è da ritenere che debbano escludersi dal computo gli oneri coperti mediante finanziamenti aggiuntivi e specifici trasferiti da altri soggetti pubblici o privati.

ALLEGATO: Corte dei Conti_Deliberazione n. 7CONTR11



Incarichi esterni: tra procedure e comparazioni

30 11 2010

Inserisco un link al sito de Il sole 24 ore su cui è stato riportato un mio commento ad una delicata questione in materia di incarichi esterni.

Ringrazio Matteo per aver condiviso il “complicato” parere.

http://www.professioni-imprese24.ilsole24ore.com/content/professioni24/pa/news/incarichi_bertagna_ok.html