Il Tar annulla la Circolare n. 2/2014 in materia di malattia

20 04 2015
Il TAR Lazio, sezione I, con la sentenza n. 5714 depositata in data 17 aprile 2015, accoglie il ricorso di una organizzazione sindacale ed annulla la circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 2 del 17 febbraio 2014, che ha dettato istruzioni in merito all’applicazione dell’art. 55-septies, comma 5-ter, del d.lgs. 165/2001, a mente del quale:
“Nel caso in cui l’assenza per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici il permesso è giustificato mediante la presentazione di attestazione, anche in ordine all’orario, rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione o trasmessa da questi ultimi mediante posta elettronica”.
Per la novità ed importanza della pronuncia si riporta, di seguito, il testo integrale delle motivazioni e, conseguenti, decisioni del collegio giudicante.
“In primo luogo, si ritiene opportuno precisare che l’utilizzo della parola ‘permesso’, in luogo della seconda espressione ‘assenza’ invece presente nel precedente testo, non è stato logicamente introdotto a meri fini linguistici, per evitare una ripetizione dello stesso concetto, ma per fare riferimento a modalità di regolazione della mancata prestazione lavorativa legate agli istituti contrattualmente previsti per giustificare un’assenza diversi dalla malattia intesa come stato patologico in atto.

La norma infatti, già peraltro nella prima stesura, fa riferimento non solo a ‘terapie’ e ‘prestazioni specialistiche’, che potrebbero ben collegarsi a stati patologici, ma anche a generiche ‘visite’ ed ‘esami diagnostici’, che tali stati – auspicabilmente peraltro – potrebbero non rilevare.
E’ evidente, infatti, che un soggetto può sottoporsi a indagini diagnostiche per mero fine esplorativo nonché a visita medica a mero scopo preventivo e/o di controllo di uno stato di buona salute.
Non appare quindi rilevante ai presenti fini ogni richiamo alla normativa (già esistente) che regola lo stato di ‘malattia”’e i collegati diritti costituzionalmente protetti, che non appaiono messi in discussione dalla novella legislativa, la quale – si ribadisce – appare posta al fine di regolare situazioni di assenza dal lavoro non direttamente collegate ad uno stato patologico acclarato.
In sostanza, da un punto di vista sistematico, la novella in questione è stata disposta perché si erano spesso riscontrate anomalie nel ricorso all’istituto della ‘assenza per malattia’ da parte di pubblici dipendenti in caso di visite specialistiche o di terapie di breve durata.
Ciò non toglie, comunque, che in caso di effettiva patologia e in ogni altro caso in cui il medico curante, a sua discrezionale valutazione tecnica, ritiene una (sia pure temporanea) inabilità al lavoro del dipendente, l’assenza è giustificata a titolo di malattia con la produzione della relativa attestazione e tale circostanza si manifesta certamente ogni qual volta il dipendente debba effettuare esami diagnostici, terapie, visite e il medico curante ritenga sussistente uno stato patologico o gli esami e le terapie abbiano essi stessi carattere invalidante.
Per quanto evidenziato, quindi, nè la circolare impugnata né – tantomeno – la legge hanno inteso sopprimere l’istituto dell’assenza per malattia, che continua ad essere applicabile, così come continuano ad essere applicabili, in tal caso, l’art. 71 l. n. 133/08 nonché le norme dei CCNL sul punto.
Sotto tale profilo, quindi, può concludersi nel senso che la volontà del legislatore, nell’utilizzare la parola ‘permesso’ in luogo di ‘assenza’, non può che essere ricondotta all’istituto giuridico rappresentato dai ‘permessi’ e non all’istituto dell’assenza per malattia, in quanto la necessità di sottoporsi ad una visita o ad un controllo medico non necessariamente presuppone la presenza di una patologia in atto e quindi di una certificazione medica che la attesti.
Ne consegue, però, che non può ritenersi, come invece desumibile dalla circolare impugnata, che il riferimento ai ‘permessi’ debba essere inserito ‘sic et simpliciter’ nell’ambito della normativa contrattale collettiva vigente, senza alcuna modifica e/o integrazione.
Il Collegio, infatti, osserva che la norma di cui all’art. 55-septies, comma 5-ter, d.lgs. n. 165/01, nell’attuale conformazione, non fa alcun riferimento in questo senso, limitandosi ad affermare – appunto – che ‘il permesso’ è giustificato mediante la presentazione di una determinata attestazione.
Il Collegio ritiene che se il legislatore avesse voluto dire quanto sostenuto dalle Amministrazioni resistenti, avrebbe fatto uso di locuzioni del tipo ‘il permesso regolato dai vigenti contratti collettivi nazionali di comparto’ o simili e non avrebbe utilizzato genericamente la locuzione ‘il permesso’.
Ciò vuol dire che un’interpretazione logicamente e sistematicamente orientata dalla norma non può essere quella proposta con la circolare impugnata, che direttamente ritiene di richiamare i permessi per ‘documentati motivi personali secondo la disciplina dei CCNL o di istituti contrattuali similari o alternativi (come i permessi brevi o la banca delle ore)’.
Ciò perché, evidentemente, tali permessi, e la relativa contrattazione di comparto, erano stati individuati nella vigenza della normativa precedente, che non faceva distinzione sull’assenza per malattia, come sopra evidenziato. E’ chiaro che tali ‘permessi’ riguardavano la necessità di assentarsi dal lavoro per le ragioni più varie (indicate anche dalla Federazione sindacale ricorrente) ma non anche per le assenze per terapie e simili di cui all’art. 55-septies cit. allora vigente.
L’utilizzo imposto immediatamente di tale tipo di permessi comporterebbe indubbiamente uno sconvolgimento nell’organizzazione di lavoro e personale del dipendente che ben potrebbe aver già usufruito di tali forme di giustificazione di assenza, confidando di poter avvalersi dell’ulteriore modalità di ‘assenza per malattia’ prima prevista dalla conformazione della richiamata norma e del CCNL applicabile o, viceversa, non potrebbe più avvalersi di tali ‘permessi’ per ‘documentati motivi personali’ diversi dallo svolgimento di terapie, visite e quant’altro.
Ne consegue, ad opinione del Collegio, che la novella legislativa in esame non può avere un carattere immediatamente precettivo ma deve comportare, per la sua applicazione anche mediante atti generali quali circolari o direttive, una più ampia revisione della disciplina contrattuale di riferimento.
Tale conclusione appare confermata dalla stessa Amministrazione, secondo la documentazione depositata in diverso giudizio avente ad oggetto anche la medesima impugnativa in questa sede trattata e di cui il Collegio può avvalersi, laddove lo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica ha inviato a vari enti, una ‘Ipotesi di atto di indirizzo quadro all’ARAN per la sottoscrizione di un CCNQ in materia di rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti’, sulla base delle ‘stratificazioni regolative in materia”’che hanno indotto nel tempo ‘problematiche interpretative di diversa natura’.
Nello specifico, è evidenziata proprio la problematica relativa alla novella dell’art. 55-septies, comma 5.ter, cit., laddove si sottolinea che ‘Le assenze dal servizio per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici richiedono una specifica disciplina contrattuale, con carattere di omogeneità per tutti i comparti e le aree di contrattazione’ e che ‘Tali assenze presentano la caratteristica di non essere assimilabili in tutto all’assenza per malattia, in quanto manca il presupposto della patologia in atto e di essere entro certi limiti giustificabili per la particolare causa, consistente nella esigenza di cura o di prevenzione’. Segue poi una dettagliata descrizione delle ipotesi di individuazione di specifici permessi legati a tale tipologia di assenza, diversi da quelli già previsti dalla contrattualistica vigente e ideati per scopi ulteriori, nella vigenza della normativa precedente all’entrata in vigore dell’art. 4, comma 16-bis, d.l. n. 101/13, conv. in l. n. 125/13, nonché una dettagliata descrizione dell’oggetto della futura contrattazione relativa a congedi parentali, per maternità, monte-ore.
Ne consegue, quindi, che la circolare impugnata, operando direttamente nei confronti delle Amministrazioni pubbliche, è illegittima per quanto dedotto essenzialmente e in misura assorbente nel primo motivo di ricorso, in quanto la materia oggetto della novella trova il suo naturale elemento di attuazione nella disciplina contrattuale da rivisitare e non in atti generali che impongono modifiche unilaterali in riferimento a CCNL già sottoscritti.
Per quanto dedotto, perciò, il ricorso deve essere accolto, con conseguente annullamento della circolare impugnata, laddove impone alle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, d.lgs. n. 165/01 di avvalersi, ai sensi dell’art. 55-septies, comma 5-ter, d.lgs. n. 165/01 nella nuova formulazione, dei permessi per documentati motivi personali, secondo la disciplina dei CCNL o di istituti contrattuali similari o alternativi (come i permessi brevi o la banca delle ore)”.



Circolare n. 2/2014 Funzione Pubblica in tema di malattia

24 03 2014

Con la circolare n. 2/2014 la Funzione Pubblica interpreta l’art. 55-septies del d.lgs. 165/2001 così come modificato dal d.l. 101/2013. Questo il testo della norma:

Nel caso in cui l’assenza per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici il permesso è giustificato mediante la presentazione di attestazione, anche in ordine all’orario, rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione o trasmessa da questi ultimi mediante posta elettronica.

Secondo la Funzione Pubblica, qualora tali visite siano possibili in un contesto in cui il dipendente può svolgere attività lavorativa (e quindi non è in uno stato di malattia), il lavoratore deve fruire dei permessi per documentati motivi personali previsti dal CCNL (come, ad esempio, i permessi brevi o la banca delle ore).



Monetizzazione Ferie: ecco la Funzione Pubblica

26 08 2012

Qualche giorno dopo l’entrata in vigore della spending review mi trovavo con una collega a discutere del divieto di monetizzazione delle ferie. Alla fine dell’incontro avevamo fatto una scelta: anche se le ferie erano state maturate prima dell’entrata in vigore del Dl 95/2012, avevamo ritenuto di non pagare le ferie che non erano state usufruite, vista la pressante richiesta del legislatore di contenere la spesa pubblica.

Ora la FunzionePubblicaha “spiegato” la disposizione che potrà avere effetto solo per il futuro. È stato in ogni caso richiesto anche l’intervento della Rgs.

In allegato trovate il parere.

ALLEGATO: PARERE FP SU MONETIZZAZIONE DELLE FERIE



Nessuna restituzione ai dipendenti per la ritenuta per malattia

13 05 2012

Come noto il Tribunale di Livorno aveva sollevato al questione di costituzionalità dell’art. 71 comma 1 del Dl n. 112/2008 sulla “famosa” decurtazione dei primi dieci giorni.

La Corte Costituzionale con la Sentenza n. 120/2012 ha precisato che:

“È, infatti, non sostenibile che la riduzione di retribuzione sancita dalla norma in questione, con la salvezza del trattamento fondamentale e la brevità della durata, costringa il lavoratore ammalato, come opina il rimettente, a rimanere in servizio pur di non subirla, anche a costo di compromettere ulteriormente la salute.

La decurtazione retributiva de qua, non comportando aggravi particolari, è del tutto inidonea ad esercitare qualunque coazione al riguardo.

D’altro canto, a tutto voler concedere, questa Corte ha già riconosciuto che anche il diritto alla salute dev’essere contemperato con altre esigenze costituzionalmente tutelate (sentenze n. 212 del 1998 e n. 212 del 1983; ordinanza n. 140 del 1995). E nella specie viene, altresì, in rilievo, come si è visto, il buon andamento della pubblica amministrazione, che la norma censurata si propone a ragion veduta di perseguire disincentivando l’assenteismo”.

Conseguentemente, la norma conserva la sua efficacia e le decurtazioni in essa previste continueranno ad essere effettuate.

Assolutamente ingiustificate quindi le richieste da parte di alcuni lavoratori per la restituzione di quanto operato in passato.

 



Approfondimento: la chiusura dei servizi per neve

5 03 2012

Allego di seguito un approfondimento gratuito di Publika in materia di chiusura dei servizi pubblici in caso di neve.

Il maltempo delle scorse settimane ha creato non pochi problemi anche organizzativi nella gestione delle risorse umane degli enti locali. Mario Ferrari ha quindi ritenuto opportuno proporre alcune considerazioni condivise dalla staff di Publika.

ALLEGATO: APPROFONDIMENTO PUBLIKA N. 47 – EMERGENZA NEVE

 Ricordo che nella categoria “Approfondimenti Publika” sono disponibili i precedenti numeri.

Inoltre, per chi non è già inserito nella mailing list e vuole ricevere gli approfondimenti gratuiti direttamente alla propria casella di posta elettronica, può chiedere l’iscrizione all’indirizzo info@publika.it.



L. 104/92 – Il riassunto dei benefici

16 11 2011

Riporto in allegato uno schema riassuntivo dei benefici connessi alla L. 104/92.

Si tratta di un estratto del Focus di Personale News n. 3/2011 a cura di Barbara Parfazi.

ALLEGATO: SCHEMA RIEPILOGATIVO BENEFICI L. 104_92



Le visite fiscali dopo la L. 111/2011

19 07 2011

Dopo la sentenza della Corte costituzionale sull’obbligo di pagare le visite fiscali effettuate dalla pubblica amministrazione, con la L. n. 111/2011 viene fornita una lettura più “leggera” sui controlli della malattia.

Ogni qualvolta si presenti un’assenza per malattia, la possibilità di “mandare” la visita fiscale dovrà essere valutata sulla base di tre fattori:

– il comportamento del dipendente, ovvero la sua condotta, ovvero una sua propensione ad essere spesso assente per malattia;

– il costo della visita fiscale e la sua compatibilità con il bilancio e i benefici raggiungibili in termini di controllo dell’assenteismo;

– il punto fermo e forte di agire sempre con la finalità di prevenire e/o limitare l’assenteismo del personale.

Siccome la norma è particolarmente “ampia” nella sua definizione, sembra opportuna una regolamentazione interna che vada a definire nel dettaglio le varie casistiche operative.

Ecco il testo dell’art. 16 comma 9 della Legge n. 111/2011: Le pubbliche amministrazioni dispongono per il controllo sulle assenze per malattia dei dipendenti valutando la condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all’effettuazione della visita, tenendo conto dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo. Il controllo e’ in ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.



La Rgs sul 17 marzo

16 03 2011

Ecco l’opinione della Ragioneria Generale dello Stato.

ALLEGATO: 17 marzo RGS



17 Marzo: Approfondimento e casi pratici

12 03 2011

Allego un approfondimento di Publika sulla questione del 17 marzo 2011.

Abbiamo raccolto la normativa e la documentazione oltre a proporre una gestione operativa dei casi pratici.

ALLEGATO: PUBLIKA – N. 39 – IL 17 MARZO

Per chi volesse ricevere gli approfondimenti gratuiti di Publika direttamente via mail può richiederlo a info@publika.it



Il pagamento delle visite fiscali

21 11 2010

Allego un riassunto sulla materia del pagamento delle visite fiscali, giusto per fare il punto della situazione.

ALLEGATO: Note sul pagamento delle visite fiscali