La revisione della performance

28 11 2015

Nella legge n. 124/2015 di Riforma della Pubblica Amministrazione, è prevista una rivisitazione della performance, sistemi di valutazioni, organismi di valutazione.

Mi piace segnalare un’iniziativa, che seguo con molto interesse e partecipazione, finalizzata a fare in modo che la nuova revisione non sia troppo “lontana” dagli enti locali. Come sapete, sono membro di alcuni Nuclei di valutazione e l’idea di creare sistemi adeguati a seconda della dimensione, delle attività e delle caratteristiche di ogni amministrazione è un elemento principale per dare un senso alla valutazione.

Ecco quindi, in sintesi, il riassunto di questa iniziativa.

La comunità professionale “Professionisti della Valutazione e dello Sviluppo della PA”, promossa da Bruno Susio, Elisabetta Cattini e Pietro Bevilacqua, ha avviato un network – costituito da numerosi esperti noti a livello nazionale nella gestione dei processi di valutazione e di sviluppo organizzativo presso enti pubblici locali e centrali – con l’obiettivo di fornire contributi sul tema della valorizzazione del processo di crescita delle competenze del management della PA anche attraverso i processi di valutazione. Il documento elaborato dal gruppo (si veda allegato) è stato portato all’attenzione di chi sta predisponendo i decreti legislativi di attuazione della L. 124/2015.

I professionisti della Valutazione e dello Sviluppo della PA appartengono ad APCO, l’associazione che raggruppa gli esperti certificati secondo standard internazionali di riconoscimento della professionalità nel campo della consulenza di direzione.

ALLEGATO: I PROFESSIONISTI DELLA VALUTAZIONE E DELLO SVILUPPO DELLA PA



Il taglio del 10% al Nucleo e all’Oiv

15 03 2015

A tanti (me compreso) era sfuggita la deliberazione n. 4/2014 della Corte dei conti Sezione delle Autonomie, nella quale è stato affermato che l’art. 6 comma 3 del d.l. 78/2010 non si applica agli enti locali. Si tratta della norma che chiede il taglio del 10% rispetto a quanto spettante al 30.04.2010 da parte dei Nuclei di Valutazione, Organismi di valutazione, Revisori dei conti.

Poche settimane fa, Publika aveva reso disponibile un approfondimento gratuito sui Nuclei e Oiv. Lo potete trovare in prima pagina sul mio sito.

Oggi, alla luce della Deliberazione in esame, è necessario riaggiornare il lavoro, per cui Paola Aldigeri, ha redatto l’articolo che segue per spiegare tutta la vicenda.

 

 

La riduzione dei compensi degli OIV

L’evoluzione interpretativa della Corte dei Conti

di Paola Aldigeri

 

1. I compensi degli organismi indipendenti di valutazione: l’assenza di un oggettivo riferimento e il taglio lineare introdotto dall’art. 6, comma 3, del d.l. 78/2010.

Allo stato attuale, la determinazione del compenso degli organismi di valutazione è rimessa alle autonome decisioni delle amministrazioni, nel rispetto del principio di economicità che ispira il d.lgs. 150/2009.

In particolare, la delibera ex CiVIT n. 12/2013[1] ha previsto che dovranno essere stabiliti importi adeguati alle dimensioni e alla complessità organizzativa delle singole amministrazioni, salvaguardando, nel contempo, il profilo dell’economicità della gestione e del costo-opportunità delle risorse, che assume particolare rilievo negli enti di piccole dimensioni.

Nella realtà dei fatti, l’assenza di una regolamentazione uniforme e di una definizione di criteri omogenei per la determinazione dei compensi ha condotto – nel tempo – all’attribuzione di importi molto diversi, anche a parità di complessità organizzativa e di funzioni da svolgere da parte degli organismi di valutazione; importi sostanzialmente parametrati, da un lato, all’esperienza pregressa e alla cultura sviluppata da parte di ciascun ente in tema di valutazione e, dall’altro, alle risorse disponibili in bilancio.

A pochi mesi di distanza dall’entrata in vigore del d.lgs. 150/2009, è stato approvato il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, successivamente convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, che – all’art. 6, comma 3 – ha espressamente previsto che “Fermo restando quanto previsto dall’art. 1 comma 58 della legge 23 dicembre 2005 n. 266, a decorrere dal 1° gennaio 2011 le indennità, i compensi, i gettoni, le retribuzioni o le altre utilità comunque denominate, corrisposti ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo, sono automaticamente ridotte del 10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010” [2].

Tale disposizioni normativa è ancora attualmente in vigore, in forza dell’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11, che ha ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2015 il termine, già precedentemente prorogato dal decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 (convertito in legge 15/2014).

In presenza di tale quadro normativo, in riferimento ai compensi dei componenti degli organismi di valutazione, il taglio lineare prescritto dal d.l. 78/2010 ha dovuto operare su importi che, in valore assoluto, risultavano molto diversificati da una amministrazione all’altra, senza peraltro che venissero, in alcun modo, considerate le “nuove” funzioni imposte dal d.lgs. 150/2009 agli organismi indipendenti di valutazione, rispetto ai “vecchi” nuclei di valutazione.

 

 

2. Le interpretazioni delle sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti.

Fin dall’entrata in vigore della norma, molti enti hanno interpellato il giudice contabile per avere delucidazioni in merito all’ampiezza dell’ambito di applicazione del citato articolo 6, comma 3.

Con deliberazione n. 6/2011/PAR[3], la Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per l’Emilia- Romagna, rispondeva alla provincia di Bologna, che chiedeva se – tra i componenti degli organi collegiali soggetti alla riduzione del 10% – fossero ricompresi anche i collegi dei revisori, senza tuttavia mettere in alcun dubbio l’applicabilità della norma agli enti locali.

La sezione osservò che, nell’ambito applicativo della norma, sono ricompresi gli organi collegiali comunque denominati i cui compensi siano a carico degli enti locali e, quindi, anche i collegi dei revisori dei conti, prevedendo espressamente che “la ratio dell’articolo 6, comma 3, della legge 122/2010 risiede nella riduzione dei costi degli apparati amministrativi, quale componente della spesa pubblica”.

Successivamente, nell’aprile 2011 (deliberazione n. 18/2011/PAR)[4], la stessa fu investita dal Presidente del Consiglio delle autonomie locali dell’Emilia-Romagna in merito ad alcuni dubbi interpretativi ed, in particolare, in riferimento alle seguenti problematiche:

–     applicabilità della disposizione agli enti locali, in considerazione dell’espresso richiamo, in essa contenuto, all’art. 1, comma 58, della legge 266/2005, che prevedeva analoga riduzione per i componenti degli organi collegiali presenti nelle pubbliche amministrazioni e che, tuttavia, non trovava applicazione nei confronti di regioni, province autonome, enti locali ed enti del servizio sanitario nazionale, per espressa previsione del comma 64 dello stesso articolo 1. La Corte, richiamando precedenti orientamenti, tra i quali la citata deliberazione n. 6/2011/PAR, concluse, con convinzione, che “risulta del tutto pacifico che le disposizioni del comma 3 dell’art. 6 del d.l. n. 78 si applicano anche agli enti locali”;

–     applicabilità della riduzione al compenso dovuto all’organo di revisione e al nucleo di valutazione, ora sostituito dall’organismo indipendente di valutazione, previsto dall’art. 14 del d.lgs. 150/2009. La Corte confermò l’orientamento espresso anche dalla sezione regionale di controllo per la Lombardia (deliberazioni nn. 1072/2010/PAR e 13/2011/PAR ossia l’applicabilità della disposizione all’organismo indipendente di valutazione o nucleo di valutazione) “anche nel caso di revisore unico, attesa l’ampia formulazione adottata dal legislatore che fa, tra l’altro, riferimento agli ‘organi di controllo’ ed ai ‘titolari di incarichi di qualsiasi tipo’”;

–     automatica applicabilità della riduzione della spesa nel caso in cui si verifichi una modifica nell’attribuzione delle competenze degli organismi, come nel caso di sostituzione del nucleo di valutazione con l’organismo Indipendente di valutazione. La Corte emiliano-romagnola, rivelando senza alcun dubbio un approccio più flessibile di quello della Corte campana (deliberazione n. 173/2011)[5], ammise una deroga all’automaticaapplicabilità della riduzione della spesa prevista dal comma 3 nel caso in cui si verifichi un sostanziale e rilevante ampliamento delle attribuzioni previste, rispetto a quelle precedentemente conferite, imponendo comunque un’attenta motivazione con riferimento alla quantità e alla qualità delle attività che l’OIV deve svolgere ex lege, rispetto a quelle precedentemente svolte dal nucleo di valutazione.

 

 

3. L’interpretazione della sezione delle Autonomie della Corte dei Conti.

La certezza interpretativa con la quale la sezione di controllo per l’Emilia-Romagna sancì, fin dall’anno 2011, l’applicabilità agli enti locali dell’art. 6, comma 3, del d.l. n. 78/2010 viene messa, totalmente, in discussione dalla della sezione delle Autonomie con la deliberazione n. 4/SEZAUT/2014/QMIG del 10 febbraio 2014[6].

La questione affrontata riguarda, nello specifico, l’applicabilità o meno dell’art. 5, comma 7, del d.l. 78/2010[7], convertito in legge 122/2010, (gratuità dell’incarico) per i componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi di enti locali.

La Corte sostiene, attraverso dettagliata argomentazione, che – nella materia di che trattasi – “la disciplina normativa si distingue in due specifici ambiti applicativi di riferimento: uno relativo al complesso organizzativo in cui sono strutturati gli enti territoriali, l’altro riferito al simmetrico complesso organizzativo della Pubblica amministrazione, esclusi gli enti territoriali”.

In particolare, arriva ad escludere, al caso in esame, l’applicabilità dell’art. 6, comma 3, del d.l. 78/2010 agli enti territoriali, ai quali si applicherebbe, invece, l’articolo 5, comma 7, del medesimo decreto.

In sintesi, il ragionamento, alla base di tale conclusione, è stato quanto segue.

Il comma 58, dell’art. 1, della legge finanziaria per il 2006[8] ha disposto che le somme riguardanti “indennità, compensi, gettoni, retribuzione o altre utilità comunque denominate, corrisposte agli organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati”, presenti nelle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 165/2001, fossero automaticamente ridotte del 10 per cento. Il comma 64 dello stesso articolo ha stabilito, tuttavia, che tali disposizioni non si applicassero alle regioni, alle province autonome, agli enti locali e agli enti del servizio sanitario nazionale.

L’articolo 6, comma 3, del d.l. 78/2010 ha successivamente imposto un’ulteriore riduzione del 10% dei “compensi”, a decorrere dal 1° gennaio 2011, rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010, ma – precisando – “fermo restando quanto previsto dall’art. 1 comma 58 della legge 23 dicembre 2005 n. 266”, operando, pertanto, seppure indirettamente, l’esclusione degli enti locali dall’applicazione della norma, in quanto – a tali enti – il comma 64 della legge 266/2005 escludeva espressamente l’applicazione del comma 58.

Ed è così che la Corte arriva a sostenere che:

“Con la cosiddetta ‘manovra triennale’ varata con il D.L. 78/2010, la materia viene nuovamente innovata ma sempre mantenendo la ripetuta distinzione di ambiti applicativi: così che le disposizioni concernenti le ‘economie degli organi di governo e degli apparati politici’ di cui all’art. 5, commi 6 e seguenti sono specificamente riferite agli organi che rientrano negli apparati organizzativi dei livelli di governo locale. Le disposizioni dettate dall’art. 6, commi da 1 a 3 non si riferiscono agli enti territoriali, come si evince non solo dal contesto oggettivo, ma anche dall’espresso riferimento, nel comma 1, agli organi collegiali di cui all’art. 68, comma 1, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, (e cioè gli organismi operanti presso la Pubblica amministrazioni che sono stati reputati utili) e nel comma 3, all’art. 1, comma 58 della legge finanziaria per il 2006 che, come sopra ricordato, ne esclude espressamente l’applicazione agli enti territoriali (art. 1, comma 64). In sostanza gli apparati amministrativi ai quali fa riferimento l’art. 6 non includono quelli degli enti territoriali; il generico riferimento alle ‘pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell’art. 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196’ va letto sempre tenendo conto che tale disposizione integra quella contenuta nel già ricordato comma 58 dell’art. 1 della legge finanziaria per il 2006 che, pur richiamando in quella stessa disposizione, le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2 del decreto legislativo 165/2001, non era applicabile agli enti territoriali come disponeva il successivo comma 64”.

 

 

4. Riflessioni conclusive.

Seppure affrontando il caso specifico dei compensi dei componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi di enti locali, la Corte dei Conti, sezione delle Autonomie, perviene a rilevanti conclusioni di portata generale, escludendo l’applicabilità agli enti locali dell’art. 6, comma 3, del d.l. 78/2010 ed introducendo un orientamento di segno contrario rispetto alle interpretazioni restrittive (più o meno esplicite sull’argomento) delle pronunce delle sezioni regionali, succedutesi negli anni.

Nel prendere atto dell’evoluzione interpretativa della magistratura contabile, è comunque auspicabile che – nell’ambito della delega al Governo, prevista dall’art. 19 della legge 114/2014 in materia di revisione della disciplina degli organismi di valutazione – vengano definiti parametri oggettivi, per la quantificazione dei compensi dei componenti di tali organismi; parametri connessi alla complessità organizzativa – quali la dimensione dell’ente e le funzioni effettivamente svolte – e svincolati da norme generali di portata più generale, la cui applicazione mal si concilia con la sfida, di ordine soprattutto culturale, che la recente normativa ha lanciato in materia di valutazione della performance.

 

[1] http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?id=05b89e160a77804254f568f1c7f736fd

[2]Bertagna Gianluca e Ferrari Mario, “I tagli previsti dall’articolo 6 del D.L. 78/2010 e gli enti locali”, Personale News, n. 14/2012, pp. 5-18.

[3] https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=2151-01/04/2011-SRCERO

[4] http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/emilia_romagna/pareri/2011/delibera_18_2011_par.pdf

[5]https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=1727-25/02/2011-SRCCAM

In particolare, nel merito della questione, per gli enti locali, la sezione ha avuto modo di precisare che “La riduzione del 10% prevista dall’art. 6, comma 3, del D.L. n. 78/2010, convertito con modificazioni, dalla L. n. 122/2010, opera anche sui compensi da prevedere eventualmente in futuro per i componenti dell’Organismo indipendente di valutazione, considerato che, dal punto di vista contabile, non sussiste soluzione di continuità tra il regime di spesa dei Nuclei di valutazione e quello degli O.I.V. eventualmente istituiti in sostituzione dei predetti Nuclei. Sicché non può configurarsi alcuna preclusione all’applicazione della riduzione prevista dalla norma de qua anche nei confronti di componenti di Organismi indipendenti di valutazione materialmente insediati successivamente alla data di riferimento e di raffronto del 30 aprile 2010, neppure qualora ad essi vengano attribuite nuove e maggiori funzioni rispetto a quelle attualmente esercitate dai membri del Nucleo di valutazione. … talché anche un ampliamento delle funzioni già previste per i Nuclei di valutazione non può incidere né sul volume né sullo stesso regime contabile delle risorse di funzionamento di cui si discute, dovendo conseguentemente essere preso a base dell’operazione di riduzione di cui alla già menzionata disposizione di cui all’art. 6, comma 3, del decreto-legge 78 del 2010 l’ammontare degli ‘importi risultanti alla data del 30 aprile 2010’ riferiti agli emolumenti corrisposti a tale data a componenti dell’Organo di valutazione (Nucleo di valutazione o, se già istituito al 30 aprile 2010, Organismo indipendente di valutazione)”.

E, poiché la costituzione dell’OIV è facoltativa per gli enti locali, la Corte aggiunge che “in sede deliberativa l’Ente interpellante potrà meglio valutare, de iure condito e nell’esercizio della propria discrezionalità, tutte le problematiche, le esigenze e le conseguenze, anche contabili, connesse ad un eventuale mutamento di regime giuridico della funzione di valutazione di cui si discute”.

A pochi mesi di distanza da tale pronuncia, la sezione regionale emiliano-romagnola affronta lo stesso tema, ossia “l’automatica applicabilità della riduzione della spesa nel caso in cui si verifichi una modifica nell’attribuzione delle competenze degli organismi, come nel caso di sostituzione del Nucleo di valutazione con l’Organismo Indipendente di Valutazione previsto dall’articolo 14 del D.lgs 150/2009, ovvero nell’ipotesi in cui al Collegio dei revisori vengano attribuite nuove competenze sulla base di quanto previsto dall’articolo 241, comma 2, del Tuel (attribuzione di funzioni aggiuntive con un incremento massimo del 20% del compenso base)”, sostenendo al proposito che: “l’automatica applicabilità della riduzione della spesa prevista dal comma 3 nel caso in cui si verifichi una modifica nell’attribuzione delle competenze degli organismi possa essere esclusa soltanto quando sussista un sostanziale e rilevante ampliamento delle attribuzioni previste rispetto a quelle precedentemente conferite”.

[6] http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_autonomie/2014/delibera_4_2014_qmig.pdf

[7]La norma recita: “Con decreto del Ministro dell’interno, adottato entro centoventi sensi dell’articolo 82, comma 8, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, gli importi delle indennità già determinate ai sensi del citato articolo 82, comma 8, sono diminuiti, per un periodo non inferiore a tre anni, di una percentuale pari al 3 per cento per i comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti e per le province con popolazione fino a 500.000 abitanti, di una percentuale pari al 7 per cento per i comuni con popolazione tra 15.001 e 250.000 abitanti e per le province con popolazione tra 500.001 e un milione di abitanti e di una percentuale pari al 10 per cento per i restanti comuni e per le restanti province. Sono esclusi dall’applicazione della presente disposizione i comuni con meno di 1000 abitanti. Con il medesimo decreto è determinato altresì l’importo del gettone di presenza di cui al comma 2 del citato articolo 82, come modificato dal presente articolo. Agli amministratori di comunità montane e di unioni di comuni e comunque di forme associative di enti locali aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni, o indennità o emolumenti in qualsiasi forma siano essi percepiti”.

[8] La norma recita “Le somme riguardanti indennità, compensi, gettoni, retribuzioni o altre utilità comunque denominate, corrisposti ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati, presenti nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e negli enti da queste ultime controllati, sono automaticamente ridotte del 10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 settembre 2005”.



Approfondimento gratuito: Oiv e Ndv

15 02 2015

Allego alla presente un approfondimeno gratuito di Publika.

Insieme a Paola Aldigeri, abbiamo riassunto la questione dell’Organismo Indipendente di Valutazione o del Nucleo di Valutazione negli enti locali.

A più di 5 anni dall’entrata in vigore della Riforma Brunetta, ecco lo stato delle cose.

ALLEGATO: APPROFONDIMENTO GRATUITO DI PUBLIKA – N. 60 – OIV E NDV

Per chi volesse ricevere direttamente gli approfondimenti gratuiti nella propria casella di posta elettronica lo può comunicare all’indirizzo mail: servizi@publika.it



Progettazioni interne – Numero gratuito di Personale News

21 12 2014

Come avevo anticipato qualche settimana fa, su Personale News ci siamo occupati delle progettazioni interne dopo il d.l. 90/2014. Nel numero che trovate di seguito, oltre ad approfondire le novità, Mario Ferrari ha predisposto uno SCHEMA DI CONTRATTAZIONE INTEGRATIVA  e una BOZZA DI REGOLAMENTO.

Condivido questo numero con tutti i lettori del mio sito, sperando, anche, di far conoscere sempre più la nostra rivista.

Auguro a tutti un Sereno Natale e un 2015 ricco di vita!

NUMERO GRATUITO: PERSONALE NEWS N. 23/2014

Ricordo che Publika è editrice di un’altra Rivista: Tributi News, per l’area finanziaria e contabile dei comuni.

Sono previsti sconti in caso di  abbonamenti ad entrambe le riviste.

COUPON ABBONAMENTO ALLE RIVISTE PUBLIKA



Dizionario delle competenze

23 06 2013

Nella mia attività di “Nucleo di Valutazione” o “Oiv” mi capita di imbattermi in lavori fatti veramente bene. Ho sempre l’impressione che negli enti locali si sia sempre fatto un passo avanti rispetto al resto della pubblica amministrazione in materia di programmazione, assegnazione di obiettivi, verifica dei comportamenti, valutazione complessiva.

Non a caso la Riforma Brunetta appare davvero destinata ad altri rispetto agli enti locali, i quali, infatti, si devono prevalentemente “adeguare” ai principi del D.lgs. 150/2009.

Tra il materiale che mi è stato proposto, condivido volentieri l’allegato Dizionario delle Competenze. Si tratta di una griglia in cui sono presi a riferimento i diversi comportamenti valutabili in una amministrazione locale. Questo dizionario è attualmente in uso presso la Provincia di Cremona.

La sezione in allegato si riferisce alla valutazione dei Dirigenti, delle Posizioni organizzative e delle Alte professionalità.

Prossimamente pubblicherò anche quello relativo ai dipendenti dei livelli.

ALLEGATO: DIZIONARIO DELLE COMPETENZE – DIRIGENTI E POS. ORGANIZ.



La valutazione dei dipendenti

16 04 2013
Il Consiglio di Stato, sezione IV, con la sentenza n. 2039 depositata in data 15 aprile 2013, decide una controversia relativa alle contestazioni delle valutazioni ricevute da un dipendente della Guardia di Finanza. In disparte gli aspetti peculiari della vicenda, la pronuncia consente di evidenziare i seguenti principi generali:
– “… va confermata la ampia discrezionalità dell’amministrazione in materia (cfr. Cons. di Stato, sez. IV, ord. n. 4076/2004), dalla quale deriva la sindacabilità delle valutazioni del tipo in esame solo per gravi vizi di illogicità, travisamento o contraddittorietà”;
– “La stessa discrezionalità valutativa … rende ancor meno accessibile la tesi … per la quale il giudizio superiore riportato per il periodo precedente possa in qualche modo vincolare il giudizio dell’anno successivo, anche perchè ciò equivarrebbe a configurare per il dipendente una posizione ‘meritoria’ sostanzialmente intangibile e perciò radicalmente incompatibile con la stessa natura oggettivamente variabile che può presentare il rendimento di un dipendente oggetto del potere valutativo dell’amministrazione”.


Ultime dalla Civit

13 01 2013

Riporto di seguito un estratto di un articolo che apparirà anche su Personale News n. 1/2013 in uscita domani. Si tratta di un riepilogo degli ultimi pareri rilasciati dalla Civit a fine anno con riflessi per gli enti locali.

 

Alla fine dell’anno che si è appena concluso, la CIVIT (Commissione Indipendente per la Valutazione,  la Trasparenza  e l’Integrità  delle  amministrazioni  pubbliche)  ha  adottato  alcune interessanti delibere  in materia  di Organismi Indipendenti  di  Valutazione,  che brevemente ricordiamo.

 

A) Organo competente a nominare l’OIV.

In ordine di approvazione, troviamo la deliberazione n. 21 del 23 ottobre 2012 che interviene a dirimere una questione sollevata da più amministrazioni e cioè quale sia l’organo competente a nominare l’Organismo Indipendente di Valutazione nei comuni considerato che, con sentenza del 28 marzo 2012, n. 1510, il TAR Campania ha sostenuto che la nomina dei componenti del nucleo di valutazione “spetta al Consiglio comunale, in qualità di organo di indirizzo politico – amministrativo dell’ente, e non al Sindaco, che è semplicemente l’organo responsabile dell’amministrazione generale del Comune ed il suo massimo rappresentante”.

La CIVIT, invece, confermando il proprio precedente orientamento, conclude che “negli enti locali, l’organo competente ad adottare il provvedimento di nomina dell’Organismo indipendente di valutazione, deve  essere  individuato  nel  Sindaco che, per questa funzione, è l’organo di indirizzo politico – amministrativo dell’ente locale.”

 

B) Facoltà di nomina degli OIV per gli enti locali.

Con la delibera n. 23/2012 del 6 novembre 2012 la CIVIT ribadisce che per le regioni e gli enti locali la costituzione degli OIV è una facoltà e non un obbligo, in quanto tali amministrazioni possono, nella loro autonomia, demandare ad altri organi i compiti previsti dal d.lgs. 150/2009.

Nel caso in cui i predetti enti decidano, però, di nominare il proprio OIV, i componenti dello stesso devono essere individuati “in conformità all’art. 14 del citato decreto e tenendo conto dei requisiti previsti  dalla  delibera  n. 4/2010, come  integrata dalla delibera n. 107/2010 del 29 settembre 2010”.

 

C) Solo persone fisiche possono essere nominate membri degli OIV.

Più interessante  è  la  delibera n. 29/2012 del  5  dicembre  2012 relativa all’impossibilità di nominare, quali componenti dell’OIV, soggetti diversi dalle persone fisiche.

L’oggetto  del  quesito riguardava  la  nomina,  effettuata  da  un’Unione  di  comuni,  quale componente dell’OIV di una società in accomandita semplice.

La CIVIT sul punto precisa che le associazioni, le società e, in generale, i soggetti diversi dalle persone fisiche non possono essere nominati componenti dell’OIV”.



Schede di valutazione fra trasperenza e privacy

11 12 2012

Riporto di seguito l’estratto di un articolo di Monica Catellani apparso su Personale News. Vengono presi in considerazione alcuni aspetti correlati alla trasparenza e alla privacy nel contesto “schede di valutazioni”.

È indubbio che le schede contengono dati personali e, soprattutto, valutazioni delle prestazioni professionali, giudizi ed informazioni sull’attività lavorativa prestata, apprezzamenti sulle capacità, competenze ed attitudini dimostrate. Tutti aspetti che, sicuramente (anche se non di natura sensibile), ricadono a pieno titolo nel diritto alla “riservatezza” del valutato, trasfuso in un documento prioritariamente “personale”. Per questi motivi – come precisato dal Garante per la protezione dei dati personali con il provvedimento n. 276 del 4 ottobre 2012[1] – le modalità di circolazione dei documenti valutativi all’interno dell’ente deve avvenire con idonee cautele protettive.

In particolare, nella fase della consegna si deve adottare “ogni misura idonea ad assicurare la riservatezza dei dati contenuti nelle schede individuali di valutazione” quali, ad esempio, la “consegna in busta chiusa o comunicazione spillata in modo da non consentire la visione, anche accidentale, da parte del personale che la consegna e di terzi non autorizzati” oppure l’ “utilizzo di modalità telematiche che consentano l’accesso al solo interessato e diano contestualmente certezza dell’avvenuta ricezione del documento”.

Ferme restando queste valide indicazioni, a nostro avviso è certamente adeguata ed anche preferibile una consegna diretta delle schede da parte dei valutatori ai valutati, meglio ancora se operata nel contesto di appositi colloqui espositivi.

In conclusione, possiamo dire che, in questa fase, prevale la “privacy”.

Al contempo, le schede di valutazione costituiscono un “documento amministrativoche, alle condizioni normativamente previste, possono divenire oggetto di “diritto di accesso” da parte degli “interessati”.

Pertanto, i soggetti (ad esempio, altri dipendenti) che abbiano un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento, hanno diritto all’ostensione delle schede di valutazione; il diniego risulterebbe lesivo della loro sfera giuridica. L’interesse deve essere differenziato, serio e non emulativo nonché necessario per la cura e difesa di una situazione giuridicamente rilevante. I confini del diritto di accesso, anche in questo caso specifico, sono da rinvenire negli ordinari canoni delineati (anche recentemente) dalla Suprema Magistratura amministrativa come segue:

–         “… l’accesso cd. defensionale, cioè propedeutico alla miglior tutela delle proprie ragioni in giudizio (già pendente o da introdurre), ovvero nell’ambito di un procedimento amministrativo, riceve protezione preminente dall’ordinamento atteso che, per espressa previsione normativa (art. 24, u.c., l. n. 241 del 1990), prevale su eventuali interessi contrapposti (in particolare sull’interesse alla riservatezza dei terzi, financo quando sono in gioco dati personali sensibili e, in alcuni casi, anche dati ultrasensibili)”[2];

–         “… la ‘situazione giuridicamente rilevante’ disciplinata dall’art. 22 della legge 7 agosto 1990, n. 241, per la cui tutela è attribuito il diritto di accesso, è nozione diversa e più ampia rispetto all’interesse all’impugnativa e non presuppone necessariamente una posizione soggettiva qualificabile in termini di diritto soggettivo o di interesse legittimo, con la conseguenza che la legittimazione all’accesso va riconosciuta a chiunque possa dimostrare che gli atti procedimentali oggetto dell’accesso abbiano spiegato o siano idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, stante l’autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita distinto rispetto alla situazione legittimante alla impugnativa dell’atto (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 3 agosto 2010, n. 5173)”[3].

Va pure ricordato che il diritto di accesso non può essere preordinato ad un “controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”, espressamente escluso dall’art. 24, comma 3, della legge 241/1990[4].

Alla luce dei precetti generali sopra sintetizzati, la richiesta di accesso – per essere accolta – dovrà essere motivata, indicare gli estremi del documento richiesto o gli elementi che ne consentano l’individuazione nonché specificare e, ove occorra, comprovare l’interesse connesso all’oggetto della richiesta[5].

 



[2] Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 3 febbraio 2011, n. 783.

[3] Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 9 marzo 2011, n. 1492.

[4] Cfr. Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 12 gennaio 2011, n. 117; Consiglio di Stato, sezione VI, 28 ottobre 2010, n. 7650.

[5] Articolo 25, comma 2, legge 241/1990 e articoli 5 e 6, d.p.r. 184/2006.



Progressioni orizzontali: pronti, molto attenti e via!

5 11 2012

Qualche settimana fa ho pubblicato su Personale News la mia opinione sulle cosiddette “Progressioni orizzontali con effetti giuridici, ma non economici”.

La Corte dei conti, Sezioni riunite, con la Deliberazione n. 27/2012 (che trovate di seguito) ha ribadito un orientamento già consolidato, del tutto contrario al mio parere. Nel pieno rispetto delle motivazioni addotte, mi permetto di non cambiare idea. Per chi non fosse abbonato a Personale News, trovate tutto di seguito.

SONO DAVVERO PROGRESSIONI?  di Gianluca Bertagna

Prendo spunto da una recente deliberazione della Corte dei conti della Lombardia (la n. 414/2012/PAR) per parlare ancora una volta delle progressioni orizzontali “giuridiche, ma non economiche” nel triennio 2011-2013.

Ammetto che la cosa non mi ha dato pace fin da quando l’ho sentita pronunciare la prima volta; oggi, che si rincorrono interpretazioni sempre più “strane” rimango ancor più di stucco.

Mi permettete di partire dalla norma?

Cioè, dico, è ancora possibile iniziare un approfondimento di una questione dal testo normativo e non da un parere, una circolare o un commento?

Ci provo.

L’articolo 9, comma 21 del Dl n. 78/2010 afferma: per il personale contrattualizzato le progressioni di carriera comunque denominate ed i passaggi tra le aree eventualmente disposte negli anni 2011, 2012 e 2013 hanno effetto, per i predetti anni, ai fini esclusivamente giuridici.

 Leggo attentamente “Progressioni di carriera”. Mi ricordo qualcosa. Ah, sì. La Riforma Brunetta, il D.lgs. 150/2009.

Articolo 23. Progressioni Economiche. Articolo 24. Progressioni di Carriera

Allora: una cosa sono le progressioni di carriera e una cosa sono le progressioni economiche.

E mi chiedo: come si fa a dire che si possono fare progressioni orizzontali ai fini esclusivamente giuridici, visto che l’art. 9, comma 21, del d.l. 78/2010 prevede espressamente “progressioni di carriera”?

Vuoi vedere che sarà quel “comunque denominate” a trarre in inganno?

E se invece fosse che “comunque denominate” faccia riferimento a: progressioni verticali, interne, tra le categorie, ecc. ecc.?

Io penso che a volte il legislatore sia meno disattento di quanto vogliamo farci credere. Se scrive progressioni di carriera è perché magari sa che non avrebbe senso fare una progressione “economica” che vale solo giuridicamente, ma non economicamente. E non vale nemmeno per il calcolo del trattamento pensionistico, come, opportunamente, ci ha spiegato l’INPDAP. Punto. Finita lì. Perché dobbiamo sempre cercarci dei ragionamenti in quello che è chiaramente scritto?

Che poi dico: ma voi ce la fate a fare una progressione ECONOMICA che vale solo GIURIDICAMENTE, ma non ECONOMICAMENTE? Se è economica, è economica, punto.

Il mondo è strano, soprattutto quando la tesi delle progressioni economiche solo giuridiche è avvallata dalla stessa Ragioneria Generale dello Stato.

Si legge nella circolare n. 12/2011: Si precisa che l’espressione “progressioni di carriera comunque denominate”, relativamente al personale contrattualizzato, è da intendersi riferita anche ai passaggi all’interno delle aree/categoria.

Adoro quando le circolari sono così decise nel dire le cose: si precisa, è così! Cavolo! Glielo avevo detto a legislatore che doveva precisare meglio, ma, visto che non l’ha fatto, provvedo io. Quindi è così che si dive intendere.

Ma poi viene il bello.

Perché il tutto funziona così.

Si costituisce il fondo (che non può essere superiore al 2010) e si decide come destinare le risorse. Se si decide di fare nuove progressioni orizzontali per i dipendenti, siccome valgono solo giuridicamente, queste non si possono pagare e si pagheranno solo a gennaio 2014 (forse!) ma senza effetti retroattivi.

Quindi, dal fondo non si prelevano dei soldi, ma… attenzione bene!!!… non si possono neppure spendere per altro!

Insomma, se si fanno quelle cose lì delle progressioni economiche, ma solo giuridiche e non economiche, si stabilisce quanto sarebbero costate, ma siccome non costano niente, i soldi teorici non si possono spendere per altre cose.

La morale sarebbe questa, in conclusione. I “presunti” beneficiari delle progressioni non percepiscono nulla. Tutti gli altri dipendenti (non beneficiari delle progressioni) si ritroveranno un fondo decurtato del costo delle progressioni “virtuali”. Un successone, no?

La conferma è appunto arrivata dalla Corte dei conti della Lombardia con la Deliberazione n. 414/2012/PAR che recita: “non è possibile utilizzare, per gli istituti finanziabili con la parte variabile del fondo per la contrattazione decentrata, la componente delle risorse stabili del fondo già accantonate nel triennio per progressioni c.d. orizzontali (e non utilizzate). Nello stesso senso si era orientata, in precedenza, la Ragioneria Generale dello Stato nella circolare n. 12 del 15.04.2011, richiamata dalla medesima Amministrazione istante. Orbene, pur in mancanza di preclusioni di dettaglio di fonte legale, la Sezione ritiene condivisibile siffatta conclusione, alla luce delle ragioni di sana e prudente gestione finanziaria, nonché di corretta programmazione degli equilibri di bilancio, sottese a tali approdi ermeneutici, valorizzando – altresì – un’interpretazione sistematica e teleologica del dato legale di contenimento della spesa di personale. Ne deriva che l’utilizzo delle risorse stabili del fondo già accantonate per le progressioni c.d. orizzontali (e non utilizzate) trova un limite, oltre che nel blocco del trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, disposto dall’art. 9 del d.l. n. 78/2010, soprattutto  nella ratio generale che accompagna l’intervento normativo nel suo insieme (cfr. … Corte dei Conti. Sez. Liguria n. 89/2012)”

E allora? Perché mai uno dovrebbe fare le progressioni orizzontali a valenza solo giuridica e non economica se:

–        non si prendono soldi fino al 2014;

–        non si possono spendere i relativi soldi del fondo in questo triennio????

Risposta: perché almeno, in questo modo, i dipendenti possono superare la questione dei “due anni nella posizione economica precedente” vincolante per una nuova progressione orizzontale.

Quindi, teoricamente, un soggetto potrebbe avere un passaggio:

–        C1-C2 con decorrenza 1.1.2011 (pagata solo dal 2014)

–        C2-C3 con decorrenza 1.1.2013 (pagata solo dal 2014)

–        C3-C4 con decorrenza 1.1.2015.

Et voilà.

Ma a questo punto mi chiedo: cosa accadrà mai al fondo degli anni successivi??? Quale revisore apporrebbe il suo visto in merito alla compatibilità dei costi?

Risposta: tu ti preoccupi troppo!!

Ok, chiedo scusa.

Un’ultima domanda: perché bisogna sempre essere rigidi da una parte e trovare scorciatoie dall’altra? Perché non si ha mai il coraggio di dire le cose più semplici, invece, che farle così complicate?

———–

CORTE CONTI – SEZIONI RIUNITE – DELIBERAZIONE N. 27/2012

le Sezioni Riunite, in relazione alle questioni di massima sollevate dalla Sezione regionale di controllo per la Campania, ritengono che le progressioni economiche orizzontali, previste dall’art. 23 del d.lgs. 27 ottobre 2009 n. 150, ricadono nell’ambito delle “progressioni di carriera comunque denominate”, e, dunque, nel regime giuridico ed economico di contenimento delle spese in materia di pubblico impiego previsto dall’art. 9, comma 21, del decreto-legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010 n. 122.

ALLEGATO: CORTE CONTI – SEZIONI RIUNITE – DELIBERA N. 27/2012



La nomina dell’OIV spetta al Sindaco

27 10 2012
La CIVIT, con deliberazione n. 21/2012 si esprime su quanto in oggetto, su richiesta della Città di Sulmona, e conferma gli avvisi già espressi.
La conclusione è la seguente:
“… a conferma delle precedenti decisioni adottate sul punto, negli enti locali, l’organo competente ad adottare il provvedimento di nomina dell’Organismo indipendente di valutazione, deve essere individuato nel Sindaco che, per questa funzione, è l’organo di indirizzo politico-amministrativo dell’ente locale”.
 
Le motivazioni, in sintesi:
– il Consiglio Comunale (organo ritenuto competente per la nomina dal TAR Campania con sentenza 28 marzo 2012, n. 1510), secondo il TUEL, è sì l’organo di indirizzo politico-amministrativo dei Comuni, ma le sue competenze sono tassativamente previste dall’art. 42 e non sono in nessun modo estensibili o integrabili, neppure con fonte statutaria o regolamentare;
– il Sindaco (art. 50 TUEL) è l’organo responsabile e rappresentante del Comune ed annovera, tra le proprie competenze, anche diversi poteri di nomina;
– l’art. 4, comma 2, lettera g) della legge delega n. 15/2009 espressamente prevede che “i sindaci e i presidenti delle province nominano i componenti dei nuclei di valutazione (in sede di decreto delegato “Organismi Indipendenti di Valutazione)”;
pertanto, un’ interpretazione sistematica dei riferimenti normativi (d.lgs. 267/2000, legge 15/2009, d.lgs. 150/2009) suffraga la tesi secondo cui, per la nomina dell’OIV o di altro organismo analogo, l’organo di indirizzo politico-amministrativo del Comune è individuato nel Sindaco.