Un mese

Ti ho scritto tanto in questo mese. Anzi, avrei voluto farlo. Ogni volta, il ricordo della tua assenza richiamava le mie dita già sulla tastiera pronte ad inviarti l’ennesimo messaggio. D’altronde quello era il nostro modo di comunicare più frequente e quindi l’istinto era lì che mi portava a raccontarti quello che stavo vivendo.

Ti ho scritto quello che mi hanno detto le persone incontrate al tuo funerale, so che avresti voluto saperlo. E anche quello che mi hanno detto gli amici lontani, le persone impossibilitate ad esserci.

Ti ho raccontato che sono andato a camminare più volte sulle strade di campagna che ti piacevano tanto, quelle semplici, dove c’è solo lo sterrato e un po’ di ciglio verde prima delle viti. Ah, sono diventate di un colore bellissimo in questo mese: macchie rosse e arancione spiccano da tutte le parti regalando un contrasto impagabile con il cielo blu.

Ti ho cercato per dirti che i tuoi ragazzi del Milan sono primi in classica. Ci pensi? Da quanto non accadeva! E pensa, pure il tuo beniamino del fantacalcio continua a farti gol. Da non credere. Ho preso il telefono per commentare insieme a te le vicende correlate alla farsa del coronavirus nel calcio e negli altri sport.

Ti ho parlato un po’ di me, di come soffro ora che devo tenere i corsi di formazione solo online, che non posso più muovermi per andare nei comuni, di quanto mi manca l’incontro con le persone, i colleghi, gli amici, di come faccio fatica a resistere più di mezzora durante una conference call. Avrei avuto bisogno del tuo “mavaffanculo!”.

Ti ho detto che sono andato a cena due volte, quando ancora si poteva, perché poi hanno chiuso tutti i ristoranti e quello che ho mangiato e che sono certo ti sarebbe piaciuto. Anzi no, forse qualche accostamento me lo avresti bocciato. E ho pensato che l’ultima volta che ti ho visto eravamo proprio a cena, sul lago, ad agosto.

Ti ho mandato un po’ di commenti su quello che sta succedendo nel mondo e in Italia, le scelte del governo, i contenuti dei dpcm, gli errori che secondo me hanno fatto tutta questa estate e quelli che stanno facendo. Ti ho descritto la situazione a scuola, i casini in classe di Matteo che ha fatto il quarto tampone nel giro di due mesi.

Ti ho riassunto l’ultima puntata della nostra serie preferita degli ultimi tempi, Yellowstone, ricordandomi di come i nostri gusti diversi si incontrassero solo sui western o sui road movie.

Ti ho commentato qualche messaggio dell’Andrea o i silenzi-faccia-isola-di-Pasqua di Marco. Abbiamo tenuto aperta la nostra chat, sai? E lì ci scriviamo, ogni tanto.

Ti ho scritto tanto, tantissimo. Anzi, avrei voluto farlo. L’istinto che sopravvive al cambiamento. Come a dire che c’è qualcosa di non razionale in noi che guida i nostri bisogni. Ti immagino che ridi scuotendo la testa, ora, vedendomi fare questi discorsi con la morale. Non posso farci niente, lo sai. Ma non smettere mai di prendermi per il culo. Ciao.

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