Re Roger

C’è stato un periodo della mia vita in cui giocavo a tennis. C’era l’appuntamento fisso del venerdì sera con il doppio e poi almeno altre due ore alla settimana o con Mauro o con Ivana. Poi mi son messo a correre e così ho smesso di giocare a tennis. Stagioni della vita.

Di quegli anni i ricordi sono tanti e non potevano non torni in questi giorni di addio al tennis da parte di Roger Federer. Chi ama questo sport e per un po’ l’ha praticato, sa cosa vuol dire questo ritiro. La purezza del colpo, la bellezza del movimento, la grazia nelle cose più difficili. Io, ad esempio, facevo il rovescio ad una sola mano e non potevo non fantasticare sull’imitare il suo colpo. Ma era, appunto, fantasia. Oserei dire: fantascienza.

Per puro caso mi è capitato di vedere Federer in campo. Ero a Roma per dei corsi di formazione. Era maggio. C’erano gli Internazionali d’Italia. Non ero mai stato al Foro Italico e così ho improvvisato. Proprio quella sera, era un martedì, giocavano Serena Williams e Roger Federer. Entrambi si sono ritirati quest’anno.

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