Con l’inizio dell’anno tornano, puntuali, le verifiche sui limiti assunzionali.
Prima di parlare di nuove assunzioni, scorrimenti, stabilizzazioni o lavoro flessibile, per Comuni, Province e Unioni c’è sempre un passaggio obbligato: rifare (o ricontrollare) i conti.
I limiti da considerare sono tre (se escludiamo quello sul trattamento accessorio) e vanno letti insieme:
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spesa di personale in valore assoluto;
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spazi assunzionali;
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lavoro flessibile.
Sul primo fronte resta centrale il rispetto dei limiti di cui ai commi 557 e 562 della legge 296/2006: come si calcola il tetto, quale base storica utilizzare, quali voci includere o escludere, come trattare i rinnovi contrattuali e le assunzioni escluse dal limite.
Sul secondo versante operano gli spazi assunzionali, determinati dal rapporto tra spese di personale ed entrate correnti. Qui cambiano le possibilità di assunzione a seconda che l’ente sia virtuoso, non virtuoso o – per i comuni – collocato nella fascia intermedia. Con effetti chiari nel 2026 per l’aumento dei costi a seguito di stipula del (o dei) CCNL.
Infine, il tema del lavoro flessibile, con il tetto del 2009, le voci rilevanti ed escluse, il trattamento di comandi, convenzioni e utilizzi condivisi, oltre alle deroghe previste per i piccoli enti.
Sono calcoli che incidono direttamente sulle scelte organizzative dell’ente e che richiedono verifiche puntuali, spesso con simulazioni concrete.
Anche per questo motivo ho organizzato un corso operativo dedicato ai calcoli dei limiti assunzionali di Comuni, Province e Unioni, nel quale verranno illustrati, passo per passo, i metodi di calcolo dei tre vincoli, con esempi pratici e simulazioni reali.
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