Le spese di personale nel DPCM

Tra gli argomenti che più tengono banco rispetto al nuovo d.p.c.m. sulle assunzioni dei comuni (che comunque ad oggi non è ancora in Gazzetta ufficiale) c’è quello della nozione di spese di personale.

Infatti, il decreto dà una definizione di spesa di personale che potrebbe sembrare diversa – e per alcuni aspetti è vero – da quella che ormai conosciamo dal 2006. Da quando gli enti locali hanno, ciascun anno, un limite di spesa di personale ben preciso non sono mancati gli sforzi per capire che cosa fosse “dentro” o “fuori” da quel limite. Chi c’era si ricorderà, sicuramente, una valanga di deliberazioni della Corte dei Conti sull’argomento. Poi, piano piano, distratti anche da altre normative, abbiamo lasciato perdere e, più o meno tutti, abbiamo un file di Excel contenente le voci incluse e le voci escluse dal calcolo (secondo me, è utile fare riferimento all’allegato della deliberazione n. 13/SEZAUT/2015/QMIG della sezione delle Autonomie della Corte dei Conti).

Fatto il brevissimo riassunto del passato, ci accorgiamo che il d.p.c.m. fornisce chiaramente una definizione di spesa di personale che assomiglia tantissimo a quella dell’art. 1, comma 557 e comma 557-bis, della legge 296/2006, con due sole differenze: non c’è l’esclusione per i rinnovi contrattuali e tra le voci non si menziona l’IRAP.

E tutte le altre voci incluse e/o escluse? Quello che qua voglio sottolineare è che neppure in passato la norma aveva elencato puntualmente quelle voci che erano state invidividuate “solamente” a valle di pareri e interpretazioni. E allora mi chiedo: perché non dovrebbe essere così anche con la nuova definizione di spesa di personale? Improvvisamente siamo diventati “precisi precisi” e teniamo conto di quello che dice la norma tralasciando anni di interpretazioni? E come la mettiamo con il principio di tenere conto di dati “omogenei” in questi tipo di calcoli?

Bastava poco… davvero poco per dire qualcosa in più e invece ci troveremo, ancora una volta, nel bel mezzo di meccanismi incerti da gestire operativamente. Intanto, aspettiamo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e, poi, speriamo che giunga anche un chiarimento ufficiale, magari dalla Ragioneria generale dello Stato, come aveva fatto nel 2006 con la circolare n. 9.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

uno + diciotto =