Mai più carta e penna

“Mai più carta e penna” nei concorsi pubblici. Così, continua a ripetere il Ministro Brunetta in questi giorni, sbandierando ai quattro venti l’arrivo delle semplificazioni per l’accesso al pubblico impiego.

Ogni parola è ben ponderata, in un’ottica di marketing e di appeal comunicativo. Non a caso si parla di “sblocco dei concorsi”, per far capire che ora è giunta la salvezza dopo anni di tenebre, iniziati, ad esempio, quando, guarda caso, il Ministro della Pubblica Amministrazione era la stessa persona di oggi.

Vai a capirli… Ma è tutto fantastico no? Prima faccio il tenebroso, poi l’esaltante; prima l’oscuro, poi il lucente; prima il tribunale dell’inquisizione e poi l’illuminista. Ci vuole coraggio, bisogna ammetterlo.

Comunque, mi hanno insegnato a non fermarmi sulle persone, ma sugli argomenti, i contenuti. E allora passo a questo: qual è l’elemento principale, se non quello fondamentale, di un atto amministrativo? La motivazione. Bene, i nuovi dipendenti pubblici saranno selezionati senza carta e penna, sulla base di quiz a risposta multipla, con eventuale prova orale. La chiamano digitalizzazione e semplificazione. Correttamente. Talmente semplice che non vedo l’ora di leggere una determinazione o una deliberazione scritta e impostata da uno di questi giovanissimi neoassunti che per ammissione delle scelte effettuate probabilmente non sanno neppure scrivere. Perché togliere carta e penna, l’anima del sistema amministrativo in cui, volenti e nolenti, siamo quotidianamente presenti?

Ora, facciamo questo test insieme (siamo a tema, tranquilli, non vi farò scrivere alcunché). Se io vi dico: “pensate a come semplificare la pubblica amministrazione”, in quale posizione di un possibile elenco vi viene in mente la risposta “togliendo carta e penna e togliendo prove nei concorsi pubblici”? A me, molto, ma molto in fondo. Prima, di semplificazioni, ce ne sarebbero un bel po’ da fare…

D’altronde, è quello che il coronavirus ci lascerà: giovani meno preparati, bambini stressati e incapaci di relazioni, infermieri e dottori assunti “di fretta”, laureati con tesi discusse dietro ad un video. Ci mancavano solo i migliori dipendenti pubblici assunti senza carta e penna.

Ma non diamo la colpa al Covid-19. Lui non è un amministratore dello Stato italiano.

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