Lo smart working non salverà il mondo

Non so come la vediate voi, ma io inizio a fare fatica. Mi riferisco a questa situazione di lock down già attivo per le attività delle amministrazioni pubbliche, nelle quali ogni incontro deve avvenire a distanza con gli idonei strumenti informatici.

Se lo stop di marzo poteva avere un suo risvolto interessante nel farci rallentare dai ritmi insostenibili a cui eravamo giunti e se ci ha lasciato nuove conoscenze e opportunità per lavorare a distanza, quello che si preannuncia per i prossimi mesi è molto peggio. Lo percepite anche voi?

Non sentite una involuzione in qualcosa negativo nei rapporti umani? L’assenza di sguardo reale durante un confronto o una discussione, non vi dicono che stiamo regredendo? Ce la fate a credere che dietro ai pixel di uno schermo ci sono persone, colleghi, amici?

Se poi il lavoro agile ha portato ad una nuova ventata di ottimizzazione del tempo, non vi appare che tutto, alla fine, si stia proprio concentrando su questo: risolta la problematica lavorativa, il resto è fatto? Intendo: ho come l’impressione che stiamo trasformando molto – se non tutto – in mero “lavoro” e risolta questa vicenda, poi, siamo a posto. Cioè, se siamo riusciti a passare da un tempo del lavoro ad un lavoro svolto per obiettivi, ho quasi la sensazione che adesso siamo fin troppo di là: raggiunto il mio target, è finita.

Manca la giusta via di mezzo, quella fatta anche di tempo dedicato ad altro. Il viaggio in macchina per arrivare al lavoro, ad esempio, poteva essere anche pesante, ma era comunque uno spazio “nostro”, fatto di ascolto di se stessi o delle canzoni che, guarda caso, non avevamo più il tempo di ascoltare. O anche l’incrocio nel corridoio del collega, poteva portare quanto meno ad un sorriso, forse a due parole, forse ad racconto di quanto fatto nel weekend. Un uscire da noi stessi, insomma, che invece con questa distanza non sembra più presente come dimensione.

Involuzione, insomma. Una regressione su noi stessi, finalizzati a raggiungere obiettivi, senza quel qualcosa in più – chiamiamola dedizione, passione, sentimento – che ci rendeva più umani.

Lo smart working, non salverà il mondo.

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