Spazi assunzionali dei comuni, mobilità e Corte dei conti

Ricevo diverse mail da parte di Comuni virtuosi che nell’applicare le nuove regole assunzionali proposte dal DM 17 marzo 2021 si sono imbattuti nella Deliberazione n. 167/2021 della Corte dei conti della Lombardia.

Chi mi scrive, mi dice che la Corte ha affermato che una mobilità in uscita si può sostituire esclusivamente utilizzando le “capacità assunzionali” date in “più” dal DM per gli enti appunto virtuosi.

Riporto quanto afferma la Sezione Lombarda: Alla luce di quanto precede, con riferimento al quesito articolato dall’ente istante, non può che ribadirsi il principio – peraltro già enunciato in precedenti pronunce della Sezione regionale di controllo per la Lombardia – a mente del quale anche la sostituzione del personale cessato dal servizio in corso d’anno costituisce assunzione di personale, possibile entro i limiti della capacità assunzionale del comune. Tale capacità assunzionale, come visto, deve essere improntata al “principio della  sostenibilità finanziaria” della spesa, misurata attraverso i valori soglia e le percentuali per come definiti dalla disciplina normativa sopra richiamata (vd. artt. 3, 4, e 5 del D.M. 17 marzo 2020).

Al di là del fatto – che dovrebbe essere il primo elemento di valutazione – che questo è un orientamento da contrapporre ad un chiaro disposto normativo, mi pare che siamo di fronte all’utilizzo di termini totalmente sbagliati. Utilizzare continuamente per i comuni il termine “capacità assunzionale” è sbagliato e porta a conclusioni affrettate e per me sbagliate.

Ai comuni non vengono date capacità assunzionali, bensì spazi finanziari di spesa di personale da aggiungere a quella esistente. Infatti, i comuni, NON HANNO PIÙ REGOLE DI TURN-OVER, bensì spazi massimi di spesa compatibili con il rapporto spese di personale ed entrate corrente al netto del fcde calcolati come da DM.

Ormai è pacifico questo: è stato scritto nella Circolare interministeriale e nei diversi pareri della RGS. E lo ridico: i comuni non hanno più “capacità assunzionali” anche perché, come appunto ribadito più volte, non esiste più il problema della neutralità o meno della mobilità.

Bene, quindi torniamo al punto.

Dice il DM: I comuni che si collocano al di sotto del valore soglia possono incrementare la spesa di personale registrata nell’ultimo rendiconto approvato, per assunzioni di personale a tempo indeterminato, sino ad una spesa complessiva rapportata alle entrate correnti non superiore al valore soglia individuato dalla Tabella 1.

È facile notare che la norma parla solo di spesa di personale. Quindi, venendo alla questione: una mobilità in uscita crea un risparmio di spesa di personale e una mobilità in entrata crea una maggior spesa di personale. Se tutto questo è compatibile con la spesa di personale calcolata come indicato dal DM la questione finisce qua.

Da ultimo, torno su quanto affermato dalla Corte dei conti della Lombardia. Al di là dell’uso improprio del termine “capacità assunzionale”, poi viene affermato che “Tale capacità assunzionale, come visto, deve essere improntata al “principio della sostenibilità finanziaria” della spesa, misurata attraverso i valori soglia e le percentuali per come definiti dalla disciplina normativa sopra richiamata”.

Quindi, volendo leggere il parere coerentemente con la norma, gli stessi giudici confermano che la capacità assunzionale è definita come sostenibilità finanziaria nel rispetto dei valori soglia.

Chi continua a ragionare in termini di “capacità assunzionale” vecchia maniera e quindi pensando ancora alla mobilità come in passato è, a mio parere, distante dalla volontà del legislatore di liberare i comuni dal legaccio del turn-over per rendere le assunzioni invece più compatibili con il proprio bilancio.

Inoltre, per un ulteriore approfondimento, allego quanto è stato scritto su EL News. Decreto assunzioni e sostituzione cessati_ solo entro gli spazi assunzionali – Enti Locali News

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