Il piano dei fabbisogni e le (non) relazioni sindacali

Qualche mese fa, a questo link, avevo riassunto la situazione in merito alla relazione sindacale necessaria sulla programmazione dei fabbisogni di personale.

Riassunto: Si tratta di inviare ai sindacati per informazione preventiva (almeno cinque giorni prima dell’adozione) il piano triennale dei fabbisogni di personale nonché gli atti di organizzazione degli uffici. Da tale informazione non può derivare nessuna successiva relazione sindacale. Si tratta, appunto, di mera informazione. Come noto, in base all’art. 1 comma 2 del DPR 81/2022, per le amministrazioni tenute alla redazione del PIAO, tutti i richiami ai piani precedenti sono da intendersi come riferiti alla corrispondente sezione del PIAO.

Un recente parere dell’ARAN  conferma questa impostazione, ricordando che oggetto di CONFRONTO non è il PTFP bensì gli andamenti occupazionali.

A questo punto, la domanda è: cosa sono questi “trend occupazionali” e che senso ha un confronto?

Mi vengono in mente diversi aspetti, che peraltro in parte possono essere desunti dal conto annuale: suddivisione dei dipendenti per età, titolo di studio, ecc. Ma anche modalità di assunzione degli ultimi anni: concorso, graduatoria, mobilità, progressioni verticali. E ancora: tempo del lavoro, part-time, smart working.

Insomma, io lo vedrei come un luogo – magari stabile – in cui confrontarsi (lo dice anche il nome della relazione sindacale) su quelli che sono stati gli andamenti occupazionali e prendendo spunto da questi, perchè no, formulare con i sindacati delle ipotesi per la prossima programmazione assunzionale. Non si tratta, quindi, di “contrattare” o “confrontarsi” sul Ptfp, quanto piuttosto ricevere spunti per la sua redazione, che rimane di esclusiva competenza dell’amministrazione.


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