Se il d.l. 25/2025 porta nuove risorse anche per le elevate qualificazioni, allora è il momento di fare le cose per bene. Non basta “mettere più soldi alle EQ”: serve ricalcolare l’intero sistema, perché il contratto ci impone di destinare almeno il 15% del totale complessivo (posizione + risultato) alla retribuzione di risultato.
È qui che molti enti continuano a sbagliare: calcolano il 15% “appiccicato” alla posizione, come se fosse un’aggiunta a valle. Invece la logica è opposta: prima si determina il monte complessivo EQ, poi si garantisce che la quota-risultato sia almeno il 15% del totale, e solo dopo si ripartisce secondo i criteri interni.
Con più risorse in gioco, aumenta il rischio di errori: se cresce la posizione senza ricalcolare il totale, la percentuale di risultato scende sotto la soglia contrattuale, e l’ente si espone a contestazioni. Il d.l. 25/2025 offre l’occasione per riequilibrare il rapporto tra posizione e risultato e per scrivere criteri di riparto chiari di quest’ultima in contrattazione: pesi, metodi di erogazione, soglie, regole per subentri e cessazioni, ecc.
Il messaggio è semplice: prima si rifà il totale, poi si verifica il 15%, che, ribadisco, è il valore minimo. Nulla vieta che l’amministrazione possa determinare tale percentuale in valori più elevati. Solo così il risultato torna a essere ciò che deve: un incentivo vero, legato agli obiettivi e alla performance, non una percentuale di comodo.
Più risorse significano anche più responsabilità: è il momento di passare dal calcolo “per abitudine” a un sistema trasparente, coerente e documentato in PIAO – sezione 3.3. Perché la differenza non è tra 15% e 20%, ma tra applicare una formula e costruire un meccanismo che regge davvero.

