L’ufficio paghe e stipendi

25 10 2014

L’elaborazione e predisposizione delle Buste paga degli enti locali, può avvenire internamente oppure con appalto di servizio ad un soggetto esterno.

La scelta su come operare dipende da diversi fattori: professionalità esistenti, semplificazione, dimensioni degli enti, strumentazione, aggiornamento, ecc. ecc.

In caso di gestione interna Publika è in grado di affiancare l’ente in questo modo:

  • supporto telefonico e via e-mail sulle problematiche quotidiane
  • corsi di formazione specifici sulle materie del personale
  • attività di tutoring e di formazione continua

In caso di gestione esterna, Publika offre:

  • servizio completo di elaborazione dei cedolini, con stampe riassuntive e adempimenti periodici
    (CUD, 770, Conto annuale, ecc…)
  • servizio completo di predisposizione modelli PA04, TFR, ecc…

Allego, di seguito, la proposta completa di Publika e il modello per richiedere informazioni.

ALLEGATO: PROPOSTA BUSTE PAGA – GESTIONE INTERNA O ESTERNA



La mobilità e il trattamento economico

23 06 2014

In questi giorni, si è fatto un gran parlare della mobilità, soprattutto alla luce delle possibili modifiche del decreto legge di “Rivoluzione” della pubblica amministrazione.

In attesa di avere un testo definitivo e commentabile, riporto di seguito un interessantissimo approfondimento di Roberto Maria Carbonara in merito al trattamento economico da garantire in caso di mobilità.

 

 

1. Introduzione alla criticità.

 

Nel numero 4/2014 di Personale News, ci eravamo lasciati con i seguenti interrogativi: “le indennità ad personam riconosciute ai dipendenti pubblici trasferiti da un ente all’altro per mobilità volontaria e preordinate ad evitare la reformatio in peius del relativo trattamento economico, continuano a sussistere a seguito della novella legislativa concernente l’esercizio finanziario 2014?” E, non solo: “sono riassorbibili dai miglioramenti contrattuali conseguiti presso la nuova amministrazione di destinazione o permangono in eterno al netto di questi miglioramenti?”[1].

La giurisprudenza, come ci accingiamo a scoprire, inizia ad elaborare le prime risposte.

 

 

2. La situazione “antemarcia”.

 

Prima dell’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014)[2], la situazione era allocabile, all’incirca, nei termini di seguito esposti.

Gli artt. 202 del d.p.r. 3/1957 e 3, comma 57, della legge 537/93 consentivano la corresponsione, (soltanto) agli impiegati statali che si trasferissero in altra amministrazione statale, di un assegno ad personam, utile a pensione, non riassorbibile né rivalutabile, pari alla differenza tra lo stipendio tabellare/fondamentale già goduto presso l’amministrazione di provenienza e quello di nuova destinazione.

Poi, la contrattazione collettiva nazionale di lavoro aveva esteso tale corresponsione, nel senso della non riassorbibilità dagli incrementi economici di destinazione:

–        obbligatoriamente, nei casi di trasferimento dai Ministeri all’ANAS e agli enti locali;

–        facoltativamente, negli altri casi; a discrezione, quindi, dell’ente ricevente.

Difatti, l’unico elemento d’incertezza, risolto ut supra, coinvolgeva esclusivamente lo specifico punto della riassorbibilità o meno dell’indennità, non ponendosi assolutamente in dubbio la debenza del riequilibrio economico di partenza tra un ente e l’altro, ai sensi dei principi generali che presidiano (o presidiavano?) la materia, fondati (per l’appunto) sul divieto di reformatio in peius ovvero “Il riconoscimento di un assegno ad personam, destinato a compensare la perdita di retribuzione subita a causa del trasferimento, è infatti una misura imposta in ogni caso dal principio dell’irriducibilità della retribuzione, mentre cosa diversa è la pretesa della non assorbibilità dell’assegno, rispetto alla quale occorre individuare una precisa norma, contrattuale o legale, che derogando al principio generale dell’assorbibilità, riconosca il diritto al mantenimento dell’assegno”[3].

 

 

3. Un cambiamento progressivo.

 

Già con la legge 28 novembre 2005, n. 246 era stato introdotta in nuce una norma che poteva minare il principio del divieto di reformatio in pejus, precisamente il comma 2-quinquies dell’art. 30 del d.lgs. 165/2001.

Tale norma dispone: “Salvo diversa previsione, a seguito dell’iscrizione nel ruolo dell’amministrazione di destinazione, al dipendente trasferito per mobilità si applica esclusivamente il trattamento giuridico ed economico, compreso quello accessorio, previsto nei contratti collettivi vigenti nel comparto della stessa amministrazione”.

Sulla portata precettiva di tale norma, soprattutto nei confronti degli enti locali, vi sono state diverse posizioni. La Ragioneria generale dello Stato, ha ritenuto che la disposizione in commento escludesse già la possibilità di riconoscere un trattamento perequativo, nemmeno di tipo riassorbibile, al personale transitato per mobilità congiunta[4].

Con la legge di stabilità 2014 il legislatore completa il quadro eliminando le norme che concretizzano la “diversa previsione”.

Il comma 458 del suo articolo unico ha, in effetti, abrogato tout court (tranciato!) gli esiziali artt. 202 e 3, comma 57 (sopracitati), travolgendo ogni cosa, anche il divieto di reformatio in peius?

 

 

4. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.

 

La primissima applicazione giurisprudenziale delle innovazioni cassatorie contenute nella legge 147/2013, risulta essere molto prudente, se non addirittura vanificatoria delle intervenute abrogazioni.

In via incidentale ha analizzato la norma il TAR Umbria[5]. Non si è trattato di un esame approfondito in quanto la vertenza sottoposta allo scrutinio dei magistrati amministrativi risaliva al 2008, allorché il Ministero della Giustizia ha disposto la cessazione della erogazione di un assegno ad personam in forza del fatto che l’interessato aveva effettuato un passaggio di carriera (dall’area B all’area C).

Da un lato non si è potuto non riconoscere un tentativo di parziale superamento del principio del divieto di reformatio in peius, sia per ragioni di contenimento della spesa pubblica che per esigenze di perequazione retributiva tra lavoratori aventi la medesima qualifica ed anzianità di servizio.

Dall’altro, però, si è sovrapposta alla immediata cogenza e precettività di siffatto superamento – producendone il sostanziale, seppur contingente, annientamento – la perdurante vigenza dell’art. 2, comma 3, del d.lgs. 165/2001[6], in forza della quale la cessazione di efficacia delle disposizioni di legge, regolamento o comunque amministrative che attribuiscano ai dipendenti (come nel caso di specie) incrementi retributivi non previsti (non tanto nella loro applicazione analitica/operativa, quanto nella loro essenza genetica) dalla contrattazione collettiva, interviene soltanto a far data dalla tornata contrattuale immediatamente successiva alla novella normativa, eventualmente caducatoria.

In altri termini, il riassorbimento dei trattamenti economici più favorevoli in godimento, non può che prodursi con le successive modalità e misure introdotte dai susseguenti contratti collettivi. Semplificando: la legge demanda alla successiva contrattazione collettiva la questione del riassorbimento sia nell’an che nel quantum.

Conseguentemente, in caso di mancato intervento (e sino all’intervento!) della contrattazione collettiva di comparto sull’eventuale riassorbimento dell’indennità in questione, non può che conseguire l’illegittimità del disposto riassorbimento.

Tale mancato intervento assume rilievo dirimente e paralizzante, essendo – allo stato – la contrattazione l’unica fonte deputata dalla legge ad intervenire nella materia[7].

Nel contempo, nulla quaestio sulla assolutezza della debenza dell’indennità perequativa in quanto tale.

Riportando i ragionamenti sull’orizzonte relativo agli enti locali, salvo aderire alle rigide posizioni della Ragioneria generale dello Stato, continua (almeno per il momento) a doversi corrispondere l’indennità perequativa.

Tale indennità, continua ad essere obbligatoriamente non riassorbibile nei casi di trasferimento dai Ministeri, facoltativamente negli altri.

 

[1] Carbonara Roberto Maria, “La mobilità prima di tutto”, Personale news, n. 4/2014, pp. 8-14.

[2] http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-12-27;147!vig=

[3] Corte di Appello di Brescia, sezione lavoro, sentenza 28 marzo 2013, n. 160; Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 16 aprile 2012, n. 5959; Tribunale di Bergamo (in funzione di giudice del lavoro), sentenza n. 674/2011; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 22 gennaio 2004, dichiarazione congiunta n. 24; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 18 dicembre 2003, punti nn. 1 e 2; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 5 ottobre 2001, artt. 26-29.

[4] Ragioneria generale dello Stato, note nn. 15705 del 21 febbraio 2014 e 21487 del 12 marzo 2014, in risposta a quesiti fatti dal Comune di Rende. Tali note sono scaricabili dalla pagina: http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit–i/Ordinament/Tematiche-in-materia-di-personale-degli-enti-locali/Trattamentoeconomicoperdipendentetrasferitopermobilitacongiunta/index.html.

[5] TAR Umbria, sezione I, sentenza 6 maggio 2014, n. 248.

[6] http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2001-03-30;165!vig=

[7] TAR Umbria, cit.



La modifica del profilo professionale

11 05 2014

Sempre più le amministrazioni sono in grosse difficoltà assunzionali. Per questo motivo, tra i tentativi per garantire il corretto funzionamento degli enti, si pensa anche alla modifica dei profili professionali dei lavoratori.

Nel numero 4/2014 di Personale News, Monica Catellani ha affrontato in maniera sintetica, ma esaustiva, la questione. Riporto, quindi, di seguito il suo ottimo commento.

 

LA MODIFICA DEI PROFILI PROFESSIONALI

di Monica Catellani

Giungono alla redazione di Personale News diverse richieste di chiarimento in merito alla modifica dei profili professionali dei dipendenti. Poiché il punto di partenza è la definizione della dotazione organica, nel contesto della programmazione triennale del fabbisogno (atti che vengono generalmente adottati in questa prima parte dell’anno), proponiamo alcune considerazioni operative.

Innanzitutto è opportuno premettere che l’organo competente all’adozione degli atti di programmazione triennale ed annuale del fabbisogno di personale nonché, con uguale cadenza temporale, alla definizione (o conferma) della dotazione organica dell’ente è la giunta comunale. La dotazione organica, così approvata o adeguata, deve essere formulata con criterio complessivo ed indicare il numero delle posizioni dotazionali previste, distinte unicamente per categorie professionali di inquadramento. Quanto appena riferito corrisponde alle previsioni dell’articolo 6 del d.lgs. 165/2001.

La normativa, appena sopra citata, evidenzia anche (in particolare al comma 4-bis) che “Il documento di programmazione triennale del fabbisogno di personale ed i suoi aggiornamenti di cui al comma 4 sono elaborati su proposta dei competenti dirigenti che individuano i profili professionali necessari allo svolgimento dei compiti istituzionali delle strutture cui sono preposti”.

Si evince, pertanto, che le operazioni di definizione, attribuzione e variazione dei profili professionali, sono di competenza dei dirigenti/responsabili degli uffici e servizi (negli enti privi di dirigenza) che a ciò provvedono in ragione di quanto necessario e funzionale per il perseguimento degli obiettivi gestionali individuati dall’amministrazione.

I profili professionali sono, quindi, definiti dagli organi gestionali, con propri atti, che esplicitano – in riferimento alle declaratorie contrattuali (CCNL 31 marzo 1999 – Allegato A) – le competenze e conoscenze professionali richieste per il ruolo da ricoprire, i risultati attesi dalla prestazione lavorativa, le relazioni interne ed esterne, le responsabilità attribuite oltre ad una esemplificazione delle mansioni attribuite.

Il profilo professionale, in sostanza, identifica l’oggetto del rapporto di lavoro subordinato e, come tale, costituisce elemento essenziale del contratto individuale di lavoro; ogni sua variazione deve essere adeguatamente trasfusa nel citato contratto (con nuova stipula o con clausola modificativa appositamente sottoscritta dalle parti: datore di lavoro/lavoratore).

Il procedimento di modifica/variazione dei profili professionali deve trovare disciplina (in quanto materia ascrivibile alla micro-organizzazione e gestione del rapporto di lavoro) nel regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi che l’ente adotta, con atto della giunta comunale, esercitando gli ambiti di discrezionalità attribuitigli dall’ordinamento.

Una possibile regolamentazione può prevedere (a titolo meramente esemplificativo) che:

–        di norma, in caso di variazione/modifica di profilo professionale, la verifica dell’idoneità alle mansioni del profilo professionale di destinazione è accertata tramite sottoposizione del dipendente a prova pratica e/o a colloquio attitudinale concernente le attribuzioni e le mansioni previste dalla diversa posizione, cui provvede il dirigente/responsabile del servizio di destinazione;

–        è possibile ritenere che l’esercizio di fatto, per congruo periodo di tempo ed in assenza di rilievi di sorta eccepiti dal responsabile dell’unità organizzativa di appartenenza, delle attribuzioni e mansioni proprie del profilo di destinazione, può ritenersi adeguatamente sostitutivo del predetto accertamento di idoneità;

–        può essere, altresì, ritenuta non necessaria la sottoposizione del dipendente alla prova di idoneità qualora vi sia sostanziale omogeneità, a basso contenuto di professionalità specifica, delle mansioni proprie dei profili professionali interessati.

Alla luce delle considerazioni generali sopra esposte, si può indicare il seguente percorso che gli enti possono seguire per addivenire a modifiche/variazioni di profili professionali:

  1. disciplina generale del procedimento in contesto, nell’ambito del regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi;
  2. atto del dirigente/responsabile di servizio (di natura gestionale e non amministrativa) di variazione del profilo professionale dei dipendenti assegnati alle proprie strutture (uffici);
  3. atto del dirigente/responsabile del servizio personale (di natura gestionale e non amministrativa), su indicazione del Segretario comunale, per la variazione del profilo professionale dei soggetti preposti alla direzione degli uffici/servizi (dirigenti o titolari di posizione organizzativa);
  4. atto ricognitivo generale del dirigente/responsabile del servizio personale che riunisca il “catalogo” dei profili professionali (aggiornati e funzionali alle esigenze dell’amministrazione; modificabili e/o integrabili al mutare o sopravvenire di bisogni) presenti nell’amministrazione;
  5. a seguito degli atti sub 2. e 3., adeguamento dei contratti individuali di lavoro.

 

 



Contributo per amministratori lavoratori autonomi

27 04 2014

Il 9 aprile scorso (Class. n. 15900/TU/086), il Ministero dell’Interno ha rilasciato un parere con il quale si conforma all’opinione della Corte dei conti. Ecco un estratto del parere.

La circostanza che il decreto interministeriale del 25 maggio 2001 garantisca ai lavoratori non dipendenti la contribuzione minima non starebbe a significare, ad avviso delle sezioni regionali di controllo, che il lavoratore interessato possa accedervi solo perché rivesta una delle prescritte cariche di amministratore locale. Così opinando, infatti, l’assunzione da parte dell’Ente locale degli oneri contributivi si tradurrebbe nell’equivalente di un loro sgravio netto a favore del lavoratore non dipendente che accede alla carica di amministratore locale e di una loro contestuale fiscalizzazione con aggravio del bilancio comunale, senza alcuna corrispettiva dedizione del tempo lavorativo ai soli compiti di amministratore locale.

Se si ammettesse inoltre che il lavoratore non dipendente possa, in pendenza di mandato, svolgere ugualmente la sua professione facendo gravare sul bilancio dell’Ente il pagamento dei contributi (da lui altrimenti dovuti) nella misura minima prevista, si finirebbe per consentire l’alterazione delle condizioni di mercato, dal momento che l’amministratore locale esercente la professione, l’arte o il mestiere, non gravato dagli oneri contributivi, avrebbe margini di ricavo più ampi rispetto alla concorrenza.

Né, si ritiene, possa essere validamente eccepito che, dalla circostanza che il più volte citato comma 2 dell’art. 86 T.U.O.E.L. nulla dispone circa l’obbligo di astenersi dall’attività professionale da parte del lavoratore non dipendente durante lo svolgimento del mandato elettorale, ne può derivare un’assenza di tale obbligo espressamente voluta dal legislatore.

Ciò posto questo Dipartimento, tenuto anche conto dei generali principi di buon andamento e di contenimento della spesa pubblica, ritiene di condivisibili le argomentazioni formulate dalle citate sezioni regionali di controllo in merito all’ambito applicativo dell’art. 86 comma 2 T.U.O.E.L.”.



Turno e maggiorazioni festive – Corte Appello Milano

9 02 2014
Sta facendo il giro della rete la Sentenza n. 1102/2013 della Corte di Appello di Milano con riferimento alla cumulabilità tra indennità di turno e maggiorazioni festive in caso di attività svolta in giorno festivo infrasettimanale.
La Corte ritiene che le finalità dei due istituti presidiino due funzioni differenti (cfr. Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza n. 907/2007) e che, quindi, entrambe debbano essere preservate, assicurando un eguale trattamento (per il lavoro nei festivi infrasettimanali) al personale turnista come a quello che, eccezionalmente e per esigenze di servizio, sia chiamato a rendere la prestazione. “La modalità organizzativa del lavoro (turnisti e non turnisti) non è considerata come variabile per diversificare il quadro di riferimento legale e contrattuale ai fini della definizione di lavoro ordinario e lavoro straordinario; da un lato il CCNL definisce l’orario settimanale di lavoro (art. 17 CCNL 6.7.1995) e, dall’altro, elenca i giorni di festività nazionale, uguali per turnisti e non turnisti”.
Trovate la sentenza in allegato.


Ancora su Irap e progettazioni interne

8 06 2013
Ecco la sintesi della Corte dei conti Toscana.
A me sembra chiarissima.
 
La Corte di Conti, sezione regionale Toscana, con la deliberazione n. 146/2013/PAR del 30 maggio 2013, non condivide – sul tema in oggetto – la prospettazione della Provincia di Grosseto che ravvisa un contrasto tra gli orientamenti espressi dalla stessa sezione Toscana (deliberazione n. 24/2011) rispetto alla recente giurisprudenza (Corte d’Appello Palermo, sentenza n. 879/2012).
La sezione, in primo luogo, richiamata il disposto dell’art. 1, comma 208, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 che recita:
“Le somme finalizzate alla corresponsione di compensi professionali comunque dovuti al personale dell’avvocatura interna delle amministrazioni pubbliche sulla base di specifiche disposizioni contrattuali sono da considerare comprensive degli oneri riflessi a carico del datore di lavoro”.
Successivamente si rifà al parere delle Sezioni Riunite (deliberazione n. 33 del 30 maggio 2010), analoghi di diverse sezioni regionali di  controllo, in linea con le interpretazioni date dall’Agenzia delle Entrate e dalla Ragioneria generale dello Stato, per concludere che ritiene di non discostarsi dal desumibile orientamento, del seguente tenore:
“Può concludersi nel senso che, mentre sul piano dell’obbligazione giuridica, rimane chiarito che l’Irap grava sull’amministrazione … su un piano strettamente contabile, tenuto conto delle modalità di copertura di ‘tutti gli oneri’, l’amministrazione non potrà che quantificare le disponibilità destinabili ad avvocati e professionisti, accantonando le risorse necessarie a fronteggiare l’onere Irap, come avviene per il pagamento delle altre retribuzioni del personale pubblico … Pertanto, le disposizioni sulla provvista e la copertura degli oneri di personale (tra cui l’Irap) si riflette, in sostanza, sulle disponibilità dei fondi per la progettazione e per l’avvocatura interna ripartibili nei confronti dei dipendenti aventi titolo, da calcolare al netto delle risorse necessarie alla copertura dell’onere Irap gravante sull’amministrazione”.


La tabella di riconciliazione

3 06 2013

Se il Conto annuale lo spostano in Quaresima, abbiamo già la nostra penitenza: la compilazione della tabella di riconciliazione.*

Battute a parte, che andasse verificato quanto inserito nel conto annuale con i dati di bilancio, mi è sempre parso logico e inevitabile. Quest’anno ci chiedono una specie di “certificazione” di questa verifica con la nuova tabella di riconciliazione, detta sperimentale. Talmente sperimentale che per colpa sua è stato spostato il termine di invio del conto annuale.

Che dire? Niente. Qua ci sono le istruzioni per la compilazione.

http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Faq/Conto-Annuale-2012/Generali/index.html

* Si, lo so, sbaglio persino i verbi, ma sono un po’ estroverso sulla questione… 🙂



Conto annuale: ecco il kit in excel per gli enti locali

11 05 2013

In allegato le tabelle per la compilazione del conto annuale 2012 del comparto enti locali.

ALLEGATO: CONTO ANNUALE 2012 – COMPARTO REGIONI ED ENTI LOCALI



La Corte dei conti e il buono pasto

2 03 2013

Allego una deliberazione della Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia in materia di buono pasto dopo che la Spending Review dello scorso anno ne ha limitato l’importo a 7,00 Euro.

Ecco le conclusioni:

riguardo al limite di euro 7,00 “Posto che la finalità della norma è da ricercarsi nel contenimento della spesa complessiva ascrivibile alla categoria di spesa per il personale dipendente, dovrà aversi riguardo esclusivamente all’onere finanziario sostenuto dal Comune, essendo irrilevante a tali fini la considerazione del maggior costo che rimane a carico del personale che fruisce della erogazione del pasto e che, conseguentemente, si connoterà come vero e proprio corrispettivo pagato a fronte del servizio reso”.

 

ALLEGATO: CORTE CONTI FVG – DELIBERAZIONE N. 1/2013



L’incentivo per la Pianificazione Interna

20 12 2012

Negli ultimi mesi ha tenuto banco la questione relativa agli incentivi erogabili a dipendenti interni in caso di pianificazione di strumenti urbanistici e/o di opere pubbliche.

Sull’ultimo numero di Personale News, Roberto Maria Carbonara si è egregiamente occupato dell’argomento. Lo condivido con tutti nell’allegato che potete scaricare di seguito.

ALLEGATO: L’INCENTIVO PER LA PIANIFICAZIONE INTERNA