Lo stadio

Oggi, alla partita di mio figlio, mi è scesa un po’ di malinconia. Pensavo a quando si andava allo stadio per parlare un po’ di calcio. Quello giocato davanti agli occhi, certamente, ma l’occasione era ghiotta per fare il punto della situazione sulla Juventus, Milan e Inter. E visto che c’eravamo anche un po’ di altri sport, non facevano male. Tutto questo, si sa, per dare sfogo all’unico neurone che si trova addosso l’uomo, di sesso maschile, intendo.

Mi sono però reso conto che il mondo è cambiato. Innanzitutto a vedere i figli ci sono più madri che padri. Per trovarne uno (e che parli di calcio), bisogna impegnarsi con passi felpati. Diversamente, non è male neppure assistere ai siparietti che si creano sugli spalti ascoltando i discorsi delle mamme. La lamentela regna sovrana: devo sistemare casa tutto il giorno, ho mucchi di lavatrici da fare, una volta stiravo tutto ed ora non stiro più nemmeno i reggiseni (eh??). Poi si passa alla condivisione delle letture, che sembra rimasto un hobby femminile ancora molto diffuso. Sento titoli sparsi qua e là, ne conosco si e no il dieci per cento, sicuramente incapace di comprendere la letteratura spumeggiante di questi tempi. E infine arriva l’argomento clou, quello che mi fa sbarellare ogni volta: quale sarà la mamma che ha preso i più bei voti a scuola questa settimana? Funziona così. Si inizia insultando qualche maestra che dà troppi compiti e si finisce per dire quanto i figli o le figlie hanno preso nelle verifiche. Da una parte si fa finta di essere arrabbiate e dall’altra c’è l’orgoglio di aver preso un bel voto.

Intanto la partita va avanti. Mi giro e chiedo: quanto sono? Nessuna lo sa. Boh, forse uno a zero. Giusto, un dettaglio mi pare. Stiamo ad una partita di calcio, il gol cosa vuoi che conti. Un bambino cade ed iniziano le urla delle mie vicine di spalto. Oddio, si è fatto male. Oddio, non respira. Oddio ha la gamba rotta. Oddio non si alza più. Sembra già morto, in poche parole. Un papà da lontano si risveglia: “’l gà gnint, vacca dighel. L’è n pűtì, l’è de goma, el lia ső sűbit” (Non ha niente, vacca cane. È un bambino, è di gomma, si alza subito). E il mio unico neurone, avendone trovato un altro come ai vecchi tempi, si sente molto felice.

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Un pensiero su “Lo stadio

  1. MAURO dice:

    COME SEMPRE SEI “IL TOP”
    ……… P.S. anche mio figlio gioca a calcio e per allontanarmi dagli spalti faccio il guardalinee 🙂

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