La realtà di un sogno

28 AGOSTO: LA REALTA’ DI UN SOGNO

(Martin Luther King e una persona raccontano)

Leggendo l’autobiografia di Martin Luther King mi è venuta l’idea di provare a mettere sotto forma di racconto una delle più belle esperienze di tutta l’umanità. Un evolversi di pensieri. Da una parte quelli del Reverendo che più tardi verrà assassinato, dall’altra quello di una persona semplice, che non vede l’ora di incontrarlo perchè in lui ha visto la speranza.

Solo come spesso accade alla vigilia dei grandi eventi. In questa camera d’albergo, seduto ad un tavolo che funge da scrivania. Cerco di farmi venire delle idee, dei pensieri, delle emozioni da raccontare nel mio discorso di domani. Un domani che cambierà certamente la mia esistenza, la nostra vita.

Sono partito da due giorni. Da quasi due mesi sto risparmiando i soldi per il viaggio. Ho lavorato tre ore in più al giorno sotto un sole infuocato, per poter partire e assistere all’evento della mia vita, della nostra esistenza.

Il cammino per giungere fino a qui è stato lungo. I risultati positivi delle precedenti campagne sono ancora presenti nel mio profondo e mi danno la forza per continuare a combattere, nonostante chi ci rema contro, chi ci mette i pali tra le ruote, chi non capisce i nostri motivi.

L’autobus è affollato di gente, siamo stipati ma affrontiamo il viaggio con gioia. Ogni tanto cantiamo e il tempo passa, l’asfalto corre e la nostra meta si fa più vicina. Siamo sereni, ma stanchi. Le braccia sono deboli, ma lo spirito è forte.

Ora, davanti a questo foglio di carta, non riesco a non pensare alla mia famiglia. Ancora una volta mia moglie è stata una colonna portante del mio cammino, mi ha spinto a fare anche questo passo. Vedo i miei bambini, nella nostra casa, tutti raggruppati davanti alla televisione, in attesa che il loro papà faccia il discorso più importante della sua vita.

Quando ho salutato la mia famiglia era presto. Dormivano tutti. Ho dato un bacio ai miei piccoli e ho sorriso a mia moglie che voleva alzarsi per prepararmi una frugale colazione. Invece, mi sono accoccolato al suo fianco. Cinque minuti di tenerezza. Sento ancora il caldo sulla mia guancia. Mi attenderanno e saremo di nuovo insieme.

Cosa scrivere? Quello che dirò verrà ascoltato da quasi duecentomila persone. Da me aspettano sempre messaggi forti, carichi di coraggio, di forza, di invito a fare o a non fare. No, il protagonista non devo essere io, ma ciascuno di quelle migliaia di persone che arriveranno per farsi sentire.

Lo vedrò dal vivo. I miei amici che lo hanno già sentito sono tornati con un sorriso indicibile sulle labbra. Sembravano volessero cambiare il mondo. Avevano un aria di felicità indescrivibile. Portavano a casa la realtà di un sogno.

Inizio a scrivere. Il 28 agosto deve essere ricordato come il giorno della libertà, il giorno che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Ciascuno di noi, ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale.

Libertà è una parola troppo grande, è anelare a qualcosa che non ho mai avuto. In effetti non so bene cosa sia. Ma ne parlano tutti tanto bene. Forse oggi le parole diventaranno realtà ed io potrò capire cosa vuol dire essere libero.

Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia alla solida roccia della fratellanza.

Eccolo, lo vedo. Purtroppo non sono tra i primi arrivati. E’ là davanti, piccolo piccolo. Ma lo sento e la voce mi penetra nel cuore, nell’anima. Ha iniziato da poco il suo discorso, ma già sento vibrare in me una forza nuova, un entusiasmo mai provato prima. La paura mi sta scomparendo.

Sto leggendo il mio discorso, preparato in una notte buia e tormentata. La schiera di persone davanti a me è veramente immensa. Abbraccio tutti, con lo sguardo, con le parole, con i sentimenti. Ma ora non riesco più a leggere, una nuova idea sta facendo breccia nel mio animo… no, non è un concetto, è un sogno!

Mi guardo attorno. Siamo stretti, l’uno accanto all’altro. In silenzio. Ascoltiamo. Siamo una famiglia con un obiettivo comune: la libertà. Non ho più paura. Sono pronto a tutto. E vedo, vedo oltre, e sogno… sogno il futuro.

Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!

Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati.

E’ questa la nostra speranza.

E’ questa la nostra speranza.

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