La chiesetta

La chiesetta

Ogni anno in questo periodo provo nostalgia per i campi scuola di diversi anni fa. Tanti i luoghi che abbiamo vissuto nel pieno della nostra adolescenza. Questo era uno dei miei preferiti. Sulla pelle ne ho ancora il profumo.

Anche oggi il sole ha scaldato il tetto e ha fatto in modo che il legno del soffitto regalasse il suo profumo alla mansarda.

I fiori di montagna sul tavolo attiravano come sempre lo sguardo verso il fondo, dove un tronco di albero sosteneva un lumino.

Ogni giorno si giungeva nella medesima stanza, tutte le sere ci si incontrava riposando il corpo sulle sottili panchine di legno, ogni tramonto lasciavamo che i nostri passi entrassero scricchiolando.Le finestre socchiuse ci portavano il rumore del torrente, costante, imperterrito, sempre pronto a raccontare qualcosa. Quell’incontro era il riepilogo di una giornata, il lasciar calar dentro quello che si era vissuto fuori; ne eravamo ben coscienti, nonostante i nostri tentennamenti e la nostra voglia di correre altrove.

Un accordo di chitarra, le nostri voci dedite al canto, i nostri sguardi in cerca del compagno di viaggio, quello che oggi era stato accanto a noi durante la passeggiata oppure quello che oggi aveva condiviso con noi il pasto oppure ancora quello che era stato il protagonista con i suoi gol o i suoi punti a pallavolo.

Le parole di don Daniele, quelle di don Giovanni e quelle di Padre Marfi facevano da sfondo ad un attimo di pace, ricercato dopo mesi di scuola o di lavoro; i nostri corpi riposavano, le nostri menti volavano, le nostre anime erano vicine al senso di Dio come forse non lo sarebbero più state per un’intera vita. Questa era la chiesetta di Precasaglio, al terzo piano, vicino alle camerate dei ragazzi. Emozioni, quelle vere, quelle indimenticabili.

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