I segnalibri

Mi piacciono i segnalibri. Tenerli in mano, guardarli, inserirli in un libro. È una passione che ho scoperto non più di due anni fa. Ma oggi, il comodino, ne è già pieno. Ormai non esiste posto in cui vado e in cui non cerco un segnalibro caratteristico della zona. Oppure, alla domanda di amici che mi dicono: cosa vuoi che ti porti dalla vacanza? rispondo automaticamente: un segnalibro.

Non ho ancora fatto l’analisi psico-peda-antropologica del mio “male”. Si dice che chi colleziona qualcosa abbia bisogno di uno psicologo. Ma io quella parola non l’ho detta! Non è che io i segnalibri li colleziono. Semplicemente mi piacciono.

Tra l’altro sono davvero buttati alla rinfusa nel cassetto e anche la scelta di quale usare per il nuovo libro appena iniziato è casuale. Pesco. Quel che capita capita. Ed allora è bello leggere sul dorso la data, il luogo e chi me l’ha regalato. Un bel pensiero con un sorriso.

Ne ho di tutti i tipi.

I classici son quelli dei paesaggi. I miei genitori, giusto l’altro ieri, in ritorno da un viaggio di due giorni in Toscana me ne hanno portati 16! Credo che mio papà si stia divertendo, come quando mi portava in edicola a comprare le figurine dei calciatori Panini. Ma per ora il rischio di avere dei segnalibri doppi è stato sempre scongiurato.

Poi ci sono quelli artigianali, pezzi unici. Fatti da pittori o artisti nei laboratori sparsi nei piccoli borghi o alle feste medievali. Ieri me ne è stato portato uno in pelle nientepopodimeno che dall’Australia.

Ci sono i segnalibri ricordo delle mostre. Particolarmente carini sono quelli che riportano “pezzi” di dipinto o illustrazioni di personaggi famosi. L’esempio tipo è il segnalibro con impresso le facce degli angioletti.

A volte capita di avere tra le mani veri e propri cartoncini pubblicitari: un concerto, una manifestazione, un appuntamento culturale.

Meno belli, ma fanno comunque numero, quelli delle biblioteche comunali. Il mio lavoro mi permette di entrare nei municipi e spesso li trovo lì all’entrata, su un tavolino promozionale, in un dispenser turistico o sulla scrivania dei colleghi. Giuro: a quest’ultimi non ne ho mai rubato uno. Semmai ho chiesto.

Anche il segnalibro ha avuto le sue evoluzioni. Ci sono quelli di metallo, di seta, di stoffa, di cuoio, in 3D (ne ho uno dei pianeti in lingua ungherese!) e quelli con la calamita. Questi in effetti sono particolari, peraltro compatti e bene conservabili.

Ma quello che più conta è la storia che c’è dietro ciascuno di essi. A volte banale, banalissima: sono entrato in un negozio e l’ho comprato. Altre volte è una storia di ricerca infinita (non tutti i paesi hanno dei segnalibri). In alcune situazioni ne ho creati pure io sulla base di idee rubate qua e là, come quelli “a vetro” di Assisi. Il più dei casi però è la storia di una persona che me l’ha regalato…. di tanto in tanto fa capolino dal mio cassetto.

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3 pensieri su “I segnalibri

  1. Cristina dice:

    Anch’io ho la passione per i segnalibri!
    Ne ho una bella collezione, che s’incrementa sempre con acquisti o regali.

  2. Federica dice:

    Nella mia biblioteca ho un cesto in vimini dove tengo tutti i segnalibri e come te quando inizio un nuovo libro scelgo a caso… Qualche volta però mi capita di pensare che il libro che ho in mano merita un segnalibro speciale allora lo scelgo con cura… Strano?

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