A come Amici

Il momento è arrivato. Sono stati nostri vicini per sette anni e mezzo. Tra le nostre case le porte sono sempre state aperte. Per giocare, per parlare o semplicemente per salutarci.

Abbiamo condiviso le insegnanti e gli allenatori. Chi accompagnava o andava a prendere i bambini alle varie attività non faceva differenza. Chi poteva partiva. Gli uomini hanno condiviso tante ore davanti allo schermo in occasione delle partite di calcio più importanti. Le donne si sono scambiate i piatti tipici delle loro cucina, i dolci e le torte. I momenti trascorsi insieme sono innumerevoli, ma sono quelle cose che rimangono. Come la gita fatta in montagna qualche anno fa. Oppure i momenti in cui siamo stati invitati ai pranzi delle prime comunioni delle loro figlie. Solamente domenica scorsa siamo stati allo stadio di Verona a vedere la partita Chievo-Udinese.

Ma al di là di questi momenti singoli, l’incontro è sempre avvenuto nel quotidiano. Da quando poi è nato Paolo, la relazione si è rafforzata. Anche lo scambio dei compiti tra Angelo e Lorenzo erano un “must” di tutti giorni. Il campetto con la porta di calcio o la rete di pallavolo sono sempre stati gettonati, così come il tavolo da ping pong. Un rapporto costante. Se succedeva di non incontrarsi per due o tre giorni si andava immediatamente a vedere nell’altra casa se ci fosse qualcosa che non andava. Per loro sono stato punto di riferimento per ogni questione di internet o di computer. Loro sono stati per noi un riferimento costante nelle cose concrete, nelle manutenzione e nei lavoretti di casa.

L’altra sera sono stati a cena da noi per un saluto finale. C’eravamo tutti: sei loro, cinque noi. Una tavolata. C’hanno spiegato che partire è una scelta sofferta, ma fatta per dare un futuro ai quattro figli. Il lavoro da muratore inizia a scarseggiare, o comunque si sta facendo troppo alternante. I soldi messi via negli ultimi anni possono dare maggior sicurezza se tornano a casa. Una scelta difficile, ma allo stesso tempo ponderata, attenta e razionale.

Ho appena terminato la procedura di acquisto del volo aereo. Verona – Tirana. Solo andata. La famiglia Arra domenica torna a casa.

 p.s. Qualche aneddoto.

Un Natale eravamo in montagna. Ad un certo punto ricevo una telefonata da Sokol, il vicino. Ciao Gianluca, Ciao Sokol, hai bisogno? Sì, stasera arrivano dei nostri amici dall’Albania e vorremmo invitarli a cena, ma non abbiamo abbastanza sedie; possiamo prenderne qualcuna a casa tua? Io: eh, siamo via, come facciamo? Sokol: ah, di quello non preoccuparti. Ci pensiamo noi…

Qualche anno fa mi hanno rubato il Pc portatile (lasciato ovviamente incustodito in macchina mentre giocavo a tennis). Torno a casa e racconto la storia. Si avvicina Sokol: dove è successo? Spiego tutto. Lui, candidamente: fammi fare qualche telefonata… Dopo qualche giorno torna e mi fa: niente da fare. Non sono stati i nostri.

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