Cent’anni di solitudine

A Macondo, passava il circo. Il Colonnello Aureliano Buendia, per la prima volta dalla sua gioventù mise coscientemente il piede in una trappola della nostalgia, e rivisse il prodigioso pomeriggio di zingari in cui suo padre lo aveva portato a conoscere il ghiaccio. Si affacciò anche lui alla porta di strada e si mescolò ai curiosi che assistevano alla sfilata. Vide una donna vestita d’oro in groppa a un elefante. Vide un dromedario triste. Vide un orso vestito da olandesina che segnava il ritmo della musica con un cucchiaione e una casseruola. Vide i pagliacci che facevano sberleffi in coda al corteo, e vide di nuovo la faccia della sua solitudine miserabile quando tutto finì di passare, e non rimase altro che il luminoso spazio nella strada, e l’aria piena di formiche volanti, e alcuni curiosi affacciati sul precipizio dell’incertezza. Allora andò verso il castagno, pensando al circo, e mentre orinava cercò di continuare a pensare al circo, ma ormai non trovò il ricordo. Affondò la testa nelle spalle, come un pulcino, e rimase immobile con la fronte appoggiata al tronco del castagno. La famiglia non se ne accorse fino al giorno dopo, alle undici del mattino, quando Sofia de la Piedad andò a buttar via la spazzatura in fondo al patio e si meravigliò che gli avvoltoi stessero calando.

Ho finito da poco “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez. Libro bellissimo che mi ha catturato per oltre due mesi.  Riporto questo estratto, perchè la morte, nel libro è onnipresente nel suo normale svolgimento. Tanti nascono e tanti muoiono, ma il modo di andarsene dei personaggi lascia senza fiato. Ne capisco poco di queste cose, ma sono rimasto colpito dal fatto che sul defunto non c’è mai un commento, un’analisi, un giudizio sulla sua vita. La modalità della morte è di per sè il racconto della vita del protagonista, in poche righe.

Niente, sono rimasto affascinato da questo libro. E questo, quello della morte, è solo un aspetto. Come riesce Gabriel Garcia Marquez a raccontare le cose è fenomenale. Anche in quelle poche righe che ho riportato poco sopra, ci sono espressioni che contengono il mondo. Bellissimo.

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