Fuga dalla nebbia

L’ultimo viaggio di lavoro prima della pausa natalizia mi ha permesso di scappare per tre giorni dalla nebbia. Era diventata una cosa insopportabile, impossibile da affrontare anche solo per una passeggiata. Avevo freddo tutto il giorno.
Ringrazio, quindi, Alghero, Roma e Civitavecchia per avermi regalato giornate di sole, anche se fredde, ma più che sufficienti a ritemprarmi dal gelo dentro.

Se non hai addosso l’ansia di arrivare ad un appuntamento, perché sai che è impossibile che accada vista la rigida programmazione, è più facile osservare le cose attorno a te con un sorriso. Racconto quindi un piccolo fatto, che ha causato, per la prima volta della mia vita, il dover sentire il mio nome pronunciato dagli speaker di un aeroporto.

Arrivo all’aeroporto di Alghero due ore prima del mio volo. Do un’occhiata allo schermo e capisco che sarà una giornata noiosa: c’è solo un aereo in programma, quello per Roma delle 19.30, Alitalia. Avevo in mano una coincidenza con Verona, che non avrei preso perché, appunto, mi sarei fermato una notte in più a Civitavecchia. Quindi, al check-in, con un minimo di senso civico ho detto alla hostess: “Siccome mi sono cambiati i piani, le dico subito che poi non prenderò la coincidenza, così se c’è richiesta potete dare il mio posto ad un altro”. Apriti cielo! “Ma lo sa che non si può! Io adesso le faccio il check-in, ma guai a lei se mi dice che non prende quel volo. Ecco le sue carte di imbarco! Io non ho sentito nulla”. Continuo, sbalordito e la metto sul piano economico: “No, ma guardi che lo dicevo per voi. Il mio biglietto non è rimborsabile, potete vendere il mio posto ad un altro e così avete il doppio guadagno”. Con lo sguardo cattivo, mi ha invitato ad allontanarmi.
Ed ecco il momento magico, quello in cui nessuno vorrebbe trovarsi in aeroporto pena l’essere affibbiato il solito sfigato. Al bancone dell’imbarco arrivano chiare le parole: “Il signor Gianluca Bertagna è pregato di contattare l’imbarco immediatamente”. Ero già in fila, passo davanti a tutti e arrivo all’hostess di prima: “Allora, ha deciso se poi va a Verona?”. “Le ho già detto di no, mi fermo a Roma”. “Vede che non capisce: lei non deve dire che non prenderà quel volo!”. Ammutolito torno in fila, in fondo ovviamente, all’ultimo posto.
L’imbarco inizia alle 19.25. Ci vuol poco a capire che saremo in ritardo. Infatti, il capitano direttamente informa che “a causa del numero di bagagli da imbarcare, ci sono 35 minuti di posticipo sulla partenza”. Ormai sono al sorriso malizioso: questi qua non vogliono i soldi ed in più sono capaci, con un unico volo in un intero pomeriggio, a fare un ritardo di più di mezzora. Apro il mio libro ed inizio a leggere. Muto, oggi sarei il solito sfigato io.

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