Una favola su questi tempi

Il dio della diffidenza era molto triste. Da troppo tempo gli uomini sembravano uniti. Sapeva bene che a volte era pura finzione, ma quei gesti di empatia tra umani iniziavano a dargli fastidio. Così, si giocò la sua carta migliore e mandò una maledizione sulla terra: un virus.

Gli umani, innanzitutto, si guardarono attorno sbalorditi. Poi, colpiti dalla morte e dalla paura, si chiusero nelle loro case. Dopo alcuni mesi, quando poterono di nuovo uscire, tutto era cambiato e, come al solito, invece di inventarsi qualcosa di nuovo si chiesero: tornerà tutto come prima?

Nell’immediato, la risposta fu “no” e insistettero, anzi, per tenere le distanze. Venne così a sparire il gesto del darsi la mano e fu a quel punto che il dio della diffidenza ritrovò il sorriso. Missione compiuta.

La stretta di mano, per gli umani, rappresentava tante cose, la sintesi perfetta della condivisione. Era sentimento, affetto, dolcezza: quella di un papà che insegna i primi passi a suo figlio o quella del figlio che accompagna il suo papà ormai anziano a fare la spesa. Era promessa, quella della sposa con lo sposo all’altare. Era gratitudine e gioia, quella della consegna di un diploma o della laurea. Era fiducia: “a me basta una stretta di mano”, dicevano gli uomini di affari più decisi e onesti. Era la premessa di un gioco o di una sfida, prima di un confronto sportivo o di una gara. Era il ritorno di un incontro, spesso accompagnata da un abbraccio. Era ritrovarsi attraverso l’altro, tornare in un luogo non solo fisicamente, ma con tutto se stesso. Era un sorriso ma con il contatto.

E tutto questo, all’improvviso, finì. Anzi, si aggravò. Perché spesso il non fare, che sarebbe già di per sé sufficiente, si trasforma nell’andare nella direzione opposta. E gli umani, allora, provarono quasi fastidio nel pensare che solo qualche mese prima ci si toccava le mani ad ogni incontro. Il gesto più bello si trasformò nel gesto più pericoloso. E venne abbandonato. Per sempre.

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