Resti di turn-over: la Sezione Autonomie dice…

2 12 2017

E’ arrivata, finalmente, la Deliberazione n. 25/2017 della Sezione Autonomie che chiude il dibattito su come si calcolano i resti della capacità assunzionale degli enti locali.

Ci eravamo lasciati a due interpretazioni diverse:

  1. Sezione Lombardia 23/2017: si applica la % vigente oggi sui cessati del triennio precedente
  2. Sezione Sardegna 70/2017: i resti si riferiscono a quote di capacità già calcolate con le % vigenti anno per anno.

Come sapete, anche duranti i corsi di formazione, ho sempre sostenuto fortemente (sulla base del chiaro ed evidente disposto normativo) la correttezza di un calcolo fatto “anno per anno” e non, invece, cumulando i cessati del triennio precedente.

E così ha confermato la Sezione Autonomie nella Deliberazione n. 25/2017 che potete scaricare QUI

  1. la quantificazione effettiva della capacità assunzionale al momento della utilizzazione va determinata tenendo conto della capacità assunzionale di competenza, calcolata applicando la percentuale di turn over utilizzabile secondo la legge vigente nell’anno in cui si procede all’assunzione e sommando a questa gli eventuali resti assunzionali;
  2. i resti assunzionali sono rappresentati dalle capacità assunzionali maturate e quantificate secondo le norme vigenti ratione temporis dell’epoca di cessazione dal servizio del personale ma non utilizzate entro il triennio successivo alla maturazione. Detta quantificazione rimane cristallizzata nei predetti termini.

 



La Circolare sulle stabilizzazioni

25 11 2017

E’ uscita la Circolare n. 3/2017 del Dipartimento della Funzione Pubblica in materia di stabilizzazione del personale precario. Come noto, l’art. 20 del d.lgs. 75/2017 ha riproposto con vigore la possibilità di stabilizzare i dipendenti con contratto a tempo determinato e/o titolari di rapporti di lavoro flessibile.

Riassumo i punti secondo me “cruciali” del documento:

  • Il limite del 50% dei posti disponibili per nuove assunzioni da destinare a stabilizzazioni di cui al comma 2 dell’art. 20 non è riferito al numero di “teste”, ma alle risorse finanziarie a disposizione nell’ambito delle facoltà di assunzione;
  • Anche se i meccanismi dei nuovi piani triennali dei fabbisogni previsti dall’art. 6 del d.lgs. 165/2001 saranno meglio spiegati dalle linee di indirizzo che dovranno essere emanate dal Dipartimento della Funzione Pubblica, si può partire con la stabilizzazione fin da subito;
  • È opportuno che vi sia un atto interno in cui si dia evidenza dei soggetti che hanno i requisiti in modo che vi sia un momento specifico di “avvio” delle procedure di stabilizzazione;
  • Prima di stabilizzare non è necessario dare avvio alle procedure di mobilità volontaria di cui all’art. 30 del d.lgs. 165/2001;
  • È, invece, obbligatorio procedere con le comunicazioni di cui all’art. 34-bis del medesimo decreto per la ricollocazione dell’eventuale personale in disponibilità.
  • E’ confermato che si possono spostare le somme dei limiti al lavoro flessibile di cui all’art. 9 comma 28 del d.l. 78/2010 per procedere con le stabilizzazioni in esame.

Allego la Circolare completa: CIRCOLARE N. 3/2017 IN MATERIA DI STABILIZZAZIONI



Un nuovo divieto di assunzione?

7 10 2017

Durante una giornata di formazione mi è stato detto che su un quotidiano specializzato è stata evidenziata la novità di un divieto di assunzione qualora non si rispetti il pareggio di bilancio per un 3% delle entrate finali.

Ho verificato la situazione e non si tratta di un nuovo divieto, quanto piuttosto di una norma di maggior favore.

Queste le disposizioni:

L’art. 1 comma 475 della legge 232/2016 pone il divieto di qualsiasi assunzione se non si rispetta il pareggio di bilancio:

e)  nell’anno successivo a quello di inadempienza l‘ente non può procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologiacontrattuale, compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E’ fatto altresì divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione;

L’art. 1 comma 475 della legge 232/2016 come modificato afferma:

Nel caso in cui il mancato conseguimento del saldo di cui al comma 466 risulti inferiore al 3 per cento degli accertamenti delle entrate finali dell’esercizio del mancato conseguimento del saldo, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza la sanzione di cui al comma 475, lettera c), è applicata imponendo agli impegni di parte corrente, per le regioni al netto della sanità, un limite pari all’importo dei corrispondenti impegni dell’anno precedente; la sanzione di cui al comma 475, lettera e), è applicata solo per assunzioni di personale a tempo indeterminato; la sanzione di cui al comma 475, lettera f), è applicata dal presidente, dal sindaco e dai componenti della giunta in carica nell’esercizio in cui è avvenuta la violazione versando al bilancio dell’ente il 10 per cento delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza spettanti nell’esercizio della violazione. Resta ferma l’applicazione delle restanti sanzioni di cui al comma 475.

Conclusione: se il mancato rispetto del pareggio è inferiore al 3% delle entrate finali, anzichè ricadere nella sanzione del divieto di qualsiasi assunzione, la sanzione è solo limita alle assunzioni a tempo indeterminato.



I resti della capacità assunzionale

30 09 2017

Sottoscrivo ogni parola della Deliberazione n. 70/2017 della Corte dei Conti della Sardegna, la quale spiega chiaramente come si calcolano i resti della capacità assunzionale da parte degli enti locali.

Le quote che si possono utilizzare sono quelle già calcolate con le percentuali vigenti nel tempo e non va invece fatto un ricalcolo sulla base delle percentuali vigenti ora.

Dicono: “I resti delle pregresse capacità assunzionali, che vanno ad aggiungersi alla capacità assunzionale c.d. “di competenza”, devono essere conservati nella misura con cui sono stati quantificati nel periodo in cui è stata determinata la capacità assunzionale non utilizzata,sulla base delle percentuali del turn over allora vigenti. Tale interpretazione è fondata sul criterio di adottare la regola in vigore al momento del compimento dell’atto e cioè della maturazione del resto (tempus regit actum)”. Sottoscrivo.

La Deliberazione si contrappone a quanto affermato dalla Corte dei Conti della Lombardia nella Deliberazione n. 23/2017 di quest’anno (QUI il nostro commento) e quindi i magistrati sardi inviano tutto alla Sezione Autonomie.

ALLEGATO: CORTE CONTI SARDEGNA – DELIBERAZIONE N. 70/2017



Le assunzioni della polizia locale

17 09 2017

Negli scorsi giorni è stata diffusa la deliberazione n. 164/2017/PAR del 7 settembre 2017, della Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Toscana che affronta la questione della capacità assunzionale per le funzioni di polizia locale. Come sapete, l’art. 7, comma 2-bis, del d.l. 14/2017, convertito con la legge 48/2017, ha previsto percentuali di turn over più favorevoli al fine di concedere, anche agli enti locali, di intervenire con più efficacia in materia di sicurezza. La questione posta ai giudici è di per sé semplice: come si combina la capacità assunzionale ordinaria con quella speciale della polizia locale?

C’è un passaggio in cui, a mio parere, i magistrati non sono chiarissimi. Viene di fatto affermato che l’interpretazione più corretta sembra essere quella che consente agli enti di calcolare la capacità assunzionale sull’intera spesa relativa alle cessazioni dell’anno precedente, però applicando la percentuale più ridotta per essa prevista dall’art. 1, comma 228, della legge 208/2015 (e non la percentuale superiore introdotta tramite il richiamo all’art. 3, comma 5, del d.l. 90/2014). La percentuale superiore, infatti, può essere applicata solo sulla spesa relativa alle cessazioni del personale di polizia locale e, fra l’altro, in tal caso viene precisato che tali cessazioni non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale.

Io ne deduco che si può applicare la percentuale di maggior favore solo alle cessazioni della polizia locale, mentre le percentuali ordinarie su tutte le cessazioni. La frase contrdditoria è però questa: “Dunque, in sintesi, non sembra che vengano determinati due budget assunzionali”. Poco sopra, infatti, si fa invece riferimento a due tipologie di calcolo. Quindi?

Provo a riassumere il mio pensiero, partendo, però, da una considerazione indiscutibile: se un decreto denominato “sicurezza” prevede percentuali di maggior favore per la polizia locale, non possiamo pensare che ci sia un obiettivo diverso da questo, cioè di penalizzare maggiormente gli enti locali sulle assunzioni. Quindi, secondo me, si pongono tre casi, che provo a sintetizzare il più brevemente possibile:

  • cessa un dipendente della polizia locale, ma non ho bisogno di nuove assunzioni in questo settore: la cessazione si calcola insieme a tutte le altre applicando le percentuali ordinarie di turn over;
  • cessa un dipendente della polizia locale ed ho bisogno di nuove assunzioni nella polizia locale: la cessazione si calcola a parte dalle altre cessazioni e si applica la pecentuale di maggior favore; se la somma non basta per una assunzione a tempo pieno si potrà “aggiungere” una quota di assunzione ordinaria;
  • non cessa alcun dipendente della polizia locale, ma l’ente ha necessità di procedere a nuove assunzioni nella polizia locale: la capacità assunzionale che si è generata a livello complessivo di ente, si calcola con le percentuali ordinarie e si potrà destinare a tutti i settori dell’ente sulla base del proprio fabbisogno, ovviamente anche alla polizia locale.

Mi pare che in questo modo, sia salvaguardato tutto l’impianto normativo e allo stesso tempo la finalità del legislatore di favorire le assunzioni in un contesto specifico come la polizia locale.



Per i revisori dei conti: ecco il vademecum del controllo (1)

20 08 2017

La Ragioneria Generale dello Stato, con la Circolare n. 20/2017, ha redatto un vero e proprio Vademecum per la revisione contabile nelle amministrazioni pubbliche, con qualche riflesso anche per gli enti locali.

Il documento si può scaricare a questo link: http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/CIRCOLARI/2017/20/Circolare_Vademecum_per_la_revisione_amministrativo-contabile_degli_enti_e_organismi_pubblici_x_Ed._2017.pdf

Le indicazioni della RGS appaiono quanto mai importanti e, salvo ulteriori approfondimenti, mi permetto due osservazioni, in due diverse puntate, in merito al controllo della contrattazione decentrata.

1. I tempi del controllo.

Ancora una volta la RGS sostiene che i Revisori dei conti debbano certificare anche la costituzione del Fondo del salario accessorio e non solo l’ipotesi di contratto integrativo decentrato. Addirittura, viene affermato, che gli enti dovrebbero redigere la Relazione Tecnico Finanziaria anche in sede di costituzione del Fondo. Ora, se la cosa può avere un senso e una logica (una volta che vi è la certificazione, in fase di contrattazione integrativa decentrata si ha la certezza delle somme a disposizione), non si può non evidenziare che tale procedura allungherebbe ancor di più i tempi per la stipula del CCDI. Non sempre gli organi di revisione, infatti, riescono a gestire le proprie relazioni nel termine dei 15 giorni previsti dal CCNL degli enti locali. Pensiamo, poi, cosa potrebbe succedere se l’ente decide di rivedere la propria costituzione del fondo: servirebbe una nuova relazione, un nuovo parere del Revisore, ecc. ecc. Non mi resta che invocare una giusta dose di buon senso che tutte le parti in gioco dovrebbero mettere in campo. Anche perchè, dal punto di vista giuridico, l’art. 40 comma 3-sexies  del d.lgs. 165/2001 prevede tale Relazione Tecnico Finanziaria e quella dell’Organo di Revisione solo in fase di ipotesi del Contratto Decentrato. [1]

A breve la seconda considerazione…

[1] (3-sexies. A corredo di ogni contratto integrativo le pubbliche amministrazioni, redigono una relazione tecnico-finanziaria ed una relazione illustrativa, utilizzando gli schemi appositamente predisposti e resi disponibili tramite i rispettivi siti istituzionali dal Ministero dell’economia e delle finanze di intesa con il Dipartimento della funzione pubblica. Tali relazioni vengono certificate dagli organi di controllo di cui all’articolo 40-bis, comma 1).

 



Incentivi per funzioni tecniche, limiti al fondo e alle spese di personale

25 07 2017

Se c’è una cosa in cui credo fermamente (giuridicamente parlando) è che quando vi è la necessità di confrontare due valori a cavallo di due esercizi finanziari, sia da rispettare il criterio dell’omogeneità dei dati.

Pensiamo alle situazioni di “casa nostra”: spese di personale, turn-over, lavoro flessibile, limitazioni al fondo del salario accessorio. Ogni volta si prende a riferimento o l’anno precedente o un triennio o un anno ben definito. Quindi, quello che dobbiamo fare è “confrontare” un determinato aggregato di un anno con quello di un esercizio che il legislatore ci indica. Ma per fare questo non possiamo non basarci su quello che per me è un dogma di fede (sempre giuridicamente parlando): i dati del confronto devono essere omogenei. Ogni altra conclusione potrebbe portare a risultati a favore o a sfavore, tra l’altro facilmente adeguabili al proprio fine. E questo non mi piace. Più oggettività abbiamo e più siamo al riparo da un giudizio negativo finale. La prima oggettività risiede proprio nel dato omogeneo, almeno lì, non si può barare.

Che poi, è quello che ha sintetizzato benissimo la Corte dei Conti della Liguria nella Deliberazione n. 58/2017 che nell’affrontare la “drammatica” questione dell’inclusione o meno degli incentivi per le funzioni tecniche nei limiti del fondo del salario accessorio (ora disciplinati dall’art. 23 del d.lgs. 75/2017) e delle spese di personale ha affermato: “Non sarebbe, dunque, logico né legittimo contrapporre due limiti di spesa il cui ammontare sia composto da voci differenti”.

Di fronte a queste parole, con le quali i magistrati hanno rimandato tutta la questione alla Sezione Autonomie, mi sono un attimo fermato e ho benedetto il cielo (ovviamente giuridicamente parlando).

Ora, non ci resta che attendere il verbo definitivo.

ALLEGATO: Corte dei Conti Liguria – Deliberazione n. 58/2017



In Gazzetta Ufficiale le modifiche al d.lgs. 165/01 e 150/09

8 06 2017

Sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti legislativi di modifica del d.lgs. 165/2001 (Testo Unico del Pubblico Impiego) e del d.lgs. 150/2009 (Riforma Brunetta). Di seguito trovate gli allegati.

Mi stanno già arrivando diverse richieste di chiarimento sull’applicazione delle disposizioni. Stiamo predisponendo alcuni numeri speciali di Personale News in cui prenderemo in considerazione le varie tematiche.

Con un sorriso mi permetto di sconsigliare una “eccessiva ansia” superandola con una “sana attesa”. Tante novità avranno effetti dalla programmazione 2018/2020 e arriveranno anche chiarimenti da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica, Rgs e Corte dei conti. Insomma: qualche mese davanti c’è e, a parte la questione del fondo che ho già anticipato QUI, non ci sono grandissime urgenze.

D.LGS. 75/2017 – MODIFICHE AL D.LGS. 165/2001

D.LGS. 74/2017 – MODIFICHE AL D.LGS. 150/2009



Ancora sulle assunzioni della polizia locale…

13 05 2017

Come noto, il decreto-legge sicurezza (d.l. 14/2017), ha introdotto un turn-over di maggior favore per le assunzioni nell’ambito della polizia locale. Letta la norma, ora arrivano le varie interpretazioni, le quali, a breve, assurgeranno la posizione di norma, e così via…

Provo a dire la mia, riguardo a come si incastrano le nuove regole per la polizia locale, rispetto alle assunzioni nelle altre funzioni. Partiamo dalla norma:

“negli anni 2017 e 2018 i comuni che, nell’anno precedente, hanno rispettato gli obiettivi del pareggio di bilancio di cui all’art. 9 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, possono assumere a tempo indeterminato personale di polizia locale nel limite di spesa individuato applicando le percentuali stabilite dall’art. 3, comma 5, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, alla spesa relativa al personale della medesima tipologia cessato nell’anno precedente, fermo restando il rispetto degli obblighi di contenimento della spesa di personale di cui all’art. 1, commi 557 e 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le cessazioni di cui al periodo precedente non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale secondo la percentuale di cui all’art. 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208″. Nel d.l. 90/2014 era previsto: “La predetta  facoltà  ad  assumere  è  fissata nella misura dell’80 per cento negli anni 2016 e 2017 e del  100  per cento a decorrere  dall’anno  2018″.

E’ innanzitutto evidente che la norma ha la finalità di incrementare le percentuali di turn-over nella polizia locale. Ma questo, e lo dico da subito, non vuol dire che si intende penalizzare le assunzioni nelle altre funzioni comunali. La ratio è, quindi, chiara (decreto “sicurezza”, si chiama). Per la polizia locale viene data la possibilità di assumere a tempo indeterminato, con percentuali più favorevoli rispetto al restante personale. Ma è, appunto, una possibilità: “i comuni possono…”. Quindi, se cessa un agente di polizia locale, lo si potrà sostituire con le percentuali di maggior favore. E questa è la parte più semplice.

Ma ci sono altre due questioni.

 1. Cessa un agente di polizia locale, ma l’amministrazione non ha bisogno di agenti di polizia locale.

Innanzitutto. E’ evidente che l’amministrazione NON E’ COSTRETTA a sostituire con un altro agente se non ha il fabbisogno nella polizia locale. La norma si appoggia tutta su un “possono” e si sa che il legislatore, per questioni costituzionali, può imporre agli enti locali solamente limiti finanziari. Ma a questo punto cosa succede alla spesa del cessato? Potrà essere utilizzata per le assunzioni in altri settori? Risposta: per me sì. Anche se la norma dice: “le cessazioni di cui al periodo precedente non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale secondo la percentuale di cui all’art. 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208” e quindi sembrerebbe il contrario. Ma non è così. Infatti, il periodo precedente dice “possono” e quindi la traduzione potrebbe essere questa: “se la cessazione dell’agente la sostituisci con un’assunzione nella polizia locale, allora la cessazione non la puoi conteggiare per le altre assunzioni”. E mi pare anche giusto e sensato

2. Cessa un dipendente NON delle polizia locale e l’amministrazione ha bisogno di un agente di polizia locale

Mi pare assolutamente ammissibile che la capacità assunzionale creata da dipendenti di altri settori possa essere destinata, anche questa, alla polizia locale. È il fabbisogno che determina le regole per le assunzioni. Il legislatore ci dice quanto assumere, ma non ci obbliga ad assumere in determinati settori dell’ente. Ovviamente, in questo caso, il cessato deve essere calcolato con le percentuali “ordinarie”, che non sono quelle speciali e più alte riservate agli addetti della polizia locale. D’altronde, basti pensare, che il turn-over per la polizia locale nel 2017 è all’80%, che sarebbe come a dire che se è cessato un agente nel 2016, non lo posso sostituire a tempo pieno. E sarebbe un’assurdità. Ma serve, a questo punto, un pezzetto di capacità assunzionale, che potrà essere, a mio parere, prelevato dalle cessazioni di dipendenti di altri settori.

Quindi, esiste un’unica programmazione del fabbisogno di personale che tiene dentro tutti i settori (polizia locale e insegnanti inclusi). Le percentuali di capacità assunzionale sono diverse e vanno incastrate nel modo migliore, ma chi decide è sempre e solo il fabbisogno.



La conversione del decreto legge “Sicurezza”

22 04 2017

E’ stato convertito il d.l. 14/2017 che prevede alcune novità anche in materia di assunzioni del personale della polizia locale. Le norme di riferimento sono contenute all’art. 7 comma 2-bis che così recita:

negli anni 2017 e 2018 i comuni che, nell’anno precedente, hanno rispettato gli obiettivi del pareggio di bilancio di cui all’art. 9 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, possono assumere a tempo indeterminato personale di polizia locale nel limite di spesa individuato applicando le percentuali stabilite dall’art. 3, comma 5, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, alla spesa relativa al personale della medesima tipologia cessato nell’anno precedente, fermo restando il rispetto degli obblighi di contenimento della spesa di personale di cui all’art. 1, commi 557 e 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le cessazioni di cui al periodo precedente non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale secondo la percentuale di cui all’art. 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208″.
Ricordo che nel d.l. 90 era previsto: “La predetta  facoltà  ad  assumere  è  fissata nella misura dell’80 per cento negli anni 2016 e 2017 e del  100  per cento a decorrere  dall’anno  2018″.