Il limite di spesa massimo della dotazione organica

16 09 2018

La Corte dei Conti sezione regionale della Puglia, con la deliberazione n. 111/2018/PAR ha fornito interessantissime indicazioni per la redazione dei Piani triennali dei fabbisogni di personale (PTFP). Nello specifico è stato chiesto ai magistrati contabili che cosa si debba intendere con la locuzione “spesa potenziale massima” della dotazione organica, così codificata dalle linee di indirizzo del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione pubblicate in Gazzetta Ufficiale del 27 luglio scorso.

La Corte conferma che per gli enti locali il riferimento debba essere al contenimento della spesa di personale ai sensi dell’art. 1 comma 557 e seguenti o 562 della legge 296/2006: per i comuni sopra i 1.000 abitanti si deve, quindi, rispettare la media delle spese di personale del triennio 2011/2013, mentre per i comuni fino a 1.000 abitanti si dovrà rispettare il “tetto” dell’anno 2008.

Come abbiamo già anticipato, le amministrazioni locali dovranno quindi approvare una programmazione dei fabbisogni che, tenendo conto della spesa dei dipendenti in servizio, di quelli cessati o in cessazione e di quelli previsti in assunzione, rispetti le regole che ci guidano, ormai, da più di dieci anni.

La Deliberazione, a mio parere, è davvero importante perché fa anche il riassunto delle regole esistenti per il calcolo di tale spesa di personale. Non mancano, infatti, i riferimenti alle disposizioni di legge e agli orientamenti della Corte dei Conti sul conteggiare o meno una voce nel determinare l’obiettivo da raggiungere.

Richiamo, una su tutte, la Deliberazione n. 13/2015/SEZAUT/INPR della Sezione Autonomie che nell’Allegato 1, sezione quinta, ai punti 6.2 e 6.3 ha individuato le componenti da includere e quelle da escludere dal computo della spesa di personale.

ALLEGATOCorte Conti Puglia – Deliberazione n. 111/2018



Piano Triennale dei Fabbisogni (PTFP): una nuova scadenza?

1 09 2018

Una delle notizie più bizzarre di questi giorni è che gli enti devo adottare il Piano triennale dei fabbisogni 2019/2021 entro il 24 settembre prossimo. Le cose stanno davvero così? A me non sembra.

Vediamo le norme.

Ai sensi dell’art. 6 del d.lgs. 165/2001 tutti gli anni, gli enti devo adottare il piano triennale dei fabbisogni di personale (e gli enti locali dovrebbero farlo entro il 31 luglio dell’anno precedente in occasione del DUP).

Ai sensi del comma 6 della medesima norma “Le amministrazioni pubbliche che non provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo non possono assumere nuovo personale”.

Ai sensi dell’art. 22 del d.lgs. 75/2017 “In sede di prima applicazione, il divieto di cui all’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dal presente decreto, si applica a decorrere dal 30 marzo 2018 e comunque solo decorso il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione delle linee di indirizzo di cui al primo periodo”.

Ora, poiché le Linee di indirizzo sono state pubblicate il 27 luglio scorso, ecco da dove arriva la scadenza (e il timore).

Ma voi ci leggete che il Piano deve essere adottato ENTRO il 24 settembre?

Quello che c’è scritto è che scatta il divieto di assunzione dopo 60 giorni, non l’obbligo di adottare il piano!

E allora riassumiamo:

  • Piano 2018/2020: gli enti dovrebbero averlo già adottato. Quindi, non vi è alcuna sanzione, tanto più che le linee di indirizzo affermano al punto 2.3: “Sono fatti salvi, in ogni caso, i piani di fabbisogno già adottati”. Quindi, se sono fatti salvi, non c’è nessuna sanzione di divieto di assunzione per il 2018. Semmai il problema è per chi il piano non ce l’ha ancora…
  • Piano 2019/2021: da nessuna parte c’è scritto che va adottato entro il 24 settembre! (anche perché quello del 2020/2022 quando dovrebbe essere adottato?!?!). La regola è che se non c’è il piano 2019/2021 dal 1 gennaio 2019 non si può assumere! Anzi le linee di indirizzo affermano che “La sanzione del divieto di assumere si riflette sulle assunzioni del triennio di riferimento del nuovo piano senza estendersi a quelle disposte o autorizzate per il primo anno del triennio del piano precedente ove le amministrazioni abbiano assolto correttamente a tutti gli adempimenti previsti dalla legge per il piano precedente”.

Quindi, ripeto: dove sta scritto che il PTFP va adottato entro il 24 settembre?



Incrementi da CCNL e limiti al trattamento accessorio

8 07 2018

L’idea che per una volta le cose potessero andare via lisce era solo un ardito desiderio. Sto parlando degli incrementi del nuovo CCNL sul fondo delle risorse decentrate di Euro 83,20 a dipendente presente al 31.12.2015 con effetto sull’esercizio 2019. Ne ho parlato diverse volte anche sul mio sito, da ultimo a questo LINK 

Non sono ancora passati due mesi che ci ritroviamo già tra le mani una Deliberazione della Corte dei conti che dice che tali incrementi stanno nel tetto dell’anno 2016 come previsto dall’art. 23 comma 2.

Lo ha detto la Sezione regionale della Puglia nella Deliberazione n. 99/2018:

l’art.23, comma 2, del D.Lgs. n.75/2017 è tuttora vigente e si applica anche in rapporto agli aumenti previsti dall’art. 67, comma 2, del C.C.N.L. del personale non dirigente degli enti locali del 21 maggio 2018. Nessuna rilevanza, in senso contrario, può essere attribuita alla dichiarazione congiunta n.5, allegata al C.C.N.L. in parola, non avendo la stessa alcun valore normativo e non risultando, quindi, né vincolante, né, tantomeno, idonea a derogare a norme di contenimento della spesa pubblica. 

E così, siamo arrivati al surreale. Le parti hanno inserito nel CCNL delle somme che però non si possono utilizzare. Non fosse che sono argomenti seri, mi metterei a ridere.

Spero, davvero, che arrivi del buono senso dalle altre sezioni regionali, che si arrivi alla Sezione Autonomie e che non si faccia altro che richiamare la certificazione positiva delle Sezioni Riunite che aveva affermato:

In merito agli incrementi al Fondo risorse decentrate previsti dalla lettera a) dell’art. 67, comma 2 (aumenti determinati dal Ipotesi contrattuale), si dà atto della dichiarazione congiunta, oggetto di specifico errata corrige all’ipotesi in esame, tendente a precisare che tali nuovi oneri “in quanto derivanti da risorse definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza pubblica, non siano assoggettabili ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti”.

Ora, molto banalmente, se la Corte dei conti prende atto e poi certifica POSITIVAMENTE, perchè si deve sempre arrivare al peggio?



Il CCNL, il Conto Annuale e il Piano dei Fabbisogni

19 05 2018

Ci siamo. Mentre scrivo (sabato), conto che mancano solo due giorni (lunedì) alla stipula definitiva del CCNL delle Funzioni locali. Aran e Sindacati si incontreranno il 21 maggio, per la firma finale.

Nel frattempo, sempre oggi (sabato) ho controllato il sito della Ragioneria Generale dello Stato per vedere se è stata pubblicata la Circolare sul conto annuale. Niente, non c’è. Ma hanno confermato che ci sarà un rinvio della scadenza (e vorrei vedere…). Questo è il breve testo della mail di risposta che hanno ricevuto alcuni enti che molto agitati si sono rivolti alla RGS: “Abbiamo atteso a lungo il visto del Dipartimento della Funzione Pubblica, con cui abbiamo ancora un punto in attesa di chiarimento. Contiamo di arrivare alla pubblicazione della circolare per la fine della settimana. Subito dopo la pubblicazione faremo un comunicato con cui prorogheremo la scadenza al 25 giugno”.

Un fine primavera di fuoco insomma: mettere a regime gli stipendi, erogare gli arretrati e compilare le tabelle del conto annuale.

Come se non bastasse, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fatto uscire anche le Linee di indirizzo sia per le procedure concorsuali, sia per la programmazione triennale dei fabbisogni.

Riporto una affermazione di Mario Ferrari contenuta nel prossimo numero di Personale News, che rappresenta il succo del discorso: la dotazione organica non è più un elenco di unità di personale suddiviso per categorie di inquadramento e profili, ma “un valore finanziario di spesa potenziale massima sostenibile” e per gli enti locali “l’indicatore di spesa potenziale massima resta quello previsto dalla normativa vigente”.

Da quanto affermato nelle Linee di indirizzo, io capisco che la sintesi può essere:

  • I profili professionali si decidono nel Piano triennale dei fabbisogni di personale
  • La dotazione organica è un numero, un valore, un importo che per gli enti locali è pari al massimo sostenibile di spesa di personale (media anno 2011-2013 per gli enti sopra i mille abitanti e anno 2008 per gli enti sotto i mille abitanti).

Se fosse così – ma perché dubitarne visto che il Dipartimento della Funzione Pubblica lo ribadisce per ben due volte – non mi pare che ci siano queste grandissime novità per gli enti locali. Anzi, dire che la dotazione organica si può spingere fino al tetto di spesa massimo potenziale è anche meglio che dire che non può superare un determinato valore storico (che ne so: l’anno 2017) come si paventava con toni drammatici dopo le modifiche all’art. 6 del d.lgs. 165/2001 ad opera del d.lgs. 75/2017.

Poi vedremo se, anche questa volta, pareri, interpretazioni e deliberazioni, stravolgeranno ancora tutto.

Le Linee Guida si possono scaricare a questo link: http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/08-05-2018/linee-di-indirizzo-la-predisposizione-dei-piani-dei-fabbisogni-di



Incentivi per funzioni tecniche: fuori dal limite!

27 04 2018

Finalmente è arrivata la parola “fine” alla questione se gli incentivi per funzioni tecniche di cui all’art. 113 del d.lgs. 50/2016 stiano dentro o fuori dal limite di cui all’art. 23 comma 2 del d.lgs. 75/2017 che prevede di non superare ogni anno il trattamento accessorio dell’anno 2016.

Ecco il principio di diritto:

“Gli incentivi disciplinati dall’art. 113 del d.lgs. n. 50 del 2016 nel testo modificato dall’art. 1, comma 526, della legge n. 205 del 2017, erogati su risorse finanziarie individuate ex lege facenti capo agli stessi capitoli sui quali gravano gli oneri per i singoli lavori, servizi e forniture, non sono soggetti al vincolo posto al complessivo trattamento economico accessorio dei dipendenti degli enti pubblici dall’art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017”.

ALLEGATO: SEZIONE AUTONOMIE – INCENTIVI TECNICI – DELIBERAZIONE 6/2018



La percentuale di turn-over nel 2019 e 2020

4 02 2018

Qual è la percentuale della capacità assunzionale negli anni 2019 e 2020? La domanda è importante perché si inserisce nell’adozione dei piani triennali dei fabbisogni personale del triennio 2018/2020 e quindi, bisognerà pur sapere quanti dipendenti si possono assumere o almeno programmare.

Ovviamente non stiamo parlando della percentuale che sarà, cioè quella che potremmo ritrovarci dopo la manovra estiva del nuovo Governo, ma quella di oggi, quella da considerare per i documenti di programmazione.

A normativa vigente, ricordo che c’è una disposizione che aveva inserito la percentuale del turn-over a regime, ovvero l’art. 3 comma 5 del d.l. 90/2014 che, ad un certo punto, afferma: “La predetta facoltà ad assumere è fissata nella misura dell’80 per cento negli anni 2016 e 2017 e del 100 per cento a decorrere dall’anno 2018”.

Nel frattempo però, come sappiamo, l’art. 1 comma 228 e seguenti della legge 208/2015 ha aperto una parentesi per il triennio 2016/2018 introducendo percentuali diverse e più ridotte. Al 31 dicembre di quest’anno, quindi, la parentesi si chiuderà e tornerà in vigore l’art. 3 del d.l. 90/2014. A fine anno termineranno anche le norme speciali per le assunzioni nella polizia locale e per le assunzioni del piano strardinario per il personale educativo e scolastico e quindi la conclusione è semplice: dal 2019 la percentuale della capacità assunzionale è fissata per tutti gli enti locali sopra i 1.000 abitanti e per tutte le tipologie di personale da assumere al 100% della spesa dei cessati nell’anno precedente.

Salvo, appunto, modifiche strada facendo.



Resti di turn-over: la Sezione Autonomie dice…

2 12 2017

E’ arrivata, finalmente, la Deliberazione n. 25/2017 della Sezione Autonomie che chiude il dibattito su come si calcolano i resti della capacità assunzionale degli enti locali.

Ci eravamo lasciati a due interpretazioni diverse:

  1. Sezione Lombardia 23/2017: si applica la % vigente oggi sui cessati del triennio precedente
  2. Sezione Sardegna 70/2017: i resti si riferiscono a quote di capacità già calcolate con le % vigenti anno per anno.

Come sapete, anche duranti i corsi di formazione, ho sempre sostenuto fortemente (sulla base del chiaro ed evidente disposto normativo) la correttezza di un calcolo fatto “anno per anno” e non, invece, cumulando i cessati del triennio precedente.

E così ha confermato la Sezione Autonomie nella Deliberazione n. 25/2017 che potete scaricare QUI

  1. la quantificazione effettiva della capacità assunzionale al momento della utilizzazione va determinata tenendo conto della capacità assunzionale di competenza, calcolata applicando la percentuale di turn over utilizzabile secondo la legge vigente nell’anno in cui si procede all’assunzione e sommando a questa gli eventuali resti assunzionali;
  2. i resti assunzionali sono rappresentati dalle capacità assunzionali maturate e quantificate secondo le norme vigenti ratione temporis dell’epoca di cessazione dal servizio del personale ma non utilizzate entro il triennio successivo alla maturazione. Detta quantificazione rimane cristallizzata nei predetti termini.

 



La Circolare sulle stabilizzazioni

25 11 2017

E’ uscita la Circolare n. 3/2017 del Dipartimento della Funzione Pubblica in materia di stabilizzazione del personale precario. Come noto, l’art. 20 del d.lgs. 75/2017 ha riproposto con vigore la possibilità di stabilizzare i dipendenti con contratto a tempo determinato e/o titolari di rapporti di lavoro flessibile.

Riassumo i punti secondo me “cruciali” del documento:

  • Il limite del 50% dei posti disponibili per nuove assunzioni da destinare a stabilizzazioni di cui al comma 2 dell’art. 20 non è riferito al numero di “teste”, ma alle risorse finanziarie a disposizione nell’ambito delle facoltà di assunzione;
  • Anche se i meccanismi dei nuovi piani triennali dei fabbisogni previsti dall’art. 6 del d.lgs. 165/2001 saranno meglio spiegati dalle linee di indirizzo che dovranno essere emanate dal Dipartimento della Funzione Pubblica, si può partire con la stabilizzazione fin da subito;
  • È opportuno che vi sia un atto interno in cui si dia evidenza dei soggetti che hanno i requisiti in modo che vi sia un momento specifico di “avvio” delle procedure di stabilizzazione;
  • Prima di stabilizzare non è necessario dare avvio alle procedure di mobilità volontaria di cui all’art. 30 del d.lgs. 165/2001;
  • È, invece, obbligatorio procedere con le comunicazioni di cui all’art. 34-bis del medesimo decreto per la ricollocazione dell’eventuale personale in disponibilità.
  • E’ confermato che si possono spostare le somme dei limiti al lavoro flessibile di cui all’art. 9 comma 28 del d.l. 78/2010 per procedere con le stabilizzazioni in esame.

Allego la Circolare completa: CIRCOLARE N. 3/2017 IN MATERIA DI STABILIZZAZIONI



Un nuovo divieto di assunzione?

7 10 2017

Durante una giornata di formazione mi è stato detto che su un quotidiano specializzato è stata evidenziata la novità di un divieto di assunzione qualora non si rispetti il pareggio di bilancio per un 3% delle entrate finali.

Ho verificato la situazione e non si tratta di un nuovo divieto, quanto piuttosto di una norma di maggior favore.

Queste le disposizioni:

L’art. 1 comma 475 della legge 232/2016 pone il divieto di qualsiasi assunzione se non si rispetta il pareggio di bilancio:

e)  nell’anno successivo a quello di inadempienza l‘ente non può procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologiacontrattuale, compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E’ fatto altresì divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione;

L’art. 1 comma 475 della legge 232/2016 come modificato afferma:

Nel caso in cui il mancato conseguimento del saldo di cui al comma 466 risulti inferiore al 3 per cento degli accertamenti delle entrate finali dell’esercizio del mancato conseguimento del saldo, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza la sanzione di cui al comma 475, lettera c), è applicata imponendo agli impegni di parte corrente, per le regioni al netto della sanità, un limite pari all’importo dei corrispondenti impegni dell’anno precedente; la sanzione di cui al comma 475, lettera e), è applicata solo per assunzioni di personale a tempo indeterminato; la sanzione di cui al comma 475, lettera f), è applicata dal presidente, dal sindaco e dai componenti della giunta in carica nell’esercizio in cui è avvenuta la violazione versando al bilancio dell’ente il 10 per cento delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza spettanti nell’esercizio della violazione. Resta ferma l’applicazione delle restanti sanzioni di cui al comma 475.

Conclusione: se il mancato rispetto del pareggio è inferiore al 3% delle entrate finali, anzichè ricadere nella sanzione del divieto di qualsiasi assunzione, la sanzione è solo limita alle assunzioni a tempo indeterminato.



I resti della capacità assunzionale

30 09 2017

Sottoscrivo ogni parola della Deliberazione n. 70/2017 della Corte dei Conti della Sardegna, la quale spiega chiaramente come si calcolano i resti della capacità assunzionale da parte degli enti locali.

Le quote che si possono utilizzare sono quelle già calcolate con le percentuali vigenti nel tempo e non va invece fatto un ricalcolo sulla base delle percentuali vigenti ora.

Dicono: “I resti delle pregresse capacità assunzionali, che vanno ad aggiungersi alla capacità assunzionale c.d. “di competenza”, devono essere conservati nella misura con cui sono stati quantificati nel periodo in cui è stata determinata la capacità assunzionale non utilizzata,sulla base delle percentuali del turn over allora vigenti. Tale interpretazione è fondata sul criterio di adottare la regola in vigore al momento del compimento dell’atto e cioè della maturazione del resto (tempus regit actum)”. Sottoscrivo.

La Deliberazione si contrappone a quanto affermato dalla Corte dei Conti della Lombardia nella Deliberazione n. 23/2017 di quest’anno (QUI il nostro commento) e quindi i magistrati sardi inviano tutto alla Sezione Autonomie.

ALLEGATO: CORTE CONTI SARDEGNA – DELIBERAZIONE N. 70/2017