Un nuovo divieto di assunzione?

7 10 2017

Durante una giornata di formazione mi è stato detto che su un quotidiano specializzato è stata evidenziata la novità di un divieto di assunzione qualora non si rispetti il pareggio di bilancio per un 3% delle entrate finali.

Ho verificato la situazione e non si tratta di un nuovo divieto, quanto piuttosto di una norma di maggior favore.

Queste le disposizioni:

L’art. 1 comma 475 della legge 232/2016 pone il divieto di qualsiasi assunzione se non si rispetta il pareggio di bilancio:

e)  nell’anno successivo a quello di inadempienza l‘ente non può procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologiacontrattuale, compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E’ fatto altresì divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione;

L’art. 1 comma 475 della legge 232/2016 come modificato afferma:

Nel caso in cui il mancato conseguimento del saldo di cui al comma 466 risulti inferiore al 3 per cento degli accertamenti delle entrate finali dell’esercizio del mancato conseguimento del saldo, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza la sanzione di cui al comma 475, lettera c), è applicata imponendo agli impegni di parte corrente, per le regioni al netto della sanità, un limite pari all’importo dei corrispondenti impegni dell’anno precedente; la sanzione di cui al comma 475, lettera e), è applicata solo per assunzioni di personale a tempo indeterminato; la sanzione di cui al comma 475, lettera f), è applicata dal presidente, dal sindaco e dai componenti della giunta in carica nell’esercizio in cui è avvenuta la violazione versando al bilancio dell’ente il 10 per cento delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza spettanti nell’esercizio della violazione. Resta ferma l’applicazione delle restanti sanzioni di cui al comma 475.

Conclusione: se il mancato rispetto del pareggio è inferiore al 3% delle entrate finali, anzichè ricadere nella sanzione del divieto di qualsiasi assunzione, la sanzione è solo limita alle assunzioni a tempo indeterminato.



I resti della capacità assunzionale

30 09 2017

Sottoscrivo ogni parola della Deliberazione n. 70/2017 della Corte dei Conti della Sardegna, la quale spiega chiaramente come si calcolano i resti della capacità assunzionale da parte degli enti locali.

Le quote che si possono utilizzare sono quelle già calcolate con le percentuali vigenti nel tempo e non va invece fatto un ricalcolo sulla base delle percentuali vigenti ora.

Dicono: “I resti delle pregresse capacità assunzionali, che vanno ad aggiungersi alla capacità assunzionale c.d. “di competenza”, devono essere conservati nella misura con cui sono stati quantificati nel periodo in cui è stata determinata la capacità assunzionale non utilizzata,sulla base delle percentuali del turn over allora vigenti. Tale interpretazione è fondata sul criterio di adottare la regola in vigore al momento del compimento dell’atto e cioè della maturazione del resto (tempus regit actum)”. Sottoscrivo.

La Deliberazione si contrappone a quanto affermato dalla Corte dei Conti della Lombardia nella Deliberazione n. 23/2017 di quest’anno (QUI il nostro commento) e quindi i magistrati sardi inviano tutto alla Sezione Autonomie.

ALLEGATO: CORTE CONTI SARDEGNA – DELIBERAZIONE N. 70/2017



Le assunzioni della polizia locale

17 09 2017

Negli scorsi giorni è stata diffusa la deliberazione n. 164/2017/PAR del 7 settembre 2017, della Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Toscana che affronta la questione della capacità assunzionale per le funzioni di polizia locale. Come sapete, l’art. 7, comma 2-bis, del d.l. 14/2017, convertito con la legge 48/2017, ha previsto percentuali di turn over più favorevoli al fine di concedere, anche agli enti locali, di intervenire con più efficacia in materia di sicurezza. La questione posta ai giudici è di per sé semplice: come si combina la capacità assunzionale ordinaria con quella speciale della polizia locale?

C’è un passaggio in cui, a mio parere, i magistrati non sono chiarissimi. Viene di fatto affermato che l’interpretazione più corretta sembra essere quella che consente agli enti di calcolare la capacità assunzionale sull’intera spesa relativa alle cessazioni dell’anno precedente, però applicando la percentuale più ridotta per essa prevista dall’art. 1, comma 228, della legge 208/2015 (e non la percentuale superiore introdotta tramite il richiamo all’art. 3, comma 5, del d.l. 90/2014). La percentuale superiore, infatti, può essere applicata solo sulla spesa relativa alle cessazioni del personale di polizia locale e, fra l’altro, in tal caso viene precisato che tali cessazioni non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale.

Io ne deduco che si può applicare la percentuale di maggior favore solo alle cessazioni della polizia locale, mentre le percentuali ordinarie su tutte le cessazioni. La frase contrdditoria è però questa: “Dunque, in sintesi, non sembra che vengano determinati due budget assunzionali”. Poco sopra, infatti, si fa invece riferimento a due tipologie di calcolo. Quindi?

Provo a riassumere il mio pensiero, partendo, però, da una considerazione indiscutibile: se un decreto denominato “sicurezza” prevede percentuali di maggior favore per la polizia locale, non possiamo pensare che ci sia un obiettivo diverso da questo, cioè di penalizzare maggiormente gli enti locali sulle assunzioni. Quindi, secondo me, si pongono tre casi, che provo a sintetizzare il più brevemente possibile:

  • cessa un dipendente della polizia locale, ma non ho bisogno di nuove assunzioni in questo settore: la cessazione si calcola insieme a tutte le altre applicando le percentuali ordinarie di turn over;
  • cessa un dipendente della polizia locale ed ho bisogno di nuove assunzioni nella polizia locale: la cessazione si calcola a parte dalle altre cessazioni e si applica la pecentuale di maggior favore; se la somma non basta per una assunzione a tempo pieno si potrà “aggiungere” una quota di assunzione ordinaria;
  • non cessa alcun dipendente della polizia locale, ma l’ente ha necessità di procedere a nuove assunzioni nella polizia locale: la capacità assunzionale che si è generata a livello complessivo di ente, si calcola con le percentuali ordinarie e si potrà destinare a tutti i settori dell’ente sulla base del proprio fabbisogno, ovviamente anche alla polizia locale.

Mi pare che in questo modo, sia salvaguardato tutto l’impianto normativo e allo stesso tempo la finalità del legislatore di favorire le assunzioni in un contesto specifico come la polizia locale.



Per i revisori dei conti: ecco il vademecum del controllo (1)

20 08 2017

La Ragioneria Generale dello Stato, con la Circolare n. 20/2017, ha redatto un vero e proprio Vademecum per la revisione contabile nelle amministrazioni pubbliche, con qualche riflesso anche per gli enti locali.

Il documento si può scaricare a questo link: http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/CIRCOLARI/2017/20/Circolare_Vademecum_per_la_revisione_amministrativo-contabile_degli_enti_e_organismi_pubblici_x_Ed._2017.pdf

Le indicazioni della RGS appaiono quanto mai importanti e, salvo ulteriori approfondimenti, mi permetto due osservazioni, in due diverse puntate, in merito al controllo della contrattazione decentrata.

1. I tempi del controllo.

Ancora una volta la RGS sostiene che i Revisori dei conti debbano certificare anche la costituzione del Fondo del salario accessorio e non solo l’ipotesi di contratto integrativo decentrato. Addirittura, viene affermato, che gli enti dovrebbero redigere la Relazione Tecnico Finanziaria anche in sede di costituzione del Fondo. Ora, se la cosa può avere un senso e una logica (una volta che vi è la certificazione, in fase di contrattazione integrativa decentrata si ha la certezza delle somme a disposizione), non si può non evidenziare che tale procedura allungherebbe ancor di più i tempi per la stipula del CCDI. Non sempre gli organi di revisione, infatti, riescono a gestire le proprie relazioni nel termine dei 15 giorni previsti dal CCNL degli enti locali. Pensiamo, poi, cosa potrebbe succedere se l’ente decide di rivedere la propria costituzione del fondo: servirebbe una nuova relazione, un nuovo parere del Revisore, ecc. ecc. Non mi resta che invocare una giusta dose di buon senso che tutte le parti in gioco dovrebbero mettere in campo. Anche perchè, dal punto di vista giuridico, l’art. 40 comma 3-sexies  del d.lgs. 165/2001 prevede tale Relazione Tecnico Finanziaria e quella dell’Organo di Revisione solo in fase di ipotesi del Contratto Decentrato. [1]

A breve la seconda considerazione…

[1] (3-sexies. A corredo di ogni contratto integrativo le pubbliche amministrazioni, redigono una relazione tecnico-finanziaria ed una relazione illustrativa, utilizzando gli schemi appositamente predisposti e resi disponibili tramite i rispettivi siti istituzionali dal Ministero dell’economia e delle finanze di intesa con il Dipartimento della funzione pubblica. Tali relazioni vengono certificate dagli organi di controllo di cui all’articolo 40-bis, comma 1).

 



Incentivi per funzioni tecniche, limiti al fondo e alle spese di personale

25 07 2017

Se c’è una cosa in cui credo fermamente (giuridicamente parlando) è che quando vi è la necessità di confrontare due valori a cavallo di due esercizi finanziari, sia da rispettare il criterio dell’omogeneità dei dati.

Pensiamo alle situazioni di “casa nostra”: spese di personale, turn-over, lavoro flessibile, limitazioni al fondo del salario accessorio. Ogni volta si prende a riferimento o l’anno precedente o un triennio o un anno ben definito. Quindi, quello che dobbiamo fare è “confrontare” un determinato aggregato di un anno con quello di un esercizio che il legislatore ci indica. Ma per fare questo non possiamo non basarci su quello che per me è un dogma di fede (sempre giuridicamente parlando): i dati del confronto devono essere omogenei. Ogni altra conclusione potrebbe portare a risultati a favore o a sfavore, tra l’altro facilmente adeguabili al proprio fine. E questo non mi piace. Più oggettività abbiamo e più siamo al riparo da un giudizio negativo finale. La prima oggettività risiede proprio nel dato omogeneo, almeno lì, non si può barare.

Che poi, è quello che ha sintetizzato benissimo la Corte dei Conti della Liguria nella Deliberazione n. 58/2017 che nell’affrontare la “drammatica” questione dell’inclusione o meno degli incentivi per le funzioni tecniche nei limiti del fondo del salario accessorio (ora disciplinati dall’art. 23 del d.lgs. 75/2017) e delle spese di personale ha affermato: “Non sarebbe, dunque, logico né legittimo contrapporre due limiti di spesa il cui ammontare sia composto da voci differenti”.

Di fronte a queste parole, con le quali i magistrati hanno rimandato tutta la questione alla Sezione Autonomie, mi sono un attimo fermato e ho benedetto il cielo (ovviamente giuridicamente parlando).

Ora, non ci resta che attendere il verbo definitivo.

ALLEGATO: Corte dei Conti Liguria – Deliberazione n. 58/2017



In Gazzetta Ufficiale le modifiche al d.lgs. 165/01 e 150/09

8 06 2017

Sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti legislativi di modifica del d.lgs. 165/2001 (Testo Unico del Pubblico Impiego) e del d.lgs. 150/2009 (Riforma Brunetta). Di seguito trovate gli allegati.

Mi stanno già arrivando diverse richieste di chiarimento sull’applicazione delle disposizioni. Stiamo predisponendo alcuni numeri speciali di Personale News in cui prenderemo in considerazione le varie tematiche.

Con un sorriso mi permetto di sconsigliare una “eccessiva ansia” superandola con una “sana attesa”. Tante novità avranno effetti dalla programmazione 2018/2020 e arriveranno anche chiarimenti da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica, Rgs e Corte dei conti. Insomma: qualche mese davanti c’è e, a parte la questione del fondo che ho già anticipato QUI, non ci sono grandissime urgenze.

D.LGS. 75/2017 – MODIFICHE AL D.LGS. 165/2001

D.LGS. 74/2017 – MODIFICHE AL D.LGS. 150/2009



Ancora sulle assunzioni della polizia locale…

13 05 2017

Come noto, il decreto-legge sicurezza (d.l. 14/2017), ha introdotto un turn-over di maggior favore per le assunzioni nell’ambito della polizia locale. Letta la norma, ora arrivano le varie interpretazioni, le quali, a breve, assurgeranno la posizione di norma, e così via…

Provo a dire la mia, riguardo a come si incastrano le nuove regole per la polizia locale, rispetto alle assunzioni nelle altre funzioni. Partiamo dalla norma:

“negli anni 2017 e 2018 i comuni che, nell’anno precedente, hanno rispettato gli obiettivi del pareggio di bilancio di cui all’art. 9 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, possono assumere a tempo indeterminato personale di polizia locale nel limite di spesa individuato applicando le percentuali stabilite dall’art. 3, comma 5, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, alla spesa relativa al personale della medesima tipologia cessato nell’anno precedente, fermo restando il rispetto degli obblighi di contenimento della spesa di personale di cui all’art. 1, commi 557 e 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le cessazioni di cui al periodo precedente non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale secondo la percentuale di cui all’art. 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208″. Nel d.l. 90/2014 era previsto: “La predetta  facoltà  ad  assumere  è  fissata nella misura dell’80 per cento negli anni 2016 e 2017 e del  100  per cento a decorrere  dall’anno  2018″.

E’ innanzitutto evidente che la norma ha la finalità di incrementare le percentuali di turn-over nella polizia locale. Ma questo, e lo dico da subito, non vuol dire che si intende penalizzare le assunzioni nelle altre funzioni comunali. La ratio è, quindi, chiara (decreto “sicurezza”, si chiama). Per la polizia locale viene data la possibilità di assumere a tempo indeterminato, con percentuali più favorevoli rispetto al restante personale. Ma è, appunto, una possibilità: “i comuni possono…”. Quindi, se cessa un agente di polizia locale, lo si potrà sostituire con le percentuali di maggior favore. E questa è la parte più semplice.

Ma ci sono altre due questioni.

 1. Cessa un agente di polizia locale, ma l’amministrazione non ha bisogno di agenti di polizia locale.

Innanzitutto. E’ evidente che l’amministrazione NON E’ COSTRETTA a sostituire con un altro agente se non ha il fabbisogno nella polizia locale. La norma si appoggia tutta su un “possono” e si sa che il legislatore, per questioni costituzionali, può imporre agli enti locali solamente limiti finanziari. Ma a questo punto cosa succede alla spesa del cessato? Potrà essere utilizzata per le assunzioni in altri settori? Risposta: per me sì. Anche se la norma dice: “le cessazioni di cui al periodo precedente non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale secondo la percentuale di cui all’art. 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208” e quindi sembrerebbe il contrario. Ma non è così. Infatti, il periodo precedente dice “possono” e quindi la traduzione potrebbe essere questa: “se la cessazione dell’agente la sostituisci con un’assunzione nella polizia locale, allora la cessazione non la puoi conteggiare per le altre assunzioni”. E mi pare anche giusto e sensato

2. Cessa un dipendente NON delle polizia locale e l’amministrazione ha bisogno di un agente di polizia locale

Mi pare assolutamente ammissibile che la capacità assunzionale creata da dipendenti di altri settori possa essere destinata, anche questa, alla polizia locale. È il fabbisogno che determina le regole per le assunzioni. Il legislatore ci dice quanto assumere, ma non ci obbliga ad assumere in determinati settori dell’ente. Ovviamente, in questo caso, il cessato deve essere calcolato con le percentuali “ordinarie”, che non sono quelle speciali e più alte riservate agli addetti della polizia locale. D’altronde, basti pensare, che il turn-over per la polizia locale nel 2017 è all’80%, che sarebbe come a dire che se è cessato un agente nel 2016, non lo posso sostituire a tempo pieno. E sarebbe un’assurdità. Ma serve, a questo punto, un pezzetto di capacità assunzionale, che potrà essere, a mio parere, prelevato dalle cessazioni di dipendenti di altri settori.

Quindi, esiste un’unica programmazione del fabbisogno di personale che tiene dentro tutti i settori (polizia locale e insegnanti inclusi). Le percentuali di capacità assunzionale sono diverse e vanno incastrate nel modo migliore, ma chi decide è sempre e solo il fabbisogno.



La conversione del decreto legge “Sicurezza”

22 04 2017

E’ stato convertito il d.l. 14/2017 che prevede alcune novità anche in materia di assunzioni del personale della polizia locale. Le norme di riferimento sono contenute all’art. 7 comma 2-bis che così recita:

negli anni 2017 e 2018 i comuni che, nell’anno precedente, hanno rispettato gli obiettivi del pareggio di bilancio di cui all’art. 9 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, possono assumere a tempo indeterminato personale di polizia locale nel limite di spesa individuato applicando le percentuali stabilite dall’art. 3, comma 5, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, alla spesa relativa al personale della medesima tipologia cessato nell’anno precedente, fermo restando il rispetto degli obblighi di contenimento della spesa di personale di cui all’art. 1, commi 557 e 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le cessazioni di cui al periodo precedente non rilevano ai fini del calcolo delle facoltà assunzionali del restante personale secondo la percentuale di cui all’art. 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208″.
Ricordo che nel d.l. 90 era previsto: “La predetta  facoltà  ad  assumere  è  fissata nella misura dell’80 per cento negli anni 2016 e 2017 e del  100  per cento a decorrere  dall’anno  2018″.


La fine dei voucher

18 03 2017

Allego il Decreto Legge 25/2017 che mette la parola fine ai voucher del lavoro accessorio, che anche gli enti locali possono utilizzare quale forma di lavoro flessibile.

Il succo è all’art. 1.

1. Gli articoli 48, 49 a 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015,n. 81, sono abrogati.   

2. I buoni per prestazioni di lavoro accessorio richiesti alla data di entrata in vigore del presente decreto possono  essere  utilizzati fino al 31 dicembre 2017.

Ricordo che il Decreto è entrato in vigore il 17 marzo 2017.

ALLEGATO: Decreto legge 25/2017 – Voucher – Lavoro accessorio



Capacità assunzionale: una deliberazione che mette in crisi

7 03 2017

Si sta diffondendo la Deliberazione n. 23/2017 della Corte dei Conti della Lombardia che ha risposto alla domanda di un comune sulla modalità di calcolo dei “resti” della capacità assunzionale. L’interpretazione dei magistrati contabili mi ha lasciato di stucco e ho già commentato la Deliberazione sul Quotidiano degli Enti Locali de Il Sole 24 Ore. Ho poi condiviso tutti i miei dubbi con la Redazione di Personale News e Mario Ferrari ha fatto un ottimo approfondimento sulla tematica. Ecco, di seguito, le motivazioni per cui la Corte dei Conti della Lombardia non ci ha per niente convinto.

 

Commento alla deliberazione n. 23/2017/PAR della Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia

di Mario Ferrari

  1. Premessa.

Da quando esistono le limitazioni alle assunzioni abbiamo familiarizzato con il concetto di capacità assunzionale. Si tratta della possibilità di assumere nuovo personale in un determinato anno sulla base delle cessazioni avvenute nell’anno precedente. La capacità assunzionale fino ad ora non è stata una costante che avrebbe consentito agli enti di fare una seria programmazione, ma è una variabile che negli anni è cambiata tante volte e che, a volte, è stata anche differenziata in base ad alcuni parametri (numero di abitanti, percentuale di spesa di personale, ecc.). Altra grossa questione della capacità assunzionale è stata la possibilità di cumulare e utilizzarne i resti degli anni precedenti. In tutta questa confusione c’è sempre stata un’unica certezza: la capacità assunzionale si calcola sulle cessazioni dell’anno precedente.

 

  1. Le capacità assunzionali negli anni.

Per chiarezza espositiva è utile riepilogare le norme applicabili nei vari anni e i loro effetti sulla capacità assunzionale[1]. Per brevità lo facciamo solo per enti con popolazione compresa tra 1001[2] e 9999[3] abitanti, come quello interessato dalla deliberazione in commento.

Anno Norma di riferimento Rapporto tra spese di personale e spese correnti
Superiore al 25% Inferiore al 25%
2014 Art. 3, commi 5 e 5-quater, del decreto-legge 90/2014, convertito in legge 114/2014 60% della spesa delle cessazioni anno 2013 80% della spesa delle cessazioni anno 2013
2015 Art. 3, commi 5 e 5-quater, del decreto-legge 90/2014, convertito in legge 114/2014 60% della spesa delle cessazioni anno 2014 100% della spesa delle cessazioni anno 2014
2016 Art. 1, comma 228, della legge 208/2015, come modificato dall’articolo 16 del d.l. 113/2016, convertito in legge 160/2016 25% della spesa per cessazioni dell’anno 2015 o 75% se rispettosi del parametro previsto dal d.m. di cui all’articolo 263, comma 2, del TUEL 100% della spesa delle cessazioni anno 2015
2017 Art. 1, comma 228, della legge 208/2015, come modificato dall’articolo 16 del d.l. 113/2016, convertito in legge 160/2016 25% della spesa per cessazioni dell’anno 2016 o 75% se rispettosi del parametro previsto dal d.m. di cui all’articolo 263, comma 2, del TUEL 25% della spesa per cessazioni dell’anno 2016 o 75% se rispettosi del parametro previsto dal d.m. di cui all’articolo 263, comma 2, del TUEL

 

  1. la deliberazione n. 23/2017/PAR della Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia.

3.1. Il quesito.

Un ente con popolazione compresa tra 1001 e 9999 abitanti si è rivolto alla sezione regionale di controllo per la Lombardia con un quesito in merito alla capacità assunzionale. L’ente ha evidenziato di avere avuto una cessazione nel 2014 e che, in quell’anno, rispettava i parametri di virtuosità previsti dalla normativa (rapporto tra spesa di personale e spesa corrente inferiore al 25%) e, pertanto, l’ente nel 2015 aveva maturato una capacità assunzionale pari al 100% della spesa del personale cessato, ma non l’aveva utilizzata. L’ente era quindi intenzionato ad utilizzare tale capacità nel 2017, assumendo una unità di personale di pari qualifica di quella cessata, però subentra un dubbio e chiede alla sezione regionale se questo sia possibile, oppure se debba applicare a tale cessazione la capacità assunzionale prevista dalla legge di stabilità 2016, come modificata dall’articolo 16 del d.l. 113/2016, convertito in legge 160/2016. Tale disposizione ha modificato l’articolo 1, comma 228, della legge 208/2015 stabilendo che, in luogo della quota del 25% del turn-over delle cessazioni dell’anno precedente, “gli enti che nell’anno 2015 non erano sottoposti alla disciplina del patto di stabilità interno, qualora il rapporto dipendenti-popolazione dell’anno precedente sia inferiore al rapporto medio dipendenti-popolazione per classe demografica, come definito triennalmente con il decreto del Ministro dell’interno di cui all’articolo 263, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, la percentuale … è innalzata al 75 per cento nei comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti”.

3.2. La risposta della sezione.

Per prima cosa, la sezione passa in rassegna le varie disposizioni in materia di capacità assunzionale che si sono susseguite negli anni e così conclude: “il medesimo ente istante, avendo una popolazione superiore ai 1000 e inferiore a 10.000 abitanti e non avendo ancora proceduto a nuove assunzioni, ha una capacità assunzionale pari al 75% del budget formatesi prendendo come riferimento le cessazioni avvenute nel triennio precedente (che, nel caso di specie, è rappresentato dalla cessazione intervenuta nell’anno 2014). In linea generale, questa Sezione rammenta all’ente che quando il legislatore interviene per modificare solo la percentuale del c.d. turn over, al fine di calcolare la ‘capacità assunzionale’ bisogna prendere come riferimento la percentuale indicata per l’anno in cui si intende avviare la procedura di assunzione, a prescindere da quale fosse la percentuale indicata nell’anno a cui si riferiscono le cessazioni intervenute (ossia i c.d. resti). Infatti, i ‘resti’ devono essere presi in considerazione solo per determinare l’entità del budget di spesa su cui va parametrata la capacità assunzionale che deve necessariamente essere rispettosa della percentuale fissata dal legislatore per l’anno in cui si intende a procedere con la nuova assunzione”. Ben inteso, la risposta della sezione in questo caso è penalizzante perché riduce la capacità assunzionale dell’ente dal 100% al 75% (ma poteva anche essere il 25%), però sarebbe potuto anche avvenire il contrario. Se l’ente nel 2015 avesse avuto una incidenza della spesa di personale superiore al 25%, avrebbe avuto un incremento della capacità assunzionale dal 60% al 75%.

Ma non è questo il tema. Il punto della questione è capire se veramente tutti ci siamo sbagliati per anni nell’interpretare la norma, oppure se è la sezione regionale di controllo per la Lombardia ad aver preso un abbaglio.

 

  1. Considerazioni.

4.1. Il testo della legge.

Superato il primo momento di sgomento per l’innovatività della interpretazione, abbiamo verificato se la lettura delle norme data dai magistrati lombardi poteva avere un suo fondamento. La cosa non è facile, perché nell’enunciazione fatta dalla sezione, non ci sono riferimenti diretti ad una norma specifica, bensì viene dato per scontato il principio secondo il quale si deve fare riferimento alla percentuale in vigore nel momento in cui si avviano le procedure assunzionali, anziché a quella dell’anno in cui avvengono le cessazioni. La norma che stabilisce il cumulo dei resti è l’articolo 3, comma 5, del d.l. 90/2004, convertito in legge 114/2014, che recita: “… A decorrere dall’anno 2014 è consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile; è altresì consentito l’utilizzo dei residui ancora disponibili delle quote percentuali delle facoltà assunzionali riferite al triennio precedente”. La norma fa espresso riferimento ai “residui … delle quote percentuali delle facoltà assunzioniali”, quindi quello che si può cumulare sono i residui delle facoltà assunzionali e tali facoltà si calcolano applicando una percentuale alla spesa del personale cessato. Volendo usare una formula matematica potremmo dire che: Facoltà assunzionali = Spesa del personale cessato nell’anno precedente * X%, dove X è la percentuale di turn-over applicabile allo specifico ente nell’anno successivo alla cessazione del personale. Per sostenere la lettura data dalla sezione regionale lombarda, la norma avrebbe dovuto dire qualcosa del tipo: “è altresì consentito l’utilizzo dei residui ancora disponibili della spesa del personale cessato riferita al triennio precedente”.

4.2. Precedenti pronunce in materia.

Sempre per valutare l’attendibilità della nuova lettura del calcolo delle capacità assunzionali, facciamo una rassegna meramente esemplificativa di precedenti in materia. La sezione delle Autonomie della Corte dei Conti con la deliberazione n, 28/SEZAUT/2015/QMIG[4] ha dato l’interpretazione “ufficiale” sull’utilizzo dei resti assunzionali e in nessuna parte della deliberazione fa cenno alla modalità di calcolo enunciata dai magistrati lombardi[5]. Anzi, nell’apparato motivazionale si legge:

  • il calcolo delle facoltà assunzionali a disposizione degli enti locali sottoposti al patto di stabilità interno debba essere effettuato ricomprendendo anche i residui ancora disponibili delle quote percentuali inutilizzate provenienti dagli esercizi precedenti, nel limite temporale dell’ultimo triennio”;
  • gli enti locali possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato utilizzando la capacità assunzionale del 2014 derivante dai ‘resti’ relativi al triennio 2011-2013”.

Più di recente la Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per il Molise[6], si è pronunciata sull’utilizzo dei resti delle capacità assunzionali. In particolare un ente chiede se “le facoltà assunzionali anteriori a quelle del biennio 2015-2016 (dovute alle cessazioni del 2014 e 2015 e da destinare alla ricollocazione del personale soprannumerario degli enti di area vasta), rinvenienti dalle cessazioni del triennio precedente 2011-2013, non ancora utilizzate, siano fatte salve ed esulino dal limite del 25% fissato dall’ultima legge di stabilità”. La sezione risponde che le facoltà assunzionali ancora utilizzabili sono quelle dell’anno 2013 e non menziona assolutamente la necessità di ricalcolarle sulla base delle percentuale del 25% introdotta dalla legge 208/2015. Questa visione è stata confermata dalla sezione regionale di controllo per l’Umbria con la deliberazione n. 64/2016/PAR del 16 giugno 2016[7].

Esulando dall’àmbito degli enti locali e guardando alle amministrazioni dello Stato, il d.p.c.m. 1° dicembre 2016[8], che autorizza le varie amministrazioni ad assumere personale, dimostra chiaramente che la capacità assunzionale disponibile per ogni amministrazione viene calcolata applicando la percentuale in vigore ogni anno con riferimento alle cessazioni dell’anno precedente. In particolare nella tabella 2, riferita alla Corte dei Conti, la capacità assunzionale viene determinata sommando: il 20% delle economie da cessazioni del 2013, il 40% delle economie da cessazioni del 2014 e il 25% delle economie da cessazioni del 2015.

È vero che le norme di riferimento sono differenti (articolo 3, commi 1 e 3, del d.l. 90/2014 e articolo 1, comma 227, della legge 208/2015) ma sono del tutto analoghe a quelle degli enti locali. Anzi, visto che le amministrazioni statali non si devono confrontare con le interpretazioni “creative” della Corte dei Conti, non c’è necessità di interventi normativi per correggere letture “esotiche”. In particolare sull’articolo 3 del d.l. 90/2014, mentre il comma 3, applicabile alle amministrazioni statali, (che stabilisce: “A decorrere dall’anno 2014 è consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile”), con il predetto d.p.c.m. è stato pacificamente interpretato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel senso che il triennio sia quello precedente, il comma 5, applicabile agli enti locali, (che stabiliva: “A decorrere dall’anno 2014 è consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile” è stato interpretato dalla Corte dei Conti come riferito al triennio successivo[9], tanto da far sì che gli enti locali chiedessero un intervento correttivo, che il legislatore ha esaudito aggiungendo un ulteriore periodo per specificare che “è altresì consentito l’utilizzo dei residui ancora disponibili delle quote percentuali delle facoltà assunzionali riferite al triennio precedente[10].

 

  1. Conclusioni.

Alla luce del tenore letterale della norma, del contesto normativo e delle precedenti interpretazioni, riteniamo che si possa catalogare la deliberazione della sezione regionale di controllo per la Lombardia tra le “curiosità” ermeneutiche, destinate a non avere un seguito. Se trattassimo di zoologia potremmo trovarci di fronte ad uno zonkey (ibrido tra maschio di zebra e una femmina di asino)[11], interessante da vedere, ma incapace di generare prole.

 

 

[1] Per approfondimenti sul calcolo della capacità assunzionale rimandiamo a:
  • Bertagna Gianluca, “Quale capacità assunzionale?”, Personale News, n. 16/2016, pp. 56-57;
  • Chiolero Tatiana e Bertagna Gianluca, “Il calcolo della capacità assunzionale per i comuni sopra i 10.000 abitanti”, Personale News, n. 17/2016, pp. 68-72;
  • Chiolero Tatiana e Bertagna Gianluca, “Il calcolo della capacità assunzionale per i comuni sotto i 10.000 abitanti”, Personale News, n. 18/2016, pp. 64-69;
  • Chiolero Tatiana e Bertagna Gianluca, “La capacità assunzionale nel triennio 2017/2019”, Personale News, n. 4/2017, pp. 56-59.
[2] Limite derivante dall’articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183.
[3] Limite derivante dall’articolo 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
[4] http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_autonomie/2015/delibera_28_2015_qmig.pdf
[5] Per un commento rimandiamo a: Bertagna Gianluca, “Capacità assunzionale e resti degli anni precedenti”, Personale News, n. 18/2015, pp. 8-10.
[6] Deliberazione n. 63/2016/PAR del 24 marzo 2016: http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/molise/pareri/2016/delibera_63_2016.pdf
[7] https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/SearchDelibera.do?selezione=dettaglio&id=2807-21/09/2016-SRCUMB
[8] http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/DPCM_1_dicembre_2016_0.pdf
[9] Corte dei Conti, sezione delle Autonomie, deliberazione n. 27/SEZAUT/2014/QMIG del 21 novembre 2014: http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_autonomie/2014/delibera_27_2014_qmig.pdf
[10] Modifica effettuata con l’articolo 4, comma 3, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n, 125 ed entrata in vigore il 15 agosto 2015.
[11] https://it.wikipedia.org/wiki/Zonkey