Il timbracartellini

È lì, ad attenderci, ogni mattina, imperterrito. Scandisce il tempo del lavoro con sentenze inappellabili. È neutro, imparziale, senza emozioni. Il timbracartellini appartiene alla storia di ciascun lavoratore dipendente e mai lo abbandonerà.

Ce ne sono di due tipi: quello vecchia maniera, con timbratura direttamente su una scheda e quello di nuova generazione che legge cartellini magnetici a banda nera.

Oggi è il funerale dei timbratori vecchio stampo e noi siamo qui per celebrarlo.

Una norma della finanziaria 2008 sancisce: Le pubbliche amministrazioni non possono erogare compensi per lavoro straordinario se non previa attivazione dei sistemi di rilevazione automatica delle presenze.

Come dire: levate dai vostri enti quegli immensi scatoloni metallici e sostituiteli con il nuovo che avanza.

È vero, ormai ne erano sopravvissuti pochi, ma ora lo sterminio si fa serio e sempre più vicino. E così, il timbracartellini vecchia maniera, diventerà prima ricordo e poi mito, molto più della storia di ciascuno di noi.

Ce n’erano di diversi tipi. I più belli erano quelli che avevano un fantastico orologio sul davanti a scandire i minuti esatti: a volte si rimaneva d’incanto davanti all’attesa di quell’attimo, di quel sospiro che avrebbe spinto la lancetta alla linea successiva. Un istante si inghiottiva un intero minuto.

Si trattava quasi sempre di una scatola grigia o comunque di colore scuro. Non era in grado di capire autonomamente se la timbratura fosse in entrata o in uscita e allora aveva a disposizione o una doppia fessura oppure una levetta che il dipendente doveva scrupolosamente muovere verso la scelta corretta.

Toc! (oppure Tuc! a seconda della versione) e… Grrr!  Due suoni indimenticabili. Il primo segnava l’inserimento del cartellino, il secondo la stampa dell’orario di entrata o uscita.

Ai lati del timbratore due bacheche appositamente studiate per accogliere in rigoroso ordine alfabetico i cartellini di tutti i dipendenti. Alla mattina si prendeva il cartellino alla sinistra, si timbrava e si poneva nello schedario di destra. Alla sera procedura opposta.

E se il suono della timbratura aveva tutto un fascino particolare (certamente meglio dell’attuale bip!), non certo da meno era il piacere di poter sbirciare sui cartellini dei colleghi per scovare qualche malefatta oraria.

A fine mese non era raro trovare contemporaneamente due cartellini: quello del mese vecchio e quello del mese nuovo, ancora candido nella sua tinta verdognola.

L’ufficio paghe avrebbe presto provveduto a recuperare tutte le timbrature per calcolare, a mano ovviamente, gli eventuali straordinari da retribuire o da recuperare successivamente.

Chi ha già installato un rilevatore automatico delle presenze (mamma mia che nome!) sa però che il problema del calcolo a mano non è risolto: le timbrature impazzano, gli orari degli uffici si sovrappongono e a volte fanno davvero rimpiangere i vecchi cartellini.

Volgiamo quindi le spalle, per un’ultima volta, al timbracartellini del passato. Domani mattina, nel nostro portafoglio o nella nostra borsetta avremo un badge magnetico e presentarci a lavoro non sarà più come prima pensando al nostro caro amico che per tanti anni ci ha aspettato nell’atrio con la sua aria da presa in giro

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