Per forza o per amore: tipi da riforma

La riforma Brunetta sta creando i suoi primi eroi. Le novità arrivate con il D.lgs. n. 150/2009 iniziano finalmente a diventare scelte concrete nella gestione delle risorse umane di tutti i giorni. Per fare ciò il responsabile si è preparato attentamente per non lasciarsi sfuggire nemmeno una scadenza tra gli infiniti adempimenti della riforma. Atteggiamenti diversi a seconda della nostra sensibilità, della nostra professionalità e dei nostri studi hanno portato ciascuno di noi ad affrontare la nuova era del pubblico impiego. A macchia di leopardo si sono diffusi dei comportamenti che qui proviamo a riassumere immaginando davanti a noi i possibili “tipi da riforma”.

 Il professore. Al 16 novembre aveva già convocato la conferenza dei servizi per spiegare le novità della riforma. Lui l’avrebbe organizzata direttamente il giorno stesso dell’entrata in vigore, ovvero il 15. C’è rimasto male quando i colleghi gli hanno detto: te lo scordi, è domenica! Lui sta già pensando di vendicarsi con una riduzione di stipendio per via dell’assenza.

 L’ansioso. Ha una paura terribile che lo scoprano per aver omesso la pubblicazione di un atto sul sito Internet. Controlla quotidianamente quello che fanno i comuni limitrofi. È sempre il primo a mettere in pratica i vari adempimenti, salvo poi rifarli completamente non appena esce una nuova circolare esplicativa.

 Lo stakanovista. È un derivato dell’ansioso. Il 31 dicembre 2009 ha fatto convocare il Consiglio comunale per approvare il piano della performance e la programmazione triennale della trasparenza. Quando l’Anci ha detto che i comuni non dovevano farlo ha semplicemente alzato le spalle, si è rimboccato le maniche e ha modificato ben 18 articoli del regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi. Aspira, ovviamente, al premio dell’eccellenza.

 Il superficiale. Ha dichiarato fin dall’inizio: noi enti locali facciamo già tutto quello che c’è scritto nella riforma! Si è fermato alla premessa del D.lgs. n. 150/2009. Cerca ogni escamotage per far aderire la riforma al proprio ordinamento. Non si sogna nemmeno che possa avvenire il contrario.

 Il corsista. È l’eterno presente ai corsi di formazione. Ne ha frequentati almeno venti negli ultimi tre mesi. A volte, ma non sempre, con relatori diversi. Torna sempre a casa con delle idee nuove, rivoluzionarie, piene di entusiasmo. Ormai tutti i docenti lo conoscono.

 Il dubbioso. Non ne vuole sapere di applicare le norme. Attende sempre un’interpretazione. Spera in quelle della Funzione pubblica, ma non disdegna neppure quelle delle Sezioni regionali della Corte dei conti, alle quali, di nascosto e imitando la firma del Sindaco invia quesiti su ogni problema concreto della sua amministrazione. Poi, per sicurezza e prima di decidere, si fa approvare un atto di indirizzo dalla giunta comunale.

 Lo sfiduciato. Tanto non cambia niente, non cambierà mai niente! Ha già messo in giro la voce che ci saranno dei rinvii di tempo per l’applicazione della riforma. Intanto lui non si muove di un centimetro e dice: prima vada avanti la pubblica amministrazione!

 Il sorridente. Accoglie con favore tutte le novità, non si spaventa e neppure si agita, ma cerca di affrontarle con spirito d’iniziativa e condivisione. Sa che la riforma Brunetta non stravolge ciò che c’è all’interno degli enti locali; cerca quindi di estrapolare gli aspetti positivi coinvolgendo un po’ tutti i dipendenti del suo comune.

 Il sindacalista. L’unica preoccupazione della riforma è concentrata sulla eventuale riduzione del fondo produttività. Si sta ancora chiedendo come mai a livello nazionale i suoi colleghi non abbiano un po’ combattuto sulle prerogative sindacali. Le fasce di merito lo stanno facendo impazzire. Passa le notti studiando i peggiori logaritmi per applicare la riforma senza minimamente scombussolare l’erogazione del salario accessorio.

 Ammettiamolo. Un po’ tutti questi atteggiamenti hanno fatto capolino dentro di noi. A volte più uno, a volte più altri. Forse una scossa ci voleva e c’è stata. Vuol dire che siamo ancora vivi. Pronti ancora una volta a prenderci le nostre responsabilità nel servizio ai cittadini.

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Un pensiero su “Per forza o per amore: tipi da riforma

  1. KATIA dice:

    Ho scoperto da poco questo sito è La ringrazio di questa rubrica che mi fa sorridere. Sono da poco Responsabile di un ufficio risorse umane e mi sento anch’io ansiosa, dubbiosa, incompetente, corsista…la parola Fondo mi fa venire attacchi d’ansia, per non parlare di tutti i nuovi adempimenti.

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