Il fosso

Il fosso

(Il freddo di questi giorni mi ha fatto tornare alla mente un’avventura delle superiori…)

Siamo in pieno inverno. Le vacanze di Natale stanno per finire. Ed io mi ritrovo a cavalcioni sul muretto del ponte che da casa mia porta ad una frazione. Fa un freddo terribile. La scorsa notte è ghiacciato, tanto che ho avuto il timore che l’acqua del fosso fosse inavvicinabile.

Prima di partire di casa mia mamma mi ha colto in flagrante. Sul tavolo della cucina maneggiavo con una vecchia canna da pesca, qualche piombino, un lungo filo di nylon e un metro.

– Cosa stai facendo?

– Vado a pescare

– Con questo freddo?

Alzata di spalle.

– Dai, Gianluca, non scherzare

– Vado a pescare, te l’ho detto

– E pensi di trovare qualche pesce in giro per l’Epifania?

– Mica siamo al primo d’aprile mamma

– E poi con cosa vai? A piedi? In bici?

– In bici pensavo

– Seee. Con le strade ghiacciate.

– Oh, mamma, senti. Devo andare. Leggi il diario di scuola.

Poco dopo sento i passi dei suoi zoccoli e la vedo ritornare in cucina.

– Dimmi che è uno scherzo.

– Ma no mamma! Va fatto. È un compito.

Tra i compiti da fare per l’otto gennaio c’è (ancora oggi) scritto: “Individuare 10 ponti sulla cartina. Andare a misurare la lunghezza del fosso”. Verso dicembre infatti il professore di Geografia ci aveva fatto fare su carta lucida una mappatura di tutti i corsi d’acqua (fossi) di ciascun comune di residenza di noi alunni. Ora voleva pure sapere quanto sti fiumiciattoli erano pure lunghi.

Già avevo avuto problema sul concetto di “lunghezza del fosso”. Forse un errore nello scrivere il compito per casa. Se dovevo scegliere un ponte forse ci si riferiva alla profondità.

E poi mica potevo barare (come poi sono venuto a conoscenza ha fatto qualche compagno) e dire che avevo preso le misure in montagna da dove ero appena tornato dalle vacanze.

Insomma… eccomi qui, nella mia giacca a vento rossa, le mani infilate nei guanti di lana, con qualche grado appena al di sopra dello zero a calare un filo in una canaletta. Prima giù, poi su e poi con una qualche approssimazione ad indicare un numero in centimetri sulla mappa. Poi si riprende la bici e si cambia postazione. E questo per dieci volte. E per dieci volte una sola domanda: perché?!?

Nessuna risposta dal gelido invernale. Nessuna risposta fissando incantato quella serie di numeri sul quaderno a ganci. Nessuna risposta da mia madre al ritorno a casa.

Troverò mai una pace interiore sulla questione?

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