Straniero di fronte a casa

Straniero di fronte a casa – 22 Novembre 2009

L’amico Sokol dall’alto dei suoi due metri mi invita a prendere posto. Mi trovo così improvvisamente catapultato a centinaia di chilometri di distanza, in un’altra dimensione, un’altra cultura. Oggi è la festa della Cresima di Gjersilda e siamo stati invitati. Ci è bastato attraversare la strada.

A casa dei nostri amici, di stirpe albanese, vige la rigida regola per la quale le donne e i bambini stanno al piano superiore e gli uomini giù nello scantinato. Sono arrivati un po’ da tutta Italia per la grande festa. La tavola è talmente piena che faccio fatica a trovare posto per il mio piatto, che ben presto assaporerà le più prelibate carni fatte alla griglia.

Alle spalle il capo-famiglia Sokol, che se ne sta in piedi. Cosa fai lì? Funziona così da noi: chi ospita, serve. E quindi sto qua a fare una specie di cameriere!

E poi imparo altro: quando si versa il vino o la birra o qualsiasi altra bevanda si fa sempre un brindisi, un cin-cin insomma. E mi ci metto pure io… tra gli applausi di tutti.

Non è stato un pranzo facile, si intende. Tra di loro parlavano il più stretto albanese (che se anche avessero parlato quello più largo sai che roba…) e così ero un po’ tagliato fuori. Tranne che per il calcio! Quando sulla tele sono apparse le immagini della partita di ieri è divenuto tutto più semplice.

Intanto, al piano di sopra, le donne e i bambini vivevano una loro festa. Per la torta ci siamo tutti ricongiunti e quindi è stato ancor più bello ritrovarsi insieme.

Volevano farmi bere di continuo. Ma vedendo un sorriso sui loro volti mi svincolavo: non posso, abito lontano… devo guidare!

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