La nonna Ida

La nonna Ida

Passeggiavo in questi giorni verso la campagna quando dalla campagna mi è apparsa un signora anziana che veniva verso il paese.

Ho pensato a tante cose: com’era bello una volta senza tante macchine, il ruolo quasi di “mito” che aveva la città rispetto alle zone agricole, la vita sana che si conduceva.

Ma soprattutto mi è apparsa l’immagine di mia nonna Ida, che veramente era mia bisnonna.

Con lei ho fatto otto anni della mia esistenza, poi è morta ad oltre novant’anni. Avevamo un legame solo nostro, degli accordi sottobanco, dei favori reciproci mai svelati.

Percorrendo le strade del passato, a volte incontro ancora le cose intrise della sua presenza. Ad esempio: non mi piaceva molto andare all’asilo, le suore mi stavano un po’ antipatiche. Piangevo e mia nonna Ida, che mi stava accompagnando, presa da compassione mi portava anziché a scuola in giro per le vie del paese. Sentieri nascosti alla vista dei passanti. Per tre ore a spasso io e lei, mano nella mano. Passare oggi per la Via delle Fosse per me vuol dire ricordare quelle mattine, fatte dei profumi delle erbe aromatiche e selvagge che lei raccoglieva. Poi, con un tacito accordo, la bugia all’ora di pranzo: io dicevo che all’asilo era andata bene, lei diceva che si era trovata benissimo ad andare a trovare la sua amica che da tempo non vedeva. Solo qualche pietra del muro di Sassello è testimone di ciò.

Un po’ gobba per il procedere dell’età si vestiva sempre di nero. Aveva i capelli grigissimi raccolti in due ciocche sopra la testa. Un grembiule sempre presente completava il personaggio.

Per me era una presenza costante. La trovavo sempre. In terrazza al piano inferiore, in giardino, sotto il portico delle case vecchie.

Con lei sono cresciuto. Mi piaceva soprattutto quando andavamo a trovare i suoi parenti a Reale o alla Costa. Ho un ricordo di un episodio particolare. Per andare in quest’ultima località oggi potrei impiegare al massimo venti minuti di buon passo. A quel tempo mi sembrava un viaggio vero e proprio di notevole distanza. La nonna Ida un giorno mi disse se volevo andare con lei il giorno dopo, ovviamente a piedi. Ero stra-felice. Talmente tanto che vi era in me un’agitazione mai provata. Temevo che potesse piovere. Fu la volta che mio papà mi insegnò in giardino, sotto il pino alto dodici metri, a sentire il procedere del vento inumidendo il dito indice. Tranquillo, domani non piove. Potete andare.

Un ricordo indelebile. Avevamo addirittura preso su un cestino per il pic-nic.

Ed ecco la signora della campagna, che arriva proprio dalla Costa. Stesso paesaggio di oltre trent’anni fa. Qua le case non sono ancora arrivate e la collina ha preservato la sua linea decrescente verso la pianura padana. Lei non è la nonna Ida. Ma io non posso fare a meno di incrociarla, sorridendo ed ammiccando, sul mio percorso.

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