L’orto

Ho un ricordo. Ogni tanto mi torna. Ora ancor di più.

A casa dei miei c’è un piccolo orto. Nella parte più all’ombra del giardino, prima mia bisnonna Ida e poi mia nonna Rosetta hanno sempre coltivato delle verdure. Mio papà, nel fine settimana, aiutava.

L’immagine che ho di me è quella di essere a piedi nudi sui muretti dell’orto. Prendevo la canna ed annaffiavo. Poi, o prima anche, passavo in mezzo ai piccoli corridoietti che si formano tra i vari tipi di verdura. Passaggi per avvicinarsi agli ortaggi. A volte la terra era asciutta, a volte bagnata. Ma a me piaceva troppo il contatto con i piedi senza scarpe e calze.

D’improvviso mi avvicinavo ad una carota oppure all’insalata. Strappavo dalla terra la verdura e davo una semplice lavata con la canna. Poi la mangiavo. Così. Insieme, ovviamente, a tanta terra. Ma quel sapore è indimenticabile.

A volte lo ripeto. Forse una/due volte l’anno. Spesso lo faccio nei campi in montagna. La carota, in quel caso, semplicemente la pulisco con un fazzoletto o me la sfrego sui pantaloni.

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