Dieci anni

A maggio sono dieci anni che è nata l’amicizia tra me e Giuseppe. Tutto è nato per caso. Via internet. Non c’era ancora facebook o twitter, ma c’era già qualche forum. E lì ci siamo conosciuti. Parlando (soprattutto scrivendo) di cose serie in modalità “visibile a tutti” e parlando di cose più leggere in modalità “chat”.

Dopo un anno abbiamo scritto un libro insieme. Cioè, io l’ho scritto per 9/10, lui ha fatto un capitolo ed ha apposto la firma. Ovviamente, le royalty sono state divise al cinquanta per cento. Ma di questo avevo già parlato (http://racconti.gianlucabertagna.it/2010/08/un-albero/).

Poi sono iniziate le avventure sulle pagine de Il Sole 24 Ore, i corsi, le gite, i viaggi.

Ci sentiamo ancora al telefono quasi tutti i giorni, nonostante il suo non abbia funzionato per un intero anno. Poi ho capito perché e l’ho perdonato.

Siamo diversi, ma andiamo d’accordo. Per dire: lui abita al sud e lavora come uno del nord. Io abito al nord e … no!… questo non è vero. Allora vediamo qualche differenza reale. Lui si prende sempre sul serio, io a volte scherzo e lui non mi capisce. Lui ha un account di facebook, io no. Lui è sempre vestito bene ai corsi (giacca e cravatta per intenderci), io spesso in jeans (e per questo non manca occasione per bacchettarmi). Ma tant’è. Nonostante la lontananza, la stima reciproca e una simpatia a pelle ci ha tenuto uniti per una decade.

Anche i miei figli si ricordano di lui, di quando siamo andati a trovarlo per una settimana a Pasqua di qualche anno fa. Ho chiesto a Lorenzo di raccontarmi il suo ricordo di Giuseppe.

1. Papà, ti ricordi quando Giuseppe ci ha portato a Polignano a Mare? Ci aveva detto che saremmo saliti su un ponte alto oltre 200 metri… ed invece si e no saranno stati 30… e per fortuna che è un geometra (con il diploma, almeno).

2. Quando siamo stati a Bari, Giuseppe mi aveva detto: “State attenti, perchè lì vi rubano le mutande senza togliervi le braghe”… e ti ricordi cosa avevo fatto io? Ero andato a Bari senza mutande…

Una settimana fa è stato dalle mie parti per un corso. Quando viene, mi implora ogni volta per portarlo a Borghetto. Lo sfondo del suo cellulare è proprio un’immagine del piccolo borgo veneto. Ha fatto credere ai suoi colleghi d’ufficio che si tratta di un paese sommerso dalle acque. Mah.

Comunque sia, è stato qua. Ora, si sa che lui è il maggior esperto di tributi in Italia, ancorchè lavori all’ufficio personale di un comune (funziona così la pubblica amministrazione, no?). Ci vediamo talmente poco che magari uno si aspetta che quando arriva un amico da lontano magari ti dedichi un po’ di attenzione. Ed invece no. Appena sceso dall’aereo, dopo che mi ero tenuto tutto il pomeriggio libero, mi ha detto: ascolta, vienimi a prendere alle 20.30 perché prima devo scrivere un articolo per il giornale. Ho provato a spiegare che dalle nostre parti a quell’ora siamo già in pigiama per andare a letto. Allora abbiamo mediato per le 19.30. Non ho omesso di insultarlo. Pensavo fossi un amico, un uomo. Ci si vede una volta all’anno e tu mi snobbi per un articolo!

E così è stato. Senza poi contare che il giorno dopo è corso all’edicola per… cercare e leggersi il suo capolavoro.

Ma questa me la paga. Inizia a preoccuparti, Giuseppe!

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