Da uno a dieci

L’altro giorno ho fatto una capatina al pronto soccorso. Avevo un dolore insopportabile all’orecchio. Prima sono passato dal dentista per chiedergli se per caso non fosse l’ultimo dente del giudizio che m’era rimasto. Ha detto di no e che forse non era il caso di toglierlo, visto appunto, che era l’ultimo. Siccome il sorriso non ha tolto il dolore ho optato per il pronto soccorso.

Al bancone (che in alcuni ambulatori si chiama reception, in altri unità di crisi e in altri ancora task force), un ragazzino riccioluto mi fa qualche domanda. Ad un certo punto arriva il quiz: “Ma da uno a dieci, quanto le fa male?”. Attimo di silenzio. Non so rispondere. Sento  i neuroni che lavorano ad una velocità pazzesca: “Vorrà sapere rispetto a tutta la mia vita? Oppure vuol sapere rispetto al dolore medio percepito dalla media delle persone? O ancora mi sta chiedendo rispetto a quando il dolore è iniziato?”. Siccome non riesco a mettere d’accordo i pensieri, nel tentativo di prendere tempo, banalizzo con un “scusi, non ho sentito” (d’altronde ho male all’orecchio e magari se avessi risposto subito il riccioluto avrebbe pensato che stavo barando).

Lui ripete la domanda: “Quanto è forte il dolore da uno a dieci?”. Io: “Ho avuto di peggio nella mia vita”. Lui: “Cosa dice se mettiamo tra 7 e 8?”. Io: “…”.

Così finisco nella white list, quelli che praticamente non sono malati, sono lavativi e sono venuti per niente. Due ore di attesa. Intanto mi guardo attorno. Gente triste, gente serena, qualcuno gravemente malato (con una bruttissima cera), una ragazza con un pezzo di gamba in mano, due anziane. Ma ormai io avevo solo una domanda per la testa: “Cosa avranno mai risposto quelli lì al quiz sul dolore per finire davanti a me??!!”.

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