Il taglio della pizza

Prima o poi arriva il momento in cui si smette di tagliare la pizza ai propri figli. So che l’evento è in grado di far impallidire la nota Riforma della Pubblica Amministrazione approvata da pochi giorni ed è per questo che va sicuramente segnato sul calendario.

Qualche sera fa, accanto al nostro tavolo, sedevano un bell’uomo con un ragazzino. Difficile dire l’età del signore da poterlo classificare come “il padre” o “il nonno”. So solo che sembrava un attore del cinema, con un sorriso di quelli che conquistano e hanno il dono di farti fare qualsiasi cosa. Il ragazzo, invece, avrà avuto dodici anni. Mese più, mese meno.

Mentre l’uomo ipnotizzava il giovane mescolando le carte con un grazia da esperto e le distribuiva per un’ulteriore partita ad un gioco a me sconosciuto, è arrivata una pizza. Entrambi hanno preso le posate e tagliandola a spicchi se la sono mangiata tutta.

Poco dopo è arrivato un carrello con un bellissimo dentice appena sfornato. Come prassi, il cameriere ha iniziato ad aprire il pesce per ripulirlo e servirlo. L’uomo, con sorriso intrigante, ha detto in una lingua straniera: “Lasci stare, facciamo noi”. Un po’ incredulo (o forse semplicemente non aveva capito) il cameriere ha lasciato il pesce intero in mezzo al tavolo. Il signore, allora, ha dato forchetta e coltello al ragazzino e gli ha detto: “Pensaci tu”, consigliando di tanto in tanto sul da farsi.

Due minuti dopo sono arrivate le nostre pizze.

“Papà, ce la tagli per favore?!”. “Eh????!!”.

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