La Williams

Le dinamiche del tifo sono davvero strane. Il mio amico Giulio, ad esempio, tiene per il Napoli. Figlio di uno juventino e lontano dal capoluogo campano ha vissuto all’età giusta i tempi d’oro di Maradona ed è stata fatta. Rimanendo nel calcio, qualche altro amico tifa Sampdoria perché ha una bella maglia (è vero). Mio figlio di mezzo è Ronaldo dipendente e tifa per qualsiasi squadra giochi quell’antipatico, Portogallo compreso.

Non c’è niente da fare, succede qualcosa ad una certa età, che inspiegabilmente ti prende e ti attira.

La mia “pazzia” da tifoso si chiama Williams. Primo, non ho mai amato la Formula 1. Secondo, non sono un fanatico di motori. Eppure, se c’erano delle macchine che mi piacevano erano le Williams. Buona parte di responsabilità per questa mini-passione ce l’ha mio papà. La fabbrica di calze per cui lavorava comprava i filati dalla Ici, marchio storico dei bolidi. E lui, da bravo lavoratore si metteva davanti alla televisione per tifare i paladini di quel marchio, come se contasse qualcosa alla multinazionale vedere tanta passione nei dipendenti delle aziende che utilizzavano quel filato. Però lui tifava Ferrari, sia chiaro.

Ero io che accanto a lui godevo quando vincevano le Williams. Alan Jones e poi Keke Rosberg erano diventati i miei miti fin da subito. All’arrivo di Mansell ero impazzito. Ricorderò per sempre quando mio papà mi aveva portato a Zeltweg a vedere il mio primo gran premio. O quando a Monza, ospitato nei padiglioni dell’Ici, era passato di lì Rosberg e mi padre gli aveva chiesto un autografo. Lui aveva risposto: “Non ho tempo nemmeno per quello”. E mio papà è ancora lì che tutto contento continua a ripetersi: “Almeno mi ha risposto”. Non dimenticherò mai le sfide con le altre scuderie, che avevano dei nomi bellissimi McLaren, Lotus, Tyrrell e delle monoposto fantastiche.

C’è stato un brevissimo periodo della mia vita dove persino imitavo i miei beniamini, camminando o correndo per strada, con un cappellino in testa.

Ne scrivo oggi perché ho appena saputo della morte di Frank Williams, il fondatore della scuderia. Credo che anche lui, con la sua presenza nei box in sedia a rotelle, abbia contribuito a creare la favola che mi porto, un po’ inconsapevolmente, addosso.

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